Tanz mit dem Schafsmann

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Verleger: Btb

4.1
(5824)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 480 | Format: Mass Market Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Chi simplified , Portuguese , Italian , French , Russian , Dutch , Czech , Spanish , Catalan

Isbn-10: 3442730740 | Isbn-13: 9783442730742 | Publish date: 

Translator: Sabine Mangold

Auch verfügbar als: Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Buchbeschreibung
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  • 4

    Murakami inventa raramente qualcosa di veramente nuovo: affianca elementi magici a una rappresentazione iperrealistica del Giappone moderno, e gioca sullo straniamento che ne deriva ponendo i suoi per ...weiter

    Murakami inventa raramente qualcosa di veramente nuovo: affianca elementi magici a una rappresentazione iperrealistica del Giappone moderno, e gioca sullo straniamento che ne deriva ponendo i suoi personaggi in situazioni assurde. Beh, pazienza, è un meccanismo che continua a funzionare. Dance dance dance forse è più forte degli altri sul grottesco, ma il meccanismo è quello. E si legge che è un piacere.

    gesagt am 

  • 2

    Grazie alla magistrale sobrietà narrativa con cui l'afflato favolistico ed onirico riesce a fondersi compiutamente con le più immediate tensioni allegoriche dell'esistenza umana, Murakami, con la cons ...weiter

    Grazie alla magistrale sobrietà narrativa con cui l'afflato favolistico ed onirico riesce a fondersi compiutamente con le più immediate tensioni allegoriche dell'esistenza umana, Murakami, con la consueta gaiezza che connota tutte le sue opere, riesce anche qui propinarci tutto l'ottimismo dei suoi temi più cari: la morte, l'abbandono, l'uomo-pecora, la solitudine, il distacco, la morte, il sogno, il pesce palla (morto), l'aldilà, l'unicorno, la morte, il tosa-pecore-elettrico, il dolore, la trascendenza, la disgrazia, la donna-pecora, il gatto (nero), le due lune, la fiatella, la morte, il sesso (però in un'ottica di immane tristezza), gli universi paralleli e perpendicolari, la catastrofe, il lutto, la pecora-al-forno-con-le-patate, la morte, la supercazzola onirica, il dramma, la pecora-viados e, infine, la morte.
    Un romanzo che mi ha toccato profondamente.
    Anche io, infatti, avevo una pecora.
    Poi è morta.

    gesagt am 

  • 0

    "Io continuerò sempre a volerti bene. È una cosa che non ha a che vedere con il tempo."

    È il mio primo approccio con l'autore e non so se ho fatto bene a partire da questo romanzo. Mi è sembrato piuttosto strano (diverso anni luce da ciò che leggo abitualmente!) e particolare: la lettura ...weiter

    È il mio primo approccio con l'autore e non so se ho fatto bene a partire da questo romanzo. Mi è sembrato piuttosto strano (diverso anni luce da ciò che leggo abitualmente!) e particolare: la lettura è stata difatti altalenante, ho cominciato curiosa di scoprire il plot, poi l'ho abbandonato perché disinteressata (ad un certo punto mi è sembrata una cavolata) poi l'ho ripreso e così via fino all'epilogo! Nel complesso non posso parlarne male ma neanche benissimo.. Preferisco altri generi.

    gesagt am 

  • 3

    Partita con i peggiori preconcetti su Murakami, dopo aver letto L'uccello che girava le viti del mondo, questo libro è meno peggio di quello che pensassi e se la cava con una sufficienza.
    La storia è ...weiter

    Partita con i peggiori preconcetti su Murakami, dopo aver letto L'uccello che girava le viti del mondo, questo libro è meno peggio di quello che pensassi e se la cava con una sufficienza.
    La storia è scorrevole, coinvolge e, una volta tanto, il reale prevale sull'onirico e sul paranormale.
    Mi restano comunque indigeribili certi elementi costanti dell'autore: le ninfette che un po' ci sono e un po' ci fanno, i protagonisti che si lasciano vivere, i gatti che scompaiono, la musica (decisamente troppa)...
    Questi più un altro paio di ingredienti (alberghi, uomini-pecora, nuotate in piscina e donne incomprensibili a volontà) impastati, cotti a fuoco lentissimo, anzi a bagnomaria, e poi impiattati fanno la ricetta di un polpettone murakaniano che poi mi resta sullo stomaco.
    Comunque complimenti all'autore: in tempo di crisi e sotto le festività natalizie il riciclo è una virtù! Con i soliti ingredienti e gli avanzi dei libri precedenti sforna manicaretti come nemmeno la Parodi dei tempi migliori!

    gesagt am 

  • 4

    Cos'è la realtà? Come spesso accade nei romanzi di Murakami, i piani si confondono, sembra di camminare nella nebbia, insieme a personaggi che altro non sono che le innumerevoli sfaccettature del prop ...weiter

    Cos'è la realtà? Come spesso accade nei romanzi di Murakami, i piani si confondono, sembra di camminare nella nebbia, insieme a personaggi che altro non sono che le innumerevoli sfaccettature del proprio io. E allora, si deve seguire la musica e continuare a danzare, anche quando ci costa una fatica immane, fino a raggiungere la luce dell'alba. Una poesia lunga 485 pagine, che riconferma il mio amore sconfinato per questo autore.

    gesagt am 

  • 5

    1. se si fanno le cose mettendoci amore, quell'amore ti ritorna.
    2. tutti noi viviamo in un continuo movimento e tutto quello che ci circonda si trasforma di conseguenza, e prima o poi dovrà sparire. ...weiter

    1. se si fanno le cose mettendoci amore, quell'amore ti ritorna.
    2. tutti noi viviamo in un continuo movimento e tutto quello che ci circonda si trasforma di conseguenza, e prima o poi dovrà sparire. è un processo inevitabile. non c'è niente di duraturo. le cose restano nella coscienza, ma spariscono dal mondo della realtà.

    *il mio primo murakami, immenso e grandioso, che mi ha tenuta incollata fino alla fine. ero molto indecisa su quale frase scegliere e stavolta son ben due.
    sulla prima non son d'accordo perchè l'amore bisogna darlo a chi lo merita e non sciuparlo con gente superba, egoista, che non sa amare, che solo pretende senza dare, alla fine non ritorna niente e tra le mani resta solo un pugno di aria.
    sulla seconda frase c'è tutto il mio mondo di pensiero e azione.
    caro haruki ci rivedremo presto

    gesagt am 

  • 5

    Un libro bellissimo di un autore mostruosamente bravo

    Oramai il rapporto d'amorosi sensi tra me e Murakami è consolidato: non ci sono dubbi, quest'uomo è un genio e la sua scrittura (per quanto sicuramente distorta dalla traduzione da una lingua così lon ...weiter

    Oramai il rapporto d'amorosi sensi tra me e Murakami è consolidato: non ci sono dubbi, quest'uomo è un genio e la sua scrittura (per quanto sicuramente distorta dalla traduzione da una lingua così lontana - anzi, complimenti vivissimi a chi traduce!) una gioia per gli occhi.
    Il libro si snoda tutto nella zona liminale, come spesso accade con Murakami, tra realtà e non-realtà, dove con questo termine intendo una sorta di realtà spostata di poco rispetto alla realtà, come in un montaggio fatto col jump cut, capace di inquietarti proprio per il suo essere sottilissimamente differente dall'originale.
    Il personaggio si muove tra questi piani e al lettore non resta che seguirlo, danzando con lui, senza fermare i propri passi, accettando che le cose vadano come devono andare e ci sia poco da fare per opporsi alla danza.
    La capacità di creare collegamenti all'interno dei diversi piani di (ir)realtà rappresentano il viaggio del protagonista, ma anche un po' il nostro viaggio. La morte incombe in tutto il libro, la sua presenza generata dal fatto stesso che siamo vivi, ineluttabile ma non per questo più comprensibile.
    Credo che di HM leggerò l'opera completa...

    gesagt am 

  • 4

    Era un ricordo particolarmente felice. Un incontro, con tutti i limiti della situazione, tra delle anime. Che uniscono le loro energie rispettando le reciproche fantasie e illusioni.

    Mi accade spesso di pensare all'Albergo del Delfino. Al buio spettrale di un corridoio, che ha appena sommerso persino la luce fioca dell'ascensore, e a un uomo dall'aspetto ordinario ma inquieto, che ...weiter

    Mi accade spesso di pensare all'Albergo del Delfino. Al buio spettrale di un corridoio, che ha appena sommerso persino la luce fioca dell'ascensore, e a un uomo dall'aspetto ordinario ma inquieto, che si aggira furtivo in quest'ambiente, solitamente lungo e stretto.
    Da questi pensieri si direbbe che ne faccio parte in modo stabile. In questo ambiente infinito di luoghi e persone, con il tempo scandito da un regolare tic tac e, in sottofondo, vecchi suoni e vecchie voci. La forma di questi pensieri non è precisa come pensavo. E' un pò distorta e instabile. Tanto distorta e instabile da sembrare, più che un ricordo, un sogno lento e benefico. Un sogno in cui è impossibile riconoscerne la natura,- artificiale, innaturale, sottilmente ridicolo - di cui io ne faccio parte. Sembra di stare dentro una scatola di cartapesta da cui filtra appena la luce. Lì c'era qualcuno che stava male. Si sentiva oppresso, come un uccello in gabbia che vorrebbe uscire, nel grigiore di una vita che si proietta nella solitudine e nella malinconia che, giorno dopo giorno, aumenta impercettibilmente, non cambiandolo tuttavia molto, se non le sfumature di questa strana malinconia.
    E' una composizione che rispecchia una certa tristezza tipica delle sere d'inverno che, comprendendomi dentro di sè, percependo le sue pulsazioni e il suo calore, mi ha reso parte di essa, col cuore che sembrava impregnarsi di una tinta blu, morbida e scura. Se chiudevo gli occhi, in questa avvolgente oscurità, vedevo galleggiare forme bianche. Immagini sospese nel vuoto, come bolle di sapone. Semplici sigle che indicano delle fantasie. La vita che affonda in un nulla senza fondo, davanti a una distesa di niente, compatto come i ricordi.
    Erano successe tante cose, apparsi vari personaggi e gli eventi erano stati diversi e spropositati. Fino a qualche settimana fa, dopo l'ultima intensa lettura, cercavo la storia giusta che potesse fare al caso mio, e alla fine mi accorsi di avere una strana fame. Dopo qualche giorno mi resi conto che stavo letteralmente morendo di fame. Non si trattava di una fame come tutte le altre. Una fame non alimentare, ma letteraria che m'indusse a fiondarmi prepotentemente fra le pagine di Dance dance dance. Io avevo solo tracciato uno schema, organizzando le mie giornate e il tempo che avrei potuto dedicargli, ma le cose erano andate diversamente. Avevo danzato seguendo la musica e mi ero ritrovata qui. In un mondo che si divideva in due colori, il grigio e il nero, che ogni tanto si davano il cambio. Sola e dispersa, sorpresa a vagare nel nulla più totale, su una strana linea di confine fra incubo e realtà. Mi stavo muovendo bene? Ricostruire a uno a uno gli eventi che si sono susseguiti e tutti i passi che avevo seguito non è stato facile. Non è stata una passeggiata, come credevo. Nemmeno per il protagonista, un giornalista freelance solitario che desidera ritagliarsi un posto nel mondo, considerato da tutti come un tipo strano, attribuisce alla scrittura l'umoristico aggettivo di "spalatore di neve".
    Eppure sapevo che, se avesse stabilito una certa distanza e studiare tutto ciò che lo circonda, le cose sarebbero andate diversamente. Il suo sistema però era quello. E una volta che si imbocca il sentiero del destino, negandolo la vita diventa una serie di occasioni perdute.
    Dance dance dance è strutturato come gli altri suoi romanzi, e fa parte di uno dei tasselli che compongono il ciclo della produzione murakamiana, in cui tutto è costellato da pozzi, labirinti ed enigmi irrisolti. Quando arrivai, avvertii la solitudine, la tristezza, facilmente rintracciabili in pagine bianche il cui pallore minacciano come una sottile lama. Nel silenzio delle mie nottate, ho avvertito le radici di questa solitudine propagandosi serpeggiando. Ed io, che di solitudine disgraziatamente ne so qualcosa, ho sentito questo come un qualcosa che mi appartiene. Era più forte l'incapacità del protagonista di relazionarsi, come pianeti sospesi nel buio dell'universo attratti da una forza irresistibile che li avvicina l'uno all'altro, per poi allontanarli di nuovo. Lui era quello che vagava lungo la riva dell'assurdo. Tornare in un luogo che già conosce, per quanto questo possa essere evanescente e inavvicinabile, gli ha consegnato un immediato senso di famigliarità che ne ha mitigato almeno in parte gli aspetti negativi. In questo senso l'Albergo del Delfino non è apparso di certo più accogliente o diverso dalla prima volta, ma meno misterioso e scrutabile, ora che ne conosce i meccanismi.

    ..Quando sento la musica, il mio corpo prende naturalmente a danzare. Incurante di quello che accade intorno. Il passo è così complicato che non posso pensare a quello che succede intorno a me.

    Mettendomi da parte, osservando ogni sua mossa, non mollandolo per un istante, attratta da un energia che ha avuto effetto come una rispondenza,- invisibile agli occhi, ma non al tatto - l'ho sorpreso lì, ai bordi di un disegno fatto d'inchiostro invisibile, come una forma senza forma. Molti, probabilmente, avrebbero provato una strana sensazione. L'avrebbero giudicato a seconda del ruolo che interpretava coscienziosamente. Eppure il protagonista si trovava catapultato in questa mischia, ignaro di ciò che avrebbe potuto riservagli il destino, senza avere alcuna scelta.
    E' da quando l'ho conosciuto che il mio modo di vedere il mondo è profondamente mutato. E' come se la sua storia avesse messo a nudo la mia anima. Io spesso tormento senza posa il mio spirito, ma quello che riesco poi a lasciarmi alle spalle senza alcuno sforzo, lui ne ricamava una storia. Quella parte spirituale che ognuno di noi nasconde nella parte più profonda di sé, riuscendo a coglierla sotto diverse luci, aure diverse, materializzandole dal nulla.
    Penso stia qui l'ingegno dell'autore. Leggere se stessi, mostrarsi vulnerabili in un mondo in cui non sempre sono ammessi il perdono e la comprensione, è così impressionante che è come se la mia intera esistenza dipendesse da quest'uomo. Morte e rinascita. Buio e luce. Una catarsi di azioni ed emozioni che si consumano in un attimo.
    Dentro di me resta sempre una brama intensa per Murakami, così come il piacere dei libri. E Dance dance dance - in un periodo a dir poco lungo per i miei standard trascorsi a leggere con avidità, sotto una massa informe di nuvole di svariate dimensioni che minacciavano il giorno: il grigiore scuro metallico sprigionava scintille; le note di qualche musicista rap che levandosi raggiungevano il soffitto accompagnando il rumore fragoroso dei tuoni dentro le nuvole - la natura stessa sembrava restare immobile, in questi momenti, logorandosi nell'assistere a questo spettacolo fantasmagorico che scivolava nella malinconia.
    Dance dance dance è un romanzo profondamente emotivo che, a tratti, risulta un po' carente, per la matassa di eventi che intaccano e annebbiano questa storia, priva di nesso. Una mancata storia d'amore che oscilla fra il possibile e il necessario, i cui sogni e fantasie oscillano come un pendolo in equilibrio precario. Non il più emozionante dei romanzi di quest'autore, zeppo di una catena di eventi che tracciano il personale destino dei protagonisti che si riversano continuamente impedendoci di soffermarci, anche solo per un istante, e carpirne il significato. Personaggi affiorati dalle tenebre e in poco tempo riassorbiti dalle stesse.
    Quando anche questa recensione sarà conclusa, so che scomparirà nuovamente anche lui. Col suo fare misterioso e taciturno, e tutto sarà finito, dopo avermi regalato una storia per certi versi emozionante, facendomi godere in tranquillità la bellezza di una realtà parallela in cui avrei fatto perdere spontaneamente le mie tracce. E, in mezzo a questo mare d'assurdità, con gli alacri suggerimenti dell'Uomo pecora - comparso dal nulla dalla cella grigiastra di un ascensore - sono stata tuttavia bloccata in questa realtà parallela in cui ogni cosa sembrava aver perso la propria importanza. Non avevo alcuna possibilità ne intento di lasciare questa dimensione. Quel posto sembrava stagnare, come se una forza gigantesca avesse costretto il corso della natura a fermarsi.

    - Hai ancora bisogno di me, ora che è spuntato il giorno?
    - Si. Ancora più disperatamente di ieri.

    gesagt am 

  • 3

    Boh, forse non l'ho capito.
    "L'incolore Tazaki Tsukuru" mi era piaciuto moltissimo per atmosefere, stile, racconto: questo molto meno. Troppo denso, troppe cose... Ok l'equilibrio e il gioco tra realt ...weiter

    Boh, forse non l'ho capito.
    "L'incolore Tazaki Tsukuru" mi era piaciuto moltissimo per atmosefere, stile, racconto: questo molto meno. Troppo denso, troppe cose... Ok l'equilibrio e il gioco tra realtà e sogno, realtà e irrealtà, ma... boh... non mi ha convinto, né coinvolto.
    ...E sono d'accordo con chi ha scritto che la quarta di copertina è fuorviante!

    gesagt am 

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