Te llevaré conmigo

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Publisher: Mondadori

4.0
(12231)

Language: Español | Number of Pages: 416 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , English , French , Dutch , German

Isbn-10: 8439710739 | Isbn-13: 9788439710738 | Publish date:  | Edition 1

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
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  • 5

    Adoro Ammaniti. Ho sbranato questo libro in due giorni e il finale, come gran parte dei finali in Ammaniti, mi ha lasciata di sasso. Quando ho finito il libro mi è sorta spontanea la domanda "Che facc ...continue

    Adoro Ammaniti. Ho sbranato questo libro in due giorni e il finale, come gran parte dei finali in Ammaniti, mi ha lasciata di sasso. Quando ho finito il libro mi è sorta spontanea la domanda "Che faccio adesso?". Consigliatissimo!!

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  • 4

    Ti prende e ti porta verso il finale. Drastico e pittoresco.

    Storie di vite, professioni, bullismo giovanile e di fragilità. La fragilità di Graziano che non vive mai appieno il presente e la fragilità di Pietro un adolescente con una grande voglia di riscatto ...continue

    Storie di vite, professioni, bullismo giovanile e di fragilità. La fragilità di Graziano che non vive mai appieno il presente e la fragilità di Pietro un adolescente con una grande voglia di riscatto e di emancipazione famigliare. Scrittura potente, testo ben scritto e scorrevole. Fatevi un giro ad Ischiano Scalo. Buona lettura.

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  • 2

    Non mi è piaciuto. Ammaniti scrive bene, ha uno stile che definirei psichedelico, ha ritmo e sa avvincere, ma è eccessivo per i miei gusti. Tutto sembra volutamente caricaturale e sempre in negativo, ...continue

    Non mi è piaciuto. Ammaniti scrive bene, ha uno stile che definirei psichedelico, ha ritmo e sa avvincere, ma è eccessivo per i miei gusti. Tutto sembra volutamente caricaturale e sempre in negativo, a tratti ricorda lo stile di Tarantino, altro artista a cui riconosco l'arte, ma non apprezzo.

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  • 4

    Tutti vorremmo essere "portati via "

    A Pietro , uno dei protagonisti della storia, difficile non voler bene. Pietro è una parte di noi stessi , incapaci di sentirsi all'altezza di come vorremmo essere e di come vorrebbero che fossimo ...continue

    A Pietro , uno dei protagonisti della storia, difficile non voler bene. Pietro è una parte di noi stessi , incapaci di sentirsi all'altezza di come vorremmo essere e di come vorrebbero che fossimo coloro che amiamo e da cui vorremmo essere amati. Sono diverse storie che si sfiorano; tutti cercano un vestito in cui vorrebbero stare bene, ma non esiste. E' volgare, a volte, in modo sgradevole eppure il sesso è raccontato com'è : sudore, odori, abbandono, anche dolore se perduto. Ma è anche dolcezza e desiderio puro, impalpabile. Ho aperto il libro con una certa prevenzione, ostile. L'ho chiuso, alla fine a malincuore. Non mi capita spesso.

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  • 3

    un finale che vale tutto il libro.

    Solito stile di Ammaniti: semplice e scorrevole.
    Solo che l ho trovato,il libro, a tratti volgare (forse un po troppo) e duro (e quello ci sta).
    La trama è bella per via degli intrecci dei vari perso ...continue

    Solito stile di Ammaniti: semplice e scorrevole.
    Solo che l ho trovato,il libro, a tratti volgare (forse un po troppo) e duro (e quello ci sta).
    La trama è bella per via degli intrecci dei vari personaggi all'apparenza distinti e separati ma che si fondono bene nella storia.
    Ma il tocco in più è il finale, forte,emotivo che ti lascia i brividi. Un finale che vale l'intero libro!

    said on 

  • 5

    Da rileggere

    Adoro questo libro e per questo l'ho riletto per la terza volta. L'intreccio tiene incollati alle pagine e le vicende sono un susseguirsi di emozioni, tra risate, lacrime, rabbia e gioia. E alla fine ...continue

    Adoro questo libro e per questo l'ho riletto per la terza volta. L'intreccio tiene incollati alle pagine e le vicende sono un susseguirsi di emozioni, tra risate, lacrime, rabbia e gioia. E alla fine uno schiaffo, per ogni volta in cui cadiamo vittime delle nostre debolezze e paure.

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  • 3

    Un romanzo coinvolgente scritto da un autore commerciale

    Non crediate, dal titolo che ho dato alla recensione, che io sia un lettore snob o che ami solo libri impegnati scritti da autori di nicchia. Tuttavia lo stile di Ammaniti è davvero troppo banale, col ...continue

    Non crediate, dal titolo che ho dato alla recensione, che io sia un lettore snob o che ami solo libri impegnati scritti da autori di nicchia. Tuttavia lo stile di Ammaniti è davvero troppo banale, colloquiale e in definitiva "commerciale" perché questo libro meriti una recensione pienamente positiva.
    La storia (o meglio le due storie narrate che si intrecciano) scorre bene e il libro si lascia sicuramente leggere d'un fiato, ma tanto rapidamente si legge quanto velocemente scivola via una volta girata l'ultima pagina anche questo romanzo che poco lascia al lettore.
    Tanti i personaggi a contorno dei protagonisti, probabilmente troppi e spesso banali o eccessivamente caricaturali; ma ciò che più mi infastidisce è lo stile narrativo assolutamente piatto e banale, infarcito di luoghi comuni, di metafore o similitudini mai poetiche o originali. Anche la costruzione dei personaggi è piuttosto superficiale, descritta piattamente e il lettore non "sente" davvero mai all'unisono con i protagonisti, al massimo è portato a leggere sempre più velocemente una storia che, come detto e come devo riconoscere, sicuramente è appassionante.
    Insomma un romanzo che si lascia leggere e che intrattiene (ecco ciò che intendo per commerciale), ma che non affascina per l'abilità narrativa e che in nulla arricchisce il lettore.

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  • 4

    http://www.lucreziascali.it/recensione-ti-prendo-e-ti-porto-via-di-niccolo-ammaniti/

    Ti prendo e ti porto via è il mio libro di “iniziazione” con Ammaniti. Amici, lettori e sconosciuti me l’avevano consigliato, incitandomi con frasi del tipo “Leggiti Ammaniti” o “Vedrai che ti piacerà ...continue

    Ti prendo e ti porto via è il mio libro di “iniziazione” con Ammaniti. Amici, lettori e sconosciuti me l’avevano consigliato, incitandomi con frasi del tipo “Leggiti Ammaniti” o “Vedrai che ti piacerà” e, infatti, così è stato.
    Non sarà il primo e l’ultimo che leggerò di questo autore, infatti, ho già in via di arrivo, se le poste si muovessero, Come Dio comanda, altro romanzo di Ammaniti che promette qualcosa di buono.

    Ammaniti mi ha convinta. Ha saputo dare vita a un romanzo dal sapore interamente italiano, che punta a raccontare la storia di due protagonisti in modo avvincente e ricco di sfaccettature.
    Fin dal primo capitolo si è nel vivo della storia, e Ammaniti dà voce ai due protagonisti principali: Graziano e Pietro, anche se attorno alle loro figure ruoteranno quelle di molti altri personaggi.
    Ischia, anni 90.
    Quella notte, a sua insaputa, una diga dentro di lei si era sfondata. E l’affetto compresso per tanto tempo in qualche oscuro punto del suo essere si era riversato fuori e le aveva invaso il cuore, la testa, tutto.

    Graziano è un donnaiolo, sicuro di sè e con l’ossessione di fare ritorno al suo paese natale, mentre Pietro è figlio di una mediocre famiglia, studente e innamorato perso di una sua compagna di classe.
    Sono due protagonisti completamente diversi tra di loro, le loro vicende si smuovono su due binari paralleli, ma che troveranno un punto d’incontro verso la fine.
    Il romanzo si apre con la bocciatura di Pietro Moroni, e da qui un successivo flashback di circa sei mesi, dove l’autore andrà a raccontarci le vicende che hanno portato alla sua bocciatura e altre situazioni.
    Ammaniti spacca il libro in due storie d’amore: quella tra Graziano e Floria, e quella tra Pietro e Gloria.
    Due storie diverse e vissute in maniera differente, una è il frutto di una passione nata tra i banchi di scuola, mentre l’altra è la riscoperta della fiamma dopo anni di delusioni del passato.
    Il punto di forza di questo autore è che sa quello che scrive. Voi direte “Beh, è il lavoro di uno scrittore”… eh, no. Esistono mille scrittori che raccontano le loro storie senza capo nè coda, storie insulse che potevano benissimo non essere scritte. Ammaniti è bravo in quello che fa. Riesce a narrare una storia principale, con storie del passato che coinvolgono altri personaggi, e il tutto si intreccia alla perfezione. Ogni personaggio, principale o secondario, è ben caratterizzato e reso reale grazie alle descrizioni che esaltano sia i pregi che i difetti, sia la parte buona che quella cattiva dell’animo umano.
    Ammaniti è diretto, crudo, vuole creare disagio con le sue descrizioni realistiche e i suoi contenuti sono molto forti, spesso come un pugno allo stomaco.
    Non vuole trattenersi e “sputa” in faccia diversi temi attuali, attraverso le situazioni narrate e non utilizza filtri letterari. La realtà ce la racconta così, senza limiti e utilizzando, molto spesso, un linguaggio forte e volgare.
    Ps. Preparati, perchè quando passo da Bologna ti prendo e ti porto via

    Il finale è ricco di colpi di scena, un’altalena tra romance e giallo che si mescolano insieme e ci regalano un “the end”imprevedibile e inaspettato.
    Ma va bene così, questo è lui. Questo è Ammaniti.

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  • 1

    La noia fatta romanzo

    L'ho letto ormai diversi anni fa, e da quel momento per me è diventato il paradigma di come NON dovrebbe essere un romanzo. Tanto per cominciare non capisco come si possa apprezzare lo stile di Ammani ...continue

    L'ho letto ormai diversi anni fa, e da quel momento per me è diventato il paradigma di come NON dovrebbe essere un romanzo. Tanto per cominciare non capisco come si possa apprezzare lo stile di Ammaniti: di una immaturità sconcertante, fa un uso di costrutti banali e di termini ordinari e colloquiali (spesso usati con clamorosa imprecisione) così capillare ed insistente che dopo qualche pagina suscita un solo sentimento: la noia. Sembra roba scritta da un bambino di terza elementare. Il romanzo si fa leggere, certo (e ci mancherebbe altro, visto che lo stile è così annacquato e banalotto). Ché se non fosse così credo proprio che lo avrei abbandonato. La storia è ambientata in un ambiente di provincia che non esiste (o forse non esiste più). Io in provincia ci sono nata, e garantisco che la gente non è così grezza e gretta come è descritta dall'autore. Al quale comunque sono grata per aver accelerato tantissimo sul finale (non mi stupirei se anche lui fosse morto di noia mentre scriveva) perché, dopo trecento pagine di storie banalmente inverosimili e perdipiù scritte coi piedi, non se ne poteva davvero più perché la storia non sta in piedi: ricordo che mentre lo leggevo restavo perplessa davanti a tanta inverosimiglianza, davanti a collegamenti così labili tra i personaggi e tra gli avvenimenti. Le frequenti scene di sesso sembrano rifarsi a qualche sottogenere pecoreccio in voga negli anni 70. Insomma, una schifezza di romanzo che non consiglio a nessuno. Il mio primo ed ultimo Ammaniti. I 10 euro peggio spesi della mia vita.

    said on 

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