Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Teatro

2 volumi

Di

Editore: Einaudi

4.4
(133)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 546 | Formato: Cofanetto

Isbn-10: 880618203X | Isbn-13: 9788806182038 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Alessandra Serra ; Curatore: Alessandra Serra ; Contributi: Guido Davico Bonino

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Teatro?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Le prime rappresentazioni delle opere di Harold Pinter furono letteralmentestroncate da quasi tutta la critica. Si scrisse che era un autore eccentrico,inaccettabile, incomprensibile, che non aveva nulla da dire. Oggi è forsel'autore vivente più rappresentato al mondo ma, come lui stesso tiene asottolineare: "Adesso sono diventato comprensibile, accettabile, eppure le miecommedie sono sempre le stesse di allora. Non ho cambiato una sola battuta!"In quest'opera sono raccolti i testi che hanno rivelato il drammaturgo inglesee ne hanno decretato poi il successo internazionale in quanto erede econtinuatore di maestri come Beckett, Genet e Ionesco.
Ordina per
  • 3

    - Il calapranzi (●●●)
    - Il compleanno (●●●)
    - La stanza (●●●)
    - La serra (●●●)
    - Il custode (●●●)
    - L'amante (●●●)
    - Il ritorno a casa (●●●)
    - Terra di nessuno (●●●)
    - Tradimenti (●●●)
    - Il bicchiere della staffa (●●●●)
    - Il linguaggio d ...continua

    - Il calapranzi (●●●)
    - Il compleanno (●●●)
    - La stanza (●●●)
    - La serra (●●●)
    - Il custode (●●●)
    - L'amante (●●●)
    - Il ritorno a casa (●●●)
    - Terra di nessuno (●●●)
    - Tradimenti (●●●)
    - Il bicchiere della staffa (●●●●)
    - Il linguaggio della montagna (●●●●)
    - Party Time (●●●)

    ha scritto il 

  • 4

    Trame esili, progressione narrativa assente, personaggi che mentono, si contraddicono, gesti inani, brutali ma automatici: lo hanno chiamato teatro dell'assurdo, è teatro di realtà.
    Pinter mette in scena uomini e donne fuori contesto, riduce al minimo le informazioni su tempo e spazio dell' ...continua

    Trame esili, progressione narrativa assente, personaggi che mentono, si contraddicono, gesti inani, brutali ma automatici: lo hanno chiamato teatro dell'assurdo, è teatro di realtà.
    Pinter mette in scena uomini e donne fuori contesto, riduce al minimo le informazioni su tempo e spazio dell'azione, crea situazioni paradossali (la festa di compleanno con persecuzione del festeggiato, il ritorno a casa del figlio prodigo che accetta senza proteste di lasciare la compiacente moglie a trofeo sessuale del padre e dei fratelli,e poi violenze immotivate, dialoghi sul nulla), ma ne ricava drammi dalla fattura emotiva più che plausibile. Così c'è gente che parla, ma non comunica - ognuno dice sempre ossessivamente solo di sé, perché a ognuno importa solo di sé; ci sono sentimenti usurati come il linguaggio che li esprime, c'è l'umanità calpestata e dolente, per colpa degli uomini stessi .

    Tutto questo non mi piace, mi fa male e mi disturba; ma se m'appartenesse?

    ha scritto il 

  • 4

    Un teatro dell'assurdo che non lo è per niente.

    Pinter seziona l'animo umano da far male: puo' risultare fastidioso, sgradevole e molesto.

    La stanza: ci si puo' nascondere e rinchiudere in qualsiasi angolo di mondo, ma non si puo' sfuggire al proprio passato.
    Al teatro ITC di San Lazzaro (Bo), la sera del 22 gennaio 2011, ...continua

    Pinter seziona l'animo umano da far male: puo' risultare fastidioso, sgradevole e molesto.

    La stanza: ci si puo' nascondere e rinchiudere in qualsiasi angolo di mondo, ma non si puo' sfuggire al proprio passato.
    Al teatro ITC di San Lazzaro (Bo), la sera del 22 gennaio 2011, tra gli uomini mascherati barricati in una stanza, non ho provato quel senso claustrofobico che mi ha assalito durante la lettura del testo chiusa sola nella mia stanza.
    Il compagno di viaggio per questa serata, ascoltati i dialoghi e condannata pure l'infelice mascherata, ritiene Pinter un po' sopravvalutato. Forse.

    Il custode: l’inclusione dell’altro è per natura difficile, che si tratti di un barbone sconosciuto, di un “elettrizzato” a piede libero… o di un nuovo fidanzato (aggiungo io). Nonostante gli insegnamenti caritatevoli religiosi, nell'accoglienza dell'estraneo sono a rischio persino i valori etici, oltre che la pazienza… E’ arduo far spazio nel proprio essere, già angusto, tra ricordi e infinite scatole di scarpe, abitudini ed interessi, sogni ed aspettative, per un altro individuo con tutto il suo bagaglio, anch’esso colmo di altrettanti memorie, vizi, libri, passioni ed ambizioni; puo’ risultare complesso persino cedere parte (quale?) del letto.
    La sera del 29(!) febbraio 2012, in compagnia di un ragazzo di irresistibile cachemire rosso vestito, ho avuto la fortuna di assistere all’Out Off di Milano allo spettacolo teatrale “Il guardiano” [che consiglio a tutti di cuore] per la regia di Lorenzo Loris e con gli strepitosi Mario Sala, Gigio Alberti e Alessandro Tedeschi; ebbene, immersa nell’atmosfera di una periferia milanese di tempi passati, mi sono innamorata del cinico invadente pretenzioso fastidioso randagio perdigiorno che avrei volentieri sbattuto fuori di casa a calci! ;P

    Stasera, 13 ottobre 2012, mi aspettano all'Out Off i “Vecchi tempi” ma non so come, arrivo con un’ora di anticipo! Per ingannare il tempo entro in un market e sento una giovane cassiera esclamare: "me la ricordo bene questa canzone! Moonlight Shadow! Mia madre aveva il vinile di Mike Oldfield! Lo suonava spesso quando ero piccola!"
    Con un balzo scomposto sto per precipitarmi da lei e precisarle, passi che negli anni ottanta andavano molto le vocine acute (come quelle di Maggie Reilly, appunto, o Cindy Lauper included) ma, diamine! era Kate Bush che stava chiamando Hitcliff nella sua inconfondibile Wuthering Heights! … ma poi ho pensato: perché rovinarle il ricordo?
    inconsapevolmente sono già calata nel tema dello spettacolo ☺ ma lo realizzo solo quando, finalmente seduta in compagnia dei protagonisti di questa storia, miei coetanei accidenti a loro, nel confrontarsi coi reciproci ricordi, mi coinvolgono a loro insaputa, solo che non mi cedono mai la parola…
    certo! anch’io sono stata a Londra e più volte; di recente nel 2009, durante il capodanno cinese.
    Se conosco la Sicilia??? Solo Taormina, sì sì proprio la città in cui vive Anna!!
    No. Non ho visto la sua villa, ma ho vagato per le sue viuzze e visto il mare dalle mura del teatro greco, poco meno di vent’anni fa, un’estate di San Martino. Nella borsa avevo portato con me la nebbia. Con tanto di stupore dei taorminesi.
    Se mi piacciono i siciliani??! Eccome, ne ho appunto seguito uno fin laggiù!! Che profumi, e che ricordi!! Rivedo tutto come fosse ieri e le immagini scorrono sul palco e si sovrappongono a quelle degli attori chiusi nel salotto, prigionieri nella rete dei reciproci ricordi, a volte distorti.
    Già, perché, come pone in evidenza Pinter, ”A volte ci si ricorda di cose anche se non sono mai accadute. Io ricordo cose che magari non sono mai accadute, ma proprio perché le ricordo diventano reali.”
    E così, purtroppo, nella continua oscillazione tra memorie del passato e coscienza del presente, nel tentativo di ricostruirsi e ritrovarsi nei ricordi degli altri, si finisce per tradire i propri, ingannando il proprio rapporto col passato anzichè certificarlo.
    “C’è molto delle Brontë in Kate”… chi la cantante o la protagonista?!?
    Intanto I’m standing sul divano bianco in un soggiorno, che non è il mio, cullata dalle note della musica di una radio jazz/classic che sta trasmettendo Blue moon

    “Il ritorno a casa” m’indispone! La pièce tratta della complessità dei rapporti tra i componenti della famiglia, quale gabbia da cui può essere a volte impossibile prendere il volo e in cui ciascuno alla fin fine è vittima e carnefice.
    E di tutti i personaggi non so davvero se sia possibile salvarne qualcuno, perchè appunto l'uno è peggiore dell'altro: dalla donna che si concede come schiava e prostituta a quattro uomini soli e repressi (i familiari del marito, che l’abbandona a tale destino) dal padre misogino, allo zio senza ambizioni, ai due ultratrentenni problematici e succubi della cattiveria del padre/padrone, e al marito di lei, che con gli stessi problemi dei fratelli, non si oppone alla scelta della moglie nemmeno in nome dell’amore dei loro figli, come se il suo comportamento fosse una naturale conseguenza dell'incontro che proprio lui ha cagionato.
    Così stasera 11 maggio 2013, dopo mesi d’attesa dal giorno dell’acquisto del biglietto per questo spettacolo, entro nella sala dello Strehler e mi chiedo, come quando prendo un treno, chi il destino abbia voluto riservarmi affianco... dunque: a sinistra un attempato ammogliato, a destra il corridoio. Fabrizio Gifuni solo, si accomoda, tre file più avanti.
    Il palcoscenico è aperto: l’interno di una piccola cucina, un grande salotto con una moltitudine di cicche di sigarette sparse e bottiglie riverse, sul pavimento. Una rampa di scale, porte e finestre dai vetri bagnati di pioggia. Persino una roulotte.
    “Le retour”, per la regia di Luc Bondy, è recitato in francese da un cast davvero eccezionale: Bruno Ganz (Max, il padre ex macellaio), Pascal Greggory (Sam, lo zio tassista fratello di Max), Jerome Kircher (Teddy, il figlio filosofo e marito di Ruth), Micha Lescot (Lenny, il figlio goffo prolisso e fissato col sesso), Louis Garrel (Joey, il figlio aspirante boxer), Emmanuelle Seigner (la conturbante Ruth).
    La recitazione di tutti questi attori (volti noti del teatro ma anche del cinema!) è così grande e disinvolta da darmi la sensazione di aver appena visto proprio un bel film! Ecco quale regalo mi aveva riservato il destino!! Un’intensa e memorabile rappresentazione!!
    Gifuni, anche se sotto gli sguardi di chi lo riconosce, esce dalla sala come me, solo.

    ha scritto il 

  • 5

    La motivazione del Premio Nobel 2005 non poteva essere più azzeccata. Pinter obbliga a guardare la sostanza celata sotto uno stile impeccabile, a scendere fino al livello del personaggio e vivere con lui la sua vicenda, sempre più assurda, sempre più inquietante ma sempre presente, come ad interp ...continua

    La motivazione del Premio Nobel 2005 non poteva essere più azzeccata. Pinter obbliga a guardare la sostanza celata sotto uno stile impeccabile, a scendere fino al livello del personaggio e vivere con lui la sua vicenda, sempre più assurda, sempre più inquietante ma sempre presente, come ad interpretare un personaggio tutto suo.

    ha scritto il 

  • 5

    Le parole e il silenzio.

    Il teatro di Pinter mette in scena tutte le inquetudini dell'uomo contemporaneo nell'affannoso tentativo di trovare un significato all'esistenza stessa.


    E' un teatro in cui a dominare sono i dialoghi e i silenzi dei personaggi; Le continue domande,risposte,idee,alternate a lunghe/brevi pa ...continua

    Il teatro di Pinter mette in scena tutte le inquetudini dell'uomo contemporaneo nell'affannoso tentativo di trovare un significato all'esistenza stessa.

    E' un teatro in cui a dominare sono i dialoghi e i silenzi dei personaggi; Le continue domande,risposte,idee,alternate a lunghe/brevi pause inizialmente (a torto) furono giudicati vuoti di alcun significato e privi di interesse.

    In realtà sta proprio lì,in quel costante farsi domande,darsi e dare risposte alternate a lunghi e brevi silenzi,il mezzo attraverso cui i personaggi cercano di trovare risposte di senso all'esistenza umana.

    ha scritto il 

  • 5

    Absurd land

    Più di Beckett è riuscito a darmi un'idea di cosa potesse voler dire "assurdo". Con una concretezza che sa di quotidiano, di chiacchiera fine a se stessa, mi ha fatto rabbrividire pagina dopo pagina. E' così che si muove l'umano, tra dialoghi muti e silenzi urlanti? E' così che noi diciamo di com ...continua

    Più di Beckett è riuscito a darmi un'idea di cosa potesse voler dire "assurdo". Con una concretezza che sa di quotidiano, di chiacchiera fine a se stessa, mi ha fatto rabbrividire pagina dopo pagina. E' così che si muove l'umano, tra dialoghi muti e silenzi urlanti? E' così che noi diciamo di comunicare? Non ascoltando o non dicendo alcuna frase veramente destinata a qualcuno? Sono cervelli che rimbombano. Abbiamo così paura di non essere al centro...che siamo soli. Perché l'unica persona che è sempre presente al nostro cospetto è la nostra.

    "No. Sei in terra di nessuno. Che non si muove, non cambia, ma che resta sempre gelida e muta."
    "A questo io brindo!"

    (Pinter, Terra di Nessuno)

    ha scritto il 

  • 0

    il Teatro di Pinter

    Ho letto varie cose di Pinter all'epoca in cui studiavo letteratura inglese e cinema (Pinter è l'autore di 3 grandissime sceneggiature dirette poi da Joseph Losey). Ha uno stile di scrittura che mi piace molto, ciò che sembra casuale non lo è affatto. E c'è sempre, perenne, un inquietante senso d ...continua

    Ho letto varie cose di Pinter all'epoca in cui studiavo letteratura inglese e cinema (Pinter è l'autore di 3 grandissime sceneggiature dirette poi da Joseph Losey). Ha uno stile di scrittura che mi piace molto, ciò che sembra casuale non lo è affatto. E c'è sempre, perenne, un inquietante senso di (più o meno) vaga minaccia che aleggia nei suoi scritti. per ora ho cominciato a leggerlo o ri-leggerlo dal volume secondo, e devo dire che alcuni suoi scritti più maturi e forse meno famosi, forse più politici, non sono niente male. Cattivi. Sono contento di ri-leggerlo.

    ha scritto il