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Tecnica del colpo di Stato

Di

Editore: Mondadori

4.0
(85)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 234 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese

Isbn-10: 8804510862 | Isbn-13: 9788804510864 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: History , Political , Professional & Technical

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Descrizione del libro
Pubblicata per la prima volta in Francia nel 1931 "Tecnica del colpo di Stato"ha fin dal suo apparire suscitato aspre polemiche, osteggiata sia da destrache da sinistra. Scritto in stile limpido, dagli echi machiavellici, questolibro si propone ancora oggi come un'opera di grande attualità, per ilcontenuto fulminante e per la capacità di Malaparte di restituirci vicende epersonaggi di un passato recente e ancora scottante.
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  • 0

    la geometria del potere

    anche se la pubblicazione di questo libro gli ha rovinato un poco la vita, ha conosciuto il carcere solo per averlo pubblicato, grazie alle parole scritte nella sua ‘tecnica’ è diventato uno scrittore soprattutto famoso all’estero.
    la censura è il più grande agente pubblicitario mai conosciuto pr ...continua

    anche se la pubblicazione di questo libro gli ha rovinato un poco la vita, ha conosciuto il carcere solo per averlo pubblicato, grazie alle parole scritte nella sua ‘tecnica’ è diventato uno scrittore soprattutto famoso all’estero. la censura è il più grande agente pubblicitario mai conosciuto prima. malaparte è un uomo libero, nel suo sguardo si addensano tutte le forme dittatoriali che hanno accompagnato il secolo scorso, come un triangolo ai cui vertici stalin, hitler e mussolini provano a spartirsi l’area della propria indecente voglia di potere. le analisi della russia dell’epoca hanno una incredibile forza narrativa e documenta quasi meglio di come si fa oggi tutte le trame del potere dallo zar a lenin, stessa cifra stilistica quando si occupa del nostro paese e della sua diretta alleata germania di hitler. ognuno di questi paesi in una situazione di fragilità democratica impressionante, presi al cappio della certezza politica delle chiacchiere dei governati che promettono di mantenere sano il loro percorso politico. professionisti del colpo di stato virano sempre verso rivoluzioni che minacciano la libertà proprio perché si appropriano delle parole modificandone il significato. in ogni colpo di stato c’è sempre un baluginare di difesa dei più deboli un’idea di rivoluzione che abbatte la povertà con l’illusione dell’uguaglianza. malaparte è in antitesi perché la sua libertà pubblica coincide perfettamente con la sua libertà privata, e questo libro non priva nessuno della sua storia che agli occhi miei e soltanto un paragrafo della storia dell’orrore.

    ha scritto il 

  • 0

    passavo a piedi per una piccola piazzetta che fa da
    piccolo parcheggio di auto e dentro un'auto c'era


    una ragazza bionda direi che al telefono urlava a un'altra
    sua amica "si vede con un'altra hai capito????" e urlava


    palesemente infuriata anzi invasata "si vede con un'
    altra!!!!"< ...continua

    passavo a piedi per una piccola piazzetta che fa da piccolo parcheggio di auto e dentro un'auto c'era

    una ragazza bionda direi che al telefono urlava a un'altra sua amica "si vede con un'altra hai capito????" e urlava

    palesemente infuriata anzi invasata "si vede con un' altra!!!!"

    io ho tirato avanti, ho sorriso e ho detto auguri, con non troppa convinzione

    e chissà a chi lo dicevo, auguri

    ha scritto il 

  • 4

    Malaparte e il complesso della banderuola

    Malaparte è sostanzialmente un leccaculo. Un grandissimo scrittore, un ottimo giornalista, talvolta anche un lucido interprete della realtà che lo circonda. Ma pur sempre un leccaculo, che nel 1921 aderisce al PNF vedendo l'opportunità di fare carriera, salvo poi voltare le spalle a Mussolini nel ...continua

    Malaparte è sostanzialmente un leccaculo. Un grandissimo scrittore, un ottimo giornalista, talvolta anche un lucido interprete della realtà che lo circonda. Ma pur sempre un leccaculo, che nel 1921 aderisce al PNF vedendo l'opportunità di fare carriera, salvo poi voltare le spalle a Mussolini nel giro di dieci anni, quando capisce che la situazione si fa compromettente, e che subito dopo la fine della seconda guerra mondiale insiste per ottenere l'iscrizione al PCI e salire sul carro dei vincitori. Queste vicende sono alla base della prefazione del '48, intitolata "Che a far del bene ci si rimette sempre", in cui Malaparte cerca disperatamente, come del resto farà negli ultimi vent'anni della sua vita, di scrollarsi di dosso il marchio di fascista della prim'ora, elencando i soprusi esercitati nei suoi confronti dal regime. Fa un po' la vittima, si risente del fatto che persino Trotskij, l'unico ad uscire vincitore dalla sua interpretazione della storia, non apprezzi il suo libro. Non credo che queste note biografiche che contengono il mio personale giudizio nei confronti di Malaparte siano essenziali per la lettura del libro, ma certo aiutano a non prendere per oro colato le interpretazioni storiche che vi sono contenute. In parte si tratta di interpretazioni argute cui approderanno più tardi anche gli storici, in parte di elementi fantasiosi che fungono da riempitivo laddove scarseggia un'effettiva conoscenza dei fatti. Chiaramente si tratta di un libro la cui lettura deve avere alle spalle una già consolidata conoscenza dei fatti storici, pena il non capirne una mazza, e se ne traggono reali benefici qualora lo si veda come un documento storico, utile tra l'altro a sfatare il mito che vuole i contemporanei dei fascismi incapaci di comprendere a fondo quanto stava succedendo attorno a loro.

    ha scritto il 

  • 4

    decisamente interessante: in un'epoca segnata da colpi di stato riusciti, falliti o in procinto di avvenire, malaparte decide di raccontarne la tecnica, come monito per le democrazie affinchè imparino come avvengono e come possono venire fermati (o come guida per chi è intenzionato a provocarne u ...continua

    decisamente interessante: in un'epoca segnata da colpi di stato riusciti, falliti o in procinto di avvenire, malaparte decide di raccontarne la tecnica, come monito per le democrazie affinchè imparino come avvengono e come possono venire fermati (o come guida per chi è intenzionato a provocarne uno: in fondo malaparte era un grandissimo provocatore, e immagino che questa ambiguità di fondo sia stata voluta a tutti i costi). tutto questo potrebbe essere materia per studiosi o semplici appassionati di storia del '900 (e comunque sarebbe nell'ambito di trattati storici un libro decisamente inedito, almeno per l'epoca) se non fosse che malaparte riesce ad impastare saggistica, descrizioni storiche e aneddotica personale per creare un libro che si divora quasi come un romanzo.

    unico problema, si fa per dire, è che nei primi capitoli mi son dovuto fermare a cercare su google nomi e vicende e questo ha rallentato un po' la lettura: ma è stata pure l'ottima scusa per ripassare un po' di storia della prima metà del secolo scorso, che non fa mai male...

    ha scritto il 

  • 4

    Libro che è stato proibito da Mussolini, bruciato da Hitler e criticato da Trockij; già queste credenziali ne fanno meritare la lettura.
    Malaparte sostiene che per il successo o il fallimento di un colpo di stato il Catilina di turno deve riuscire a prendere il controllo dei centri reali del pote ...continua

    Libro che è stato proibito da Mussolini, bruciato da Hitler e criticato da Trockij; già queste credenziali ne fanno meritare la lettura. Malaparte sostiene che per il successo o il fallimento di un colpo di stato il Catilina di turno deve riuscire a prendere il controllo dei centri reali del potere (stazioni, centrali di telefonia e telegrafia, ponti, giornali etc), indebolendo al contempo l'influenza dei sindacati in modo tale da impedire uno sciopero generale contrario. Non è forse un aggiornamento di questa tattica quella teorizzata dalla P2 e realizzata negli ultimi vent'anni da Berlusconi? Impadronirsi di televisioni, giornali, indebolire e dividere il sindacato, delegittimare la politica e la magistratura...

    "L'Italia, da un mezzo secolo, è piena di "salvatori della patria": ciò che, al principio, era una missione, è divenuto quasi una professione ufficiale; ci si può aspettare tutto, da un paese che è stato salvato troppe volte."

    "Ciò che si ritrova in tutti i dittatori, ciò che è uno dei tratti caratteristici della loro maniera di concepire i rapporti tra gli uomini e gli avvenimenti, è la loro gelosia: la dittatura non è soltanto una forma di governo, è la forma più completa di gelosia, nei suoi aspetti politici, morali e intellettuali."

    Meditate, gente, meditate e soprattutto: Diffidate, gente, diffidate.

    ha scritto il 

  • 4

    un po' saggio, un po' raccolta di ricordi, soprattutto malaparte al 100%.


    non una lettura facile, così piena di riferimenti allo scenario politico/militare del tempo, ma comunque una lettura che consiglierei quasi a chiunque, non foss'altro per la stima infinita che provo nei confronti di ...continua

    un po' saggio, un po' raccolta di ricordi, soprattutto malaparte al 100%.

    non una lettura facile, così piena di riferimenti allo scenario politico/militare del tempo, ma comunque una lettura che consiglierei quasi a chiunque, non foss'altro per la stima infinita che provo nei confronti di malaparte, una scoperta tardiva ma fondamentale.

    ha scritto il 

  • 3

    Un saggio che fa discutere ancora a 80 anni dalla prima uscita. Allora venne proibito da Mussolini, bruciato da Hitler e criticato da Trockij. Leggendolo oggi i motivi sono chiari: da un lato c’è uno spietato racconto, quasi cronachistico, delle insurrezioni che infiammarono l’inizio del ‘900, co ...continua

    Un saggio che fa discutere ancora a 80 anni dalla prima uscita. Allora venne proibito da Mussolini, bruciato da Hitler e criticato da Trockij. Leggendolo oggi i motivi sono chiari: da un lato c’è uno spietato racconto, quasi cronachistico, delle insurrezioni che infiammarono l’inizio del ‘900, con ritratti degli autocrati a capo dei vari totalitarismi, dall’altro l’analisi di ingegneria politica corredato dallo stile forte e immaginifico tipico dell’autore. Che, come spesso gli accadde, prende una posizione chiara e irremovibile, magari non condivisibile fino in fondo, ma assolutamente da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Colpo di Stato, coup d'État, golpe, putsch, pronunciamiento o alzamiento

    Miscuglio di storia, da Catilina a Hitler, passando per Napoleone, Mussolini, Stalin e Trotzky, impernato sulla critica al colpo di stato come maturazione di condizioni oggettive mostrando che la riuscita dipende essenzialmente dal saper identificare e occupare i gangli del potere (in senso moder ...continua

    Miscuglio di storia, da Catilina a Hitler, passando per Napoleone, Mussolini, Stalin e Trotzky, impernato sulla critica al colpo di stato come maturazione di condizioni oggettive mostrando che la riuscita dipende essenzialmente dal saper identificare e occupare i gangli del potere (in senso moderno: le centrali telegrafiche valgono immensamente di più di un ministero marginale) con pochi fidi sceltissimi e manovrare poi la popolazione favorevole per scoraggiare o tamponare l'ondata successiva restauratrice.

    Spesso è convincente (non fosse altro che la storia successiva ha visto innumerevoli putsch falliti in mezzo a condizioni obiettivamente mature) ma la quantità e la qualità di storia che occorre essersi sobbarcati in precedenza per separare "il gramo dall'olio" è notevole.

    Malaparte sente di dover dire qualcosa e dove sa, è acuminato ed efficace ma dove non sa, si fa prendere dal lirismo, dalle illusioni e dalla generale attitudine a voler stupire sempre e spesso sbraca. Corretto e privo d'abbagli mitologici con Catilina, narra Napoleone senza raccontarsela, passa a una descrizione mirabile, vivacissima tale da non sfigurare di fronte a qualsiasi narrazione alternativa, degli eventi nelle principali città russe durante il sorgere della rivoluzione bolscevica. Atmosfera sopraffina.

    Debolino invece e pieno di wishful thinking quando non vero e proprio fabbro piegatore delle realtà all'opportunismo sull'incudine della convenienza, scrivendo delle origini e immediati sviluppi della rivoluzione fascista. Non a caso a Mussolini diedero fastidio molte meno cose già in seguito riscattate ad usura da quelle intrise di zelo encomiabile, per non dire delle autocensure.

    Assolutamente fuori obiettivo poi parlando dell'impresa di Fiume, di fatto un'avventuraccia che si resse più che sul carisma di D'Annunzio e sulla sua "clarvoyance" dei destini, su montagne di cocaina ed ettolitri d'alcool. I legionari fiumani erano quasi permanentemente fatti o ebbri. Altro che impresa: un party. Racconto riscattato solo dalla notizia che D'Annunzio e Lenin erano corrispondenti, con grande gaudio di Lenin che colle missive del Vate si divertiva moltissimo.

    Per cui storia, spesso ottima ma altrettanto spesso assai romanzata.

    Se si vuole stare sul tecnico stretto meglio l'inquietante Edward Luttwak: Tecnica del colpo di Stato - Longanesi 1969.

    colonna sonora: DJ-KiCKS - The Exclusives.

    ha scritto il 

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