Tempesta sul Manaslu

Tragedia sul tetto del mondo

Di

Editore: Priuli & Verlucca (Campo quattro)

3.4
(9)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 250 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8880685309 | Isbn-13: 9788880685302 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Sport, Attività all\'aperto & Avventura

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Descrizione del libro
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  • 5

    Trionfo e tragedia

    Le cinque stelle che ho attribuito a questo libro le giustifico subito dicendo che Messner, alpinista inarrivabile, avventuriero coraggioso e spirito indomito è a mio giudizio anche un ottimo narrator ...continua

    Le cinque stelle che ho attribuito a questo libro le giustifico subito dicendo che Messner, alpinista inarrivabile, avventuriero coraggioso e spirito indomito è a mio giudizio anche un ottimo narratore.
    Il suo racconto trasmette efficacemente le sensazioni provate nel trionfo e nella tragedia di un'impresa titanica come può essere la scalata di una cima da ottomila metri.
    Nelle sue pagine si respirano i sentimenti di amicizia per i compagni, le abitudini della vita quotidiana al campo base di una spedizione himalayana, il rispetto per i popoli che vivendo accanto alla montagna vivono e muoiono di essa.
    Le variazioni umorali legate a quelle metereologiche, i pasti, i giochi, le bevute e le tazze di the fumante condivise con gli amici.
    Ma anche l'atmosfera di attesa e le esplorazioni dell'ambiente per individuare la via più facile, o più sicura, per allestire il prossimo campo in quota o per attaccare la vetta.
    Messner descrive tutte queste cose in modo appassionato e coinvolgente.
    Poi c'è la narrazione dell'impresa e purtroppo della tragedia.
    Si tratta della spedizione tirolese in Nepal della primavera del 1972 per tentare l'ascesa alla vetta del Manaslu e nella quale perdono la vita due uomini che smarriscono l'orientamento in una tempesta improvvisa di neve.
    Ho già avuto modo di leggere cosa può accadere ad un uomo a quelle altitudini e come una bufera di neve possa spazzare in un attimo certezze, riferimenti e contorni circostanti.
    Ma anche in questo caso l'abilità narrativa di Messner emerge in tutta la sua drammatica efficacia.
    Egli stesso rischia la vita, vagando per ore su un pianoro alla ricerca della tenda del campo IV e con essa della possibile salvezza.
    Quando si tentano queste imprese aleggia sempre l'interrogativo del perché, ma ormai ho compreso che questa domanda o non ha senso oppure ha tutti i sensi che ognuno vuole attribuirgli.
    Si vive e si muore in tanti modi diversi, questi uomini hanno avuto il privilegio di scegliere.

    ha scritto il 

  • 3

    Amicizia e generosità portano alla tragedia

    1972. Cronaca della spedizione al Manaslu, 8163 m. di ghiaccio e roccia nel Nepal settentrionale, da parte di una spedizione di alpinisti tirolesi cui Messner partecipava: il viaggio di avvicinamento, ...continua

    1972. Cronaca della spedizione al Manaslu, 8163 m. di ghiaccio e roccia nel Nepal settentrionale, da parte di una spedizione di alpinisti tirolesi cui Messner partecipava: il viaggio di avvicinamento, l'attesa al campo base, la vittoriosa scalata in solitaria dell’inviolata parete S. Il compagno di Messner nell'ascesa, Franz Jäger, in ottime condizioni fisiche, aveva rinunciato con le parole "Ti aspetto in tenda e ti preparo il tè". Durante la discesa, però, si scatena una terribile tempesta, che azzera la visibilità e rende quasi impossibile l'orientamento. Solo con una disperata forza di volontà Messner riesce a tornare al campo. Franz non c'è. Due alpinisti partono x cercarlo, la tempesta inghiotte anche loro, solo uno tornerà. Descrizione avvincente delle difficoltà tecniche durante la scalata, della lotta contro gli elementi, ma anche della preparazione e della vita al campo, solitamente narrate in modo noioso dagli alpinisti scrittori. Una storia soprattutto di profonda amicizia e solidarietà basate sulla stima e fiducia reciproca, una generosità che porterà alla tragedia nel tentativo di aiutare i compagni. Amicizia rara in montagna, dove l'ambizione e il desiderio di primeggiare portano spesso a polemiche e rivalità, a volte fino all'indifferenza x la sorte altrui. Nell'ultima parte di una vita dedicata alla montagna, il più grande alpinista dell'era moderna, primo a scalare tutti i quattordici 8000, ci racconta le sue imprese in un'epoca senza telefoni satellitari e GPS, priva di quei materiali tecnici e indumenti termici oggi alla portata di qualsiasi escursionista. E rivolge anche la sua attenzione alle popolazioni delle montagne, ai portatori e agli sherpa, spesso trascurati dagli occidentali, senza i quali le spedizioni himalayane sarebbero impossibili.

    ha scritto il 

  • 4

    la vetta non è poi la cosa più importante

    da tempo avevo voglia di leggere un libro che metesse in luce la lotta dell uomo contro la natura, o meglio quello che mi attraeva era la spinta dell uomo verso il proprio limite. Ognuno ha un limite ...continua

    da tempo avevo voglia di leggere un libro che metesse in luce la lotta dell uomo contro la natura, o meglio quello che mi attraeva era la spinta dell uomo verso il proprio limite. Ognuno ha un limite personale dettato da ciò che ti aspetta a casa (il nulla o una famiglia) oppure detato dalla tua capacità di valutare il rischio, dalla tua personalità, dalla comprensione del rischio che sta correndo....e da mille altri fattori. In questo libro queste cose emergono in tutta la loro importanza e non solo...quello che mi ha colpito è come per questi scalatori, per Messner la vera vetta non sia quella a 8000 metri, alla quale dedica nell intero libro 8 righe a pag 135, ma quella rappresenata dalla salita, dal rapporto con i compagni, dal loro sforzo e sacrificio, dalla tempesta che disorienta, dalla discesa che si trasforma in tragedia, dal rapporto con gli Scherpa. E' un bellissimo libro.
    "Ben presto la tormenta diventò una specie di uragano, era impossibile tenere gli occhiali. Avevo bocca ed occhi congelati, la situazione pareva disperata. Sul platuau più pianeggiante la bufera avrebbe potuto scaraventarmi a terra , inoltre gli occhi mi bruciavano terribilmente.Continuavo ad andare avanti, diritto, ma la superficie innevata pareva infinita.Dov'è la tenda? vadu su, vado giù,taglio verso il pendio, il vento mi trasporta, arrivo ad una superficie ghiacciata che sembra uno specchio che al mattino non c'era......."

    ha scritto il