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Tempi difficili

Di

Editore: Newton Compton (Grandi Tascabili Economici, 650)

3.8
(1297)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Chi tradizionale , Catalano

Isbn-10: 8854120332 | Isbn-13: 9788854120334 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Mario Martino

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
Scritto intorno alla metà dell’Ottocento, Hard Times è uno dei romanzi più rappresentativi dei poderosi cambiamenti nel modo di produrre e di lavorare che vanno sotto il nome di rivoluzione industriale. Esso pone al centro di uno sfaccettato intreccio narrativo la vita di patimenti e di impotente ribellione di due operai, Stephen e Rachael, non più giovanissimi. La loro vita non-vita si consuma nella simbolica Coketown, una città fittizia dietro la quale occorre individuare però Preston, vicino Manchester, colta in un momento storicosociale determinato, quello dei drammatici scioperi che vi ebbero luogo tra il 1853 e il 1854. Ma la rivoluzione industriale, di cui l’Inghilterra è protagonista e punta avanzata, non si limita alle modalità di produzione: i suoi effetti investono il modo di abitare e di divertirsi, di amare, di pensare, di educare, di organizzare e articolare lo Stato. In Hard Times, sullo sfondo ideologico dell’epoca (dall’utilitarismo, al pragmatismo, al liberalismo), si snoda così la vita dell’educatore Gradgrind e della sua famiglia, del banchiere e industriale Bounderby, dell’aristocratico e cinico Harthouse, e di Sissy e Sleary, appartenenti al mondo contrapposto ed emarginato del circo.

«Oberato da tali pensieri, fino al punto da avere la terribile sensazione di non riuscire più a contenerli, di trovarsi in una qualche nuova e corrotta relazione con le cose tra le quali passava e di vedere tingersi di rosso l’alone nebbioso d’ogni lampione, Stephen tornò a casa per trovarvi riparo.»
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  • 3

    Romanzo scorrevole, ben scritto. Nonostante le 380 pagine l'ho letto in pochi giorni. La storia dei fratelli Grandgrin, educati al culto dei fatti e della razionalità, incrociata quella dell'insoppor ...continua

    Romanzo scorrevole, ben scritto. Nonostante le 380 pagine l'ho letto in pochi giorni. La storia dei fratelli Grandgrin, educati al culto dei fatti e della razionalità, incrociata quella dell'insopportabile Bounderby e del suo entourage di subdoli cospiratori si fa leggere. Peccato che ci sia una divisione netta tra buoni e cattivi e una visione quasi stereotipata per cui le classi povere sono ignoranti, ma per definizione di buon cuore, mentre i ricchi borghesi sono nel migliore dei casi dei mentecatti di mentalità limitata e rigida, nel peggiore degli avidi arrivisti interessati solo a se stessi e al proprio profitto. I personaggi appaiono monolitici e quei pochi che fanno dei cambiamenti nel corso della storia, li fanno in modo poco convincente.

    ha scritto il 

  • 4

    "Sono così superba e inasprita, così confusa e tormentata, così piena di risentimento e così ingiusta verso gli altri e verso me stessa, che tutto per me è tempesta, tenebra e malvagità."

    Diciamo un 3.8

    La realtà di Tempi difficili è uno degli "ismi" della Arendt: una premessa indimostrabile perseguita con tale tenacia da portare a conseguenze terribili eppure innegabilmente coerenti a ...continua

    Diciamo un 3.8

    La realtà di Tempi difficili è uno degli "ismi" della Arendt: una premessa indimostrabile perseguita con tale tenacia da portare a conseguenze terribili eppure innegabilmente coerenti alla premessa stessa. E curiosamente, dal momento che la mia edizione, pubblicata da Einaudi, ha in appendice un saggio di Orwell, l'atmosfera che ho respirato nei primi capitoli non è stata poi troppo dissimile da quella di 1084, per citare una tra tante delle distopie più efficaci: quell'aria viziata, asfittica, quell'oppressione contro cui si è assolutamente impotenti. E proprio quest'impotenza è ciò che più ci nausea e ci disgusta, è uno di quei sentimenti che non ci lascia altra scelta che strapparsi i capelli e urlare, di quelli che rendono impensabile qualunque possibilità di ribellione. Si tratta di una situazione che avrei descritto in molti modi, ma mai dickensiana, una cosa che ho trovato del tutto atipica, e che infatti ha cominciato a dileguarsi già prima dell'inizio della seconda parte per ritornare però, e con rinnovata prepotenza, nelle ultime due pagine.
    Quelle due pagine sono un colpo al cuore, e se il romanzo nel complesso non mi ha colpita più di quanto nella media non faccia più o meno qualunque vicenda narrata da Dickens -media che tuttavia, posso assicurarvi, è decisamente alta- quelle due singole, ultime pagine resteranno scolpite nella mia memoria per tutta la vita.
    Questo sarebbe accaduto.

    ha scritto il 

  • 2

    Libro ottimo nello stile ma pessimo nella trama. La scrittura di Dickens mi è sempre piaciuta per quell'ironia caustica con cui si prende gioco delle ipocrisie della classe borghese e per la complessi ...continua

    Libro ottimo nello stile ma pessimo nella trama. La scrittura di Dickens mi è sempre piaciuta per quell'ironia caustica con cui si prende gioco delle ipocrisie della classe borghese e per la complessità del periodo, sempre ricco di metafore e immagini originali, ma allo stesso tempo non riesco mai a farmi prendere dalla storia, sempre troppo moralistica. In questo caso poi era anche abbastanza surreale, con molti particolari poco plausibili. I personaggi, che ruotano attorno a un carattere prestampato, ben resi ma piatti, non sono riusciti a suscitarmi, se non disprezzo nei casi di figure negative. In sostanza è stato bello da leggere per lo stile ma un po' pesante da portare a termine perché le vicende non mi hanno preso per nulla.
    Voto: 6,5

    ha scritto il 

  • 5

    Nonostante un inizio non molto convicente e nonostante lo abbia letto molto lentamente, questo libro mi ha appassionata tantissimo. E' stata una lettura di grande spessore con tanti interessanti temi. ...continua

    Nonostante un inizio non molto convicente e nonostante lo abbia letto molto lentamente, questo libro mi ha appassionata tantissimo. E' stata una lettura di grande spessore con tanti interessanti temi.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro di denuncia sociale, scritto magistralmente. Però da Dickens mi aspetto qualcosa in più. Questo romanzo mi è sembrato un po' troppo freddo, lento. Lontano dai capolavori che ha scritto questo ...continua

    Un libro di denuncia sociale, scritto magistralmente. Però da Dickens mi aspetto qualcosa in più. Questo romanzo mi è sembrato un po' troppo freddo, lento. Lontano dai capolavori che ha scritto questo grande autore.

    ha scritto il 

  • 3

    « È tutto un imbroglio. »

    Lo ripete spesso Stephen Blackpool, il personaggio patetico che dovrebbe commuovere i padroni e renderli cosí piú umani… dannazione! è un imbroglio davvero, ma solo per il lettore: per me, quanto meno ...continua

    Lo ripete spesso Stephen Blackpool, il personaggio patetico che dovrebbe commuovere i padroni e renderli cosí piú umani… dannazione! è un imbroglio davvero, ma solo per il lettore: per me, quanto meno.
    —Potrei dire che il meglio di questo volume è lo scritto di George Orwell in appendice – la cui analisi conferma i sospetti che già nutrivo verso Dickens: ovvero che, non ostante le sue doti narrative, ci sia poco oltre a farsa e melodramma…
    —Ora, dato che è nostro carattere nazionale iniziar qualunque cosa in melodramma e poi finirla immancabilmente in farsa, dovrei trovarmi a mio agio nel legger questo romanzo – ma davvero non è il caso, e a prevaler è solo la noia e la delusione.
    —Certo, l’utilitarismo è impietosamente ridicolizzato: non è che poi ci volesse chissà quale sforzo, ma Dickens in ciò dà il meglio di sé – e leggendo non si può evitare d’esser disgustati dai padroni (facoltà che abbiamo piuttosto perso), però i lavoratori dove sono? Paragonandolo a Gaskell, non posso che farmi l’impressione che Dickens d’essi non sappia nulla, le loro condizioni: loro stessi, non sono che vagamente evocati, in termini per lo piú sentimentali. Neanche l’esser preparato a bacchettare Dickens per la sua descrizione del sindacalista Slackbridge ha condotto a qualcosa: la sua figura è cosí evanescente che nemmeno mi vien voglia di sprecar tempo…

    ha scritto il 

  • 4

    Dickens è Dickens!! [7 e mezzo]

    Ho avuto due difficoltà con questa lettura. La prima è cosa ricorrente nella storia di un qualunque lettore: il momento sbagliato. La lettura si deve accompagnare ad una disponibilità psicologica non ...continua

    Ho avuto due difficoltà con questa lettura. La prima è cosa ricorrente nella storia di un qualunque lettore: il momento sbagliato. La lettura si deve accompagnare ad una disponibilità psicologica non c'è niente da fare!
    La seconda difficoltà (certamente condizionata dalla prima) riguarda la disattesa delle aspettative. Mi aspettavo un romanzo minimamente (nei limiti dei canoni vittoriani) centrato sulla condizione operaia: In realtà, le mani (metafora che Dickens usa per nominare gli operai...) sono una sfumatura che mette maggiormente in risalto l'accusa ad una società capitalista che mette in atto un individualismo sfrenato. Gli operai sono banalmente poveri di materia e ricchi di quel buonismo anche un po' patetico che spesso piaceva tanto al caro Charles. Loro in realtà sono ricchi di umanità ed emozioni ma non si specifica nulla della loro condizione. Sono buoni perchè sono poveri. Punto. Una prova lampante è che persino il delegato sindacale è dipinto come becero e ridicolo.
    Non sono stati, per me , personaggi che mi hanno suscitato empatia. I "buoni come Stephen Blackpool peccano di debolezza ed al massimo suscitano della pietà.
    Ma perché allora quattro stellette? (corrispondenti per me ad un 7 e mezzo)
    Perchè Dickens è Dickens. Una penna che scorre senza incrinature e taglia il foglio con la sua ironia ed il suo sarcasmo; incide le immagini attraverso memorabili descrizioni.
    Una struttura del romanzo originale (Semina/Falciatura/ Raccolto) che biblicamente ci ricorda che "chi semina vento raccoglie tempesta".
    E poi un epilogo per me memorabile.
    Non dico altro perchè comunque sia va letto.

    ha scritto il 

  • 5

    Se davvero "il buon giorno si vede dal mattino" allora dovrei avere un 2015 libresco sfavillante, perché il primo libro dell'anno è stato davvero una lettura meravigliosa nonostante debba ammettere ch ...continua

    Se davvero "il buon giorno si vede dal mattino" allora dovrei avere un 2015 libresco sfavillante, perché il primo libro dell'anno è stato davvero una lettura meravigliosa nonostante debba ammettere che se avessi dovuto scegliere io un romanzo di Dickens non avrei probabilmente letto questo... e mi sarei persa un capolavoro.

    Il mio commento: http://dreaminglifebooks.blogspot.it/2015/01/tempi-difficili.html

    ha scritto il 

  • 3

    Hard Times. For These Times.
    Tempi difficili
    è il libro di Dickens più amato da professori e affini. Devo dire che invece io non l’ho amato particolarmente: il problema è che è molto denso pur non ess ...continua

    Hard Times. For These Times.
    Tempi difficili
    è il libro di Dickens più amato da professori e affini. Devo dire che invece io non l’ho amato particolarmente: il problema è che è molto denso pur non essendo molto lungo (strano, per questo autore).
    Comunque, checché ne dicano (soprattutto nelle quarte di copertina), questo romanzo NON è un romanzo sulle classi operaie, che compaiono pure poco all’interno della narrazione. Tempi difficili non è un romanzo sulle classi operaie. È un romanzo sul capitalismo e su ciò che non funziona all’interno di questo sistema. Tempi difficili è un romanzo sulla borghesia che ha creato e segue un tipo di pensiero che, secondo l’autore, la porterà alla distruzione dei sentimenti umani. Ed è quello che succede a Gradgrind e ai suoi figli, che, non riuscendo ad esprimere il loro disagio, commetterrano azioni errate o addirittura criminali. Ma per loro c’è una salvezza, c’è una redenzione, che passa attraverso la piccola Sissy Jupe, dotata di quella “intelligenza delle emozioni” che la distingue e non la fa soccombere sotto il peso dei Fatti.

    ha scritto il 

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