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Tempo di spettri

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 254)

3.9
(120)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 241 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8845909093 | Isbn-13: 9788845909092 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Rosella Carpinella Guarneri

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
In quegli anni e in quei luoghi dove tutti avevano "paura perfino della loro ombra", quando la turbinosità spettrale degli eventi raggiunge l'apice, nella Russia dove da poco i Bolscevichi erano al potere e dove tutti sospettavano di tutti, si avvia la cetena inesorabile dei fatti raccontati in questo romanzo. All'interno di una generale caccia all'uomo, seguiamo la caccia di un singolo da parte di un singolo, una partita segreta, incalzante, ossessiva. Dalla Russia alla Turchia, alla Francia, all'Italia, a Vienna continua a rotolare l'invisibile "melina" di cui parla una canzone. E nessuno sa dove finirà. Intanto cadono vittime inconsapevoli sulla strada dell'inseguitore, che le guarda appena, perché fissa nella mente ha l'immagine della sua preda, "che attraversava la vita col frustino in mano, azzimato e sporco di sangue, l'assassino profumato...""Della parola "genio" si è abusato a lungo, sino a farle perdere senso e valore, altrimenti avrei definito questo libro 'semplicemente geniale'" scrisse Ian Fleming a Perutz a proposito di Tempo di spettri. L'inventore di James Bond vi aveva subito riconosciuto la prova magistrale di un'arte del suspence spinta all'estremo. Ma c'era anche qualcosa in più: in questo romanzo, che si presenta come una pura, sinistra scansione di eventi, un metafisico fuoco fatuo li accompagna tutti, senza mai essere nominato, sfuggente e sovrano.
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    Apnea

    Premessa: la mia caccia per procurarmi questo libro è quasi paragonabile alla caccia all’uomo che Georg Vittorin persegue al suo interno. Non so per quale misteriosa e oscura ragione l’editoria italia ...continua

    Premessa: la mia caccia per procurarmi questo libro è quasi paragonabile alla caccia all’uomo che Georg Vittorin persegue al suo interno. Non so per quale misteriosa e oscura ragione l’editoria italiana si diverta a rendere introvabili le opere di Perutz, ma vale assolutamente la pena di cercarle.

    Da qualche parte intorno al confine russo, 1919
    Quattro individui eterogenei su un treno scomodo: con un po’ di fatica, visto l’inizio in medias res, è possibile bollarli come un facoltoso e donnaiolo dottore, un borghese grassoccio, una squattrinata testa calda e un giovane uomo, in apparenza il più anonimo di tutti. Sono stati rilasciati da un campo di prigionia nel mezzo della Siberia, sono in procinto di ritornare a Vienna, alle loro vite tranquille, ma non hanno intenzione di dimenticare ciò che hanno subito: hanno giurato, uno di loro tornerà in Russia e ucciderà Seljukov, il capitano che li ha tanto umiliati nel campo, che è per loro diventato l’emblema della perversione di un’epoca.

    “che attraversa la vita col frustino in mano, azzimato e sporco di sangue, l’assassino profumato…”
    Quando leggerete questo libro, preparatevi alla sottile angoscia dell’incomprensibile; rassegnatevi a leggere con gli occhi di un folle le azioni di un folle.

    Se tutti gli altri firmatari del giuramento si tireranno indietro al momento cruciale, persuasi a mente lucida dell’assurdità della vendetta o costretti dalle circostanze, Georg Vittorin, il poliglotto e promettente impiegato piccolo borghese, non rinuncia e non esita.

    Con un implacabile egoismo privo di qualsiasi rimorso non esita a lasciare la famiglia nel momento in cui ha più bisogno di lui, abbandonando la sorella ad un triste destino; non esita a piantare in asso la fidanzata con una noncuranza che rasenta la cafonaggine. Tradimento dopo tradimento, abbandono dopo abbandono, Vittorin si fa strada nel tempo e nello spazio con il solo obiettivo di trovare Seljukov: è solo verso la fine del libro che l’odio verso il protagonista si attenua, lasciando il posto alla scoperta che Georg non agisce per egoismo. Al contrario, è fortemente convinto che la sua vita e la sua epoca acquisteranno un senso solo dopo aver ucciso Seljukov, l’emblema del male, dei soprusi, della cattiveria.

    “Ai suoi occhi Seljukov non è più l’arrogante ufficiale russo che lo ha offeso. Seljukov è lo spirito maligno di un’epoca degenerata.” Un’ora più tardi era a bordo dell’Aurora che lentamente lasciava il porto. Vide con stupore lo spettacolo della città nella quale era vissuto. Vide i giardini pensili e i minareti e le verdi cupole delle moschee, vide i palazzi di marmo bianco e i cipressi degli antichi giardini del cimitero e le mura della città con le grandi porte – vide tutto questo, per la prima volta, nell’istante in cui svaniva.”
    Per tutto il romanzo Vittorin perde cose. Amanti, battaglie, ideali, amici, lavori, soldi, dignità. Tocca il fondo e risale, in uno sforzo instancabile. La Storia con le sue contraddizioni sembra passargli davanti in un vortice, sfiorarlo appena; lui si fa strada arrancando, cieco e sordo davanti a tutto ciò che non è il suo obiettivo. Eppure, prima della Grande Guerra, Georg Vittorin era una persona normale, ambiziosa, amabile: è come lui che potremmo diventare, se messi alla prova?

    La domanda sorge spontanea ad un certo punto della vicenda e accompagna chi legge fino alla fine.

    Tra le altre cose, Vittorin sembra portare una sfortuna a tratti divertente a chi gli sta intorno, mentre lui, nonostante tutto, resta pervaso da un alone di fortuna sfacciata, oggetto di felici coincidenze che in alcuni casi rasentano l’assurdo. Eppure in nessun caso si storce il naso per l’irrealtà di una situazione, ed è proprio in questo che si riconosce l’abilità del gran narratore che è Perutz: nel convincere il lettore che la realtà supera la fantasia, che l’impossibile è possibile.

    “Starsene a casa, aspettare e poi un giorno prendere una strada e svoltare l’angolo. Tutto qui, non ci sarebbe stato bisogno di fare altro.”
    Verso la fine, Vittorin sfuma sempre più, cambia, si dissolve, si scompone e si ricompone. Lo stile si adatta a questa situazione: gli ultimi capitoli sono degli sprazzi luminosi, l’eco di una rocambolesca melodia che sta lentamente spegnendosi.

    Non svelerò il finale, che vale assolutamente la pena di esser letto; dirò solo, per concludere, che all’ultimo movimento del direttore d’orchestra, dopo l’ultima riga, si può soltanto provare pace e uscire dall’apnea in cui la lettura di quest’opera avvince e cattura.

    *Recensione pubblicata sul blog ilrifugiodellircocervo.wordpress.com *

    ha scritto il 

  • 4

    Georg Vittorin attraversa la Rivoluzione d'Ottobre come un sonnambulo: unico ideale la sua ossessione, come i protagonisti del Buono, il Brutto e il Cattivo di Sergio Leone, persi nella guerra di Sece ...continua

    Georg Vittorin attraversa la Rivoluzione d'Ottobre come un sonnambulo: unico ideale la sua ossessione, come i protagonisti del Buono, il Brutto e il Cattivo di Sergio Leone, persi nella guerra di Secessione ed accecati dall'estasi dell'oro. Georg Vittorin attraversa il mondo come un estraneo: per inseguire il suo spettro privato nell'arco di due anni ha perso tutti i treni della vita e si è scoperto vecchio. Georg Vittorin, faccia a faccia col suo nemico, finalmente vive nell'arco di due secondi il suo improvviso e meritato satori.

    Il Perutz più atipico rinuncia ai due tratti distintivi della sua narrativa, l'ambientazione storica e l'elemento soprannaturale, per raccontare il proprio tempo (il tempo in cui uno spettro si aggirava per l'Europa) e scrivere la più "politica" delle sue opere. Come sempre capita con lo scrittore ceco anche Tempo di spettri (una storia che sembra scritta da Joseph Roth) nasconde sotto l'aspetto del romanzo leggero e avventuroso livelli di lettura più complessi, specialmente quando disegna i profili di destini umani schiacciati tra l'incudine di rassicuranti vite asfittiche e il tremendo martello della Storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Un piccolo grande racconto nella grande storia della Mitteleuropa dopo la Grande Guerra. Un momento difficile e travagliato, quello della rivoluzione bolscevica, di un grande paese, la Russia, e di du ...continua

    Un piccolo grande racconto nella grande storia della Mitteleuropa dopo la Grande Guerra. Un momento difficile e travagliato, quello della rivoluzione bolscevica, di un grande paese, la Russia, e di due ex imperi, quello dello Zar e quello Austro-Ungarico. Scrittura godibilissima e precisa. Un affresco di personaggi e di luoghi degni dei migliori scrittori. Perutz è anche qui magico e affascinante ma attento indagatore della realtà. Scava nei sentimenti e nelle persone così che ogni personaggio entra nell'anima e nella mente del lettore. Assolutamente da non perdere.

    ha scritto il 

  • 5

    4 e 1/2
    Bellissima la scrittura (si può dire altrimenti?), intrigante la storia. Vittorin e Seljukov non possono non rimanere impressi nella memoria perché, prima persone, diventano archetipi di un ce ...continua

    4 e 1/2
    Bellissima la scrittura (si può dire altrimenti?), intrigante la storia. Vittorin e Seljukov non possono non rimanere impressi nella memoria perché, prima persone, diventano archetipi di un certo tipo di società in cambiamento.
    Folgoranti le ultime pagine (mi hanno lasciato un po' di amaro in bocca per quello che poteva essere e non è stato) e coerente insieme. Di come l'odio e un'ossessione possono consumare un uomo e dargli allo stesso tempo una ragione per vivere.
    Di come una parola possa cambiare un'esistenza.
    Perché non 5 stelle piene? Ammetto che le descrizioni di guerra mi hanno messa talvolta alla prova.

    ha scritto il 

  • 5

    Wer reitet so spät durch Nacht und Wind?

    Nell’angusto locale c’era odore di alcol, di brillantina alla violetta, di essenza di muschio, di tabacco Maryland”. Il sottotenente Georg Vittorin dell’esercito austro-ungarico vive nella vertigine ...continua

    Nell’angusto locale c’era odore di alcol, di brillantina alla violetta, di essenza di muschio, di tabacco Maryland”. Il sottotenente Georg Vittorin dell’esercito austro-ungarico vive nella vertigine d’un’ossessione che a tratti gli s’incarna di fronte con allucinante vivezza: si deve vendicare uccidendo il capitano di Stato Maggiore Michajl Michajlovic Seljukov, che l’ha trattato con arrogante disprezzo quando comandava il campo in cui Vittorin era prigioniero di guerra. Incurante del ritorno alla vita civile, della fine delle ostilità, dei tempi nuovi che si preparano per l’Austria, il giovane segue il suo fantasma attraverso l’immensa Russia tempestata dalla rivoluzione e dalla guerra civile, la Turchia, l’Italia, la Francia, e di nuovo l’Austria, dove il cerchio si chiude. Ma l’intera vicenda non è rinserrata nel circolo claustrofobico d’un’idea fissa la quale, al pari della miserevole boîte turca dove il protagonista passa le notti a perdere al giuoco, sembra impregnata di tutti gli odori e popolata di tutti i relitti e i lacerti d’un mondo tramontato per sempre? Ma il miracolo letterario di Perutz è che questo girare in tondo fra morti, morituri e spettri si colora d’un’ariosità, d’un brio, d’una vitalità narrativa galoppante che inchiodano il lettore alla pagina, ipnotizzato come un bambino davanti a un libro di avventure; e il lettore vorrebbe che il viaggio di Georg non finisse mai. “Sei proprio rimasto lo stesso, devi sempre partire col primo treno. – Addio, Georg".

    ha scritto il 

  • 0

    Un romanzo breve, rapido nella storia, mittleeuropeo, che aveva affascinato Ian Fleming.
    Un uomo alla ricerca di un altro uomo, su cui compiere una vendetta che anche al lettore sembra sacrosanta.
    E u ...continua

    Un romanzo breve, rapido nella storia, mittleeuropeo, che aveva affascinato Ian Fleming.
    Un uomo alla ricerca di un altro uomo, su cui compiere una vendetta che anche al lettore sembra sacrosanta.
    E un finale che chiarisce tutto, specialmente al protagonista.

    ha scritto il 

  • 5

    Redde rationem.

    Obnubilato dal demone della vendetta, Georg Vittorin ha un unico scopo nella vita: scovare l'uomo che l'ha brutalmente umiliato. Avrà modo di comprendere che elucubrare la resa dei conti è molto più g ...continua

    Obnubilato dal demone della vendetta, Georg Vittorin ha un unico scopo nella vita: scovare l'uomo che l'ha brutalmente umiliato. Avrà modo di comprendere che elucubrare la resa dei conti è molto più gratificante che metterla in atto.

    ha scritto il 

  • 3

    Avanti il prossimo

    Avendo Perutz scritto il meraviglioso "Di notte sotto il ponte di pietra", leggerò tutto quello che trovo a sua firma. Ma la sciagurata sete di vendetta di Vittorin, che causa soprattutto a lui tanti ...continua

    Avendo Perutz scritto il meraviglioso "Di notte sotto il ponte di pietra", leggerò tutto quello che trovo a sua firma. Ma la sciagurata sete di vendetta di Vittorin, che causa soprattutto a lui tanti guai, mi ha convinto poco.

    ha scritto il 

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