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Tempo di spettri

By Leo Perutz

(160)

| Paperback | 9788845913846

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Book Description

In quegli anni e in quei luoghi dove tutti avevano «paura perfino della loro ombra», quando la turbinosità spettrale degli eventi raggiunse l’apice, nella Russia dove i bolscevichi da poco erano al potere e dove tutti sospettavano di tutti, si avvia Continue

In quegli anni e in quei luoghi dove tutti avevano «paura perfino della loro ombra», quando la turbinosità spettrale degli eventi raggiunse l’apice, nella Russia dove i bolscevichi da poco erano al potere e dove tutti sospettavano di tutti, si avvia la catena inesorabile dei fatti raccontati in questo romanzo. All’interno di una generale caccia all’uomo, seguiamo la caccia di un singolo da parte di un singolo, una partita segreta, incalzante, ossessiva. Dalla Russia alla Turchia, alla Francia, all’Italia, a Vienna continua a rotolare l’invisibile «melina» di cui parla una canzone. E nessuno sa dove finirà. Intanto cadono vittime inconsapevoli sulla strada dell’inseguitore, che le guarda appena, perché fissa nella mente ha l’immagine della sua preda, «che attraversava la vita col frustino in mano, azzimato e sporco di sangue, l’assassino profumato…». «Della parola “genio” si è abusato a lungo, sino a farle perdere senso e valore, altrimenti avrei definito questo libro “semplicemente geniale”» scrisse Ian Fleming a Perutz a proposito di Tempo di spettri. L’inventore di James Bond vi aveva subito riconosciuto la prova magistrale di un’arte del suspense spinta all’estremo. Ma c’era anche qualcosa di più: in questo romanzo, che si presenta come una pura, sinistra scansione di eventi, un metafisico fuoco fatuo li accompagna tutti, senza mai essere nominato, sfuggente e sovrano. Tempo di spettri apparve per la prima volta a puntate nel 1928 su un giornale berlinese e fu subito accolto da uno strepitoso successo.

18 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    4 e 1/2
    Bellissima la scrittura (si può dire altrimenti?), intrigante la storia. Vittorin e Seljukov non possono non rimanere impressi nella memoria perché, prima persone, diventano archetipi di un certo tipo di società in cambiamento.
    Folgoranti le ...(continue)

    4 e 1/2
    Bellissima la scrittura (si può dire altrimenti?), intrigante la storia. Vittorin e Seljukov non possono non rimanere impressi nella memoria perché, prima persone, diventano archetipi di un certo tipo di società in cambiamento.
    Folgoranti le ultime pagine (mi hanno lasciato un po' di amaro in bocca per quello che poteva essere e non è stato) e coerente insieme. Di come l'odio e un'ossessione possono consumare un uomo e dargli allo stesso tempo una ragione per vivere.
    Di come una parola possa cambiare un'esistenza.
    Perché non 5 stelle piene? Ammetto che le descrizioni di guerra mi hanno messa talvolta alla prova.

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    Theut said on Jul 1, 2013 | 4 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Wohin rollst du, Äpfelchen...

    Ai suoi occhi Seljukov non è più l'arrogante ufficiale russo che lo ha offeso. Seljukov è lo spirito maligno di un'epoca degenerata.

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    Moisés Bassano said on Oct 12, 2012 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    sembra uno di quei libri che borges finge di riassumere

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    dhalgren said on Oct 7, 2012 | Add your feedback

  • 10 people find this helpful

    Wer reitet so spät durch Nacht und Wind?

    Nell’angusto locale c’era odore di alcol, di brillantina alla violetta, di essenza di muschio, di tabacco Maryland”. Il sottotenente Georg Vittorin dell’esercito austro-ungarico vive nella vertigine d’un’ossessione che a tratti gli s’incarna ...(continue)

    Nell’angusto locale c’era odore di alcol, di brillantina alla violetta, di essenza di muschio, di tabacco Maryland”. Il sottotenente Georg Vittorin dell’esercito austro-ungarico vive nella vertigine d’un’ossessione che a tratti gli s’incarna di fronte con allucinante vivezza: si deve vendicare uccidendo il capitano di Stato Maggiore Michajl Michajlovic Seljukov, che l’ha trattato con arrogante disprezzo quando comandava il campo in cui Vittorin era prigioniero di guerra. Incurante del ritorno alla vita civile, della fine delle ostilità, dei tempi nuovi che si preparano per l’Austria, il giovane segue il suo fantasma attraverso l’immensa Russia tempestata dalla rivoluzione e dalla guerra civile, la Turchia, l’Italia, la Francia, e di nuovo l’Austria, dove il cerchio si chiude. Ma l’intera vicenda non è rinserrata nel circolo claustrofobico d’un’idea fissa la quale, al pari della miserevole boîte turca dove il protagonista passa le notti a perdere al giuoco, sembra impregnata di tutti gli odori e popolata di tutti i relitti e i lacerti d’un mondo tramontato per sempre? Ma il miracolo letterario di Perutz è che questo girare in tondo fra morti, morituri e spettri si colora d’un’ariosità, d’un brio, d’una vitalità narrativa galoppante che inchiodano il lettore alla pagina, ipnotizzato come un bambino davanti a un libro di avventure; e il lettore vorrebbe che il viaggio di Georg non finisse mai. “Sei proprio rimasto lo stesso, devi sempre partire col primo treno. – Addio, Georg".

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    Asclepiade said on Oct 3, 2012 | 4 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Un romanzo breve, rapido nella storia, mittleeuropeo, che aveva affascinato Ian Fleming.
    Un uomo alla ricerca di un altro uomo, su cui compiere una vendetta che anche al lettore sembra sacrosanta.
    E un finale che chiarisce tutto, specialmente al prot ...(continue)

    Un romanzo breve, rapido nella storia, mittleeuropeo, che aveva affascinato Ian Fleming.
    Un uomo alla ricerca di un altro uomo, su cui compiere una vendetta che anche al lettore sembra sacrosanta.
    E un finale che chiarisce tutto, specialmente al protagonista.

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    F.Ramone said on Jan 21, 2012 | Add your feedback

  • 9 people find this helpful

    Redde rationem.

    Obnubilato dal demone della vendetta, Georg Vittorin ha un unico scopo nella vita: scovare l'uomo che l'ha brutalmente umiliato. Avrà modo di comprendere che elucubrare la resa dei conti è molto più gratificante che metterla in atto.

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    No escape (già X Mas) said on Nov 15, 2011 | 1 feedback

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