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Tempo di uccidere

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.0
(972)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 284 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817202754 | Isbn-13: 9788817202756 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Sullo sfondo della guerra di conquista dell’Etiopia (1935-1936), il dramma intimo di un tenente, colpevole dell’uccisione di una ragazza indigena. Un eroe solitario, un uomo senza qualità che si lascia vivere tra amori, omicidi, stregonerie e lo spettro della lebbra.
Tempo di uccidere è un romanzo particolarissimo nel panorama della narrativa italiana d’oggi: coglie originalmente un clima morale e mentale, offrendo una rappresentazione profana, laica, ironica e amara dell’Africa e della vita militare. Tutto secondo la penna acre e tragica di un moralista che ha saputo cogliere gli aspetti più paradossali della storia e della realtà contemporanea.
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  • 3

    Dopo una decina d'anni passati ad informarmi su qualsiasi libro ed autore, ho deciso di far decidere al destino. Toh, Tempo di uccidere, non so cosa sia. Toh, Ennio Flaiano, non so chi sia.
    Probabilmente qualcuno potrà obiettare, "ooooh, ma come, non conosci X che ha fatto Y?", ma an ...continua

    Dopo una decina d'anni passati ad informarmi su qualsiasi libro ed autore, ho deciso di far decidere al destino. Toh, Tempo di uccidere, non so cosa sia. Toh, Ennio Flaiano, non so chi sia.
    Probabilmente qualcuno potrà obiettare, "ooooh, ma come, non conosci X che ha fatto Y?", ma andando a scavare probabilmente avrei già letto autori a voi sconosciuti.
    E insomma inizio questo libro, capisco che si parla di guerra e di Abissinia (a proposito, sapete che sulle accise della benzina in Italia state ancora pagando il contributo per quella guerra?).
    Un tenente, evidentemente bipolare, guarda con indifferenza un'indigena. Poi ci va a letto. Poi vuole lasciarla. Poi ci sta insieme. Poi, senza fare particolari spoiler, incontra altre persone con cui diventa amico -diciamo-, motivo giusto per meditare d'ucciderle.
    È uno di quei libri che leggi e non consiglieresti, per quanto non ti abbiano fatto esclamare "madonna, sto libro sembra scritto da Moccia!".

    ha scritto il 

  • 3

    Il fatto è che questo pur godibile romanzo, per altro ambiziono per l'evidente volontà di sublimare la guerra d'Africa in un percorso interiore personale, non sembra figlio delll'arguzia di Flaiano e della raffinatezza della sua penna. Ne patisce il confronto e il giudizio finale è per forza cont ...continua

    Il fatto è che questo pur godibile romanzo, per altro ambiziono per l'evidente volontà di sublimare la guerra d'Africa in un percorso interiore personale, non sembra figlio delll'arguzia di Flaiano e della raffinatezza della sua penna. Ne patisce il confronto e il giudizio finale è per forza contenuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Vincitore del primo premio Strega nel 1947, non conoscevo questo titolo ma devo dire di esserne stato completamente catturato. Come hanno già scritto altri utenti, si tratta di un racconto molto sofferto e paranoico del protagonista, un tenente dell'esercito Italiano in Abissinia nella guerra del ...continua

    Vincitore del primo premio Strega nel 1947, non conoscevo questo titolo ma devo dire di esserne stato completamente catturato. Come hanno già scritto altri utenti, si tratta di un racconto molto sofferto e paranoico del protagonista, un tenente dell'esercito Italiano in Abissinia nella guerra del 1935-1936, che per diverse ragioni avrà modo di soffrire interiormente, fare considerazioni profonde su se stesso, sulla vita, sulla morte, sulla guerra... Non voglio dire altro perché non mi piace fare spoiler in nessun caso! Secondo me è un titolo che deve essere letto.

    ha scritto il 

  • 3

    addio Mariam

    Romanzo tutto interiore alla "delitto e castigo", probabilmente simbolico, con un protagonista tormentatissimo che si muove in un'Africa magica, dolce e soffocante.
    Molto bella la prima parte, alla lunga cala, ma resta un libro notevole che ha alimentato il mio recente interesse per l'epope ...continua

    Romanzo tutto interiore alla "delitto e castigo", probabilmente simbolico, con un protagonista tormentatissimo che si muove in un'Africa magica, dolce e soffocante.
    Molto bella la prima parte, alla lunga cala, ma resta un libro notevole che ha alimentato il mio recente interesse per l'epopea coloniale italiana.
    I pensieri sparsi del diario di Flaiano sotto le armi raccolti alla fine sotto il titolo di "Aethiopia" sono eccezionali, divertenti o amarissimi.

    ha scritto il 

  • 0

    E' un romanzo molto ambizioso (ce ne sono ancora in Italia?) in cui l'autore si confronta, secondo me, con i due temi fonte dei principali contorcimenti da parte di tutti i romanzieri del mondo: il tempo e la memoria/ricordo.
    E la ricerca di Flaiano su questi temi è molto efficace in quanto ...continua

    E' un romanzo molto ambizioso (ce ne sono ancora in Italia?) in cui l'autore si confronta, secondo me, con i due temi fonte dei principali contorcimenti da parte di tutti i romanzieri del mondo: il tempo e la memoria/ricordo.
    E la ricerca di Flaiano su questi temi è molto efficace in quanto si fa pure aiutare da un impianto simbolico (o anti-simbolico)del romanzo. Infatti non ci sono praticamente nomi di persona, di luoghi, la guerra d'Africa non si vede e non si sente, l'Africa stessa è ridotta a quinta teatrale bidimensionale dove la coscienza del protagonista compie il suo percorso di evoluzione.
    Una bella prova di EF che, in un contesto dominato dalla poetica neorealista e sociale, fa sentire la sua dissonante voce.
    PS. Il film 8 e 1/2 - cosceneggiato pure da EF - riprende, a distanza di anni, molti temi del romanzo. Sempre secondo me

    ha scritto il 

  • 4

    Tempo di uccidere, tempo di guarire

    C'è l'Africa
    c'è la guerra
    c'è la barzelletta del colonialismo italiano
    c'è il fato e la fatalità
    c'è la nostalgia di casa
    c'è il senso di estraneità
    c'è la causa e l'effetto
    c'è l'angoscia esistenziale
    c'è il peccato e la punizione divina
    c'è ...continua

    C'è l'Africa
    c'è la guerra
    c'è la barzelletta del colonialismo italiano
    c'è il fato e la fatalità
    c'è la nostalgia di casa
    c'è il senso di estraneità
    c'è la causa e l'effetto
    c'è l'angoscia esistenziale
    c'è il peccato e la punizione divina
    c'è la minaccia incombente
    c'è un uomo senza qualità.
    Ma è un Africa che non ha nulla di esotico, aspra e soffocante, tanto passiva da risultare rabbiosa, avvolta in un Tempo immobile che fiacca la mente e le azioni, popolata da gente nel cui sguardo millenario dimora una storia conosciuta - sempre la stessa - quella dei vinti e dei vincitori. Sullo sfondo di una guerra che c'è ma non si vede, un tenente lascia il suo campo per curare un banale mal di denti ma un fato avverso e burlone lo intrappola in una squallida battaglia contro se stesso. In un Tempo sospeso come in un acquario e in uno spazio che sembra angusto pur nell'immensità dell'altopiano africano, assistiamo all'inesorabile caduta morale del protagonista che uccide vigliaccamente, copre le sue tracce con deliberato opportunismo e comincia una fuga senza meta inseguito solo dal fetore della sua colpa. I sensi lo ingannano, la mente vagheggia, ogni cosa è trasfigurata dalla paura che lo segue ovunque, la legge negli occhi di un vecchio ascari, nelle fauci di un coccodrillo invisibile o nelle piaghe purulente sulle sue mani.
    Tempo di uccidere è un gioco beffardo innestato sulla triste etica dell'uomo, così fragile e flessibile quando è trascinata fuori dalle mura amiche di casa e condotta altrove, in un posto sconosciuto, diverso, ostile. Si diventa antagonisti di se stessi, la vita passata è rivestita di perfezione e diventa l'alibi con cui scambiare la caduta dell'anima.
    Finale curioso, suona come un'assoluzione ma con un rumore ironico di fondo e una tromba del giudizio stonata a far da colonna sonora alla rivelazione del protagonista a se stesso.

    ha scritto il 

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