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Tempo di uccidere

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.0
(969)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 284 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817202754 | Isbn-13: 9788817202756 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Sullo sfondo della guerra di conquista dell’Etiopia (1935-1936), il dramma intimo di un tenente, colpevole dell’uccisione di una ragazza indigena. Un eroe solitario, un uomo senza qualità che si lascia vivere tra amori, omicidi, stregonerie e lo spettro della lebbra.
Tempo di uccidere è un romanzo particolarissimo nel panorama della narrativa italiana d’oggi: coglie originalmente un clima morale e mentale, offrendo una rappresentazione profana, laica, ironica e amara dell’Africa e della vita militare. Tutto secondo la penna acre e tragica di un moralista che ha saputo cogliere gli aspetti più paradossali della storia e della realtà contemporanea.
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  • 3

    Il fatto è che questo pur godibile romanzo, per altro ambiziono per l'evidente volontà di sublimare la guerra d'Africa in un percorso interiore personale, non sembra figlio delll'arguzia di Flaiano e della raffinatezza della sua penna. Ne patisce il confronto e il giudizio finale è per forza cont ...continua

    Il fatto è che questo pur godibile romanzo, per altro ambiziono per l'evidente volontà di sublimare la guerra d'Africa in un percorso interiore personale, non sembra figlio delll'arguzia di Flaiano e della raffinatezza della sua penna. Ne patisce il confronto e il giudizio finale è per forza contenuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Vincitore del primo premio Strega nel 1947, non conoscevo questo titolo ma devo dire di esserne stato completamente catturato. Come hanno già scritto altri utenti, si tratta di un racconto molto sofferto e paranoico del protagonista, un tenente dell'esercito Italiano in Abissinia nella guerra del ...continua

    Vincitore del primo premio Strega nel 1947, non conoscevo questo titolo ma devo dire di esserne stato completamente catturato. Come hanno già scritto altri utenti, si tratta di un racconto molto sofferto e paranoico del protagonista, un tenente dell'esercito Italiano in Abissinia nella guerra del 1935-1936, che per diverse ragioni avrà modo di soffrire interiormente, fare considerazioni profonde su se stesso, sulla vita, sulla morte, sulla guerra... Non voglio dire altro perché non mi piace fare spoiler in nessun caso! Secondo me è un titolo che deve essere letto.

    ha scritto il 

  • 3

    addio Mariam

    Romanzo tutto interiore alla "delitto e castigo", probabilmente simbolico, con un protagonista tormentatissimo che si muove in un'Africa magica, dolce e soffocante.
    Molto bella la prima parte, alla lunga cala, ma resta un libro notevole che ha alimentato il mio recente interesse per l'epopea colo ...continua

    Romanzo tutto interiore alla "delitto e castigo", probabilmente simbolico, con un protagonista tormentatissimo che si muove in un'Africa magica, dolce e soffocante. Molto bella la prima parte, alla lunga cala, ma resta un libro notevole che ha alimentato il mio recente interesse per l'epopea coloniale italiana. I pensieri sparsi del diario di Flaiano sotto le armi raccolti alla fine sotto il titolo di "Aethiopia" sono eccezionali, divertenti o amarissimi.

    ha scritto il 

  • 0

    E' un romanzo molto ambizioso (ce ne sono ancora in Italia?) in cui l'autore si confronta, secondo me, con i due temi fonte dei principali contorcimenti da parte di tutti i romanzieri del mondo: il tempo e la memoria/ricordo.
    E la ricerca di Flaiano su questi temi è molto efficace in quanto si fa ...continua

    E' un romanzo molto ambizioso (ce ne sono ancora in Italia?) in cui l'autore si confronta, secondo me, con i due temi fonte dei principali contorcimenti da parte di tutti i romanzieri del mondo: il tempo e la memoria/ricordo. E la ricerca di Flaiano su questi temi è molto efficace in quanto si fa pure aiutare da un impianto simbolico (o anti-simbolico)del romanzo. Infatti non ci sono praticamente nomi di persona, di luoghi, la guerra d'Africa non si vede e non si sente, l'Africa stessa è ridotta a quinta teatrale bidimensionale dove la coscienza del protagonista compie il suo percorso di evoluzione. Una bella prova di EF che, in un contesto dominato dalla poetica neorealista e sociale, fa sentire la sua dissonante voce. PS. Il film 8 e 1/2 - cosceneggiato pure da EF - riprende, a distanza di anni, molti temi del romanzo. Sempre secondo me

    ha scritto il 

  • 4

    Tempo di uccidere, tempo di guarire

    C'è l'Africa
    c'è la guerra
    c'è la barzelletta del colonialismo italiano
    c'è il fato e la fatalità
    c'è la nostalgia di casa
    c'è il senso di estraneità
    c'è la causa e l'effetto
    c'è l'angoscia esistenziale
    c'è il peccato e la punizione divina
    c'è la minaccia incombente
    c'è un uomo senza qualità.
    Ma ...continua

    C'è l'Africa c'è la guerra c'è la barzelletta del colonialismo italiano c'è il fato e la fatalità c'è la nostalgia di casa c'è il senso di estraneità c'è la causa e l'effetto c'è l'angoscia esistenziale c'è il peccato e la punizione divina c'è la minaccia incombente c'è un uomo senza qualità. Ma è un Africa che non ha nulla di esotico, aspra e soffocante, tanto passiva da risultare rabbiosa, avvolta in un Tempo immobile che fiacca la mente e le azioni, popolata da gente nel cui sguardo millenario dimora una storia conosciuta - sempre la stessa - quella dei vinti e dei vincitori. Sullo sfondo di una guerra che c'è ma non si vede, un tenente lascia il suo campo per curare un banale mal di denti ma un fato avverso e burlone lo intrappola in una squallida battaglia contro se stesso. In un Tempo sospeso come in un acquario e in uno spazio che sembra angusto pur nell'immensità dell'altopiano africano, assistiamo all'inesorabile caduta morale del protagonista che uccide vigliaccamente, copre le sue tracce con deliberato opportunismo e comincia una fuga senza meta inseguito solo dal fetore della sua colpa. I sensi lo ingannano, la mente vagheggia, ogni cosa è trasfigurata dalla paura che lo segue ovunque, la legge negli occhi di un vecchio ascari, nelle fauci di un coccodrillo invisibile o nelle piaghe purulente sulle sue mani. Tempo di uccidere è un gioco beffardo innestato sulla triste etica dell'uomo, così fragile e flessibile quando è trascinata fuori dalle mura amiche di casa e condotta altrove, in un posto sconosciuto, diverso, ostile. Si diventa antagonisti di se stessi, la vita passata è rivestita di perfezione e diventa l'alibi con cui scambiare la caduta dell'anima. Finale curioso, suona come un'assoluzione ma con un rumore ironico di fondo e una tromba del giudizio stonata a far da colonna sonora alla rivelazione del protagonista a se stesso.

    ha scritto il 

  • 5

    ATTENZIONE SPOILER!!!


    http://memoriediunfolle.blogspot.it/2014/01/si-diventa-lebbrosi-come-si-diventa.html


    1947: data da ricordare. E' l'anno in cui viene istituito per la prima volta il Premio Strega, un riconoscimento letterario che viene assegnato all'opera italiana pubblicata tr ...continua

    ATTENZIONE SPOILER!!!

    http://memoriediunfolle.blogspot.it/2014/01/si-diventa-lebbrosi-come-si-diventa.html

    1947: data da ricordare. E' l'anno in cui viene istituito per la prima volta il Premio Strega, un riconoscimento letterario che viene assegnato all'opera italiana pubblicata tra l'aprile del precedente anno e il marzo dell'anno corrente che si è particolarmente distinta.

    Il primo romanzo che ha vinto il premio è stato Tempo di uccidere di Ennio Flaiano. Assegnazione interessante, considerando che è stato l'unico romanzo che Flaiano abbia mai scritto. In considerazione di ciò, mi è venuta una voglia matta di conoscere il valore del primo premio strega, così ho acquistato il volume e l'ho letto tutto d'un fiato. Devo dire: capolavoro assoluto (almeno per quanto riguarda me e i miei gusti)!!! E' un romanzo che ti trascina in un mondo fantastico ma reale, sublime, tragico ma comico al tempo stesso. E' la storia di un ufficiale che si trova in Africa e che per una serie di peripezie vede il suo destino e la sua vita prendere una piega decisamente inaspettata. Di guerra, in tutto il romanzo, non c'è traccia, perché Flaiano utilizza l'ambientazione in Africa in modo surreale: è un luogo lontano da noi, ancora immerso nella natura, lontano dalla leggi civili e dalle consuetudini del nostro paese. Questa ambientazione un po' magica è fondamentale per la storia, perché aiuta l'autore, così come il lettore, ad allontanarsi dal ''mondo'' e a costruire una storia dai tratti tragicomici.

    Il nostro protagonista, a causa di un mal di denti (mal di denti che ritroviamo in molte opere di letteratura e che assume sempre la parte del personaggio cattivo, causando un bel po' di action) prende quattro giorni di permesso per recarsi da un dentista. L'incipit ci presenta già l'andamento di tutto il romanzo: ad un banale mal di denti, susseguono una serie di cattivi episodi per porteranno, tragicamente, il protagonista a compiere sempre scelte sbagliate. Il camion che lo deve condurre nella vicina città di A. per farsi estratte un dente si capovolge; si unisce ad una donna del luogo che, senza saperlo, è affetta da lebbra; contrae la malattia; uccide (involontariamente) la donna; scopre di aver contratto la malattia e cerca di uccidere il medico; ottenuta la licenza di un mese non salpa per paura di essere arrestato; dopo più di un mese torna nel suo accampamento per costituirsi e scopre che nessuno l'aveva denunciato e l'unica colpa di cui si è macchiato, ai loro occhi, è l'aver disertato. In sintesi è questa la trama del romanzo.

    Di guerra non c'è traccia in tutto il romanzo, perché Flaiano (che pure aveva partecipato alla campagna in Etiopia del 1936) non cerca di fare la cronaca di una guerra, ma si serve dell'ambientazione storica, trasformandola in chiave surreale, per narrare la vicenda psicologica di un ufficiale, un uomo qualsiasi, un militare tra gli altri militari, e di sottolineare l'importanza che l'errore e la fatalità hanno giocato sulla sua vicenda. E' la storia di un anti-eroe che, spinto da un banale mal di denti, si troverà a commettere e a fallire omicidi, in un turbine di eventi guidati dalla sorte, dagli equivoci, dall'incostanza di pensiero... Emerge la tematica dell'errore, della vita intesa come una catena di sbagli, casuali o forse inconsciamente voluti, che si rivelano però inevitabili nella determinazione del destino, se non del proprio io. E questo ufficiale, così impotente di fronte al fato, così indeciso di fronte a se stesso, finirà vittima degli eventi. Ma chissà, la fortuna potrebbe essere proprio dietro l'angolo.

    I dubbi confortano, meglio tenerseli.

    ha scritto il 

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