Tempo fuor di sesto

Di

Editore: Fanucci

4.0
(1014)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 254 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8834711947 | Isbn-13: 9788834711941 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Anna Martini

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
In una tranquilla cittadina americana degli anni Cinquanta vive Ragle Gumm, unbravo ragazzo che ogni giorno si impegna a vincere un concorso del quotidianolocale, cercando allegramente di sedurre la moglie del vicino. Ma Ragle Gummsembra essere consapevole di un altro mondo e di un altro tempo, che cospiranocontro di lui, e non si tratta di un semplice caso di paranoia. Ragle Gumm, inqualche modo, è al centro del mondo. Ma di quale?
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  • 4

    Time out of joint – tempo fuor di sesto, fuor di squadra

    Il titolo precedente era Tempo fuori luogo. Fanucci editore riporta il titolo italiano all’originale versione tratta da una citazione dall’Amleto di Shakespeare. Sesto è l'antico nome del compasso che ...continua

    Il titolo precedente era Tempo fuori luogo. Fanucci editore riporta il titolo italiano all’originale versione tratta da una citazione dall’Amleto di Shakespeare. Sesto è l'antico nome del compasso che, permettendo di tracciare cerchi perfetti rimanda al significato di misura esatta, di ordine regolare. Essendo qui il tempo fuor di sesto, si intende dire che qualcosa, il tempo stesso, non gira più con la dovuta regolarità o precisione.
    Splendida la prima parte del romanzo, quella in cui i personaggi sentono che qualcosa stride, che non vi è esatta corrispondenza tra ciò che vivono e ciò che la loro ‘memoria abitudinaria’ trasmette.
    Sollevò la mano cercando a tentoni la cordicella della luce. Margo lo chiamò a voce alta: “Fa’ in fretta, caro”… “D’accordo” borbottò, cercando ancora la cordicella… Ancora non aveva trovato la cordicella della luce che penzolava nel buio del bagno. Nausea e irritazione crebbero e cominciò a dimenarsi nell’oscurità, sollevando entrambe le braccia, a mani unite con i pollici tesi che si toccavano; fece ruotare le mani in un ampio cerchio. Sbatté la testa contro l’angolo dell’armadietto e imprecò… Poi all’improvviso si rese conto che non c’era nessuna cordicella. C’era un interruttore a parete… Perché ricordavo una cordicella? Si chiese. Una cordicella precisa, che pende fino a un punto preciso, in una posizione precisa. Non brancolavo a caso, come farei in un bagno sconosciuto. Cercavo una cordicella che avevo tirato tante volte. Abbastanza da innescare una reazione automatica nel mio sistema nervoso involontario. “A voi non è mai successo?” disse sedendosi al tavolo.
    E’ proprio questo che colpisce, forse più della spiegazione successiva, della creazione di un mondo artificiale, della guerra civile, della guerra nucleare. Mi colpisce e mi fa pensare lo straniamento che può provare l’uomo quando non è in grado di riallacciarsi all’autenticità del proprio passato, cosa che gli permetterebbe di acquistare consapevolezza di sé e gli conferirebbe il pieno diritto di esistere attribuendosi un senso e una identità. Quando questo meccanismo viene meno, qui per motivi legati al ‘racconto fantascientifico’, ma in altri casi per motivi reali – per esempio malattie neurologiche –, e viene meno la capacità di raccontarsi perché la memoria è diventata inaffidabile, lo straniamento e il terrore percepito e la nausea devono essere impossibili da affrontare.

    Ho letto Tempo fuor di sesto vent’anni dopo il futuro immaginato da Philip Dick, e il libro ancora tiene. Emozionante, commoventi anche le relazioni tra i personaggi di quel mondo ricreato, in alcuni casi profonde anche se fuor di sesto.

    ha scritto il 

  • 4

    "C'è l'accumulo. C'è la responsabilità. E al di là di questo, c'è il tempo inquieto. Il tempo molto inquieto (*)"

    Siamo negli anni '50. Ragle Gumm è un uomo di 46 anni che vive con la sorella Margo e la di lei famiglia. Per mantenersi risolve quiz di un giornale. Anzi è l'unico risolutore all'attivo di questi imp ...continua

    Siamo negli anni '50. Ragle Gumm è un uomo di 46 anni che vive con la sorella Margo e la di lei famiglia. Per mantenersi risolve quiz di un giornale. Anzi è l'unico risolutore all'attivo di questi improbabili indovinelli.
    Vicini abbastanza ingombranti e con modo di comportarsi assai curioso fanno parte della quotidianità di Ragle.

    Ossessione e fallimento è quello che si respira in questo piccolo mondo che da subito ci appare stranamente chiuso e totalmente centrato su questo bizzarro personaggio.

    Prima ossessione: le parole. Parole che paiono sfuggire dalla memoria e dal contesto in cui vive Ragle, tanto da doverle segnare e conservare in una cassettina adibita al loro mantenimento.

    "Che cos'è una parola? Un segno arbitrario. Ma noi viviamo nelle parole. La nostra realtà è tra parole nontra cose. Comunque, la «cosa in sé» non esiste: solo una Gestalt nella mente. La cosalità... l'idea di sostanza.Un'illusione. La parola stessa è più reale dell'oggetto che rappresenta. La parola non rappresenta la realtà. La parola è la realtà. Per noi, almeno."

    Seconda ossessione: il tempo. Passato apparentemente senza senso. Senza costrutto. Senza finalizzazione. Un tempo quasi appeso in cui a Ragle sembra di non essere riuscito a raggiungere gli obiettivi base: una moglie, una famiglia propria, una casa, dei figli. Gli obiettivi che furono del padre. La costituzione di un nucleo tranquillo e di un rifugio. Di un porto quiete.

    "Lo avvolse una terrificante desolazione. Che disastro era stata la sua vita. Eccolo lì, quarantasei anni, a trastullarsi in soggiorno con il concorso del giornale. Niente impiego serio e remunerativo. Niente figli. Niente moglie. Niente casa propria. E in più faceva lo scemo con la moglie del vicino"

    E una inquietudine. Tangibile e costante. Una stortura che appare e scompare. Fatti che non tornano. Persone che non tornano. Ricordi e deja vu che rappresentano una costante nella vita di tutti i giorni. E di qui l'ansia e la frustrazione. Il sentirsi intrappolato in un mondo che evento dopo evento appare sempre più costruito, finito, finto.

    Di conseguenza la necessità di migrare. Insita in ogni specie. Necessità ancestrale e animale. Quindi la fuga, l'unico mezzo che rimane per cercare di trovare un senso a ciò che si è disassato.

    "Sotto la superficie, dentro di lui, c'era sempre stata una smania profonda e incontrollabile, ma inarticolata. Il bisogno di viaggiare. Di migrare."

    L'unica fuga possibile per trovare la quiete, non è però una fuga di luogo ma di tempo. Tempo in cui non ci sia spazio per inquietudine e responsabilità, tempo futuro in cui vivere un passato reso chimerico dal ricordo.

    Utopico pensare che esista un tempo [e un luogo] in cui poter fuggire da se stessi.

    L'idea del romanzo è geniale. Il gusto di lettura e la sorpresa dello sviluppo purtroppo è rovinata [almeno per me] dai film che a questo libro si sono chiaramente ispirati.

    (*) Cit. 'Il senso di una fine' - Barnes.

    ha scritto il 

  • 3

    A metà strada tra 1984 di Orwell e The Truman Show questo romanzo ruota intorno a un dubbio esistenziale: è reale ciò che vediamo oppure è solo apparenza e finzione?
    Scritto nel 1959, all'alba delle e ...continua

    A metà strada tra 1984 di Orwell e The Truman Show questo romanzo ruota intorno a un dubbio esistenziale: è reale ciò che vediamo oppure è solo apparenza e finzione?
    Scritto nel 1959, all'alba delle esplorazioni spaziali, l'autore immagina scenari di colonizzazione lunare e immancabili guerre tra fazioni di umani. Il finale è aperto alla speranza, ecco perchè definisco questo genere "fantascienza romantica"

    ha scritto il 

  • 4

    Please to meet you Mr Dick!

    1959- In una qualunque cittadina di una qualunque provincia americana, Ragle Gumm vive con la sorella Margot, il cognato Victor ed il nipotino Sammy.
    Una vita tranquilla: il lavoro, le visite del vici ...continua

    1959- In una qualunque cittadina di una qualunque provincia americana, Ragle Gumm vive con la sorella Margot, il cognato Victor ed il nipotino Sammy.
    Una vita tranquilla: il lavoro, le visite del vicinato, le faccende domestiche...
    Ma è anche un'epoca di fobie su cui aleggia lo spauracchio della bomba H e un' un'imminente invasione russa ormai data per certa.
    A 46 anni Ragle non ha quello che comunemente può essere definito un vero lavoro.
    La sua attività, infatti, consiste nel risolvere i quiz pubblicati da un quotidiano. Iniziato come semplice gioco è ormai diventata un'occupazione a tempo pieno che frutta denaro ed anche fama essendo oramai un affermato vincitore seriale.
    Qualcosa non va. Non è solo l'insoddisfazione professionale. Ragle si sente turbato, disturbato e a ciò contribuiscono piccoli episodi insoliti che mettono in dubbio che tutto si svolga secondo natura.
    "Sì, c'è qualcosa di storto — disse Ragle.
    — Voglio dire, non in te o in me o in qualcun altro. Dico in generale.
    — «Il tempo» — disse Ragle — «è fuori luogo»."

    Una storia appallottolata come il filo di una matassa e che sbrigliandosi va a costruire un'originale trama fantastica.
    “Tempo fuori luogo” è un'ucronia che sicuramente ha dato più di uno spunto alla narrativa di genere che ne è seguita benché non colpisca certo con una brillante cifra stilistica.
    Leggi e non puoi fare a meno di pensare a “The Truman show” piuttosto che “Ritorno al futuro”.
    E se oggi alcune paranoiche proiezioni in quel futuro-che per noi è passato- immaginato quasi sessant'anni fa, fanno sorridere, e al tempo stesso interessante fermarsi a pensare che esperienza di lettura possa essere stata per l'ignaro lettore degli anni '60.
    Ma qui mi fermo. Non entro nel merito. Il libro va letto.

    Ho rotto il ghiaccio: please to meet you Mr Dick!!

    ha scritto il 

  • 4

    Autore: statunitense ( 1928-1982). Romanzo del 1959.

    La scrittura non è il massimo, opinioni, scelte ed altra minuteria risalgono ad epoche in cui il “politicamente corretto” non era così diffuso. E l ...continua

    Autore: statunitense ( 1928-1982). Romanzo del 1959.

    La scrittura non è il massimo, opinioni, scelte ed altra minuteria risalgono ad epoche in cui il “politicamente corretto” non era così diffuso. E lui, volutamente o meno non lo era.
    Com’è allora che i suoi libri si leggono ancora e vengono regolarmente utilizzati per film di grande successo?

    E’ un po’ come quelle persone non canonicamente belle, ma portatrici di un fascino peculiare.

    Se quello che ha scritto Dick (o altri) non appare originale è perché tanti dopo di loro hanno copiato o si sono ispirati ai loro libri. Un po’ come l’abitudine diffusa di fare film che sono remake di altri, migliori tra l’altro, nella nostra completa ignoranza.
    Chi ha visto l’originale? magari nel noioso bianco e nero …..
    Sospetto sia il nostro tempo a mancare di originalità.

    Si può dire che tutti hanno ritrovato in questa storia Truman show, anche se la sequenza temporale corretta sarebbe stata di ritrovare questa storia in Truman show.

    Ma la sola cosa che li accomuna è la costruzione di una vita illusoria intorno al protagonista.
    Qui nessuna ripresa in diretta diffusa in tutto il paese con gente qualunque che partecipa alla vita del protagonista. Non c’è alcun reality dal finale liberatorio.
    E Gumm non è del tutto all’oscuro.
    Quello che conta non è tanto il perché (e direi neppure il finale dickiano), ma la rappresentazione della vita piccolo borghese in un microcosmo sul tipo di Pleasantville con qualcosa di storto, di sbagliato, di inquietante.
    Cosa che accade quando il tempo o la mente slittano.
    E questa parte si merita le stelle.

    22.08.2016

    ha scritto il 

  • 5

    MONDI E TEMPI FUORI POSTO

    Tempo fuor di sesto è un libro chiave per Dick, scritto nel 1958 e pubblicato l'anno successivo. Da questo momento Dick inizia ad attirare più attenzione come autore di fantascienza e critico del pan ...continua

    Tempo fuor di sesto è un libro chiave per Dick, scritto nel 1958 e pubblicato l'anno successivo. Da questo momento Dick inizia ad attirare più attenzione come autore di fantascienza e critico del panorama attuale dei suoi tempi. Il romanzo è uno dei meglio riusciti, di ispirazione per autori e registi successivi.
    Il protagonista è Ragle, precognitivo le cui doti servono all'umanità per anticipare i bombardamenti di nemici che si trovano sulla Luna. Siamo alla fine degli anni '90 e la Terra è nel bel mezzo di una guerra interplanetaria, ma non sappiamo niente di tutto ciò all'inizio del libro. Per poter applicare le sue doti, Ragle vive un'esistenza calibrata su misura in una fittizia cittadina degli anni '50 dove è una celebrità: vince ogni giorno il concorso "indovina dove si troverà oggi l'omino verde". È qui che facciamo la sua conoscenza ed è qui che inizia il suo percorso di scoperta. [...]
    Leggi tutta la rece: http://beatblog2.blogspot.it/2016/03/philip-k-dick-pt4-mondi-e-tempi-fuori.html

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Antesignano del "Truman Show"

    Interessante opera Dickiana in cui sono fusi i tipici elementi della narrativa dell'autore cioè l'inetto Dickiano (quasi Sveviano) incastrato in una vita senza sbocchi e priva di spunti di crescita e ...continua

    Interessante opera Dickiana in cui sono fusi i tipici elementi della narrativa dell'autore cioè l'inetto Dickiano (quasi Sveviano) incastrato in una vita senza sbocchi e priva di spunti di crescita emotiva, un concetto di realtà labile e alieno allo stesso tempo e un'attività centrale alla narrativa, la risoluzione del "gioco dell'omino verde" capace di fondere l'infantile rifiuto delle responsabilità alla incredibile necessarietà dell'atto in se (evitare il bombardamento, di fatto interrotto, del pianeta da parte dei lunatici). Pecca del romanzo la mancata risoluzione di alcuni nodi narrativi dell'intreccio (La figura di Margot, la relazione con Junie Black ed il ruolo del marito Bill), limitandone l'efficacia finale, pur mantenendo un discreto ritmo narrativo non privo di rallentamenti evitabili. 3 stelle e mezzo

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    La nostra realtà è fatta di parole, non di cose. Comunque non esistono cose; una gestalt nella mente. La cosità… Il senso della sostanza. Un’illusione. La parola è più reale dell’oggetto che rappresen ...continua

    La nostra realtà è fatta di parole, non di cose. Comunque non esistono cose; una gestalt nella mente. La cosità… Il senso della sostanza. Un’illusione. La parola è più reale dell’oggetto che rappresenta.
    La parola non rappresenta la realtà. La parola è la realtà. Per noi, comunque. Forse Dio arriva agli oggetti. Ma noi no.

    «Nessuno cerca sé stesso sull’elenco. È l’unica cosa che nessuno pensa mai di andare a vedere, il proprio numero.»

    Un pazzo può perdere la testa? si domandò.

    Quale sarebbe il peggior incubo per un complottista? Scoprire di avere torto oppure di avere ragione?
    Il dramma è per chi complottista non è, ma comincia a sospettare che qualcosa ci sia.
    A dimostrazione che “The Truman Show” non ha inventato nulla, molti anni prima Dick ci porta nella provincia americana degli anni cinquanta, conformista, borghese, quella che lo scrittore avrebbe voluto ritrarre con romanzi realistici con cui diventare famoso, dove curiosamente nessuno conosce Marylin Monroe e il Jack Daniel’s – a suo modo un incubo pure questo – in una “Matrix” (altro filmone ma pure questo debitore di idee passate) in cui l’incubo, fuor di sesto come il tempo, si rivela proprio l’atmosfera rassicurante e casalinga.

    [Qui finiva inizialmente la recensione, ma mi è stato chiesto giustamente, visto che non era comprensibile dal tono "neutro", se il libro mi fosse piaciuto o no. La risposta è sì, e ci aggiungo ancora qualche riga per motivarla.]

    Per certi versi è un giallo e la soluzione, anche se nello stile dei finali di Dick, che raramente sono conclusivi, permette di capire, e allo stesso tempo offre ai lettori nuovi interrogativi su come agire in situazioni in cui il bene e il male non sono nettamente separati.

    ha scritto il 

  • 4

    Ai confini della fantascienza

    Se Philip Dick, sempre oberato da grandi difficoltà finanziarie, fosse stato un po' piu' attento alla qualità della sua prosa, sarebbe stato forse il piu' grande autore americano del Novecento. Ma ...continua

    Se Philip Dick, sempre oberato da grandi difficoltà finanziarie, fosse stato un po' piu' attento alla qualità della sua prosa, sarebbe stato forse il piu' grande autore americano del Novecento. Ma si vede che non aveva tempo, scriveva molto e viaggiava spesso nel futuro. prova ne è questo meraviglioso gioiellino di fantascienza, che solo fantascienza non è.

    Time Out of Joint, a prima vista sembra la ricostruzione stereotipata ma realistica di una cittadina americana degli anni Cinquanta. Quartieri residenziali dove si conduce un'esistenza placida e ordinaria, scandita dal lavoro e dai rapporti con i vicini, contesa tra le lusinghe del consumismo e lo spettro della guerra fredda. Un romanzo pieno di clichè e di luoghi comuni. finché pian piano nella storia compaiono degli elementi aberranti, anomali... Ad esempio, in questi anni Cinquanta non esiste Marilyn Monrore, perché non è stata "inserita"...e nemmeno la radio..per impedire alle persone di avere un contatto con la realtà..
    Perché quest'ambientazione dell'epoca eisenhoweriana è solo una riproduzione fittizia di quell'epoca, costruita nel 1997 in piena guerra interstellare.
    Il presente del romanzo, il presente reale è un bel casino..perché è descritto come "il passato di un ipotetico futuro".. E in questo modo Dick costruisce non solo una chicca fantascientifica ma ci mostra il modo in cui noi raccontiamo la nostra storia. In sintesi, secondo Dick solo recuperando l'autenticità del nostro passato potremmo acquisire consapevolezza di noi e del nostro presente, cosa che nel romanzo fatica a emergere, poiché i personaggi rievocano il loro passato solo attraverso la mediazione di quelle immagini stereotipate e fittizie di cui ho scritto all'inizio.
    Forse il miglior romanzo di Dick che abbia letto, visionario e di gran lunga anticipatore di quanto massicci e imponenti i grandi mezzi di comunicazione siano in grado di creare pseudo-realtà artificiali con il supporto di dispositivi tecnologici atti a modificare, distorcere e inventare un presente che ricorda molto quel passato-del-futuro-nel-lettore-del-presente-di-questo-romanzo-del-passato-che-non-è-mai-passato-davvero, nè è davvero passato.

    ha scritto il 

  • 3

    la fantascienza anni 50

    Vi ricordate la serie televisiva americana in bianco e nero che credo si chiamasse "ai confini della realtà"?
    Quello è il clima, quello il periodo, forse un po di nostalgia per la nostra ingenuità di ...continua

    Vi ricordate la serie televisiva americana in bianco e nero che credo si chiamasse "ai confini della realtà"?
    Quello è il clima, quello il periodo, forse un po di nostalgia per la nostra ingenuità di allora! per chi è over sixty, sicuramente da leggere. Non so che effetto faccia agli altri

    ha scritto il