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Tempo fuor di sesto

By Philip K. Dick

(244)

| Paperback | 9788834711941

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Book Description

In una tranquilla cittadina americana degli anni Cinquanta vive Ragle Gumm, unbravo ragazzo che ogni giorno si impegna a vincere un concorso del quotidianolocale, cercando allegramente di sedurre la moglie del vicino. Ma Ragle Gummsembra essere consa Continue

In una tranquilla cittadina americana degli anni Cinquanta vive Ragle Gumm, unbravo ragazzo che ogni giorno si impegna a vincere un concorso del quotidianolocale, cercando allegramente di sedurre la moglie del vicino. Ma Ragle Gummsembra essere consapevole di un altro mondo e di un altro tempo, che cospiranocontro di lui, e non si tratta di un semplice caso di paranoia. Ragle Gumm, inqualche modo, è al centro del mondo. Ma di quale?

106 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Niente da commentare, quest'uomo era, ed è ancora, un genio.

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    micca said on Jun 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Disturbante da morire. E la recensione sta in queste tre parole. Terzo romanzo di Dick che leggo, e anche se è poco, lo adoro sempre di più. "Il tempo è fuor di sesto". La vita di Ragle Gumm può apparire come la migliore o la peggiore possibile. La f ...(continue)

    Disturbante da morire. E la recensione sta in queste tre parole. Terzo romanzo di Dick che leggo, e anche se è poco, lo adoro sempre di più. "Il tempo è fuor di sesto". La vita di Ragle Gumm può apparire come la migliore o la peggiore possibile. La finzione talvolta è giustificata, o almeno, può sembrarlo. Questo libro non è un distopico, è una semplice riflessione, una riflessione che provoca disturbi davvero forti secondo me. Quando il tempo è fuor di sesto è ovvio che si cerchi di riportarlo sulla giusta frequenza, ma come fare? Perché se è il tempo che è fuor di sesto bisogna riportare sulla giusta frequenza tutto quanto. Noi stessi, le nostre convinzioni, progetti, conoscenze. Tutto ovviamente è messo in dubbio. Assolutamente da leggere (e rileggere molto probabilmente). Per come e dove viviamo sicuramente c'è da pagare un debito a questo romanzo. E non si tratta di fare i padroni della morale, è un'ovvietà. (Questo romanzo si applica a chiunque, dovunque. Ovvio che al momento, è molto adatto).

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    mementomihi said on Apr 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Tempo fuor di sesto, oltre ad essere una frase dell’Amleto di Shakespeare, è il titolo del romanzo di Philip K. Dick scritto nel 1958-59. Scrittore postmodernista, Dick è autore di numerosi romanzi di fantascienza dai quali sono stati tratti vari fil ...(continue)

    Tempo fuor di sesto, oltre ad essere una frase dell’Amleto di Shakespeare, è il titolo del romanzo di Philip K. Dick scritto nel 1958-59. Scrittore postmodernista, Dick è autore di numerosi romanzi di fantascienza dai quali sono stati tratti vari film tra cui, per esempio, il fantastico The Truman show che è stato ispirato proprio da questo libro.

    La mia recensione completa la trovate qui: http://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2014/01/11/…

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    Miss P. said on Feb 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Le percezioni di Ragle Gumm e di Truman Burbank

    Un buon romanzo, con considerazioni non banali, sulla differenza tra realtà percepita e realtà autentica, a partire dal romanzo stesso (la mistificazione coatta attraverso le parole) per arrivare ad un complotto interplanetario (tanto simile, nella s ...(continue)

    Un buon romanzo, con considerazioni non banali, sulla differenza tra realtà percepita e realtà autentica, a partire dal romanzo stesso (la mistificazione coatta attraverso le parole) per arrivare ad un complotto interplanetario (tanto simile, nella sua essenza, agli intrighi politici di qualsiasi epoca). Dick non è ancora al proprio apice di scrittore, ma ci si sta avvicinando, e non è difficile, leggendo questo libro, rinvenire numerosi spunti di ispirazione per il tanto osannato film "The Truman Show" di Peter Weir.

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    Imagus 2011-2014 said on Jan 18, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Non so perché, ma trovo sempre affascinanti le ambientazioni “U.S.A. anni’50” dei primi libri di PKD. Il clima che riesce a creare è perfetto nel descrivere la tranquillità, l’ordine felice, l’ottimismo di una società uscita vincente dalla II guerra ...(continue)

    Non so perché, ma trovo sempre affascinanti le ambientazioni “U.S.A. anni’50” dei primi libri di PKD. Il clima che riesce a creare è perfetto nel descrivere la tranquillità, l’ordine felice, l’ottimismo di una società uscita vincente dalla II guerra mondiale che si abbandona innocentemente agli agi apportati dal progresso e da un’economia ormai affermatasi come dominante sulla scala planetaria. Ma che dietro questa facciata nasconde inquietudini, incubi, profonde contraddizioni che esploderanno più apertamente nei due successivi decenni. .
    Dick è uno dei maestri maggiormente capaci di smascherare nei suoi romanzi (e non solo quelli di SF) il malessere di base nascosto sotto lo zerbino della tipica “happy family” americana: la paura della guerra fredda e del conflitto atomico sfociano talvolta (negli animi più sensibili) in timore di vivere una realtà fasulla, dietro la quale si nascondono complotti, verità tenute nascoste dal potere, sfiducia verso lo Stato, bugiardo e manipolatore, e che possono facilmente sfociare in vera paranoia. E in questo “Tempo fuor di sesto” (una frase di Amleto) i peggiori incubi si trasformano in realtà.
    Precursore di film come “Plaesantville” o “Truman Show”, o di altri romanzi di tema simile (scritti però in anni successivi in cui la “finzione” degli “happy ‘50s” era già stata superata e tutta l’inquietudine venuta ormai a galla), la trovata geniale di PKD è quella di far scoprire alla fine al protagonista, paranoico e sospettoso di vivere in un mondo faullo, di essere lui stesso, in un altro tempo, in un’altra realtà, uno degli ideatori di quel teatro di cartapesta, per assecondare il suo bisogno di regredire all’infanzia (un bisogno che sembrava attanagliare tutta la società americana in quell’epoca, forse in cerca di ritrovare la propria innocenza dopo Hiroshima) per svolgere tranquillamente e come per gioco i suoi reali compiti bellici.
    Molti i riferimenti letterari (oltre a quello del titolo) all’interno del romanzo (Dick era uno scrittore colto, e soffriva nell’essere relegato alla letteratura di genere minore, come veniva considerata la SF, una specie di SerieB), tutti segnalati nell’interessante prefazione di Carlo Pagetti.

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    carloesse said on Jan 10, 2014 | 1 feedback

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