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Teorema del devastatore

Di

Editore: Giraldi

3.7
(19)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 330 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8861551580 | Isbn-13: 9788861551589 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Comics & Graphic Novels , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Un Devastatore prima o poi lo abbiamo incontrato tutti. È quell'ex con il quale non abbiamo mai veramente chiuso, perché è incastrato nel limbo degli indimenticabili. È un file che rifiuta di farsi cestinare, un bug di sistema. È un untore, portatore (in)sano di una malattia sentimentalmente trasmissibile che induce insoddisfazione, bisogno di nascondere i sentimenti veri, paura di concedersi. Romeo è un trentenne insoddisfatto, studia architettura con lentezza, ha una tiepida ragazza fissa e un focoso amico d'infanzia. Sveva è una studentessa postmoderna e maschiaccia, dall'aria dolce e fatale. Fa e dice le cose giuste per sembrare la donna del destino. È davvero così? È il grande amore? Moderno odisseo, Romeo affronterà ciclopi e sirene per trovare risposta alla Domanda: quando il nostro Grande Amore non vuole essere nostro, è ancora il Grande Amore?
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  • 4

    ho dato 4 stelle semplicemente perchè ho come l' impressione di non aver metabolizzato totalmente questo libro. per cautela, solo 4. potrebbero diventare 5 o forse perfino 2... non so.
    Di cosa parla lo si puó capire dalla scheda del libro quindi scrivo solo le mie impressioni a caldo... ...continua

    ho dato 4 stelle semplicemente perchè ho come l' impressione di non aver metabolizzato totalmente questo libro. per cautela, solo 4. potrebbero diventare 5 o forse perfino 2... non so.
    Di cosa parla lo si puó capire dalla scheda del libro quindi scrivo solo le mie impressioni a caldo...

    Scrittura coinvolgente, originale, toccante, spesso a suo modo divertente, cruda, terribilmente cruda, tagliente.
    ma soprattutto vera, verosimile, reale... familiare (come giustamente riportato nella postfazione).
    Romeo è familiare... come anche Sveva... come familiari appaiono le vette estreme di autodistruzione, di abbandono, di dolore... anche se non le si è sperimentate e toccate nei modi descritti le si conosce, si è vissuto qualcosa che ci assomiglia.. chi più chi meno...
    questo libro è un gigantesco e via via sempre più acido e allucinato affresco dove amore, arte, vita, musica, sesso, inerzia e slancio dei sentimenti, speranza, viltà, egoismo, degradazione, abbruttimento, introspezione, poesia si mescolano e si compenetrano l'uno nell'altro... fino a perdere i rispettivi confini.
    consigliato.

    ha scritto il 

  • 5

    Appena chiuso.
    Così, a caldo, mi scivolano dal mouse cinque stelle.
    Perchè è uno di quei libri che finisci per fare tuoi, con i quali sviluppi un senso di appartenenza che non è dovuto solo al 'sentire amoroso' comune a tutto l'universo senziente, ma provocato dal modo in cui le pagin ...continua

    Appena chiuso.
    Così, a caldo, mi scivolano dal mouse cinque stelle.
    Perchè è uno di quei libri che finisci per fare tuoi, con i quali sviluppi un senso di appartenenza che non è dovuto solo al 'sentire amoroso' comune a tutto l'universo senziente, ma provocato dal modo in cui le pagine possiedono i cinque sensi. I tuoi.
    L'immedesimazione è poca cosa - io non potrei mai, con uno che si sfonda di canne dall'inizio alla non-fine - e più di essa, appunto, agisce un meccanismo di pura attrattiva e forza della parola.
    Per gran parte della storia le pagine sono un puro delirio, eh.
    Nel quale però si sollevano frasi così materiche, così devastanti, appunto.
    Un libro che monta e smonta i luoghi comuni, che rende credibili TUTTI i punti di vista, che non elargisce perle di saggezza, ma tramonti caotici, non frasi fatte ma parole senz'armi, passi nell'esistenza, odori persino.
    E il finale, cazzo, quello di Camila e dei tre gettoni nella mano.
    Una delle immagini più intense e struggenti e autentiche nelle quali mi sia mai imbattuto.
    Chapeau.

    (Unica piccola nota dolente da rompicoglioni quale sono: ci sono articoli indeterminativi maschili seguiti dall'apostrofo a PROFUSIONE. Soffro.)

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo. Il romanzo ti risucchia tra i nodi della sua vicenda, tra un presente fatto di devastazione post- Distruttore in cui solo l'alcool e le droghe riescono ad attaccare il devastato alla Vita, perso in un vagabondaggio senza scopo ne nobiltà tra i paesi europei sino al ricordo del passato ...continua

    Bellissimo. Il romanzo ti risucchia tra i nodi della sua vicenda, tra un presente fatto di devastazione post- Distruttore in cui solo l'alcool e le droghe riescono ad attaccare il devastato alla Vita, perso in un vagabondaggio senza scopo ne nobiltà tra i paesi europei sino al ricordo del passato in cui il devastato vive la sua felice seppur temporanea storia d'amore romana, in quell'ingenuità o rinnegata consapevolezza di una felicità a breve termine in cui si sente vivo e si riempie delle parole, dei gesti e della bellezza del suo Devastatore.
    Un romanzo vivo, vero, pieno di verità e di riflessioni sull'Amore, sulla vita, sul totale sconvolgimento che può portare un amore o soltanto un'ossessione amorosa.
    Consigliato a chi è appena rimasto sotto da una storia, a chi ha appena lasciato andare il suo Devastatore o anche a chi si è accorto di aver appena smesso i panni di quel Devastatore.

    “C'è addirittura un'attitudine del devastato così come c'è un'attitudine del Devastatore. Non è un caso che i due si incontrino, l'uno per devastare l'altro. In un certo senso, il Devastatore arriva quando lo vogliamo, inconsapevolmente. Lo attiriamo. Siamo noi a volerlo. Sappiamo già che staremo male per lui ma ancora teniamo ben nascosta in noi questa consapevolezza. In genere questo momento non corrisponde a un periodo di debolezza, tutt'altro: è proprio alla fine di un periodo di riflessione, o di crescita, quando ci sentiamo forti e aperti alla cita, che arriva quest'incontro.”
    “Non è un potere inconsapevole: non si tratta di persone fatali, non si tratta di personaggi oscuri e tenebrosi. I Devastatori sono gente comune, persone che per una concomitanza di cause, per una congiunzione astrale, dicono e fanno cose che fanno impazzire il devastato, e non possono fare nulla per evitarlo...”
    “...e poi c'è il momento in cui arriva il Devastatore. Quella con lui, o con lei, è una storia spartitraffico: da un lato il normale corso delle cose, dall'altro un flusso al quale non apparteniamo. E' chiaro che non è una storia ripetibile, e a pensarci non è nemmeno tanto possibile; certe volte hai persino l'impressione che non sia mai avvenuta. Però è avvenuta, anzi è avvenuta a tutti ma nessuno ne parla perché ognuno si è rifatto una vita con qualcun altro e gli sembra impossibile che le due cose possano coesistere nella stessa esistenza. Il Devastatore fa storia a sé, e non puoi paragonarlo ad altre storie...”
    “...il Devastatore ,inoltre, ha un modo di catturarci subdolo ma assolutamente involontario-perché in verità stiamo facendo tutto noi- e cioè soffre a causa di una serie di problemi personali a cui noi – i futuri devastati – ci interessiamo, e il nostro errore (sacrilegio?) è che desideriamo aiutarlo a risolverli; e invece ci porteranno giù con lui. Il Devastatore appare debole e bisognoso di consigli e attenzione, anche se si proclama forte e indipendente; la sua forza sta proprio nel manovrare con arte il pericolo che possa sparire dalla nostra vita per sempre, vittima di questi suoi problemi irrisolvibili. E proprio questa generosità non richiesta anzi osteggiata, proprio questo istinto del Buon Samaritano sarà la rovina del devastato...”
    “Esistono solo catene, solo modi di incastrarsi tra persone, dice. Come le tessere del puzzle. Quando vorresti cambiare, ormai sei già costretto nel tuo ruolo, in mezzo ad altre tessere che combaciano, e oltretutto sei parte di qualcosa che senza te al tuo posto non avrebbe più senso.”
    “Ogni persona ha dentro di sé due vite, dice mentre guida. Una è quella che vorrebbe,l'altra è quella che si concede.”
    “..ho capito che gli anni dai dieci ai venti mi sono serviti a capire che c'ero, quelli dai venti ai trenta chi ero e i prossimi dieci dovranno dirmi cosa posso fare con quello che sono, e ora prima cosa voglio vaffanculare tutti i pesi morti della mia vita, amici coglioni e donne pallose comprese...”
    “...e il bello è che il novanta percento delle volte non è il Devastatore ma il devastato a troncare la storia, perché ha un sentore di quello che sta per capitargli; sente che deve farlo ma che è già troppo tardi, e che ha sempre saputo che sarebbe finita così. A volte sa anche che se ne pentirà, a volte invece è ben protetto dall'orgoglio da un lato e dall'istinto di conservazione dell'altro, e si dice di aver fatto la cosa giusta. In genere, passa poco tempo prima che si accorga veramente dell'errore inevitabile che ha fatto.”
    “Quello del devastato non è amore ma ossessione.”
    “...ognuno di noi è Devastatore di qualcun altro.”

    ha scritto il 

  • 1

    Questo romanzo me lo sono portata appresso ovunque, con l'ansia che mi prende tipicamente quando un libro non mi piace ma decido che lo finirò comunque, perchè, in fin dei conti, è colpa mia se scelgo cosa leggere sulla base dell'"attrazione di copertina". L'ho letteralmente devastato (giusto per ...continua

    Questo romanzo me lo sono portata appresso ovunque, con l'ansia che mi prende tipicamente quando un libro non mi piace ma decido che lo finirò comunque, perchè, in fin dei conti, è colpa mia se scelgo cosa leggere sulla base dell'"attrazione di copertina". L'ho letteralmente devastato (giusto per stare in tema), rompendolo persino in due parti (non era un gesto volontario. Ho odiato il fatto che l'autore non sia giapponese, perchè, se così fosse stato, il protagonista si sarebbe suicidato a pag. 2 e io adesso gli starei dando massimi voti per il favore fatto all'umanità tutta. Missà che agli altri che l'hanno letto è piaciuto e mi dispiace di andare controcorrente, ma è tutto un enorme déjà vu: il rapporto tra lo studente e il professore, l'ippodromo, il triangolo con il migliore amico, l'autodistruzione postuma, il sesso perfetto vs. l'amore traballante e molto altro. A vent'anni credo che l'avrei adorato, ma a trenta mi sa di banale e i protagonisti si fanno quasi più seghe mantali di quelli di "Norwegian Wood". Peccato...

    ha scritto il 

  • 3

    Pochi fatti e troppe, troppe, trooooppe pippe mentali.

    Finire questo libro è stata una bella impresa e, anche se molto spesso mi sono trovata di fronte vere e proprie "perle", confesso di essere stata più volte sul punto di abbandonare...
    L'unica cosa che mi ha spinto a continuare la lettura, è stata la curiosità di scoprire dove lo scrittore v ...continua

    Finire questo libro è stata una bella impresa e, anche se molto spesso mi sono trovata di fronte vere e proprie "perle", confesso di essere stata più volte sul punto di abbandonare...
    L'unica cosa che mi ha spinto a continuare la lettura, è stata la curiosità di scoprire dove lo scrittore volesse andare a parare, o comunque la voglia di capire (dopo decine di pagine d’inconcludenti blablabla) cosa fosse accaduto al protagonista di tanto sconvolgente da trasformarlo in un nomade che va avanti a trip e seghe (non solo) mentali.

    Andando per ordine comunque…

    L’inizio è promettente e i personaggi principali sono presentati in modo interessante. Le prime pagine quindi, scorrono velocemente ma col passare del tempo tutta la storia diventa lenta e monotona. Ho faticato a mantenere vivo l’interesse per la prima metà del libro dove, fondamentalmente, non accade nulla e le giornate si ripetono, si ripetono, si ripetono...e non si capisce perché? Molte delle vicende descritte poi, sono (secondo me) inutili, come ad es. le giornate trascorse all’ippodromo: un po’ troppo Bukowskiane per i miei gusti.

    Ad ogni modo, se si riesce a non farsi sopraffare dalla voglia di lasciar perdere Romeo &co., si arriva alla seconda metà della storia e finalmente a Sveva che, con le sue energie da supereroina, rimette tutto in movimento.
    Sveva è brillante, cinica, simpatica e insopportabile. Sveva è tutto quello che una buona storia dovrebbe raccontare e, per questo, dal momento in cui entra a far parte della vita dei protagonisti, le pagine scorrono veloci, inafferrabili. Sì, la seconda parte è quella che mi è piaciuta di più, anche se non basta un solo e buon personaggio per rendere "bello" un libro.
    Ci sono molte cose che non mi hanno convinta, molte cose già viste e altre scontate, come quella specie di triangolo che si forma verso la fine e che proprio mi ha fatto girare le palle... un cliché che poteva essere evitato. Il finale poi, non l'ho capito o forse, semplicemente non mi è piaciuto.
    Per tutte queste ragioni - per lo stile narrativo certamente non originale ma che qualche volta pare abbia la presunzione di volerlo sembrare - e soprattutto per la lentezza - la cosa che più odio in un romanzo - voto questo libro con 3 stelle.

    In fondo è un buon esordio.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è uno di quei romanzi difficili da commentare, perché richiama emozioni e momenti che, prima o poi, tutti abbiamo vissuto; un libro anche fastidioso perchè riporta alla mente domande che tutti ci siamo posti: quando il nostro Grande Amore non vuole essere nostro, è ancora il Grande Amore? ...continua

    Questo è uno di quei romanzi difficili da commentare, perché richiama emozioni e momenti che, prima o poi, tutti abbiamo vissuto; un libro anche fastidioso perchè riporta alla mente domande che tutti ci siamo posti: quando il nostro Grande Amore non vuole essere nostro, è ancora il Grande Amore?

    Ad una domanda simile è difficile rispondere, in compenso è molto facile buttarsi via, cercare di distruggersi o correre incontro a qualcosa, senza avere bene in mente che cos'è che davvero manca. Allontanarsi, da tutto e da tutti (o forse solo da se stessi) non è mai possibile ed a volte la paura d'amare porta a scelte estreme, scelte che l'autore riesce, in questo bellissimo romanzo, a mostrarci in tutti i loro aspetti. Dolore, rabbia, paura, senso di impotenza, voglia di fuggir via... tutte emozioni che traspaiono dalle pagine con una tale intensità che viene da chiedersi quanto ci sia di autobiografico nel libro.
    A tratti ossessivo, sempre molto diretto ed a volte duro, “Teorema del devastatore” è un libro notevolissimo, soprattutto considerando che si tratta di un'opera d'esordio.

    Linguisticamente corretto, con una trama ben strutturata che si snoda tra la vita quotidiana ed i ricordi (attraverso i quali il lettore scopre, pagina dopo pagina, la nascita e l'evoluzione della storia), con personaggi descritti così bene da sembrare assolutamente reali (adorabile il professore Furlan) e arricchito da belle illustrazioni che rispecchiano alcuni dei passi descritti, questo primo capitolo della trilogia è davvero interessante particolare.

    Può sembrare eccessivo ma è un libro che si apprezza in ogni sua parte: ambientazione, stile di scrittura, trama, personaggi, disegni.... non resta quindi che aspettare, con impazienza, il seguito!

    ha scritto il 

  • 3

    non si diventa adulti per anzianità

    forse se l'avessi letto da "giovane" mi sarebbe piaciuto di più, probabilmente se avessi letto meno libri l'avrei trovato fantastico, e sicuramente anche l'autore deve aver letto Bukowski, Fante, Carver, Ginsberg e Kerouac, ma avendoli letti anche io non ho trovato niente di nuovo se non qualche ...continua

    forse se l'avessi letto da "giovane" mi sarebbe piaciuto di più, probabilmente se avessi letto meno libri l'avrei trovato fantastico, e sicuramente anche l'autore deve aver letto Bukowski, Fante, Carver, Ginsberg e Kerouac, ma avendoli letti anche io non ho trovato niente di nuovo se non qualche spunto quando parla dei sentimenti e del teorema che dà il titolo al libro: siamo tutti i devastatori di qualcun altro.
    Anche i viaggi, sia quelli causati dal trip che quelli che intraprende in 5 anni il protagonista sono quasi scontati, i luoghi noti, e il fumetto che nasce proprio contemporaneamente alla storia con Sveva ne ricorda altri per chi è appassionato del genere.

    Però se avete tra i 18 e i 30/35 anni forse non vi dispiacerà lo stile e il racconto.

    ha scritto il 

  • 4

    Scelto soprattutto per curiosità e per lo strano caso che ogni autore nuovo che conoscevo non mi lasciava mai deluso, compreso questo. Sinceramente avevo paura a iniziarlo perché ho letto pochi libri che parlano di situazioni psicologiche particolari; tra questi c’era quello di Giacobbe e non ha ...continua

    Scelto soprattutto per curiosità e per lo strano caso che ogni autore nuovo che conoscevo non mi lasciava mai deluso, compreso questo. Sinceramente avevo paura a iniziarlo perché ho letto pochi libri che parlano di situazioni psicologiche particolari; tra questi c’era quello di Giacobbe e non ha lasciato un bel ricordo (vedi commento).
    Comincio..
    Venti pagine. Strabiliante! Mi piace un casino; ma non so spiegare il motivo visto che venti pagine sono poche, continuo trasportato da questa tesi sui devastatori dopo di che ha un certo punto mi accorgo di averlo finito.
    Wow….rimango un po’ folgorato non so perché o come ma mi è piaciuto troppo.
    Continuo a non sapere il motivo. Poi mi rilasso e penso che un commento devo pur scriverlo, un voto darglielo con un minimo di motivazione, ed eccola qua:
    Lorenzo Moneta cambia un po’ l’impostazione del romanzo in genere, rendendolo mezzo fumetto, mezzo saggio, il modo di scrivere mi ha catturato totalmente, moderno ma che segue sempre un certo schema. Credo si possa dividere in due parti che però rimangono intrecciate tra di loro: quella dedicata al romanzo e quella dedicata al ruolo che un Devastatore ha. Tutti possono essere devastatori e tutti devastati,è un ciclo che non finirà mai, perché i devastati si scelgono questo ruolo, perché i devastatori assumono questo ruolo.
    I diversi riquadri in cui si parlava di come si comportano gli uni e gli altri mi ha colpito molto, uno in particolare visto che ritrae perfettamente una mia situazione. Come non dare un voto alto ad uno che non ti conosce ma che sa tutto di te. Perché in fondo i devastatori esistono ovunque..in fondo siamo noi che li scegliamo.
    Leggerò altri suoi romanzi, oltre che per la bellezza della storia oltre il modo di scrivere, per conoscermi un po’ meglio.

    Un complimento anche per le illustrazioni…

    ha scritto il 

  • 5

    IL COLOSSO DI ROMA

    Esiste un Colosso di Milano, tale Massimo Rainer, che mi aveva incollata alle sue atroci pagine. Adesso esiste un Colosso di Roma, tale Lorenzo Moneta, che mi ha incollata alle sue pagine terribili, dolorose, sferzanti, malinconiche eppure rabbiose. Un libro da togliere il fiato per chi come me i ...continua

    Esiste un Colosso di Milano, tale Massimo Rainer, che mi aveva incollata alle sue atroci pagine. Adesso esiste un Colosso di Roma, tale Lorenzo Moneta, che mi ha incollata alle sue pagine terribili, dolorose, sferzanti, malinconiche eppure rabbiose. Un libro da togliere il fiato per chi come me il genere non lo conosce (non posso dire di non amarlo, non lo conosco). La scrittura è modernissima, le descrizioni secche, acide, vere, reali e per questo capaci di insinuarsi nell'anima e causare un sottile dolore. La domanda 'ma può succedere?' e la risposta 'si' inquietano. La trama fa riflettere, specialmente me che affermo sempre di non avere mai soffero per amore. Non è vero. Stranamente Lorenzo me lo ha svelato dopo anni. Esiste un devastatore ed un devastato, è vero! Il pessimismo e l'autodistruzione che permeano tutto il romanzo sono a tratti un po' troppo ripetuti, danno il ritmo ad un ossessione e potrebbero risultare un difetto, ma la tematica è ossessione e la scrittura è come il dettato della mente. Ci sta questo ribadire, questo pensare e fare senza cessa, ci stanno i malesseri e le disperazioni, le convinzioni quasi puerili iniziali e le pazzie adulte e folli del dopo. Moneta ha saputo fondere un'idea in un teorema vero e proprio, ha azzardato con un titolo altisonante, ma se lo è potuto permettere.
    Moneta scrive bene, ha padronanza della lingua, dei termini, ha conoscenze che abbracciano vari livelli, è descrittivo, pignolo, deduttivo e simpatico. Effettivamente, nonostante le situazioni disperate, aleggia nelle righe una sorta di sottile ironia vestita da cinismo feroce, mostrando un temperamento probabilmente apparentemente allegro e spensierato. Tutta finzione, Moneta è un uomo doppio, alcuni brani del romanzo lo tradiscono, come tradiscono una biografia: ciò che viene decritto è stato vissuto. Mettici pure un po' di 'romanzamento', ma Moneta ha descritto se stesso, sviando ingenuamente il lettore su un'altra data di nascita, ma Romeo è lui. Negherà, lo farà strenuamente, ma io so riconoscere la descrittività di sensazioni vissute e non mi convincerà del contrario.

    ha scritto il 

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