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Teorema del devastatore

By Lorenzo Moneta

(31)

| Paperback | 9788861551589

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Book Description

Un Devastatore prima o poi lo abbiamo incontrato tutti. È quell'ex con il quale non abbiamo mai veramente chiuso, perché è incastrato nel limbo degli indimenticabili. È un file che rifiuta di farsi cestinare, un bug di sistema. È un untore, portatore Continue

Un Devastatore prima o poi lo abbiamo incontrato tutti. È quell'ex con il quale non abbiamo mai veramente chiuso, perché è incastrato nel limbo degli indimenticabili. È un file che rifiuta di farsi cestinare, un bug di sistema. È un untore, portatore (in)sano di una malattia sentimentalmente trasmissibile che induce insoddisfazione, bisogno di nascondere i sentimenti veri, paura di concedersi. Romeo è un trentenne insoddisfatto, studia architettura con lentezza, ha una tiepida ragazza fissa e un focoso amico d'infanzia. Sveva è una studentessa postmoderna e maschiaccia, dall'aria dolce e fatale. Fa e dice le cose giuste per sembrare la donna del destino. È davvero così? È il grande amore? Moderno odisseo, Romeo affronterà ciclopi e sirene per trovare risposta alla Domanda: quando il nostro Grande Amore non vuole essere nostro, è ancora il Grande Amore?

15 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    ho dato 4 stelle semplicemente perchè ho come l' impressione di non aver metabolizzato totalmente questo libro. per cautela, solo 4. potrebbero diventare 5 o forse perfino 2... non so.
    Di cosa parla lo si puó capire dalla scheda del libro quindi scri ...(continue)

    ho dato 4 stelle semplicemente perchè ho come l' impressione di non aver metabolizzato totalmente questo libro. per cautela, solo 4. potrebbero diventare 5 o forse perfino 2... non so.
    Di cosa parla lo si puó capire dalla scheda del libro quindi scrivo solo le mie impressioni a caldo...

    Scrittura coinvolgente, originale, toccante, spesso a suo modo divertente, cruda, terribilmente cruda, tagliente.
    ma soprattutto vera, verosimile, reale... familiare (come giustamente riportato nella postfazione).
    Romeo è familiare... come anche Sveva... come familiari appaiono le vette estreme di autodistruzione, di abbandono, di dolore... anche se non le si è sperimentate e toccate nei modi descritti le si conosce, si è vissuto qualcosa che ci assomiglia.. chi più chi meno...
    questo libro è un gigantesco e via via sempre più acido e allucinato affresco dove amore, arte, vita, musica, sesso, inerzia e slancio dei sentimenti, speranza, viltà, egoismo, degradazione, abbruttimento, introspezione, poesia si mescolano e si compenetrano l'uno nell'altro... fino a perdere i rispettivi confini.
    consigliato.

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    Luftbrucke said on Jul 26, 2011 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Appena chiuso.
    Così, a caldo, mi scivolano dal mouse cinque stelle.
    Perchè è uno di quei libri che finisci per fare tuoi, con i quali sviluppi un senso di appartenenza che non è dovuto solo al 'sentire amoroso' comune a tutto l'universo senziente, ma ...(continue)

    Appena chiuso.
    Così, a caldo, mi scivolano dal mouse cinque stelle.
    Perchè è uno di quei libri che finisci per fare tuoi, con i quali sviluppi un senso di appartenenza che non è dovuto solo al 'sentire amoroso' comune a tutto l'universo senziente, ma provocato dal modo in cui le pagine possiedono i cinque sensi. I tuoi.
    L'immedesimazione è poca cosa - io non potrei mai, con uno che si sfonda di canne dall'inizio alla non-fine - e più di essa, appunto, agisce un meccanismo di pura attrattiva e forza della parola.
    Per gran parte della storia le pagine sono un puro delirio, eh.
    Nel quale però si sollevano frasi così materiche, così devastanti, appunto.
    Un libro che monta e smonta i luoghi comuni, che rende credibili TUTTI i punti di vista, che non elargisce perle di saggezza, ma tramonti caotici, non frasi fatte ma parole senz'armi, passi nell'esistenza, odori persino.
    E il finale, cazzo, quello di Camila e dei tre gettoni nella mano.
    Una delle immagini più intense e struggenti e autentiche nelle quali mi sia mai imbattuto.
    Chapeau.

    (Unica piccola nota dolente da rompicoglioni quale sono: ci sono articoli indeterminativi maschili seguiti dall'apostrofo a PROFUSIONE. Soffro.)

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    Degustibooks said on Jun 15, 2011 | 1 feedback

  • 3 people find this helpful

    Bellissimo. Il romanzo ti risucchia tra i nodi della sua vicenda, tra un presente fatto di devastazione post- Distruttore in cui solo l'alcool e le droghe riescono ad attaccare il devastato alla Vita, perso in un vagabondaggio senza scopo ne nobiltà ...(continue)

    Bellissimo. Il romanzo ti risucchia tra i nodi della sua vicenda, tra un presente fatto di devastazione post- Distruttore in cui solo l'alcool e le droghe riescono ad attaccare il devastato alla Vita, perso in un vagabondaggio senza scopo ne nobiltà tra i paesi europei sino al ricordo del passato in cui il devastato vive la sua felice seppur temporanea storia d'amore romana, in quell'ingenuità o rinnegata consapevolezza di una felicità a breve termine in cui si sente vivo e si riempie delle parole, dei gesti e della bellezza del suo Devastatore.
    Un romanzo vivo, vero, pieno di verità e di riflessioni sull'Amore, sulla vita, sul totale sconvolgimento che può portare un amore o soltanto un'ossessione amorosa.
    Consigliato a chi è appena rimasto sotto da una storia, a chi ha appena lasciato andare il suo Devastatore o anche a chi si è accorto di aver appena smesso i panni di quel Devastatore.

    “C'è addirittura un'attitudine del devastato così come c'è un'attitudine del Devastatore. Non è un caso che i due si incontrino, l'uno per devastare l'altro. In un certo senso, il Devastatore arriva quando lo vogliamo, inconsapevolmente. Lo attiriamo. Siamo noi a volerlo. Sappiamo già che staremo male per lui ma ancora teniamo ben nascosta in noi questa consapevolezza. In genere questo momento non corrisponde a un periodo di debolezza, tutt'altro: è proprio alla fine di un periodo di riflessione, o di crescita, quando ci sentiamo forti e aperti alla cita, che arriva quest'incontro.”
    “Non è un potere inconsapevole: non si tratta di persone fatali, non si tratta di personaggi oscuri e tenebrosi. I Devastatori sono gente comune, persone che per una concomitanza di cause, per una congiunzione astrale, dicono e fanno cose che fanno impazzire il devastato, e non possono fare nulla per evitarlo...”
    “...e poi c'è il momento in cui arriva il Devastatore. Quella con lui, o con lei, è una storia spartitraffico: da un lato il normale corso delle cose, dall'altro un flusso al quale non apparteniamo. E' chiaro che non è una storia ripetibile, e a pensarci non è nemmeno tanto possibile; certe volte hai persino l'impressione che non sia mai avvenuta. Però è avvenuta, anzi è avvenuta a tutti ma nessuno ne parla perché ognuno si è rifatto una vita con qualcun altro e gli sembra impossibile che le due cose possano coesistere nella stessa esistenza. Il Devastatore fa storia a sé, e non puoi paragonarlo ad altre storie...”
    “...il Devastatore ,inoltre, ha un modo di catturarci subdolo ma assolutamente involontario-perché in verità stiamo facendo tutto noi- e cioè soffre a causa di una serie di problemi personali a cui noi – i futuri devastati – ci interessiamo, e il nostro errore (sacrilegio?) è che desideriamo aiutarlo a risolverli; e invece ci porteranno giù con lui. Il Devastatore appare debole e bisognoso di consigli e attenzione, anche se si proclama forte e indipendente; la sua forza sta proprio nel manovrare con arte il pericolo che possa sparire dalla nostra vita per sempre, vittima di questi suoi problemi irrisolvibili. E proprio questa generosità non richiesta anzi osteggiata, proprio questo istinto del Buon Samaritano sarà la rovina del devastato...”
    “Esistono solo catene, solo modi di incastrarsi tra persone, dice. Come le tessere del puzzle. Quando vorresti cambiare, ormai sei già costretto nel tuo ruolo, in mezzo ad altre tessere che combaciano, e oltretutto sei parte di qualcosa che senza te al tuo posto non avrebbe più senso.”
    “Ogni persona ha dentro di sé due vite, dice mentre guida. Una è quella che vorrebbe,l'altra è quella che si concede.”
    “..ho capito che gli anni dai dieci ai venti mi sono serviti a capire che c'ero, quelli dai venti ai trenta chi ero e i prossimi dieci dovranno dirmi cosa posso fare con quello che sono, e ora prima cosa voglio vaffanculare tutti i pesi morti della mia vita, amici coglioni e donne pallose comprese...”
    “...e il bello è che il novanta percento delle volte non è il Devastatore ma il devastato a troncare la storia, perché ha un sentore di quello che sta per capitargli; sente che deve farlo ma che è già troppo tardi, e che ha sempre saputo che sarebbe finita così. A volte sa anche che se ne pentirà, a volte invece è ben protetto dall'orgoglio da un lato e dall'istinto di conservazione dell'altro, e si dice di aver fatto la cosa giusta. In genere, passa poco tempo prima che si accorga veramente dell'errore inevitabile che ha fatto.”
    “Quello del devastato non è amore ma ossessione.”
    “...ognuno di noi è Devastatore di qualcun altro.”

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    SradicatAnonima (scambio solo ebooks) said on Feb 27, 2011 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Questo romanzo me lo sono portata appresso ovunque, con l'ansia che mi prende tipicamente quando un libro non mi piace ma decido che lo finirò comunque, perchè, in fin dei conti, è colpa mia se scelgo cosa leggere sulla base dell'"attrazione di coper ...(continue)

    Questo romanzo me lo sono portata appresso ovunque, con l'ansia che mi prende tipicamente quando un libro non mi piace ma decido che lo finirò comunque, perchè, in fin dei conti, è colpa mia se scelgo cosa leggere sulla base dell'"attrazione di copertina". L'ho letteralmente devastato (giusto per stare in tema), rompendolo persino in due parti (non era un gesto volontario. Ho odiato il fatto che l'autore non sia giapponese, perchè, se così fosse stato, il protagonista si sarebbe suicidato a pag. 2 e io adesso gli starei dando massimi voti per il favore fatto all'umanità tutta. Missà che agli altri che l'hanno letto è piaciuto e mi dispiace di andare controcorrente, ma è tutto un enorme déjà vu: il rapporto tra lo studente e il professore, l'ippodromo, il triangolo con il migliore amico, l'autodistruzione postuma, il sesso perfetto vs. l'amore traballante e molto altro. A vent'anni credo che l'avrei adorato, ma a trenta mi sa di banale e i protagonisti si fanno quasi più seghe mantali di quelli di "Norwegian Wood". Peccato...

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    Prigioniera_del_Deserto said on Dec 4, 2010 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Pochi fatti e troppe, troppe, trooooppe pippe mentali.

    Finire questo libro è stata una bella impresa e, anche se molto spesso mi sono trovata di fronte vere e proprie "perle", confesso di essere stata più volte sul punto di abbandonare...
    L'unica cosa che mi ha spinto a continuare la lettura, è stata la ...(continue)

    Finire questo libro è stata una bella impresa e, anche se molto spesso mi sono trovata di fronte vere e proprie "perle", confesso di essere stata più volte sul punto di abbandonare...
    L'unica cosa che mi ha spinto a continuare la lettura, è stata la curiosità di scoprire dove lo scrittore volesse andare a parare, o comunque la voglia di capire (dopo decine di pagine d’inconcludenti blablabla) cosa fosse accaduto al protagonista di tanto sconvolgente da trasformarlo in un nomade che va avanti a trip e seghe (non solo) mentali.

    Andando per ordine comunque…

    L’inizio è promettente e i personaggi principali sono presentati in modo interessante. Le prime pagine quindi, scorrono velocemente ma col passare del tempo tutta la storia diventa lenta e monotona. Ho faticato a mantenere vivo l’interesse per la prima metà del libro dove, fondamentalmente, non accade nulla e le giornate si ripetono, si ripetono, si ripetono...e non si capisce perché? Molte delle vicende descritte poi, sono (secondo me) inutili, come ad es. le giornate trascorse all’ippodromo: un po’ troppo Bukowskiane per i miei gusti.

    Ad ogni modo, se si riesce a non farsi sopraffare dalla voglia di lasciar perdere Romeo &co., si arriva alla seconda metà della storia e finalmente a Sveva che, con le sue energie da supereroina, rimette tutto in movimento.
    Sveva è brillante, cinica, simpatica e insopportabile. Sveva è tutto quello che una buona storia dovrebbe raccontare e, per questo, dal momento in cui entra a far parte della vita dei protagonisti, le pagine scorrono veloci, inafferrabili. Sì, la seconda parte è quella che mi è piaciuta di più, anche se non basta un solo e buon personaggio per rendere "bello" un libro.
    Ci sono molte cose che non mi hanno convinta, molte cose già viste e altre scontate, come quella specie di triangolo che si forma verso la fine e che proprio mi ha fatto girare le palle... un cliché che poteva essere evitato. Il finale poi, non l'ho capito o forse, semplicemente non mi è piaciuto.
    Per tutte queste ragioni - per lo stile narrativo certamente non originale ma che qualche volta pare abbia la presunzione di volerlo sembrare - e soprattutto per la lentezza - la cosa che più odio in un romanzo - voto questo libro con 3 stelle.

    In fondo è un buon esordio.

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    Pheebe said on Oct 9, 2010 | 2 feedbacks

  • 6 people find this helpful

    Questo è uno di quei romanzi difficili da commentare, perché richiama emozioni e momenti che, prima o poi, tutti abbiamo vissuto; un libro anche fastidioso perchè riporta alla mente domande che tutti ci siamo posti: quando il nostro Grande Amore non ...(continue)

    Questo è uno di quei romanzi difficili da commentare, perché richiama emozioni e momenti che, prima o poi, tutti abbiamo vissuto; un libro anche fastidioso perchè riporta alla mente domande che tutti ci siamo posti: quando il nostro Grande Amore non vuole essere nostro, è ancora il Grande Amore?

    Ad una domanda simile è difficile rispondere, in compenso è molto facile buttarsi via, cercare di distruggersi o correre incontro a qualcosa, senza avere bene in mente che cos'è che davvero manca. Allontanarsi, da tutto e da tutti (o forse solo da se stessi) non è mai possibile ed a volte la paura d'amare porta a scelte estreme, scelte che l'autore riesce, in questo bellissimo romanzo, a mostrarci in tutti i loro aspetti. Dolore, rabbia, paura, senso di impotenza, voglia di fuggir via... tutte emozioni che traspaiono dalle pagine con una tale intensità che viene da chiedersi quanto ci sia di autobiografico nel libro.
    A tratti ossessivo, sempre molto diretto ed a volte duro, “Teorema del devastatore” è un libro notevolissimo, soprattutto considerando che si tratta di un'opera d'esordio.

    Linguisticamente corretto, con una trama ben strutturata che si snoda tra la vita quotidiana ed i ricordi (attraverso i quali il lettore scopre, pagina dopo pagina, la nascita e l'evoluzione della storia), con personaggi descritti così bene da sembrare assolutamente reali (adorabile il professore Furlan) e arricchito da belle illustrazioni che rispecchiano alcuni dei passi descritti, questo primo capitolo della trilogia è davvero interessante particolare.

    Può sembrare eccessivo ma è un libro che si apprezza in ogni sua parte: ambientazione, stile di scrittura, trama, personaggi, disegni.... non resta quindi che aspettare, con impazienza, il seguito!

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    Sharmas said on May 25, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (31)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 1 star
  • Paperback 330 Pages
  • ISBN-10: 8861551580
  • ISBN-13: 9788861551589
  • Publisher: Giraldi
  • Publish date: 2008-01-01
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