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Teresa Raquin

By Emile Zola

(52)

| Hardcover

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Book Description

174 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Imperdibile, unico rischio: trascorrere le notti in bianco per finirlo

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    Gian said on Aug 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un libro sorprendente, vi riporto la prefazione dello stesso Zola perché mi ha tolto le parole di bocca.
    "In Teresa Raquin ho voluto studiare dei temperamenti, non dei caratteri. In questo risiede
    la ragione d'essere del libro. Ho scelto dei personag ...(continue)

    Un libro sorprendente, vi riporto la prefazione dello stesso Zola perché mi ha tolto le parole di bocca.
    "In Teresa Raquin ho voluto studiare dei temperamenti, non dei caratteri. In questo risiede
    la ragione d'essere del libro. Ho scelto dei personaggi completamente sopraffatti dai nervi e
    dal sangue, privi di libero arbitrio, spinti ad agire nella vita dalla fatalità della carne. Teresa e
    Lorenzo sono degli animali travestiti da esseri umani: nient'altro. Ho cercato di seguire da vicino in questi animali il lavoro sordo della passione, la spinta dell'istinto, le turbe cerebrali sopravvenute in seguito a una crisi nervosa. Gli amori dei miei protagonisti sono la
    semplice soddisfazione di un bisogno: l'omicidio che commettono è solo una conseguenza
    dell'adulterio, conseguenza che accettano come i lupi accettano l'assassinio delle pecore; infine, ciò che sono stato costretto a chiamare rimorso consiste in realtà in un puro disordine organico, in una rivolta del sistema nervoso che sta per cedere. In loro l'anima è totalmente assente: è un fatto che sono obbligato a sottoscrivere perché ho voluto io questa impostazione. A questo punto spero che il lettore cominci a capire che il mio fine è stato soprattutto scientifico. Appena abbozzati i personaggi di Teresa e Lorenzo, ho voluto risolvere alcuni problemi: ho tentato di spiegare la strana unione che può prodursi tra due diversi temperamenti, ho mostrato il profondo turbamento che deriva dall'accostamento tra una natura sensuale e una natura nervosa. Chiunque legga attentamente il romanzo, si accorgerà che ogni capitolo rappresenta lo studio di una anomalia fisiologica. In altri termini sono stato determinato da un solo desiderio: con dei dati di fatto come un uomo vigoroso e una donna insoddisfatta svolgere il tema della ricerca, in loro, della bestia; non vedere altro che la bestia; gettarli al centro di un dramma e annotare con scrupolo ogni gesto e ogni sensazione di questi esseri. Mi sono, cioè, limitato a compiere su due organismi viventi quel lavoro analitico che i chirurghi eseguono sui cadaveri."

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    Gigho said on Jul 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ma quanto è moderno Zola?!
    Non me lo aspettavo di certo.

    Si legge in un baleno.

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    CaRoL said on Jul 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un Madame Bovary che mi è piaciuto

    Buona trama.
    Se vi piacciono i romanzi dove le descrizioni la fanno da padrone, questo è il romanzo che fa per voi.
    Se non ne siete entusiasti (come me), vale comunque la pena leggerlo. Non sono descrizioni fini a se stesse (anche se i dialoghi nel r ...(continue)

    Buona trama.
    Se vi piacciono i romanzi dove le descrizioni la fanno da padrone, questo è il romanzo che fa per voi.
    Se non ne siete entusiasti (come me), vale comunque la pena leggerlo. Non sono descrizioni fini a se stesse (anche se i dialoghi nel romanzo occuperanno il 10% delle pagine), ma anzi permettono di capire perfettamente gli stati d'animo dei (pochi) personaggi con grande facilità.

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    Andrea Mercatelli said on Jul 1, 2014 | Add your feedback

  • 21 people find this helpful

    E’ da cinque stelle solamente la scena finale, con una tragica e maestosa Madame Raquin che si erge su Thérèse e Laurent come un angelo vendicatore o come un Cristo sul trono pronto a dividere i peccatori dai salvati. Nel romanzo però non ci sono pec ...(continue)

    E’ da cinque stelle solamente la scena finale, con una tragica e maestosa Madame Raquin che si erge su Thérèse e Laurent come un angelo vendicatore o come un Cristo sul trono pronto a dividere i peccatori dai salvati. Nel romanzo però non ci sono peccatori e angeli, buoni e cattivi, ci sono soltanto, come dice Zola, “bestie umane e niente più”, Thérèse, Laurent e Camille. Non solo la descrizione delle loro pulsioni più profonde e del loro animo amorale è cruda e spoglia di qualsiasi abbellimento, ma anche la realtà che li circonda è descritta con forme cupe e putride, che capisco abbiano sconvolto i lettori dell’epoca: Zola non ha remore nel parlare delle brutalità e delle perversioni umane, nel descrivere scene raccapriccianti come la putrefazione dei morti o l’immonda esposizione al pubblico dei corpi nella Morgue,nel gettare in faccia al lettore la nuda realtà, fatta di incubi, ossessioni, allucinazioni di soggetti marchiati dal male con cicatrici che non rimargineranno mai. Un grandioso affresco impressionista del male, con pennellate di nero e di rosso su uno sfondo grigio come il passaggio del Pont- Neuf in cui si trovano l’oscura merceria e l’appartamento sovrastante in cui si svolgono le esistenze dei protagonisti.

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    sandra said on Jul 1, 2014 | 13 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Tenere vicino alla portata di tutti; ovvero: “Di fronte alla letteratura siamo tutti dei bambini alle prese con il lupo e con il cacciatore”.

    Ho sei nipoti, cinque nipoti e un nipote; mi sembrano una immensità. A una delle mie nipoti hanno impartito come assegno estivo di leggere, da una lista di titoli, un romanzo dell’Ottocento francese, uno di quello inglese e un terzo dell’Ottocento Ru ...(continue)

    Ho sei nipoti, cinque nipoti e un nipote; mi sembrano una immensità. A una delle mie nipoti hanno impartito come assegno estivo di leggere, da una lista di titoli, un romanzo dell’Ottocento francese, uno di quello inglese e un terzo dell’Ottocento Russo. Quanto basta a renderle detestabile la letteratura per il resto della sua vita.

    Per la francese le consiglio “Leggi Thérèse Raquin, è il più corto”. Glielo scrivo rispettando gli accenti del titolo e dell’autore, e ne approfitto per sottolinearle come sulla sua lista siano stati scritti male i cognomi della Eliot e della Brontë. Ormai non c’è da fidarsi dei pedanti neanche per la precisione.

    Siccome quel che vale per la letteratura – meno è moralistica più ha qualche possibilità di essere letteratura – per me non vale per gli zii, specie se si tratta di uno che ha sposato una loro zia e quindi di uno sconosciuto in fase di prova perenne, e siccome a me la parola “zio” ha sempre fatto ribrezzo (sarà che i miei di zii sono tutti vecchiotti e noiosi alle lacrime) (a me fa fatica pure l’accettare di aver sposato chicchessia, “zia” di qualcun altro per di più!) ho deciso che già che c’ero l’avrei letto anche io, il romanzo di Zola, per fare un’analisi di massima degli impatti, così se i genitori di mia nipote, rispettivamente fratello e cognata della zia che ho sposato, avessero preso a accusarmi di qualcosa, avrei potuto avere qualche giustificazione in serbo.

    Il romanzo è bellissimo, e quando l’ho concluso sono stato alle prese con il dilemma: è adatto a una ragazza di quattordici anni? Una domanda del genere è il segnale più evidente che, a trentuno anni, ti avvii per bene, vale a dire per male, a diventare vecchiotto e noioso alle lacrime anche tu. È che io ho una visione romantica degli adolescenti, mi dico che a quattordici anni ne hanno viste e fatte e sapute il doppio di quelle che ho visto e fatto e saputo io che ne ho più del doppio, perché anche io, che non sono stato nemmeno uno da riformatorio, quando ero un adolescente ne avevo viste e fatte e sapute il doppio di quelle che avevano visto, fatto e saputo quelli che avevano anche il quadruplo dei miei anni, figurarsi se solo il doppio. Però mi ricordo pure che a quindici anni ho conosciuto persone che ne avevano trenta ma tanto vale ne avessero sette e mezzo, per quante poche ne avevano viste o fatte e saputo, o comunque per quante poche ne avessero capite, e a diciotto anni ne conosciuto
    un altro di diciotto anni il quale a otto anni ne aveva combinate più di me, e che continua a averne combinate più di me, a otto anni, anche adesso che io ne ho trentuno.

    Devo decidere: che idea mi sono fatto di mia nipote? È una che se legge di un adulterio che sfocia nell’omicidio e che solo nel duplice suicidio recupera una parvenza di lieto fine potrebbe poi costare un botto ai suoi genitori in psicologo, in detective privati per rintracciarla quando scappa di casa e in donazioni anonime versate alle comunità di recupero alle quali dovranno
    indirizzarla quando avrà deciso di iniziare la disintossicazione? No; purtroppo. Allora “Thérèse Raquin” è il romanzo che fa per lei. Magari cambia per tempo, mentre è ancora adolescente, e non dovrà affrontare la sua prima crisi esistenziale quando di anni ne avrà già trenta o quaranta e dovrà vedersela, oltre che con se stessa, anche con un primo marito e un primo paio di figli, magari legittimi ambedue.

    Il romanzo di Zola è bellissimo e io non me la bevo la storia del clinico naturalismo scientifico, la sua è tutta invenzione narrative geniale, e se per una donna nevrastenica ha dovuto pensare a una che per metà è figlia di un’algerina e se per un uomo di panza è dovuto ricorrere a un contadino inurbato, per pagare il debito alla verosimiglianza, sia pure, tanto i veri mostri di questa storia non sono loro, ma la pletora di parigini pidocchiosi che spassano il tempo nella botteguccia del Pont Neuf incapaci di capire che attorno a loro si sta scatenando una tragedia superiore al vincere o perdere una partita a domino.

    La passione smodata, la violenza ottusa, l’odio implacabile, il romanzo è un dilatarsi dei nervi fino alla loro rottura, e la bellezza orribile, crudelissima e implacabile della morgue aperta a qualsiasi pubblico… Non so se sarà un bene o un male, per mia nipote, leggere il romanzo, e questo attesta la qualità del romanzo.

    Di certamente positivo c’è che i compiti estivi toccati a mia nipote hanno dato a me la piacevole occasione di leggere il romanzo che, essendo un romanzo davvero, è innocuo e letale a quindici come a trenta come a centocinquant’anni.

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    Coda said on Jun 24, 2014 | 1 feedback

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