Di J.M.G. Le Clézio il lettore attento conoscerà sicuramente quel Procès-verbal che a soli ventitré anni valse all'autore il Prix Renaudot e che tante discussioni fece sorgere, anche qui da noi, per la novità dell'assunto e per l'abilità tecnica, davvero inusitata, che rivelava. Rispetto ai precedenContinue
Di J.M.G. Le Clézio il lettore attento conoscerà sicuramente quel Procès-verbal che a soli ventitré anni valse all'autore il Prix Renaudot e che tante discussioni fece sorgere, anche qui da noi, per la novità dell'assunto e per l'abilità tecnica, davvero inusitata, che rivelava. Rispetto ai precedenti Terra amata è forse il romanzo della prima maturità di Le Clézio: un'opera complessa, irritante a volte, ma così vitale che la sua lettura, ne siamo certi, costituirà per molti una sorpresa.
La vicenda, a riassumerla, è scarna: Le Clézio racconta il "viaggio nel cuore della vita e delle cose" compiuto da un personaggio che risponde all'emblematico nome di Chancelade.
Niente di nuovo dunque. La novità sta tutta nei modi in cui il viaggio medesimol è trattato, nei "risultati" che conducono l'eroe di questa storia, quasi tautologica, a confondersi con il fluire stesso della propria vita, fino a raggiungere quella che l'autore definisce "l'estasi materialistica", secondo le tesi contenute nel volume Estasi e Materia.
Ne nasce un romanzo estremamente immobile in superficie, ma agito all'interno da un brulicar di cose così intenso da frastornare.
Servendosi dei mezzi tecnici più raffinati, Le Clézio gioca qui una carta molto grossa: "ingrandendo" i nostri stati fiisologici fino a sollevarli a proporzioni epiche vuol farci "sentire" la vita dell'interno, trascinarci in essa fino alla spersonalizzazione più completa, fino a farci comprendere di non essere altro che particelle della mobile sostanza ignea che il destino ha eruttato sulla terra.
Romanzo metafisico, allora? Anche, ma lo si può leggere, più semplicemente e forse con più gusto, come un romanzo d'avventure che abbia per palestra il magma della vita e per eroe una particella di quel magma stesso, la quale, giunta alla venerabile età d'ottant'anni, si accorge, come la ineffabile nonna di Chancelade, che "On ne se rend pas compte, mais une vie, c'est si vite passé".
Amedeo Giacomini