Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Terra venduta

Così uccidono la Calabria. Viaggio di un giovane reporter sui luoghi dei veleni

Di

Editore: Laruffa

3.7
(3)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 184 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8872214912 | Isbn-13: 9788872214916 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Ferdinando Imposimato

Genere: Crime

Ti piace Terra venduta?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
«Ho poggiato i piedi sul torrente Oliva, in provincia di Cosenza, dove sono stati rilevati tassi di radioattività fuori dalla norma. Ho gettato lo sguardo a Crotone per vedere l'area della Pertusola Sud, i cui veleni hanno ammorbato gli operai, negli anni di attività, e i bambini, che andavano a scuola in edifici costruiti sulle scorie, dopo la dismissione. Ho prestato le orecchie a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, per ascoltare paure, sospetti e segreti della popolazione, alle prese col dubbio, inquietante, di avere mare e terra contaminati. Sono stato a Cosoleto e nella Piana di Gioia Tauro, dove la gente si ammala e muore. Ho studiato i dati ufficiali delle incidenze di tumori, leucemie e linfomi. E poi ho raccontato i traffici della Centrale Enel, in Puglia, fino alla zona di Capo d'Armi, sulla costa ionica reggina, che sono alcentro dell'inchiesta "Leucopetra". Ho visitato i luoghi che sarebbero il teatro dei presunti traffici di rifiuti radioattivi e tossici: ho vissuto tutto in prima persona. Racconto quello che ho visto, ascoltato e appreso».

Ordina per
  • 0

    Rifiuti e morti sospette:alla ricerca della verità

    di Agata Garofalo

    Per Laruffa, la denuncia di un giovane reporter
    contro i traffici illeciti che uccidono il Sud

    Le cosche calabresi, supportate da impensabili alleanze, gestiscono indisturbate un giro d’ ...continua

    Rifiuti e morti sospette:alla ricerca della verità

    di Agata Garofalo

    Per Laruffa, la denuncia di un giovane reporter
    contro i traffici illeciti che uccidono il Sud

    Le cosche calabresi, supportate da impensabili alleanze, gestiscono indisturbate un giro d’affari da milioni di euro. Affari sporchi, maleodoranti e pericolosi come un cumulo di rifiuti. Come la montagna di scorie industriali alta 3000 metri, stando alle statistiche dello scorso anno, che con incredibile noncuranza i clan mafiosi maneggiano e dirigono quotidianamente. Proprio come fanno con il destino, l’immagine e la salute dei propri conterranei. Quegli uomini e quelle donne che, pur non facendone parte, alimentano questi traffici con la loro omertà e indifferenza. Quelli che stanno a guardare, che preferiscono far finta di niente o negare l’evidenza, perché «non sono abituati a vedere certe cose. Cose che abbagliano. […] La luce, oltre che abbagliare, può mostrare qualcosa che nessuno vorrebbe vedere. La luce mostra le ombre. E le ombre fanno paura». Sono i versi che introducono il coraggioso saggio del giornalista Claudio Cordova, Terra venduta. Così uccidono la Calabria. Viaggio di un giovane reporter sui luoghi dei veleni (Laruffa editore, pp. 188, € 10,00).

    Voci e cifre che nessuno vuole sentire
    Quella di Cordova, giovanissima firma di strill.it, è la disperata denuncia di un palmese che ama la propria terra e non accetta che venga venduta, a nessun costo. Una denuncia attuata attraverso un’esposizione ben documentata dei fatti. La sua non è un’analisi rassegnata e passiva delle disgrazie del Meridione, è piuttosto un tentativo di scuotere le coscienze, uno stimolo a reagire, perché siamo ancora in tempo.
    Il libro espone e commenta i risultati di un’inchiesta realizzata sul campo, nell’arco di un anno, in una regione incancrenita dalla ’ndrangheta e dalle malattie. L’opera, coadiuvata da alcune foto dello stesso autore, si avvale del patrocinio morale del Forum nazionale dei giovani e della prestigiosa prefazione del magistrato Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di cassazione, il quale la definisce: «una spietata e coraggiosa denunzia di omertà, omissioni, inerzie, negligenze dovute a pressioni di poteri occulti e a interessi enormi decisi a difendere i proventi illeciti con ogni mezzo, nessuno escluso».
    L’autore segue la scia positiva della folta, ardita e vivace produzione editoriale delle giovani generazioni meridionali. Con una puntuale ricostruzione degli elementi oscuri, le tracce sotterranee e le prove sommerse che si celano dietro l’attività di smaltimento illegale dei rifiuti tossici e radioattivi, il giovane reporter calabrese sceglie la via della saggistica per affrontare il discorso in tutte le sue possibili ramificazioni e per dare il giusto spazio e la dovuta risonanza a fatti, dati e testimonianze altrimenti taciuti o insabbiati dai media nazionali. E lo fa fornendo informazioni accurate, che trovano riscontro nelle documentazioni esposte: atti della Commissione parlamentare sui rifiuti, della Direzione investigativa antimafia, di Legambiente e della magistratura, dichiarazioni dei pentiti e dati ufficiali dei dipartimenti sanitari: cifre, grafici e statistiche che rendono l’idea della quantità di soldi, rifiuti, malattie e morti che sono collegabili ai traffici mafiosi in terra calabra. Il tutto è affiancato dalle storie individuali e le testimonianze private di chi in questi loschi commerci di liquami ha perso una parte di sé.

    Suggestioni e misteri alla ricerca delle verità nascoste
    Con stile avvincente e quasi romanzato, evocativo e suggestivo, ritmato da pause riflessive che donano alla narrazione respiro e profondità, vivacità e dinamismo, Cordova espone con chiarezza gli enigmi insoluti legati a quelle navi avvelenate che solcano mari ed oceani internazionali attraverso rotte sempre, misteriosamente, riconducibili alla Calabria. Viaggi maledetti e sventurati, che hanno un costo molto elevato, soprattutto per la salute.
    Partendo dalla brutta storia della Rigel, risalente al 1987, Cordova ripercorre le tappe di quei traffici abusivi soffermandosi soprattutto sulle nostre coste: Crotone, Cosoleto, Melito Porto Salvo, Amantea, ecc. Posti dove la gente si ammala di tumori in maniera sospettosamente crescente. Lo dimostrano dati, statistiche e fatti, mai però direttamente riconducibili ad affari illeciti, perché «la ’ndrangheta è invisibile», ed i suoi segreti affondano nel mare. Tranne alcuni, come quelli della Jolly Rosso che, purtroppo o per fortuna, si è arenata a Campora San Giovanni, proprio vicino a quella ridente spiaggetta fatta di scogli ed insenature dove molte famiglie, ignare, hanno continuato a trascorrere felici giornate di mare.
    Decessi e affondamenti sono tanto frequenti e puntuali da diventare sospetti, si intrecciano, infatti, con interessi economici che coinvolgono multinazionali ed aziende familiari, piccoli comuni e grandi governi, e, forse, anche i servizi segreti. I sospetti diventano prove, confermate da agghiaccianti intercettazioni telefoniche: i rifiuti tossici e radioattivi vengono interrati, accatastati, affondati o, più fantasiosamente, impiegati per asfaltare strade o costruire strutture pubbliche e private. Fatti sparire abusivamente, insomma, dalla luce del sole. Ma si tratta di verità spesso soltanto intuite, mai confermate dalle indagini. Anche queste, il più delle volte, si arenano inspiegabilmente proprio quando sembra che procedano a vele spiegate.

    Le rotte della ’ndrangheta
    La narrazione procede per episodi, dal generale al particolare. Si parte infatti dalla Somalia, dalla storia di Ilaria Alpi, ma si arriva subito in Calabria, nel porto di Gioia Tauro, per continuare col torrente Oliva, la Pertusola sud, l’operazione Leucoptera, il torrente Tuccio e Capo Spartivento, i misteri dell’Aspromonte nonché delle colline preaspromontane, per arrivare alla conclusione che, forse, questo libro non giunge a nessuna conclusione, ma di certo conferma l’impressione che «la ’ndrangheta abbia venduto, a faccendieri e apparati deviati, la propria terra».
    La bellissima terra di Calabria rischia di trasformarsi, nel frattempo, per opera dei suoi stessi figli, in un ricettacolo di veleni. Quei figli che, pur di procurarsi guadagni facili ed ingenti, sono arrivati a vendersi la propria terra e stanno a guardare mentre viene torturata ed uccisa. Solo la mafia conosciuta come la più potente al mondo è capace di arrivare a tanto: la ’ndrangheta calabrese. Eppure il reato di traffico illecito di rifiuti è nato soltanto nel 2006, introdotto tramite un apposito decreto legislativo. Ma quello che preoccupa di più sono i silenzi, quelli dei cittadini della Calabria. «La loro legittima richiesta di azioni rapide ed efficaci – dichiara Domenico Vincenzo Vinci, giornalista e politico di Melito Porto Salvo, intervistato dall’autore – merita risposta, così come le numerose domande a cui la pur positiva e “tranquillizzante” conclusione di questa vicenda non ha ancora dato risposta».
    Al sud la popolazione paga le conseguenze di tali sotterfugi, ma gli affari più redditizi la ’ndrangheta li fa al nord. E sono affari con cifre da capogiro, tanto da far pensare che la mafia stessa sia solo il braccio di qualcosa di più grande e ramificato, di una testa che dirige i movimenti sporchi mantenendosi pulita, di qualcuno che, dall’alto, regge i fili.

    Agata Garofalo

    (www.bottegascriptamanent.it, anno V, n. 50, ottobre 2011)

    ha scritto il 

  • 0

    Conosco Claudio Cordova, un giovane giornalista calabrese di cronaca nera e giudiziara. Una persona compita ed educata, come spesso sanno essere i meridionali, eppure deciso e coraggioso perlomeno a giudicare da questo suo reportage sull’Anonima rifiuti calabrese, che poi tanto anonima non è, e n ...continua

    Conosco Claudio Cordova, un giovane giornalista calabrese di cronaca nera e giudiziara. Una persona compita ed educata, come spesso sanno essere i meridionali, eppure deciso e coraggioso perlomeno a giudicare da questo suo reportage sull’Anonima rifiuti calabrese, che poi tanto anonima non è, e nemmeno solo calabrese, ma andiamo con ordine...

    Con uno stile fresco e asciutto e con la precisione lessicale di chi è avvezzo alle aule dei tribunali e ai verbali della polizia, Claudio Cordova, come un novello Dante, ci fa da guida nell’inferno che sta sotto la sua terra, una Terra Venduta come intitola il suo saggio pubblicato nel Maggio 2010 per i tipi di Laruffa editore.

    La Calabria, ci ricorda il Cordova, è un territorio molto esteso e impervio, circondato da un mare molto profondo dai fondali sabbiosi. L’ideale per chi vuole nascondere, celare, seppellire. E in Italia, c’è sempre qualcosa da seppellire o insabbiare. Se poi ci mettiamo il fatto che la ‘ndrangheta è l’organizzazione mafiosa più potente e ramificata, è facile capire perché “la Calabria fornisce un contributo enorme per l’accrescimento delle montagne di scorie industriali gestite dalla Rifiuti Spa che nell’ultimo anno ha raggiunto la vetta di 3100 metri, quasi quanto l’Etna”. Un Etna sottorraneo però, come le montagne nere di scorie dello stabilimento ENI di Pertusola, a Crotone: 127.890.147 chilogrammi impiegati nella costruzione di edifici pubblici, soprattutto scuole. A quei bambini che poggiavano i piedi su un tappeto di scorie tossiche hanno ritrovato zinco, cadmio e nichel nello stomaco e sui capelli. Molti di loro adesso hanno il tumore.

    Nel distretto di Melito Porto Salvo nel solo primo semestre 2009 ci sono stati ben 84 nuovi casi di tumore. Gli abitanti di Melito riferiscono di un viavai di camion che scaricavano rifiuti tossici nell’alveo del torrente Tuccio, le cui acque sfociano in prossimità dei pozzi comunali dell’acqua potabile, ma il sindaco Iara dice: “ I morti dispiacciono, ma purtroppo ci sono in tutti i paesi...”

    E quello dei rifiuti, racconta ancora Cordova, è un affaire che coinvolge tutto il paese, con molti collegamenti internazionali: i fanghi tossici della centrale termoelettrica Enel di Brindisi declassificati come non pericolosi e occultati in una cava d’argilla in provincia di Reggio Calabria; la motonave Rigel, battente bandiera maltese, fatta affondare col suo carico di uranio al largo di Capo Spartivento (E il mare? Che ne sarà del mare della zona se l’ammorbiamo? Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un’altra parte...), la motonave Jolly Rosso, inviata dal governo italiano per recuperare in Libano 9532 bidoni di rifiuti tossici “esportati” in quel luogo da aziende italiane e spiaggiata sulle coste calabre di Amantea, Ilaria Alpi e il suo operatore che vengono uccisi in Somalia mentre stavano indagando sul caso di un rimorchiatore italiano che voleva svuotare un carico di rifuti tossici al largo delle coste di quel paese africano.

    Il nostro giovane Dante per un anno intero spulcia archivi del tribunale e cartelle ospedaliere. Va su sul campo a intervistare operai, contadini, amministratori, procuratori e semplici cittadini. Documenta le sue ricerche con fotografie e resoconti puntuali dei gironi dell’inferno dei rifuti tossici e ce lo riporta in tutto il suo fetore in questa pubblicazione che merita tutta la nostra attenzione. Nelle conclusioni dice: “A volte, indagando, ho avuto davvero l’impressione che questa regione sia stata, per faccendieri di tutto il mondo, una vera e propria discarica. La cosa certa, infatti, è che i rifiuti radioattivi sepolti nel terreno, o quelli affondati nel mare, non sono di certo rifiuti calabresi e, talvolta, nemmeno italiani.”

    Mentre i nostri politici pensano a sbranarsi tra di loro a colpi di volgari scandalucci, Claudio Cordova dà una testimonianza importante di giornalismo sociale e mi porta a fare una piccola riflessione.

    Si sta discutendo sull’opportunità di un nuovo programma nucleare. Indipendentemente dall’analisi sull’opportunità economica e tecnologica di andare in una direzione che gli italiani hanno bocciato vent’anni fa, penso che il nostro paese non sia maturo per gestire una potenziale ‘bomba’ nucleare sul suo territorio. La nostra classe politica fragile e distratta e l'economia sommersa dominata dalle mafie non ce lo permettono.

    Mi si accappona la pelle a pensare alle montagne di scorie radioattive che dovrebbero essere poi smaltite.
    Pensate che bel business per la ‘ndrangheta! Così uccidono l’Italia sarebbe il nuovo dossier di Claudio Cordova e, nonostante la stima per l’autore, personalmente non vorrei leggerlo tra qualche anno.

    ha scritto il 

  • 4

    da Ilaria Alpi alle navi affondate al largo della Calabria

    con stile giornalistico conciso e asciutto,Claudio Cordova ci spiega il filo che lega la Somalia, dove fu uccisa Ilaria Alpi, alla Calabria che "per anni è stata vista come il primo pezzo del continente africano, inteso come territorio a perdere. Ci ritroviamo così a vivere in una terra non solo ...continua

    con stile giornalistico conciso e asciutto,Claudio Cordova ci spiega il filo che lega la Somalia, dove fu uccisa Ilaria Alpi, alla Calabria che "per anni è stata vista come il primo pezzo del continente africano, inteso come territorio a perdere. Ci ritroviamo così a vivere in una terra non solo povera ma anche avvelenata"secondo le parole di Nino Morabito, presidente regionale di Legambiente. Da leggere.

    ha scritto il