Terra vergine

Di

Editore: Garzanti Libri

4.0
(43)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 298 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8811588456 | Isbn-13: 9788811588450 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Salmon

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Questo romanzo è l'ultimo di Turgenev ed è il romanzo sui giovani populisti russi dell'"andata al popolo". Con quest'opera lo scrittore intendeva terminare la sua carriera letteraria e sperava di eliminare le incomprensioni sorte fra lui, la critica e il pubblico fin dai tempi di "Padri e figli", incomprensioni che si erano poi accentuate con "Fumo". Qualche anno dopo la pubblicazione di questo romanzo, il quale arrivò al successo gradatamente, Turgenev scriverà che i suoi romanzi avevan voluto essere la presentazione di "fisionomie in veloce mutamento di uomini russi dello strato colto". E "Terra vergine" fu proprio l'ultimo e più ampio affresco di questi giovani.
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  • 3

    RISCOPRIRE MALE UN AUTORE AMATO

    LETTO IN EBOOK --- Ivan Turgenev era uno degli autori che, memore di letture giovanili, consideravo tra i miei preferiti. Sono però passati ormai alcuni decenni da quando ho letto qualcosa di suo. Di ...continua

    LETTO IN EBOOK --- Ivan Turgenev era uno degli autori che, memore di letture giovanili, consideravo tra i miei preferiti. Sono però passati ormai alcuni decenni da quando ho letto qualcosa di suo. Di sicuro avevo letto “Memorie di un cacciatore” e forse qualcos’altro, ma tutto quello che ne ricordo è che mi piacque molto, forse per una certa poesia presente nella sua prosa. Mi è parso dunque tempo di tornare a leggere qualcosa di questo grande autore russo, nato quasi due secoli fa a Orël, il 9 novembre 1818 (o 28 ottobre secondo il calendario giuliano).
    Ho scelto quindi, sulla base del titolo, la lettura di “Terre vergini” (ultimo romanzo di Turgenev, del 1877), aspettandomi qualcosa tipo un racconto di uomini rudi che affrontano una natura ostile. Il romanzo è, invece, tutt’altra cosa. I personaggi sono, infatti, alcuni giovani colti e populisti, che vagheggiano una rivoluzione, con alcuni decenni di anticipo rispetto al 1917 di Lenin (l’opera si svolge nel 1874). L’argomento mi ha subito portato alla mente il bel romanzo di Puskin “La figlia del Capitano” che mostra analoghi istinti rivoluzionari nei russi già nel secolo precedente, ai tempi di Pugačëv.
    L’opera di Puskin, però, mi è parsa assai più interessante e stimolante. Temo, insomma, di aver scelto male l’opera per riscoprire un autore amato. Se avessi cominciato a conoscere Turgenev da “Terre vergini”, temo che mi sarei fermato lì, con un giudizio poco entusiastico.
    Cosa mi ha deluso? Direi soprattutto il fatto di non aver trovato la storia coinvolgente, forse per il solito problema: l’esiguità e inconsistenza della trama e la poca concretezza dei fatti narrati, sebbene si narri vicende storiche di un certo interesse, come il tentativo di questi giovani di coinvolgere il popolo, mescolandosi al suo interno.
    Forse l’opera risente anche della finalità con cui fu scritta, il desiderio di appianare i malintesi politici sorti con la pubblicazione di “Padri e figli” e “Fumo”. Un romanzo che cerca di chiarire una posizione o fare ammenda, rischia di perdere in forza narrativa e poetica.
    Altro intento credo fosse quello di disegnare un ritratto dei russi o almeno di parte di essi, e qualche immagine è meritevole, come la coppia di vecchini detti “i pappagallini”.
    Ora mi si impone la lettura di qualcosa di più significativo, forse “Padri e figli” (che non sono certo di aver letto in passato), se non una rilettura dei racconti di “Memorie di un cacciatore” per cercare di riscoprire la meraviglia che mi aveva regalato Turgenev in passato.

    ha scritto il 

  • 4

    “ ...le case dove si parla troppo di virtù sono come le camere d'infermi dove si siano bruciati dei profumi …

    Aleksiej Nězdanov , giovane di una grande ingenuità di fondo e dalla mente infarcita di alti ideali , coltiva un progetto ben definito : quello di fare quanto più possibile affinché i contadini e tutt ...continua

    Aleksiej Nězdanov , giovane di una grande ingenuità di fondo e dalla mente infarcita di alti ideali , coltiva un progetto ben definito : quello di fare quanto più possibile affinché i contadini e tutti quei lavoratori oppressi da una classe padronale violenta ed avida possano risvegliare le proprie coscienze per avviare una vera rivolta sociale .
    E tale obiettivo è talmente assillante da costituire la sua unica ragione di vita .
    Ma nel momento in cui egli è costretto a prendere atto che tutti i suoi sforzi non hanno prodotto alcuno dei risultati sperati il suo destino appare per lui inevitabile .
    Gli argomenti del populismo , del nichilismo , e più in generale della lotta politica fra le classi , non sono nuovi per Turgenev ma in questo romanzo , che è stato anche l'ultimo da lui scritto , esso ne costituisce l'essenza .
    E tra i tanti personaggi , dai tratti psicologici così differenti a rappresentare le anime diverse di una Russia dalle forti divisioni fra le classi e tutti disegnati magistralmente come solo la penna di Turgenev sapeva fare , oltre al già citato Aleksiej ed alla figura fondamentale di Marianna , mi è parso particolarmente significativo quello di Solomin.
    Non assegno le rituali 5 stelle unicamente per la traduzione che , a mio giudizio, non mi è persa del tutto all'altezza dell'opera .

    ha scritto il 

  • 5

    Infelice, infelice Neždanov! La tua è una personalità spezzata, figlia dell’antica Russia feudale e allo stesso tempo dello spirito rivoluzionario che tende al popolo. Due madri diverse, ma unite nell ...continua

    Infelice, infelice Neždanov! La tua è una personalità spezzata, figlia dell’antica Russia feudale e allo stesso tempo dello spirito rivoluzionario che tende al popolo. Due madri diverse, ma unite nell’impedirti di affermare te stesso, di costruirti un’identità: la prima perché decaduta, consumata senza speranza, e la seconda perché prematura, non ancora approdata alla riva del reale.

    Sei il frutto sventurato del passaggio fra due epoche, costrette in te ad una convivenza impossibile. Un dramma di transizione, che vivrai fino ad esserne travolto.

    ha scritto il 

  • 3

    Nonostante non sia un capolavoro di T., descrive bene l' "andata al popolo" degli intellettuali russi della seconda metà dell'800, e i risultati -scarsi- prodotti.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante la storia non mi abbia catturato completamente ho apprezzato molto tutto il resto: la caratterizzazione dei personaggi, la prosa delicata ma "immaginifica" (peccato non poterlo leggere in l ...continua

    Nonostante la storia non mi abbia catturato completamente ho apprezzato molto tutto il resto: la caratterizzazione dei personaggi, la prosa delicata ma "immaginifica" (peccato non poterlo leggere in lingua originale), la lieve ironia, la conoscenza dell'animo umano.

    ha scritto il 

  • 4

    La prosa di Turgenev è perfetta. Poi, io la posso leggere solo in traduzione, ma perfetta rimane. Ha una delicatezza ed incisività del tutto inusuali, e la capacità di andare davvero a fondo senza app ...continua

    La prosa di Turgenev è perfetta. Poi, io la posso leggere solo in traduzione, ma perfetta rimane. Ha una delicatezza ed incisività del tutto inusuali, e la capacità di andare davvero a fondo senza appesantire mai la narrazione. Questo è uno dei suoi più belli, insieme al magistrale Padri e Figli.

    ha scritto il 

  • 5

    Si, d'accordo. Il Turgenev didascalico. Quello che spiega il fallimento dei narodniki, di quei giovani entusiasti cittadini, nobili o piccolo borghesi che correvano, cullando vane illusioni, nelle cam ...continua

    Si, d'accordo. Il Turgenev didascalico. Quello che spiega il fallimento dei narodniki, di quei giovani entusiasti cittadini, nobili o piccolo borghesi che correvano, cullando vane illusioni, nelle campagne a tentare di infiammare il cuore del popolo contadino, a suscitarne la rivolta.
    E poi il Turgenev sottile e ironico che denuda impietosamente le ultime velleità assolutistiche della nobiltà decaduta.
    E infine il Turgenev amaro e realista, che sa che il tempo deve ancora arrivare perché le cose cambino, in un fine Ottocento di lunga e lenta, tutta russa, agonia.
    Ma nelle "Terre Vergini", atto di congedo finale del grande scrittore russo, suo testamento politico e spirituale, la cosa che mi è rimasta negli occhi è quel cammeo con cui Turgenev descrive la vita della parte più arretrata e antica di quella piccola nobiltà delle campagne, in una esilarante coppia di vecchietti, Fomuška e Fimuška , che parevano uscire da una stampa del settecento.
    "Né Fomuška né Fimuška si erano mai ammalati; ma se uno dei due era leggermente indisposto, bevevano entrambi una tisana di fiori di tiglio, si ungevano i lombi di olio tiepido o facevano gocciolare del grasso fuso sotto le piante dei piedi e presto passava tutto.
    La giornata la trascorrevano sempre allo stesso modo. Si alzavano tardi, al mattino bevevano cioccolata calda in minuscole tazze a forma di piccolo calice; il tè, assicuravano, è venuto di moda molto più tardi; sedevano uno di fronte all'altra, conversavano (e trovavano sempre un argomento!) oppure leggevano qualche brano dagli almanacchi del secolo precedente... o sfogliavano un vecchio album rivestito di marocchino rosso coi bordi dorati."
    Però leggere Turgenev è sempre un gran bel spendere il tempo

    ha scritto il