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Terre al crepuscolo

Di

Editore: Einaudi (Tascabili letteratura, 1128)

3.5
(67)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 173 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8806155172 | Isbn-13: 9788806155179 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Baiocchi

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
In una prima traduzione italiana vengono presentati i racconti che hanno rivelato l'autore sudafricano. Due novelle: una racconta della propaganda americana nel corso della guerra in Vietnam e ha per protagonista un ricercatore che studia, e narra in prima persona, gli effettivi risultati del condizionamento ideologico; l'altra ricrea, invece, l'ambiente boero ottocentesco, ripercorrendo la vicenda biografica di un uomo di frontiera che giura vendetta ai nativi Ottentotti, rei di non avergli portato il rispetto dovuto a un bianco.
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  • 2

    No me gustó nada.
    Coetzee es bastante denso a veces, pero siempre había sacado destellos y notas interesantes de sus anteriores trabajos.
    Con éste, su primer libro, no me ha pasado.
    Su lectura se me hizo pesada, brumosa y pegajosa.
    Un fango enyodado que te aprisiona, que t ...continua

    No me gustó nada.
    Coetzee es bastante denso a veces, pero siempre había sacado destellos y notas interesantes de sus anteriores trabajos.
    Con éste, su primer libro, no me ha pasado.
    Su lectura se me hizo pesada, brumosa y pegajosa.
    Un fango enyodado que te aprisiona, que te acota y que te atrapa.
    Espesez mental.

    ha scritto il 

  • 4

    La penna di Coetzee scava corrosiva la vertigine di onnipotenza dell’animo umano

    Entrambi i racconti/novelle sono una critica spietata al potere colonialistico/espansionistico del mondo occidentale.


    Il secondo è il più efficace, intenso, coinvolgente. Scuote il lettore con violenza, raccapricciante orrore. Narra del viaggio di esplorazione del colono boero Jacobus Coet ...continua

    Entrambi i racconti/novelle sono una critica spietata al potere colonialistico/espansionistico del mondo occidentale.

    Il secondo è il più efficace, intenso, coinvolgente. Scuote il lettore con violenza, raccapricciante orrore. Narra del viaggio di esplorazione del colono boero Jacobus Coetzee che nel 1760 parte alla volta delle terre selvagge a nord del Capo a caccia di elefanti.
    Al di là della pregnante ricostruzione dei luoghi e delle periodo storico, ammirevole e sorprendente è lo scavo psicologico dell’homo “colonialis” che Coetzee esercita con grande perizia e acume penetrandone a fondo le strutture interiori, rivelando così un sentire assolutamente superiore nei confronti del selvaggio,un sentire che rimane predominante anche nel momento di massima fragilità e umiliazione, (nella laida, purulenta nudità pallida febbricitante, defecante, derisa e svilita dalle bande di bambini ) in cui cioè malato e depredato si trova in balia degli ottentotti, stirpe d’indolenti primitivi privi di qualsivoglia cultura e religione.
    Inspiegabilmente sopravissuto, tornerà a vendicare se stesso e la sua stirpe in un lucido e sanguinario delirio di onnipotenza divina.

    “Grazie alla loro morte io, che dopo essere stato cacciato da loro avevo vagato nel deserto come un pallido simbolo, ho potuto ancora una volta asserire la mia realtà. Non mi piace uccidere, non più che a chiunque altro, ma mi sono preso la responsabilità di essere quello che preme il grilletto, di dare questo sacrificio per me e per il mio popolo, che esiste, e di commettere contro questa gente scura gli omicidi che tutti volevano commettere. Sono tutti colpevoli, senza eccezioni, compresi gli ottentotti . Chissà per quali inimmaginabili crimini dello spirito sono morti, attraverso di me. Il giudizio di Dio è giusto, irreprensibile e incomprensibile. La sua pietà non fa caso al merito. Sono uno strumento nelle mani della Storia."

    ha scritto il 

  • 4

    Due storie. Storie di potere, storie del rapporto tra un uomo e gli altri. Uno studioso, topo di bibliotece che studia il Vietnam, la guerra, e i metodi applicati, perdendo il senso e le proporzioni. La seconda nell'africa degli Africans, la scoperta di nuove terre, di nuovi popoli. Tutto è relat ...continua

    Due storie. Storie di potere, storie del rapporto tra un uomo e gli altri. Uno studioso, topo di bibliotece che studia il Vietnam, la guerra, e i metodi applicati, perdendo il senso e le proporzioni. La seconda nell'africa degli Africans, la scoperta di nuove terre, di nuovi popoli. Tutto è relativo, noi e gli altri, senza freni ci è concesso tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    Personas etiquetadas en esta foto:
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    Vaya primera novela que se marcó J. M. Coetzee!! Impresionante es decir poco... "Tierras de poniente" es una novela muy árida donde el autor mediante dos historias nos muestra una reflexión de la culpa, el sufrimiento, la capa ...continua

    Personas etiquetadas en esta foto:
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    Vaya primera novela que se marcó J. M. Coetzee!! Impresionante es decir poco... "Tierras de poniente" es una novela muy árida donde el autor mediante dos historias nos muestra una reflexión de la culpa, el sufrimiento, la capacidad del hombre para infringir dolor a sus semejantes, el racismo, así como las consecuencias del poder sin límites y la corrupción que origina, son algunas de las constantes de la narrativa coetziana, que se empiezan a ver aquí... y que veremos en su magnífica obra literaria (Desgracia, La edad del hierro...). Es dura, pero qué no lo es?

    ha scritto il 

  • 5

    ...mi piacerebbe moltissimo vedere una riduzione cinematografica di questo piccolo capolavoro. Sono due storie vissute in parallelo: due uomini di nazionalità ed epoche diverse entrambi vittime della violenza. Si tratta di una violenza vissuta in maniera tragica. Da una parte l'ottentotto, schiav ...continua

    ...mi piacerebbe moltissimo vedere una riduzione cinematografica di questo piccolo capolavoro. Sono due storie vissute in parallelo: due uomini di nazionalità ed epoche diverse entrambi vittime della violenza. Si tratta di una violenza vissuta in maniera tragica. Da una parte l'ottentotto, schiavo e vittima dell'uomo occidentale, dall'altra il vietnamita del secolo scorso...
    Scritto in maniera forte, con un linguaggio talvolta duro ma che consente al lettore di vivere a pieno momenti di riflessione e meditazione silenziosa. Non a caso J.M. Coetzee è riuscito a guadagnarsi la stima del mondo letterario e a vincere il nobel per la letteratura qualche anno fa! ve lo consiglio caldamente.. :)

    ha scritto il 

  • 2

    Añoro el primer Coetzee

    Después de leer dos libros de Coetzee que me han parecido más bien flojos, Tierras de poniente y Diario de un mal año, creo que me va a costar intentarlo de nuevo. No me he leído todo lo que ha publicado hasta la fecha, pero tengo la impresión de que en sus últimos libros se repite, ...continua

    Después de leer dos libros de Coetzee que me han parecido más bien flojos, Tierras de poniente y Diario de un mal año, creo que me va a costar intentarlo de nuevo. No me he leído todo lo que ha publicado hasta la fecha, pero tengo la impresión de que en sus últimos libros se repite, como si ya no tuviera nada más que añadir, y eso termina disuadiendo a los lectores. Lejos queda el autor de Esperando a los bárbaros, Vida y época de Michael K., Desgracia, Infancia, Juventud..., en los que demuestra que merece estar entre los grandes.

    ha scritto il 

  • 3

    Ci sono libri di cui mi ricordo chiaramente trama e stile, libri di cui mi ricordo il contesto di lettura, libri di cui ricordo emozioni suscitate.

    Di questo libro ricordo la situazione di letture et rilettura.
    Insomma.
    Esame di cultura dei paesi di lingua inglese II. Arrivo i ...continua

    Ci sono libri di cui mi ricordo chiaramente trama e stile, libri di cui mi ricordo il contesto di lettura, libri di cui ricordo emozioni suscitate.

    Di questo libro ricordo la situazione di letture et rilettura.
    Insomma.
    Esame di cultura dei paesi di lingua inglese II. Arrivo in università.
    Guardo i testi di studio dei miei compagni di corso.
    MERDA! E chi si ricordava il numero di "letterature africane"??? Porcaputtana! E l'ho pure comprato, e istantaneamente dimenticato sotto pile di libri e fogli e dizionari sulla scrivania!
    MERDA!

    Ok. Sangue freddo, mica mi chiederà proprio QUEL libro.

    Comincia ad interrogare.
    E a tutti, tutti, tutti chiede nei minimi particolari il libro Dusklands, che tutti, tutti, tutti si sono letti in italiano (e quindi hanno capito). Io, BRAVAETDILIGENTESTUDIOSA, seguendo la bibliografia d'esame, me lo sono letta in inglese. Senza capirci una cippalippa.
    Bene, Francis, hai cominciato proprio bene questa giornata!

    L'interrogazione continua. A nessuno chiede il libro di cui io mi sono dimenticata (fiuuuuuu - sospiro di sollievo) a tutti invece chiede Coetzee. Merd.
    Pausa pranzo.
    Raggiungo una ragazza appena interrogata e le compro il libro in italiano.
    In un'ora mi leggo il libro. Ahah. Leggere è una parolona. Sfoglio le pagine cercando di capire.
    Una parola qua, una là.

    Si ricomincia.
    Interroga me.
    E ovviamente, esordisce "bene, sono stufa di sentir parlare di Coetzee. Mi parli della letteratura anglofona africana"

    "ehm..."

    ha scritto il 

  • 3

    Qua cogliamo l'autore al suo esordio, dentro a un libro edito se non ricordo male nell'ormai lontano settantaquattro. Esso libro si compone di due lunghi racconti, l'uno di un'ottantina di pagine, l'altro di cento e rotti.


    Le tematiche di codesti racconti sono diversissime tra loro, al pun ...continua

    Qua cogliamo l'autore al suo esordio, dentro a un libro edito se non ricordo male nell'ormai lontano settantaquattro. Esso libro si compone di due lunghi racconti, l'uno di un'ottantina di pagine, l'altro di cento e rotti.

    Le tematiche di codesti racconti sono diversissime tra loro, al punto che viene da chiedersi cosa stia alla base dell'economia del libro. Perché, in altre parole, è stato messo insieme così? Se non si trattasse di un esordio, effettivamente verrebbe da pensare, mentre invece la spiegazione più logica è che il giovane autore necessitava di uscire sul mercato come poteva, o con quello che di confacente aveva al momento. Insomma, spendere sufficiente piuma da gonfiare passabilmente la federa. Ma è solo un'ipotesi, e comunque non importante.

    Piuttosto, quello che vien da sottolineare qua è come “la pasta” della narrativa di Coetzee sia evidente già in queste prime prove. Ma non solo, pur nelle ambientazioni assai differenti dei due testi, in essi scorre una riconoscibile vena comune. E diciamolo subito – che poi torno alla cosa che volevo dire ora, sperando peraltro di ricordarmela – il primo di questi racconti non è molto riuscito.

    Vi si narra di uno studioso che sta lavorando a un cosiddetto progetto Vietnam, una sorta di collazione di dati intorno alla guerra in corso allo scopo di creare uno strumento propagandistico e anzi di condizionamento psicologico. Il lavoro, psicologicamente invasivo, intorno ai materiali della guerra, fa scivolare il protagonista in una sorta d'inferno privato, con finale se vogliano anche prevedibile.

    I piani del racconto, il lavoro di ricerca e la situazione interiore/familiare, vanno l'uno nell'altro in misura di commessure che non combaciano al meglio, anzi che per farle stare insieme o le forzi o ci devi lavorare (di precisione) con una fresa.

    L'altro racconto invece, “Il racconto di Jacobus Coetzee” è un pregevolissimo esempio di manoscritto in bottiglia, di calco, di documento etnografico, di narrazione rimpolpante ad arte il resoconto settecentesco d'un viaggio nell'interno del paese, nella fattispecie il Nord pressoché inesplorato e selvaggio della regione del Capo, in Sudafrica.

    Coetzee prende le scarne, benché affascinanti, note scritte dal suo avo e le trasforma in una particolare commistione di racconto d'avventura e regesto metafisico. Nel flusso rappresentato dalle sensazioni/riflessioni di Jacobue Coetzee v'è costantemente, ed è quello che volevo dire prima, connotandolo come elemento comune nella scrittura di C., anche nel primo e meno riuscito racconto, una forte componente corporea.

    Ma neanche corporea, bensì interna, come se dalla carne s'andasse a ricavare la fibra, e dei liquidi del corpo, sangue, bile, lagrime, sperma eccetera, combustibile di scrittura. E tutto questo senza mai perdere il controllo, tenendo sempre nella mano i due fili della speculazione e della bruta materia, la prima spesso sbrigliata da un rigore metodologico (anche magari traslato, volto in letteratura), con salti, arditezze - la seconda invece ancorata a una violenza autoptica che nella sua evidenza naturale possiede una nota di candore (il candore della belva che sopprime la preda).

    Insomma, consiglio soprattutto di leggere questo libro per lo splendido racconto delle peripezie di Jakobus Coetzee, ma pure come documento della continuità della materia dello scrittore sudafricano, anche laddove la sua penna e più incerta (Progetto Vietnam).

    ha scritto il 

  • 5

    Coetzee è uno dei miei favoriti e qui è davvero grandissimo. Ambientato nella colonizzazione del Sudafrica e nella guerra del Vietnam è attualissimo: i protagonisti potrebbero essere efficacissimi a Guantanamo.

    ha scritto il