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Terroni

Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero "meridionali"

Di

Editore: Piemme

3.7
(654)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 308 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8856612739 | Isbn-13: 9788856612738 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: History , Political , Social Science

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Descrizione del libro
Fratelli d'Italia... ma sarà poi vero? Perché, nel momento in cui ci si prepara a festeggiare i centocinquant'anni dall'Unità d'Italia, il conflitto tra Nord e Sud, fomentato da forze politiche che lo utilizzano spesso come una leva per catturare voti, pare aver superato il livello di guardia. Pino Aprile, pugliese doc, interviene con grande verve polemica in un dibattito dai toni sempre più accesi, per fare il punto su una situazione che si trascina da anni, ma che di recente sembra essersi radicata in uno scontro di difficile composizione. Percorrendo la storia di quella che per alcuni è conquista, per altri liberazione, l'autore porta alla luce una serie di fatti che, nella retorica dell'unificazione, sono stati volutamente rimossi e che aprono una nuova, interessante, a volte sconvolgente finestra nella facciata del trionfalismo nazionalistico. Terroni è un libro sul Sud e per il Sud, la cui conclusione è che, se centocinquant'anni non sono stati sufficienti a risolvere il problema, vuol dire che non si è voluto risolverlo. Come dice l'autore, le due Germanie, pur divise da una diversa visione del futuro, dalla Guerra Fredda e da un muro, in vent'anni sono tornate una. Perché da noi non è successo?
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  • 3

    "Non saranno mai gli altri i risolutori dei problemi del Sud".

    Sono meridionale, concittadina dell'illustre Gaetano Salvemini. A parte la provenienza, il mio spessore è infinitamente più irrilevante del Dottore cui l'Università di Havard ha dedicato una Cattedra. ...continua

    Sono meridionale, concittadina dell'illustre Gaetano Salvemini. A parte la provenienza, il mio spessore è infinitamente più irrilevante del Dottore cui l'Università di Havard ha dedicato una Cattedra. Basta però che noi del Sud siamo onesti lavoratori, amministratori etc, perchè si desti la meravigliata esternazione: "Pare impossibile che tu sia meridionale!".
    Il fatto è che, in 150 anni e passa di "unità a mano armata", come viene qui definita l'annessione del Regno delle due Sicilie al Piemonte costata morti, sangue, stupri, violenza, rapine, in cui "I Piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto", fino ai gretti Berlusconi, Tremonti, Bossi, Gelmini, Salvini di oggi, non solo c'è stato un perverso piano di insubordinazione e annullamento dell'economia, dei trasporti - è quasi superfluo ricordare la Salerno-Reggio Calabria o l'irrisolto dilemma sul Ponte - e della cultura, ma i meridionali stessi hanno lentamente e pericolosamente incorporato la sindrome dell'inferiorità come un veleno cui inevitabilmente ci si abitua.
    Rinverdendo perciò i fasti del Regno Borbonico in cui al contrario il Sud primeggiava sul Nord, Pino Aprile auspicherebbe finalmente la secessione.
    Provocazione, utopia, suicidio? Senz'altro il suo immane lavoro merita di essere letto per onorare quanti sono morti per l'Italia Unita. E, coscienti di un passato che non è stato propriamente e non solo ROMANTICO, noi onorati discendenti, come gli inermi Uccelli del Paradiso di una fiaba zen, che interrogato il saggio sul nome del loro Salvatore, si sentono rispondere: "Trend'acìjdd" che a Gioia del Colle significa "30 uccelli", possiamo ricordare che: "non saranno mai gli altri i risolutori dei problemi del Sud".

    ha scritto il 

  • 4

    La lettura di questa libro, da meridionale quale sono, mi ha fatto vedere con un diversa prospettiva tutti i problemi del nostro povero (e sempre più povero) Sud. Ben scritto e sopratutto ben documena ...continua

    La lettura di questa libro, da meridionale quale sono, mi ha fatto vedere con un diversa prospettiva tutti i problemi del nostro povero (e sempre più povero) Sud. Ben scritto e sopratutto ben documenato, sicuramente parziale ma ci stà contro tanti altri libri che parlano del Meridione solo negativamente. L'ho abbandonato, pur leggendolo saltuariamente,per la lunghezza dei capitoli (e degli argomenti) su cui secondo me si dilunga un pò troppo. Spero più in avanti di riprenderlo e "studiarlo"

    ha scritto il 

  • 5

    Fratellastri d’Italia

    È un libro che fa male, dalla prima all’ultima pagina. Fa arrabbiare, inorridire, riflettere…
    Questo eccellente lavoro di Pino Aprile permette di scoprire e approfondire una oscura e dolorosa pagina d ...continua

    È un libro che fa male, dalla prima all’ultima pagina. Fa arrabbiare, inorridire, riflettere…
    Questo eccellente lavoro di Pino Aprile permette di scoprire e approfondire una oscura e dolorosa pagina di storia nostrana che la storiografia ufficiale non ci racconta perché, si sa, a dettarne il contenuto sono stati i vincitori.
    Vincitori e vinti, dunque; a consacrarli tali una guerra che i primi hanno chiamato di liberazione, i secondi di invasione. La guerra è quella che iniziò nel 1861 con l’unità d’Italia e che, in un certo qual senso, continua ancora oggi; e le sue conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
    Ma che razza di Paese è quello in cui la sua metà viene lasciata intenzionalmente in una condizione di svantaggio economico e sociale? Che Paese può mai essere quello nel quale una parte di popolazione, sulla base di pregiudizi, ignoranza e quanto di peggio possa concepire il pensiero umano, si arroga il diritto di insultare e umiliare l’altra? Quale futuro può avere un Paese del genere? C’è poco da argomentare: l’Italia è nata male e, alla luce dell’attuale situazione, altrettanto male finirà. Personalmente - e mi dispiace dirlo - non nutro alcuna speranza in tempi migliori (se non sono stati sufficienti oltre 150 anni di storia unitaria, quando arriveranno?) né mi sento orgogliosa di appartenere a un Paese come questo creato sul sangue di tanta gente inerme. La sola unità nazionale raggiunta (e pienamente!) è quella delle ruberie dei politicastri di ogni colore, da nord a sud, isole e province autonome di non italica tradizione comprese. Per il resto, altro che unità… Più che fratelli, in generale, siamo rimasti sempre e soltanto dei fratellastri.
    Da isolana e italiana sulla carta non posso che sentirmi vicina alle genti del Mezzogiorno della penisola, poiché anche noi siamo stati occupati e trattati alla stregua di una colonia dalla non certo rinomata casa reale savoiarda. E questo già a partire dai primi decenni del XVIII secolo, oltre cent’anni prima della proclamazione del Regno d’Italia nel 1861.
    Come Paese unitario abbiamo avuto un’altra occasione per cambiare rotta e ricominciare, al termine del secondo conflitto mondiale, ma anche dalle macerie della guerra è purtroppo venuto fuori altro schifo. Parafrasando quanto è stato detto di recente al processo per il disastro della Concordia da un sostituto procuratore contro un noto capitano (ecco, forse l’immagine della nave da crociera naufragata all’Isola del Giglio tre anni fa rappresenta alla grande l’immagine del nostro Paese), che Dio abbia pietà dell’Italia perché noi, i cosiddetti italiani, non possiamo averne alcuna…

    ha scritto il 

  • 4

    "Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni "anti-terrorismo", come i marines ...continua

    "Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni "anti-terrorismo", come i marines in Iraq.
    Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico [...]
    Ignoravo che, in nome dell'Unità nazionale, i fratelli d'Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma".

    Questo è l'incipit del libro. Che ha riproposto qui su questo Social (leggere i commenti, please) la stessa diatriba, le stesse "divisioni" Nord-Sud che intendeva denunciare.
    Ora, a differenza dell'autore, io qualcosa sapevo, sebbene non avessi mai trovato il modo di approfondire.
    Seguimi.
    "1860. Un esercito di napoletani, imbottiti dell'idea di Patria, tentò di buttare a mare un pugno di briganti che assaliva la sua Patria. Fra quei briganti c'erano diversi ufficiali napoletani disertori della loro Patria. Per l'appunto furono i briganti a vincere. Ora ognuno di loro ha in qualche piazza d'Italia un monumento come eroe della Patria."
    Questo brano è del 1965. Autore: Don Lorenzo Milani (Lettera ai cappellani militari).
    Ecco uno che "sapeva" (e che insegnava quel che sapeva).
    ------------------
    Il libro ha una sola pecca: lo stile. Troppo colloquiale (sembra di stare ad un tavolino del bar ad ascoltare lo zio d'America -zio emigrato dal Sud, verosimilmente- che discetta di storie terribili e "maravigliose"). Trattandosi di un pamphlet, l'opera è chiaramente, com'è giusto, di tipo divulgativo (con l'autore che correttamente, senza infingimento alcuno, si muove per quello che è: un giornalista), ma la materia è così seria ed aspra ed ostica che avrei preferito un taglio diverso, un maggiore equilibrio di forma e contenuto.

    ha scritto il 

  • 4

    … Prima di voltare pagina, bisogna leggerla ...


    Non siamo un paese, perché è mancata, dopo il Risorgimento, dopo il fascismo, la civiltà di esaminarsi e giudicarsi. (…) La nostra è storia di crimini impuni per ragion di stato. E questa assuefazion
    ...continua


    Non siamo un paese, perché è mancata, dopo il Risorgimento, dopo il fascismo, la civiltà di esaminarsi e giudicarsi. (…) La nostra è storia di crimini impuni per ragion di stato. E questa assuefazione all'impunità e al sopruso ha una connotazione pure geografica, ha generato un'idea di cittadinanza minore, rassegnata a tollerare, se a proprio danno, quel che per altri è intollerabile. Pondelandolfo non è sul Sand creek; al sud non c'erano gli indiani. La coscienza del paese può tacere.

    L'impoverimento del Meridione per arricchire il nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell'unità d'Italia. La ragione dei pratici; quella dei romantici era un ideale. Vinsero entrambi.

    ha scritto il 

  • 1

    Davvero scadente

    Mi consola il fatto d'aver visto che molti altri non hanno apprezzato per niente questo saggio,a metà tra lo storico e il contemporaneo.
    Stando a quanto sostiene l'autore il Sud era prima dell'Unità d ...continua

    Mi consola il fatto d'aver visto che molti altri non hanno apprezzato per niente questo saggio,a metà tra lo storico e il contemporaneo.
    Stando a quanto sostiene l'autore il Sud era prima dell'Unità d'Italia un regno ricco,felice,pieno di risorse,con poca criminalità,invidiato e copiato dalle principali potenze europee come la Franca e l'Inghilterra.Invece il Piemonte era povero,depresso,in bancarotta.Già qui mi viene una riflessione:io non mi intendo di storia e non giudico,ma mi sembra esagerata queste descrizione tutta positiva del Sud e così negativa del Nord.Poi,una descrizione più che realistica dei saccheggi,distruzioni,violenze e sevizie fatte dai "nordici".A questo credo,perchè purtroppo è una triste realtà della guerra.Certo,la cosa raccapricciante è che fosse fatta dagli italiani verso altri italiani,fratelli di sangue e di stirpe.
    Poi per tutto il libro si raccontano le conseguenze sempre negative per il sud dell'unità d'Italia: leggi a sfavore,saccheggi più o meno leciti,impoverimento a favore delle regioni settentrionali.Conseguenze ovvie,la criminalità organizzata e l'emigrazione,mali che tuttora affliggono il meridione.
    Non ho e non ho mai avuto pregiudizi contro i meridionali,da me ritenute persone stupende,ma a mio giudizio questo libro esagera al contrario.Sicuramente odioso il comportamento e l'atteggiamento di tanti leghisti contro il sud,ma questo libro è capovolto,cioè razzista ai danni del nord.
    Convinta poi che la verità il più delle volte stia nel mezzo,possibile che il sud fosse tutto stupendo prima dell'unità?Neanche una pecca,una critica in tutto il libro.
    Poi ripetitivo,petulante,lungo e noioso in troppi punti,si salta di palo in frasca,da un argomento all'altro senza filo logico,si fa fatica a seguire il discorso,troppa fatica.
    Uno stile discutibile e non piacevole,che rende difficile e non bella la lettura.
    Non parliamo poi della conclusione : secondo l'autore sarebbe auspicabile una scissione dell'Italia,che porterebbe vantaggi grandi al sud.Sicuramente bisogna fare di più per il Mezzogiorno,ma credo che la secessione non sia una bella soluzione per il paese....
    Bocciato su tutti i fronti!Mi aspettavo decisamente di meglio.
    Non leggetelo.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto da: Peppe.

    La storia scritta da chi ha perso. Documentato e colmo di fatti storici interpretati e proposti per i non-vincitori dell'unità d'Italia. Diverse volte un certo senso di revanscismo no ...continua

    Letto da: Peppe.

    La storia scritta da chi ha perso. Documentato e colmo di fatti storici interpretati e proposti per i non-vincitori dell'unità d'Italia. Diverse volte un certo senso di revanscismo non si riesce a nascondere fra le righe. Ma fatta la tara, il netto del saggio è interessante.

    ha scritto il 

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