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Terroristi

Di ,

Editore: Sellerio (La Memoria; 867)

3.9
(236)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 561 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8838925658 | Isbn-13: 9788838925658 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renato Zatti

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Il tuo problema, Martin, è che fai il lavoro sbagliato. Nel momento sbagliato. Dalla parte sbagliata del mondo. Nel sistema sbagliato» è la frase finale di quest’ultimo romanzo che conclude la saga poliziesca di Martin Beck e della sua squadra di investigatori sulle strade di Stoccolma. E, detta dall’amico leale Kollberg che si è ritirato disgustato dalla polizia, suona simile a un’epigrafe generale di tutte le loro avventure. I dieci «romanzi su un crimine» della coppia Sjöwall e Wahlöö intendevano, infatti, mostrare come vanno le vere indagini di polizia nella società impastata di ingiustizia: quando il successo del poliziotto migliore, che svela le circostanze e le cause reali, coincide sempre, inevitabile, con il suo stesso fallimento morale.
In Terroristi tutti questi motivi diversi – l’avventura, la denuncia sociale, l’inquietudine morale, una certa satira di costume dei potenti – risaltano in esplicito rilievo.
Giunto all’apice della carriera, Martin Beck deve affrontare, di fatto contemporaneamente, più casi insieme. L’omicidio di un regista pornografico e imprenditore del vizio. Una strana rapina commessa, a detta dello sbrigativo procuratore, da una ragazza madre fuoriuscita da un mondo incantato. E infine, vicenda principale, l’attentato terroristico progettato contro un potente senatore americano in visita.
Come negli altri romanzi della serie, la vicenda inquadra, uno o due protagonisti principali accanto al capo Martin Beck. La ribalta è di Gunvald Larsson, un gigante biondo di due metri, dai modi liberi e arroganti del rampollo di famiglia privilegiata, il quale vuol farsi perdonare le sue origini socialmente dorate. Lo ispira un desiderio di giustizia di specie quasi angelica. Su di lui si catalizza lo stress della caccia al killer e al ticchettio della sua bomba.
Una corsa contro il tempo ad altissima tensione, accentuata dal contrasto, sullo sfondo, con il ritmo placido dell’ordinaria ingiustizia che mastica innocenti colpevoli.
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  • 0

    Per il commissario Beck la visita di un impopolare senatore americano si trasformerà in un grosso problema di sicurezza internazionale visto che il visitatore è finito nel mirino di un gruppo di terroristi internazionale. La lotta tra le due fazioni per decidere della sorte del senatore si gioca ...continua

    Per il commissario Beck la visita di un impopolare senatore americano si trasformerà in un grosso problema di sicurezza internazionale visto che il visitatore è finito nel mirino di un gruppo di terroristi internazionale. La lotta tra le due fazioni per decidere della sorte del senatore si gioca sul filo del rasoio!

    ha scritto il 

  • 5

    Non tutti i poliziotti sono nella lista p.s.

    Ultimo della serie -1975- Molto bello e complesso, storie diverse che apparentemente nulla hanno in comune, convergono in un punto di incontro. La parte sui servizi segreti e la polizia politica svedese anticipa le storie di Stieg Larsson. Al solito critico verso la società svedese e le sue insuf ...continua

    Ultimo della serie -1975- Molto bello e complesso, storie diverse che apparentemente nulla hanno in comune, convergono in un punto di incontro. La parte sui servizi segreti e la polizia politica svedese anticipa le storie di Stieg Larsson. Al solito critico verso la società svedese e le sue insufficienze (non so cosa avrebbero potuto scrivere delle nostre!) Personaggi umani e di spessore, né eroi né infallibili. Parola finale: Marx.

    ha scritto il 

  • 1

    Pensavo che la serie fosse finita con 'Un assassino di troppo', ma poi SORPRESA!, ecco sfornatone un altro, il decimo e decisamente l'ultimo scritto dai due coniugi nel 1975, anno della morte di Per Wahloo. Forse per questo motivo, 'Terroristi' è il peggiore di tutta la serie. Tirato per le lungh ...continua

    Pensavo che la serie fosse finita con 'Un assassino di troppo', ma poi SORPRESA!, ecco sfornatone un altro, il decimo e decisamente l'ultimo scritto dai due coniugi nel 1975, anno della morte di Per Wahloo. Forse per questo motivo, 'Terroristi' è il peggiore di tutta la serie. Tirato per le lunghe, confusionario, noiso ed annacquato, arranca malamente per tutta la sua durata: praticamente irriconoscibile! Se volete conservare un buon ricordo dell'opera dei due brillanti scrittori al loro apice, quest'ultimo è assolutamente sconsigliato.

    ha scritto il 

  • 1

    Anche i grandi autori cappellano! Generalmente avviene quando, lusingati dal grande successo, dimenticano di essere degli affabulatori per mostrarsi politologi e/o censori.
    Abbandonato dopo 300 pagg.

    ha scritto il 

  • 3

    Troppo politicizzato, anche seguire i vari concatenamenti tra personaggi e trame risulta un pò lacunoso. Divertenti alcuni personaggi e spassose alcune pagine, come in ogni episodio della saga dedicata a Beck.

    ha scritto il 

  • 1

    La stazione di metropolitana di Midsommarkransen con un bellissimo mosaico che ne riproduceva l'appellativo, attigua a Vattenledningsvagen e da cui ogni giorno mi muovevo, Sergels Torg, il Pendeltag - anche se allora non si chiamava così, il sole che d'estate sorge alle tre del mattino e l'imbru ...continua

    La stazione di metropolitana di Midsommarkransen con un bellissimo mosaico che ne riproduceva l'appellativo, attigua a Vattenledningsvagen e da cui ogni giorno mi muovevo, Sergels Torg, il Pendeltag - anche se allora non si chiamava così, il sole che d'estate sorge alle tre del mattino e l'imbrunire verso le due del pomeriggio, case e ville costruite sulle tante isolette dell'arcipelago stoccolmese: un libro su una città che amo per se stessa e per i tanti ricordi che vi sono legati.
    Molto diverso il quadro che ne viene tracciato rispetto a ciò che ho visto e vissuto. Svedesi ignoranti, brutali e rozzi. Profondamente maschilisti. L'arte del rutto e della flatulenza coltivate in massimo grado. E' stato scritto agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso e questo credo abbia inciso parecchio.
    Molta satira politica, forse troppa, che rende l'opera un po' datata e talvolta indigesta, ciò nonostante i personaggi siano interessanti.

    ******
    Talvolta la politica è la morte della letteratura.
    Qui come non mai. La pruriginosa velleità di criticare il sistema capitalistico (???) e clientelare svedese ha ridotto la psicologia e la plausibilità a macchiettismo; ucciso qualche buona intuizione; sporcato espressioni felici.
    Procedendo nella lettura c'è una progressiva stereotipizzazione, talchè sembra di osservare le gesta di Sua Altezza Serenissima Malko Linge.
    Dopo svariati tentativi e a sole cinquanta pagine dall'happy end ho mollato.

    ha scritto il 

  • 4

    Publicado en http://lecturaylocura.com/la-serie-de-martin-beck/


    Han tenido que pasar casi 250 novelas de la excelente colección de novela negra de RBA en su Serie Negra para poder tener publicada, en su totalidad, las diez novelas que componen la serie del comisario Martin Beck; perpetrada ...continua

    Publicado en http://lecturaylocura.com/la-serie-de-martin-beck/

    Han tenido que pasar casi 250 novelas de la excelente colección de novela negra de RBA en su Serie Negra para poder tener publicada, en su totalidad, las diez novelas que componen la serie del comisario Martin Beck; perpetradas por el comprometido matrimonio sueco Maj Sjöwall y Per Wahlöö, posiblemente nos encontremos ante una de las series más influyentes en el género europeo, no sólo para los nórdicos, punto de obligada referencia para entender la marea nórdica actual, sino para toda Europa.
    En mi caso personal, la primera novela que leí fue la excelsa “El policía que ríe” (1968), novela que se caracterizaba por un argumento original que generaba una trama excitante en la línea más clásica de los grandes del género; a partir de ahí, comencé con “Roseanne” (1965) y se fueron publicando en estricto orden cronológico, que seguí a rajatabla, hasta este año 2013 donde hemos visto la publicación de la última: “Los terroristas” (1975).
    Vista en retrospectiva, hasta los dos últimos libros que comentaré más adelante, hay que reconocer que la serie resulta muy consistente en cuanto a calidad e interés por diferentes aspectos y, además, curiosamente, hay muchas variaciones en cuanto a la forma de planificar y realizar los libros. Para los neófitos en los autores suecos, intentaré explicar un poco la evolución de los libros.
    La Serie
    En “Roseanne” (1965) asistíamos a la presentación de Martin Beck, el taciturno investigador y protagonista principal de la serie, y también a algunos de sus secundarios que se convertirán poco a poco en un elemento principal de la serie. El caso (el asesinato de una mujer en el fondo de un canal) entra dentro de la más firme tradición de novelas de investigador puro y duro. Empiezan a comprobarse las buenas maneras del matrimonio con una trama muy bien llevada.
    “El hombre que se esfumó” (1966) y “El hombre del balcón” (1967) suponen una transición inevitable y enriquecedora que nos llevará progresivamente a su obra maestra “El policía que ríe” (1968); experimentan con la narración cambiando los puntos de vista, añadiendo incluso el del asesino; aunque el protagonista principal es Martin Beck (que es dibujado a la perfección en sus relaciones personales), el resto de personajes ganan tal importancia que se vuelven prácticamente “corales” en la tradición del gran McBain y su comisaría del distrito 87. También se caracterizan por ser muy ingeniosos en la resolución de los casos, tramas hiladas con maestría y, desde luego, mucho sentido del humor.
    “El coche de bomberos que desapareció” (1969), quinto libro de la serie, se convierte en la consolidación de lo que habían avanzado. En tradición con sus anteriores entregas, se trata de una novela coral clásica, donde la trama está muy bien hilada, el pulso narrativo está llevado con maestría, tiene humor… en fin, otra muy buena muestra de literatura policíaca que, además, tiene una resolución muy creativa.
    “Asesinato en el Savoy” (1970) es un giro radical en el estilo de los suecos, la novela se convierte en un pretexto claro para la crítica evidente (no sutil como en las anteriores) de una sociedad sueca desgastada por el crimen. Una clara muestra de novela social donde los escritores cargaron contra el capitalismo, las grandes empresas que lo controlan todo confabuladas con un estado corrupto. Todo ello redunda en una trama que es bastante más floja que la de las anteriores y sin ese punto de genialidad. Aún así, está estupendamente escrita, con descripciones muy gráficas pero al mismo tiempo cargadas de detalles y que resultan entretenidas. Una obra, aún así, por encima de la media
    “El abominable hombre de Säffle” (1971). Tras la novela de transición anterior donde parecían haber perdido un poquito la chispa, aquí los volvemos a recuperar en plena forma, creando una trama excelente sobre la corrupción y la brutalidad policial de la sociedad sueca de la época de los setenta. Novela cargada de grises y que hacen llevar a Beck y a sus compañeros a tomar posiciones ante una situación difícil, llegando a plantear dilemas de todo tipo, tanto éticos como de funcionamiento del propio cuerpo de policía y la sociedad.
    “La habitación cerrada” (1972). Supone la revisitación del clásico de las novelas policíacas en su vertiente más detectivesca. Una obra teñida nuevamente de la vertiente más amoral de una sociedad en descomposición. Muy densa, con una progresiva descoralización que fructificará definitivamente en la novena novela de la serie que comentaré más adelante.
    Los dos últimos libros
    “El asesino de policías” (1974) se convierte en la novela que cierra un círculo, Beck vuelve a sus inicios, el caso de Roseanne, con el mismo acusado Folke Bengtsson y un caso de similares características en la misma zona en que se produjo el primero.
    A pesar de la amargura de Martin, hay resquicios de una belleza que contrasta severamente con la crisis de la sociedad de bienestar.
    “De pronto pensó en un par de frases inconexas de la quejumbrosa cantinela general acerca de las cada vez peores condiciones que reinaban en el país. Suecia es un país espantoso, pero sin duda es espantosamente hermoso. Alguien lo había dicho o escrito, pero no recordaba quién.”
    Crisis que se ejemplifica sobre todo en el cuerpo policial: “-No, yo sé lo que usted piensa –gritó-. Piensa que yo le he hecho algo a Sigbrit. Pero no le he hecho nada. ¿No puede entender eso? Malditos maderos, sois todos iguales, aquí y en todas partes. Los policías sois ratas de cloaca y para lo único que servís es para subir a bordo a pillar alcohol y cigarrillos a cambio de dejarnos en paz.”
    Y en el propio Estado: “Estado de Derecho. La expresión estaba desde hacía tiempo tan corrompida que muchos suecos no osaban pronunciarla y otros se echaban a reír cuando alguien la mencionaba en serio. Ciertamente, existía una ley, pero la evolución de los últimos años había demostrado que esa ley podía subvertirse a conveniencia por las autoridades y el régimen. Los que estaban en el medio eran de costumbre los ciudadanos.”
    El final es una vuelta de los personajes y la recuperación de la trama a una ligera coralidad sin perder de vista el papel de Beck, un Beck crepuscular pero no tan amargado sino rehaciendo una vida que no entendió en un principio.
    No es su mejor novela pero, indudablemente, es una buena novela policíaca.
    “Los terroristas” (1975), la última novela comienza con una nota de humor, ya que la perspectiva cambia al gigantón Gunvald Larsson: “Es cierto que tiene tendencia a ser un poco bruto y grosero y se comporta de modo demasiado despótico. Pero no se puede negar que es uno de nuestros mejores inspectores criminales, a pesar de que le cuesta obedecer órdenes y atenerse a las normas.”
    En su progresivo viraje hacia la crítica social y al supuesto Estado de Bienestar, en esta última entrega se centran en la justicia: “En gran medida tenía razón. Los miembros del jurado eran elegidos entre la escoria de los partidos políticos, a menudo tenían una censurable relación de amiguismo con el fiscal o se dejaban dominar por jueces de carácter resuelto, que, básicamente, los despreciaban. En su mayoría no se atrevían a contradecir a las autoridades judiciales y a menudo no eran sino representantes de la mayoría silenciosa de la nación, quien ponía todo su empeño en conseguir el orden a base de leyes sumarias y no mucho más.”
    De lo micro, pasarán a lo macro, las autoridades del país son fuertemente censuradas, como podemos ver en la conversación de la pobre Rebecka Lind con Beck: “Sólo me habrían enviado a unos asistentes sociales y luego me habrían quitado a Camilla. Yo no creo que se pueda confiar en las autoridades de este país. No les preocupa la gente común, los que no son ni famosos ni ricos, y lo que ellos llaman ayuda no es ayuda de verdad. Simplemente te engañan.”
    Lo mejor del crepuscular Beck es que, a pesar de no estar de acuerdo con lo que vive, no entra en una espiral de autodestrucción como en otras novelas del género sino que más bien, reconstruye su vida hasta llegar una felicidad mayor de la que poseía antes; es un buen tipo, los autores están muy de acuerdo, y lo podemos comprobar en palabras de Rhea, su amante:
    “-Tú eres un tío estupendo Martin. Pero tienes un trabajo de mierda. ¿A qué clase de personas metes en la cárcel por asesinato y otros horrores? ¿Cómo hace poco? ¡Un currante marginado que trataba de vengarse del cerdo capitalista que había arruinado su vida! ¿Cuántos años le van a caer?”
    Y cómo no, su gran amigo Kollberg en esa conversación final: “-Lo que haces mal, Martin, es trabajar donde trabajas. Es un mal trabajo. En una mala época. En una mala parte del mundo. En un mal sistema.”
    Posiblemente esta última novela, la más voluminosa, sea el ideal al que trataban de aspirar y que reunía sus aspiraciones para construir una novela negra. En mi opinión no es la mejor, la trama está más diluida y menos elaborada; sin embargo es un digno colofón a una serie excelente y que tiene en sus primeras novelas, sobre todo hasta “El policía que ríe” y “El coche de bomberos que desapareció” sus momentos más sublimes.
    Comentario personal/crítico
    Como dice Liza Marklund en el prólogo de “El asesino de policías” : “La pareja Sjöwall-Wahlöö estableció un nuevo estándar para la narrativa político-criminal, conjugando una alta calidad literaria con hábiles intrigas dramáticas, así como añadiendo un compromiso social que proporcionó un especial ardor a sus páginas. La combinación de su gran éxito creo que radica en la combinación de estos tres factores, y el tercero es quizás el más importante”
    Totalmente de acuerdo en lo que comenta Marklund, la pareja sueca aspiraba a que sus novelas se convirtieran en una forma de denunciar las injusticias sociales y fueron transformándolas, partiendo de la base de novela negra norteamericana, en este tipo de novela de denuncia sin olvidar, claro, está, la trama policíaca. Quizá añadiría dos detalles más: los personajes, gracias a la coralidad que manejaron, todos ellos evolucionaron y es imposible olvidarse ahora de los entrañables Beck, Koellberg, Larsson, Melander o Rönn, verdaderos protagonistas de todas las historias; el segundo detalle es el sorprendente buen humor, con escenas dignas de los hermanos Marx que no puedo negar que me sacaron carcajadas.
    Creo que he relatado con exactitud las virtudes de estos clásicos de la novela policíaca europea y mundial. Si alguno no los ha empezado a leer, es un momento excelente para disfrutarlos. Son grandes, muy grandes. Los echaré mucho de menos. Han sido muchos años y muchas sensaciones.

    ha scritto il 

  • 4

    In questo ultimo romanzo la critica sociale è ancora più feroce, l'ironia ancora più tagliente. Mi mancheranno i personaggi, le atmosfere e gli spunti di riflessione che mi hanno accompagnato per tutti i dieci libri.

    ha scritto il 

  • 4

    “Terroristi” è il romanzo finale della saga poliziesca “Martin Beck”, l’ultimo di dieci libri dedicati dalla coppia Sjowall-Wahloo alla realtà svedese nel decennio 1964/1974, dove vengono mostrate come si svolgono veramente le indagini di polizia e come sia realmente la tanto decantata socialdemo ...continua

    “Terroristi” è il romanzo finale della saga poliziesca “Martin Beck”, l’ultimo di dieci libri dedicati dalla coppia Sjowall-Wahloo alla realtà svedese nel decennio 1964/1974, dove vengono mostrate come si svolgono veramente le indagini di polizia e come sia realmente la tanto decantata socialdemocrazia svedese. La denuncia sociale, l’inquietitudine morale, la satira di costume risaltanto in maniera più evidente che negli altri romanzi. Tre casi, questa volta scollegati: una rapina in banca commessa in maniera alquanto strana, l’omicidio di un regista di film pornografici e l’attentato terroristico nei confronti di un odiato politico americano, che costituisce la vicenda principale. Divertente il tratteggio di un avvocato molto al di fuori del comune, molto poco svedese, la cui descrizione lo apparenta a tratti decisamente americani…

    ha scritto il 

  • 3

    Scandinavi - 21 ott 12

    Ed eccolo, finalmente, il decimo ed ultimo volume della saga di Sjöwall & Wahlöö. La coppia sve-dese aveva programmaticamente deciso di scrivere dieci romanzi accomunati da uno stesso sotto-titolo “Romanzo su un crimine”, ed imperniati sulla figura del commissario Martin Beck. L’idea era di descr ...continua

    Ed eccolo, finalmente, il decimo ed ultimo volume della saga di Sjöwall & Wahlöö. La coppia sve-dese aveva programmaticamente deciso di scrivere dieci romanzi accomunati da uno stesso sotto-titolo “Romanzo su un crimine”, ed imperniati sulla figura del commissario Martin Beck. L’idea era di descrivere, in un certo senso, di parlare della vita quotidiana di una stazione di polizia alle prese con una serie di attività criminose. Di seguire il lavoro delle forze dell’ordine, come si direbbe ora ‘day by day’. In parallelo questa descrizione sarebbe anche servita a presentare i problemi della società svedese, i guasti dell’assistenzialismo selvaggio, il lassismo che ne deriva, le storture di una società basata sul mercato, quando questo si spinge all’eccesso. Cominciando con dei romanzi molto “polizieschi” (ricordo che il primo “Roseanna” si incentrava sulla morte di un passeggero di una nave), e, una volta catturato il lettore, proseguire con romanzi dal risvolto sempre più politico. O che contenessero sempre più interventi di critica sociale. Abbiamo seguito questa parabola passo dopo passo, anche se con 40 anni di ritardo. Rimarcando tuttavia che quello che allora si poteva dire della società svedese, si è pian piano esteso a molte società occidentali (e non solo). Romanzi con alti e bassi (come ho detto recensendoli tutti), ed ora anche noi mettiamo il punto finale. Su quest’ultimo romanzo che è anche il più politico, e forse per questo riesce a volte un po’ prolisso e divagante. Inoltre la struttura è complessa anche sul piano poliziesco, dove seguiamo varie vicende che sembrano a prima vista slegate. Per poi ricomporsi in un unico grande rompicapo. Una ragazza viene accusata di una rapina in banca. Invece, è solo una persona che si fida troppo degli altri, e, con amarezza, Sjöwall & Wahlöö fanno vedere quanto sia doloroso farlo. La rapina non è altra che una serie di equivoci ben presto smontati, anche senza la testimonianza di un certo Petrus. Che nel frattempo viene ucciso. Morte che Beck risolve lentamente ed in parallelo all’attività principale che gli viene affidata nel romanzo: l’organizzazione delle forze di sicurezza in vista della visita di un poco gradito senatore americano. E riuscendo gli autori a dare qui un colpo al sempre più evidente sfruttamento del sesso da parte della società svedese (Petrus, infatti, era un produttore di film porno). Il senatore è, infatti, mal visto da destra e da sinistra (anche se più da questa per le sue posizioni sull’invasione del Vietnam e sul golpe in Cile). E molti lo vogliono morto. Sopratutto un’organizzazione (tipo una CIA multinazionale) che seguiamo in altri e vari attentati riusciti. E che su Stoccolma fa intervenire la sua squadra migliore, guidata da un sudafricano (ovviamente anche razzista). Beck, con l’aiuto di un nuovo alter-ego, l’insopportabile ma pur bravo Gunvald Larsson (potenza delle iniziali!), impiega 300 delle quasi 600 pagine per arrivare ai bandoli della matassa (plurale perché sono più d’uno). E trovare ingegnosamente il modo di sventare l’attentato più pericoloso (tanto ingegnoso che devo dire mi ha decisamente meravigliato). Ma Sjöwall & Wahlöö non sono consolatori. E ritirano in ballo la ragazza di cui all’inizio, che abbiamo scoperto avere un figlio con un americano fuggiasco dagli States per non andare in Vietnam. E che le autorità (svedesi e americane) convincono a tornare in patria millantando indulgenza. Promessa tragicamente tradita, con tristi conseguenze per Jim, per Rebecka ed anche (ma qui lo intuiamo soltanto) per la piccola Camilla. Detto ciò, ritorniamo a quelle digressioni politiche presenti due pagine su tre. C’è, ovviamente, quella contro la politica americana in Vietnam. Ma anche contro i passati re svedesi, accusati di collusione con i nazisti, contro la falsa socialdemocrazia svedese, che tradisce entrambi le parti del suo nome. Contro i poliziotti scemi e la presupponenza del potere. Tanti i contro, funzionali al discorso politico dei due, ma alla lunga anche un po’ pallosi. Per fortuna che si salva il lato personale. Che almeno Martin trova conforto tra le braccia della simpatica Rhea (un’ottima cuoca tra l’altro). E si intuisce (si spera?) una bella prosecuzione tra i due, malgrado (o forse grazie) anche alla differenza di età. Storia che tuttavia non seguiremo, fermati da una X alla fine del libro (di cui lascio il mistero). Non sarebbero comunque andati avanti, Sjöwall e Wahlöö. Aiutati purtroppo dal misterioso fato, che fa morire il buon Per poco dopo l’uscita del romanzo. E Maj non ritornerà mai (scusate il bisticcio) sulle storie del commissario Beck, anche se continua a scrivere, e lo fa tuttora sulla soglia degli ottanta anni. Nel complesso, tuttavia, una storia intrigante, soprattutto se traguardata nello scorrere dei dieci romanzi. Non eccelsa, ma globalmente leggibile e piena di spunti anche attuali. Dispiace solo (ma ora si può rimediare) che Sellerio abbia fatto uscire i libri in ordine casual. Adesso, chi vuole, può leggerli cronologicamente. E lo sguardo totale ne giova.

    ha scritto il