Tess of the D'Urbervilles

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3.9
(1679)

Language: English | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) Chi traditional , French , German , Italian , Spanish , Polish , Romanian

Isbn-10: 0333334078 | Isbn-13: 9780333334072 | Publish date: 

Preface P.N. Furbank

Also available as: Paperback , Hardcover , School & Library Binding , Audio CD , Audio Cassette , Mass Market Paperback , Library Binding , Unbound , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Romance

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Book Description
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  • 4

    Fa quasi male, dire che mi è piaciuto.

    Fa quasi male, dire che mi è piaciuto. Perché una storia così straziante non dovrebbe esistere, ma se Hardy l'ha raccontata vuol dire che di storie così ne sono esistite anche troppe...

    Continua a leg ...continue

    Fa quasi male, dire che mi è piaciuto. Perché una storia così straziante non dovrebbe esistere, ma se Hardy l'ha raccontata vuol dire che di storie così ne sono esistite anche troppe...

    Continua a leggere qui: http://devoandarealeggere.blogspot.de/2016/01/recensione-di-tess-dei-durberville.html

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  • 4

    "Nella mal calcolata esecuzione dell'ordine ben calcolato delle cose, capita di rado che l'invocazione provochi l'apparizione della persona invocata, ed è raro che l'uomo da amare coincida con l'ora dell'amore"

    Tess è una dolce e ingenua fanciulla. Vive con i suoi genitori, i suoi fratelli e le sue sorelle più piccole in una modesta casa immersa nella campagna inglese.
    E’ una ragazza buona, solare, allegra. ...continue

    Tess è una dolce e ingenua fanciulla. Vive con i suoi genitori, i suoi fratelli e le sue sorelle più piccole in una modesta casa immersa nella campagna inglese.
    E’ una ragazza buona, solare, allegra. E bella, anzi bellissima.
    La sua vita è fatta di duro lavoro, di sacrifici e di tante privazioni, ma lei non prega mai per avere un futuro migliore, ma solo per la sua famiglia, affinché stiano sempre bene e non patiscano mai la fame.
    E’ circondata da tanto affetto e dalla bellezza della natura, ma purtroppo questi due elementi faranno presto da netto contrasto a ciò che la vita gli riserverà, un inferno che risponde al nome di due uomini: Alec D’Urberville, che le ruberà con la forza l’innocenza a sedici anni in un bosco e Angel Clare, che la sposerà e la ripudierà perché “sporcata” da un altro uomo.
    Nella vita una persona può sbattersi quanto vuole, ma se è destinato a fallire, non c’è niente che possa fare per cambiare le cose. E’ la morale di questo romanzo dello scrittore inglese Thomas Hardy che in quanto a pessimismo e fatalismo non era di certo secondo a nessuno.
    In questo suo intenso romanzo ci dipinge un ritratto di un’epoca e della condizione femminile con un pessimismo che oserei definire quasi devastante, la figura di Tess, creatura pura, tenera e soave viene letteralmente ridotta a brandelli da due figure pessime figure maschili e da una società bigotta e finta puritana che la condanna senza appello per colpe che non ha.
    Lo stile di Hardy è maestoso, pregno di lunghe descrizioni che a volte rendono difficile la lettura e di dialoghi brevi ma intensi.
    Un romanzo dal sapore austeniano, ma decisamente più pessimista, riflessivo e “potente”. Tess credo che sia una delle figure femminili della letteratura più riuscite e senza alcun dubbio anche una tra le più belle.

    "Giustizia" era fatta, e il Presidente degli Immortali, per dirla con una frase di Eschilo, aveva finito di divertirsi con Tess, mentre i cavalieri e le dame dei d'Urberville dormivano nelle loro tombe, inconsapevoli. I due muti osservatori si chinarono a terra come in preghiera; e rimasero così per molto tempo, assolutamente immobili: la bandiera continuava silenziosamente a sventolare. Appena ne ebbero la forza, si levarono, si presero di nuovo per mano e continuarono il cammino.

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  • 5

    Una tragedia di Eschilo vestita da romanzo anti-vittoriano.
    I personaggi esistono solo in quanto "relazioni" di molteplici soggetti; da soli non sono nulla.
    Il vero protagonista è quello che Freud chi ...continue

    Una tragedia di Eschilo vestita da romanzo anti-vittoriano.
    I personaggi esistono solo in quanto "relazioni" di molteplici soggetti; da soli non sono nulla.
    Il vero protagonista è quello che Freud chiamerà "Super Io", vero Signore del Mondo: l'artefice, suo malgrado, dell'annichilimento degli uomini e delle loro speranze nell'"Infinita Vanità del Tutto."

    E l'Amore, le passioni, sovrastano ogni cosa, così come l'indifferente e sovrana Natura.

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  • 3

    Tessy: vittima degli uomini, del fato e del suo autore

    Fosse stato possibile avrei messo due stelline e mezzo: tre piene per la tematica, due per lo stile. Perché nonostante a Thomas Hardy vada tutto il mio plauso per aver dato voce a Tess - e quante mili ...continue

    Fosse stato possibile avrei messo due stelline e mezzo: tre piene per la tematica, due per lo stile. Perché nonostante a Thomas Hardy vada tutto il mio plauso per aver dato voce a Tess - e quante miliardi di povere Tess hanno attraversato e attraversano in silenzio questo mondo? -, ho trovato il suo stile poco incisivo, perso in descrizioni trascurabili e fitto di giudizi ondivaghi, significanti una cosa o l'altra a seconda dell'interpretazione. Ad esempio: Tess è stata violentata o sedotta? All'inizio si propende per la prima ipotesi, ma poi i confini sembrano farsi più incerti. E ancora: Angel Clare è uno che pensa con la propria testa, tanto che pur di rimanere fedele a se stesso rinuncia alla professione ecclesiastica che la famiglia vuole per lui, o è soltanto uno che non sa cosa vuole dalla vita? E che dire dell'assordante assenza di scene sensuali? Non che io ne sia una fan, ma in una storia al cui centro c'è proprio questo pare una grave mancanza... Davvero troppo castigato, troppo vittoriano anche per me! E inoltre non mi è piaciuto il distacco dell'autore nei confronti della sua eroina, non meno crudele del triste destino che ha avuto in serbo per lei.
    Soltanto, resto col dubbio che la colpa sia da addebitare alla traduzione (a mio parere antiquata) perché si sa che tradurre è quasi come scrivere un libro da capo.

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  • 4

    ‘Love is not love / Which alters when it alteration finds’—Shakespeare

    Con questi versi, Angel Clare, cercando rifugio in utopia, riflette sul proprio filisteismo, per curarsene – invece il buon Alec d’Urberville, una cinquantina di pagine prima, colla forza della solida ...continue

    Con questi versi, Angel Clare, cercando rifugio in utopia, riflette sul proprio filisteismo, per curarsene – invece il buon Alec d’Urberville, una cinquantina di pagine prima, colla forza della solida realtà, enuncia a Tess la regola aurea d’ogni coppia felice: “The fact is, […] whatever your dear husband believed you accept, and whatever he reject you reject, without the least inquiry or reasoning on your own part. that’s just like you women. Your mind is enslaved to his.”
    —Mi sorprende tanta attualità, perché ciò che oggi è patrimonio delle ventenni che posson vantare i sette mestieri del loro « ragazzo », o felice scoperta dei cinquantaquattrenni che magari « stanno » con quelle mature ventenni – certo è incredibile predizione, o intuizione, in un vecchio scrittore. E forse è un tale acume che giustifica, fuor d’ogni discorso di qualità (non adatto all’epoca né al luogo), un fatto di per sé scontato: mentre le molte donne che hanno scritto sul medesimo argomento sono per lo piú dimenticate e neglette, Hardy è assurto (ad autore fondamentale di fine Ottocento!
    —Autore che scrive nella prefazione, con modestia, che un romanzo non è un argomento. Sia pure, possiamo anche dargli ragione, ma non per questo è difficile trovarne durante la lettura, ancorché di poche pretese. Cosí Tess mostra come l’ambiente e la società sanno essere piene di risorse: la guida della religione, il peso della famiglia, la lungimiranza della morale corrente… oltre naturalmente, nello specifico, alla condizione della donna, sono tutti aspetti non trascurabili, e ovviamente benefici della realtà, non meno che del romanzo.
    —Per questo –almeno per me, in parte– ha una gran forza la vicenda (ormai troppo nota per commuovermi, ma sempre sufficiente a interessarmi) di Tess, donna dalla doppia origine (nobile e contadina), donna pura e pura donna, a voler coglier l’ambiguità del titolo e la sfida che esso costituí in tarda epoca vittoriana: sfida incomprensibile alla nostra illuminata epoca.

    P.S. Delle incarnazioni filmiche a me note: poco interessante quella di Polanski (e in generale la sua opera), e meglio Gemma Arterton di Nastassja Kinski (Tess non è bionda); non cosí i personaggi maschili, per odiose convenzioni odierne: nel romanzo Angel Clare ha la barba, Alec d’Urberville, all’inizio, i baffi a punta!

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  • 5

    Questo è stato il mio primo approccio con l'autore.
    Che dire, sono rimasta letteralmente folgorata da questo romanzo! L'ho letto tutto d'un fiato, attratta dalla storia e dalla maestria dell'autore ne ...continue

    Questo è stato il mio primo approccio con l'autore.
    Che dire, sono rimasta letteralmente folgorata da questo romanzo! L'ho letto tutto d'un fiato, attratta dalla storia e dalla maestria dell'autore nel raccontarla.
    E' un libro che mi ha toccata profondamente, si è sedimentato dentro di me, come non accadeva da tempo.
    Ho adorato il personaggio della protagonista, Tess, che seppure attanagliata dalle sventure della vita, trovava sempre la forza di tirarsi su e affrontare a testa alta ogni situazione. La morale di Hardy sembra condannare chi desidera "riscattare" la sua condizione sociale; se provi a sfidare la natura e a cambiare il corso naturale degli eventi, allora la natura e gli eventi ti si ritorceranno contro. Non vedo l'ora di poter leggere altre opere dell'autore e di approfondire la sua mentalità.
    In una parola: consigliatissimo!

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  • 5

    "Perché mi hai tentato? Ero incrollabile come può essere un uomo finché rivede quei tuoi occhi e quella tua bocca.. Tess, tentatrice, cara dannata Tess, non ho saputo resisterti non appena ti ho rivista."

    Il romanzo di Hardy, con i suoi vasti tesori di immaginazione visionaria, l'avevo letto per la prima volta tre anni fa. La copertina, un tulipano bianco stretto delicatamente in quattro dita rosee e a ...continue

    Il romanzo di Hardy, con i suoi vasti tesori di immaginazione visionaria, l'avevo letto per la prima volta tre anni fa. La copertina, un tulipano bianco stretto delicatamente in quattro dita rosee e affusolate, invitava a fiondarsi immediatamente fra le sue pagine. E, a lettura terminata, fatto prendere consapevolezza di come aveva lasciato uno spazio vuoto che aveva la forma di una persona.
    La sua storia mi lasciò addosso una strisciante angoscia. Il propagarsi di tanto dolore, con tutte i pericoli impliciti per chi avrebbe potuto considerarlo come un male per lo spirito, catena di piccoli fatti assurdi, di coincidenze miracolose, di avvenimenti e di persone che ritornano e poi svaniscono, è stato talmente contagioso che gli oggetti inanimati sembravano dotati di una qualche magia. Poiché non esiste alcuna differenza fra ciò che è vicino e ciò che è lontano, e chi legge si sente legato a ogni cosa entro i limiti del possibile. Eppure il mio amore incommensurabile nei riguardi di questa storia è stato innegabile. Come con altri romanzi, ho amato Tess dei D'Urbeville prima ancora di averlo letto. Ho provato struggimento, dolore, sofferenza per l'amore di due anime inquiete dalle aspirazioni trascendentali, basate inconsciamente sulla visione geocentrica delle cose, contorta febbrilmente per la natura opprimente di un'emozione gettata sui nostri cuori da una crudele legge naturale: un'emozione che ho atteso, ho desiderato.
    L'amore fra Angel e Tess ha ravvivato la fiamma che già bruciava nel mio cuore, e il tormento o l'angoscia in cui sguazzavano impunemente è stato superiore alla capacità di sopportazione. Dalla mia umile dimora, li ho visti avanzare faticosamente fra montagne, colline e campi di grano, raggiungere la cima di una scarpata, e contemplare un paesaggio del tutto diverso da quello osservato sino a quel momento.
    Solenne e superstiziosa fantasia architettonica, caso fantasmagorico di voci e volti, di vaghi e possenti fantasmi corporei apparsi nel minaccioso silenzioso della notte, Tess dei D'Urbeville è stata una delle prime letture inglesi che, zeppa di distrazioni realistiche, tragiche e amorose che richiama alla mente le tragiche commedie shakespeariane, è penetrato al punto tale d'immergermi in uno stato fra il fascino e lo sconcerto. La storia d'amore estremamente realistica fra una contadina e un conte, che Hardy ha riesumato col suo tocco spiccatamente realistico/drammatico e tragico in cui fantasia e realtà si sfiorano, anche mentre il sole illumina le loro figure contro il verde delle siepi e le facciate delle case, le cui descrizioni sono crudelmente sincere in quanto ciò che è narrato è narrato attraverso gli strumenti della letteratura: l'essere umano in bilico fra estasi e sogno. Il cui mondo che lo circonda è zeppo di meschinità, ipocrisia, cattiveria, che rivelano l'intento dell'autore di esaminare, con profondità e un certo distacco, un tema piuttosto importante nella produzione hardiana: il senso della vita.
    Mi incuriosiva rileggerlo e, sebbene il tempo scorra ininterrotto e, delle volte, ci costringa a dimenticare cose che non vorremmo mai dimenticare - immagini, episodi che rimangono intrappolati nella soffitta della nostra anima -, ho riscontrato quella profonda e assurda drammaticità di cui è impregnato e di cui, tre anni fa, come un meraviglioso compagno di viaggio, aveva disegnato la sua orbita.
    Ritratto umano terribilmente realistico e coinvolgente di protagonisti intrappolati nel lungo limbo delle convenzioni sociali, che incorrono esclusivamente l'ideale dell'uomo forte, libero, capace di vedere la netta differenza fra verità locale e verità universale, quella di Hardy è una complicata emozione che custodisce gelosamente due amanti nella sfera insondabile dell'amore. Unico moto perpetuo dell'universo, unica ragione accidentalmente intrufolabile, creata apposta per impedire ai due protagonisti di consolidare il loro amore. Unica dimensione in cui è semplicissimo riconoscersi, assistendo alla nascita di un amore indescrivibile, illusoria e allo stesso tempo terrificante che se ne sta sospesa nell'avverso universo come splendidi megaliti, e che scopre i due amanti perdutamente insoddisfatti di ciò che li circonda e insaziabili dei peccati tatuati sulla loro pelle. Devastati nell'anima e nel corpo. Creature piene di poesia, poesie tradotte nella realtà, i cui cuori ardenti lottano contro una sola povera coscienza, bramosi, inteneriti e un po' folli che vegliano sulle sorti di uno sconosciuto che prima ignoravano spudoratamente, ma che adesso rappresenta la vita.
    Una storia che è stata raccontata con la consapevolezza di recare sofferenza, capace di logorare dall'interno lo spirito di chiunque. Suscita un empatia naturale, risvegliando zone assopite nel fondo della coscienza, e che ci parla di gesti sconsiderati e folli uniformemente negativi.
    Tess dei D'Urbeville è un dramma sentimentale, seducente e romantico che mi ha resa prigioniera delle stesse colpe, degli stessi peccati dei protagonisti. Un opera raffinata, delicata come un tulipano, che non lo fa sembrare un romanzo, piuttosto una proiezione in cui si provano più sofferenze che gioie. Sciorina continuamente descrizioni dettagliate che, spesso e volentieri, inducono al tedio e alla noia, e cattura l'attenzione per il toccante e sano romanticismo che si respira fra le sue pagine e in cui diviene sempre più forte l'esigenza dell'autore di esplorare la zona dei sentimenti.
    Una storia che, in una notte di fine novembre dall'aria fredda ma pulita, è emersa dal passato come un'immagine definita nell'immediato. Con una voce apprezzabile, matura, profonda, e i contorni simili a quelli degli antichi poemi omerici.

    Erano distanti come stelle dal suo mondo presente. Nel momento estatico e solenne in cui giurava di essergli fedele, le comuni sensibilità del suo sesso sembravano frivolezze.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Avevo grandi aspettative da questo romanzo prima di cominciare a leggerlo, ma alla fine devo ammettere di essere rimasta decisamente delusa. Non tanto per lo stile di Hardy, che mi è sicuramente piaci ...continue

    Avevo grandi aspettative da questo romanzo prima di cominciare a leggerlo, ma alla fine devo ammettere di essere rimasta decisamente delusa. Non tanto per lo stile di Hardy, che mi è sicuramente piaciuto, anche se personalmente avrei fatto a meno di alcune descrizioni estremamente puntigliose e mi sarei dedicata di più ai personaggi; ciò che mi ha infatistida di questo libro sono stati i personaggi, tutti, nessuno escluso.
    A paritre dai genitori di Tess: una madre interessata unicamente a far sposare la figlia ad un riccone così da potersi finalmente sistemare e che quindi non si preoccupa minimamente nel mandarla tra le braccia di un uomo come Alec che poi non è nemmeno un vero D'Uberville; un padre ubriacone e nullafacente, che si eleva ad uomo d'alto rango per via del suo antico parentado, ma che nonostante questo resta pur sempre inutile ed un pessimo genitore.
    Poi c'è Tess, che dovrebbe essere la povera vittima di due genitori idioti e delle circostanze fin troppo sfortunate della sua vita, della quale Hardy non riesce proprio a fare a meno di ricordarci l'immensa bellezza ogni due righe, che ho detestato dal primo momento in cui è apparsa nella storia.
    Una ragazzina estremamente ingenua, che non bada troppo nemmeno al suo primissimo istinto nei confronti di Alec, che le dice di stargli lontana, ma che invece alla fine cade preda di quell'uomo falso che si approfitta di lei con facilità estrema.
    Una donna che non fa altro che piangere se stessa dall'inizio alla fine, invece di tirare fuori un poco di coraggio ed affrontare le circostanze, che si lascia maltrattare praticamente da qualunque uomo presente nella storia, compreso Angel - che dovrebbe essere l'amore della sua vita, ma che non appena scopre che è stata violentata perde completamente la testa e la abbandona senza alcuna pietà, colpevolizzandola per quello che non è stato altro che uno stupro che lei di certo non desiderava subire!
    Ci sono stati dei momenti in cui avrei voluto lanciare il libro dalla finestra, perché ben di rado mi capita di arrabbiarmi così tanto per le azioni o i pensieri di alcuni personaggi, figuriamoci per quelli dell'intera storia.
    Detestando i personaggi, immagino di non aver potuto godere appieno dello stile di Hardy, essendosi rivelata questa una lettura che ho concluso esclusivamente perché desideravo sapere dove sarebbe andata a finire.
    Per me la lettura è stata "Dolore", come il povero figlio di Tess che compare e scompare nel giro di una notte, tra le mani di una donna che poco tempo dopo sembra essere tranquillamente in grado di dimenticarsi del suo stesso figlio, morto a mio avviso unicamente per darle un altro motivo di piangersi addosso, visto che è riuscito ad ammalarsi senza motivo dal giorno alla notte.
    La parte che mi ha fatta innervosire di più comunque è stata sicuramente quella dopo il matrimonio di Tess ed Angel (tralasciando tutto il tempo che questo poveraccio ci ha messo a convincere la ragazza a sposarlo, dato che lei lo rifiutava continuamente), quando finalmente Tess decide che è tempo di raccontargli il fattaccio che le accadde in gioventù, nella speranza che lui la capisca e continui ad amarla.
    Angel di "larghe vedute" com'è, non esita a piantarla in asso e a dirle le peggio cose e lei che cosa fa per tutta risposta? Si limita a subire, praticamente a dargli ragione, come se in quanto donna si meritasse una punizione ulteriore oltre allo stupro. Una cosa davvero insopportabile!
    E alla fine che cosa fa Tess? Da ulteriore prova di essere una ragazzina sciocca e debole, quando cede nuovamente ai desideri di Alec e torna da lui nonostante tutto il dolore che le abbia provocato! Se anche avevo provato un minimo di pietà per lei, alla fine questa mi ha abbandonata del tutto.
    Credo che l'unica cosa che mi sia piaciuta sia il finale, che per quanto sia tragico è stato comunque inaspettato.

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  • 4

    Si potrebbero mettere a fuoco diversi aspetti parlando di questo romanzo: lo svolgimento della trama, romantica e triste; il carattere dei personaggi, abbastanza compatti e coerenti con se stessi fino ...continue

    Si potrebbero mettere a fuoco diversi aspetti parlando di questo romanzo: lo svolgimento della trama, romantica e triste; il carattere dei personaggi, abbastanza compatti e coerenti con se stessi fino alla fine, ma non per questo privi di attrattiva e di profondità; lo stile della narrazione, anch’esso tradizionale da alcuni punti di vista, molto innovativo da altri.

    Ho pensato però di soffermarmi su due soli punti, se vogliamo un po’ marginali, ma che mi hanno particolarmente colpito. Il primo mi è stato suggerito nientepopodimeno che dalle pagine di Wikipedia, mentre cercavo senza troppe pretese di avere qualche informazione in più sull’autore, Thomas Hardy.
    Riporto pari pari: Hardy usa una tecnica di narrazione innovativa, perché può essere definita “cinematografica”, che anticipa cioè la cinematografia. Il narratore è onnisciente: questo fa sì che i lettori di Hardy, e gli spettatori, accettino la telecamera come veritiera e trasparente, non considerandola un mezzo che li distanzia dalla storia e dai personaggi. Hardy rinuncia al mezzo verbale (monologhi, dialoghi...) per presentare il materiale in termini visivi. Usa panoramiche, dissolvenze, zoom e primi piani.

    Bene, ammetto che non ci avrei fatto caso altrimenti, ma è proprio così: quello che a un primo impatto può sembrare un approccio tradizionale (narratore onnisciente, appunto, ma anche ricchezza e puntigliosità nelle descrizioni “ambientali” e soprattutto la profonda corrispondenza fra natura – intesa proprio come paesaggio, clima, ecc. – e stato d’animo, una costante che si riafferma ad ogni “cambio scena” per tutta la durata del romanzo) in realtà si rivela essere un elemento di grande innovazione. Talmente intima è l’unione fra ciò che è fuori, e che ci viene presentato attraverso una serie di immagini, ora lontane ora vicine, ma sempre vivide, e ciò che è dentro – le vicende della sfortunata Tess, le proprie paure e le proprie speranze – che potremmo quasi provare a ignorare lo svolgimento dei fatti e a concentrarci solo sugli spostamenti geografici e il trascorrere delle stagioni, e riusciremmo comunque a seguire il filo della storia, in una sorta di film muto.

    Il secondo e più importante aspetto che mi ha colpito fa riferimento al titolo del romanzo. Di solito non desta in me particolare curiosità; e non lo avrebbe fatto neppure questa volta se non fosse che, fin dalle prime pagine, risulta chiaro che il destino della protagonista è indissolubilmente legato al nome che porta.
    Non credo determini alcuno spoiler raccontare quella che è la primissima scena del libro e che, oltre a incuriosire e accattivare il lettore per il suo aspetto quasi grottesco, getta le basi per tutto ciò che avverrà in seguito: il padre di Tess, di cognome Durbeyfield, scopre grazie alla rivelazione di un curato appassionato di storia, di essere l’ultimo e unico discendente dei d’Urbervilles, un’antica e nobile famiglia caduta in disgrazia, al punto che lui stesso conduce una vita miserabile appena al di sopra delle soglie dell’indigenza, ma ben lontana da quella che meriterebbe in virtù della propria stirpe d’origine. La presa di coscienza di questo contrasto stridente, inaccettabile da parte di un uomo sostanzialmente onesto ma di cultura e vedute ristrette, unito a un Fato ostile, farà sì che il tentativo di riscatto si trasformi in realtà in una serie di sfortunati eventi che coinvolgerà l’intera famiglia e in particolare la povera Tess, colpevole solo della propria bontà d’animo e della propria straordinaria bellezza.

    Se questo elemento mi ha colpito così tanto, tuttavia, è perchè “l’onta della nobiltà perduta” non si limita a essere il fattore scatenante della vicenda, ma riemerge continuamente sotto il segno di una “condanna” da cui è impossibile liberarsi. Tess è “schiava” del proprio nome, dal quale si pretende di volta in volta presunta fama, ricchezza, nobiltà d’animo o, al contrario, di cui si disprezza il retaggio aristocratico; in un modo o nell’altro, Tess è impedita a essere se stessa, una semplice Durbeyfield, una fanciulla umile, ma di rara intelligenza e onestà, che vorrebbe vivere la vita seguendo le proprie naturali inclinazioni e predisposizioni.
    Non so quanto questo aspetto, nelle intenzioni dell’autore, sia un’esplicita condanna, quanto un’amara constatazione o l’occasione di raccontare una storia infelice, ma di fatto segna le sorti della protagonista come probabilmente ha fatto per tante altre anonime creature vissute nei secoli scorsi all’ombra, se non del proprio nome, magari delle tradizioni, delle superstizioni, delle “convenances” della propria epoca.

    Un romanzo bello, triste, trascinante. Magari non un capolavoro, ma sicuramente un libro che vale la pena leggere.

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