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Testa d'argento

Di

Editore: Mondadori

3.9
(23)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 202 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804327588 | Isbn-13: 9788804327585 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

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Descrizione del libro
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  • 3

    Da assumere in piccole dosi altrimenti rischia di risultare un pò ripetitivo, non tanto nei contenuti quanto, piuttosto, nelle trovate stilistiche (alcune delle quali, risultano un pò demodè).

    ha scritto il 

  • 4

    Una raccolta di racconti uscita dalle mani dell'ottimo Malerba. Alcuni di questi racconti-ritratti, tutti nella straniante prima persona spesso usata da Malerba, sono davvero pregevoli. Il migliore - addirittura geniale - è "La mano sinistra" (cito il titolo a memoria, può darsi che non sia esatt ...continua

    Una raccolta di racconti uscita dalle mani dell'ottimo Malerba. Alcuni di questi racconti-ritratti, tutti nella straniante prima persona spesso usata da Malerba, sono davvero pregevoli. Il migliore - addirittura geniale - è "La mano sinistra" (cito il titolo a memoria, può darsi che non sia esatto). Il più divertente: "L'uomo ragno".

    ha scritto il 

  • 4

    Tra le storie malerbiane ciniche e ostinatamente paranoiche, antisociali, antimatrimoniali, maniache -e tanti altri aggettivi gustosi-, mi ha sorpreso in ultimo proprio quella che da' titolo alla raccolta.
    Testa d'Argento è un racconto sulla postumanità più intima che loda il metallico e in alcun ...continua

    Tra le storie malerbiane ciniche e ostinatamente paranoiche, antisociali, antimatrimoniali, maniache -e tanti altri aggettivi gustosi-, mi ha sorpreso in ultimo proprio quella che da' titolo alla raccolta. Testa d'Argento è un racconto sulla postumanità più intima che loda il metallico e in alcuni passaggi sembra citare con tanto di virgolette l'Hamletmaschine di Müller.

    ha scritto il 

  • 4

    L'antiromantico ex neoavanguardista Malerba frequenta in questa bella raccolta di racconti una landa piuttosto ignorata, mi pare, dalla letteratura italiana, che chiamerei l'antiapologo di tipo ironico o fantastico. Gli echi del Poe non orrorifico si mischiano con l'interno borghese e vengono fru ...continua

    L'antiromantico ex neoavanguardista Malerba frequenta in questa bella raccolta di racconti una landa piuttosto ignorata, mi pare, dalla letteratura italiana, che chiamerei l'antiapologo di tipo ironico o fantastico. Gli echi del Poe non orrorifico si mischiano con l'interno borghese e vengono frullati attraverso un gusto della sfrenatezza immaginativa che ricorda a tratti persino Palazzeschi (mi rendo conto che sembro uno di quei finti intenditori di vino che millantano sentori di agrumi, ceralacca e asfalto passito delibando un qualsiasi lambrusco sfiatato col tappo a corona, ad ogni modo la colpa è mia, non del Malerba). Abbondano a scopo intimidatorio i citazionismi - anche autocitazionismi - e i trucchi metanarrativi (era il 1988) con racconti troncati e riassunti, narratori che entrano a piedi uniti in scena, appelli al lettore e altre trovate da consapevole rigattere postmodern. In generale, tuttavia, la lettura unisce divertimento a intelligenza, ed è ben più di quel che si trova nella media.

    ha scritto il