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Thérèse Desqueyroux

Di

Editore: Adelphi

3.9
(175)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Inglese , Tedesco , Danese , Catalano

Isbn-10: 8845923878 | Isbn-13: 9788845923876 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Frausin Guarino

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Crime , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Sin dalle prime pagine, quando vediamo Thérèse, il volto livido e senza espressione, uscire prosciolta dal Palazzo di giustizia e partire per Argelouse, dove ritroverà il marito - che ha tentato di avvelenare ma che l'ha scagionata per il buon nome della famiglia - e una prigionia ancora più dura, ci appare chiaro come mai il destino di questo memorabile personaggio non abbia mai smesso di ossessionare Mauriac, e altrettanto chiaro che anche noi ne saremo a lungo abitati. Conosceremo poi la terra arida e morta delle Landes: paludi, lagune, brughiere fino all'oceano; Argelouse, un pugno di fattorie disseminate intorno a un campo di segale; gli assennati, ottusi Desqueyroux e i capisaldi della loro esistenza: terra, caccia, mangiare, bere, onore; le «sbarre viventi», insomma, dietro le quali Thérèse ha sperato un tempo di trovare rifugio da se stessa e da un pericolo senza nome, finendo invece per condannarsi a una «solitudine eterna». Ancorché spregevole, il suo gesto ci sembrerà allora di una temeraria audacia, e dettato da una ineluttabile necessità. Ne era ben consapevole Mauriac, che nel 1927, nel presentare al lettore la sua protagonista, sentì il bisogno di precisare: «Che io abbia potuto immaginare una creatura ancora più odiosa di tutti gli altri protagonisti dei miei libri susciterà lo stupore di molti. Saprò mai dire qualcosa degli esseri fulgenti di virtù e con il cuore in mano? I "cuori in mano" non hanno storia, ma io conosco quella dei cuori sepolti e intimamente legati a un corpo di fango».
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  • 4

    L'ambiguità di una donna annoiata, solitaria e inquieta sono le caratteristiche principali del personaggio principale, Thérèse Desqueyroux. Accusata di aver tentato l'omicidio del marito, al processo viene alla fine assolta. Ripercorre le fasi salienti della sua vita nel tragitto di ritorno a cas ...continua

    L'ambiguità di una donna annoiata, solitaria e inquieta sono le caratteristiche principali del personaggio principale, Thérèse Desqueyroux. Accusata di aver tentato l'omicidio del marito, al processo viene alla fine assolta. Ripercorre le fasi salienti della sua vita nel tragitto di ritorno a casa svelando lo sfuggente e problematico temperamento e ripensando in pochi attimi alle recenti memorie. Una volta a casa le convenzioni borghesi della famiglia l'accusano e la coprono di disprezzo ed ignominia relegandola nella propria camera, sola e senza aiuto alcuno. La solitudine e la noia la costringono a una vera e propria segregazione al punto da spingerla a dimenticarsi persino della figlia.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo introspettivo che fin dalle prima pagine rapisce il lettore sia per l’ottima prosa, sia per il tema trattato. L’autore indaga i sentimenti e ci conduce fra i meandri dell'anima tormentata della protagonista, una donna schiava delle convenzioni ma che schiava non vuole ma, soprattutto, non ...continua

    Romanzo introspettivo che fin dalle prima pagine rapisce il lettore sia per l’ottima prosa, sia per il tema trattato. L’autore indaga i sentimenti e ci conduce fra i meandri dell'anima tormentata della protagonista, una donna schiava delle convenzioni ma che schiava non vuole ma, soprattutto, non può essere. Da qui la ribellione, fatta attraverso un gesto estremo, che lei stessa cerca di spiegare e spiegarsi. Perché davvero ella non trova le parole (o meglio, sa che le parole non basterebbero) per chiarire la genesi di un comportamento simile. Il lettore si schiera facilmente dalla parte di Thérèse, perché, se anche può apparire inizialmente carnefice, ci si accorge subito che ella in realtà è la vittima; ma è comunque una donna forte che ama la vita, pur sentendosi intrappolata e che non rinuncerà ad essa e alla libertà di viverla a modo suo. Seppure scritto nel lontano 1927, il romanzo appare attuale sia per la descrizione di certi legami familiari che tendono a stritolare l’individualità affinché sia sottomessa alla causa comune, sia per la voglia di emancipazione e per la ricerca di una identità personale della protagonista.

    ha scritto il 

  • 4

    per capirlo fino in fondo ho dovuto leggerlo due volte di seguito e solo alla seocnda lettura ho capito la profondità di questo libro. Difficile lettura, ma riesce a cogliere ed ad descrivere l'anaffettività e come questa porti alla distruzione degli esseri umani.

    ha scritto il 

  • 4

    TRE AGGETTIVI per descriverlo: intenso, introspettivo, lodevole.


    DUE FRASI per commentarlo:
    Thérèse, assolta dal Tribunale dall’accusa tentato omicidio nei confronti del marito ma incolpata e condannata dalla “famiglia”, è la protagonista assoluta di questo romanzo, obbligata a condur ...continua

    TRE AGGETTIVI per descriverlo: intenso, introspettivo, lodevole.

    DUE FRASI per commentarlo: Thérèse, assolta dal Tribunale dall’accusa tentato omicidio nei confronti del marito ma incolpata e condannata dalla “famiglia”, è la protagonista assoluta di questo romanzo, obbligata a condurre una vita (seppur borghese) da reclusa, attorniata dalle sue angosce, accerchiata dai suoi pensieri, tormentata dalle sue contraddizioni interiori. Un personaggio attualissimo (la prima edizione è del 1927), disadattato, privo di amore materno, unicamente focalizzato su se stesso, controverso, solitario, mai incline al vittimismo che ha ipnotizzato lo stesso Mauriac a tal punto che lo scrittore dedicò a Thérèse un successivo romanzo (“La fine della notte”) tutt’ora in attesa di essere ristampato in lingua italiana.

    UNA CITAZIONE per ricordarlo: “Le creature più pure ignorano in cosa vengono coinvolte ogni giorno, ogni notte, ignorano quanto di velenoso germogli sotto i loro passi infanti”.

    CONSIGLIATO A: chi vuole leggere uno dei 12 più grandi romanzi della prima metà del secolo (non lo dico io ma lo sostengono gli accademici!). Per chi non si accontenta ci sono anche due trasposizioni cinematografiche (l’ultima risale al 2012 con Audrey Tautou!).

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Mi sono avvicinata a questo libro grazie al film di Claude Miller, ( in Italia mai uscito nelle sale cinematografiche, disponibile esclusivamente in francese o inglese).


    Trovo la protagonista Thérèse Desqueyroux un personaggio davvero emblematico, affascinante, a tratti inquietante; un pe ...continua

    Mi sono avvicinata a questo libro grazie al film di Claude Miller, ( in Italia mai uscito nelle sale cinematografiche, disponibile esclusivamente in francese o inglese).

    Trovo la protagonista Thérèse Desqueyroux un personaggio davvero emblematico, affascinante, a tratti inquietante; un perfetto esempio di "anti-bovarismo".

    Thérèse crede che la felicità risieda nella tranquillità, con un marito, una routine e una buona famiglia . Presto ella si rende conto di quale finzione ci sia nella sua vita coniugale. Pertanto , è parte di una triste commedia di costume in cui la ragione e le convenzioni sociali sollecitate dall' interesse familiare sovrascrivono la felicità coniugale.

    Il monologo interiore diventa il canto di lutto della protagonista.

    Nella commedia quotidiana emerge la verità trionfante, peso delle convenzioni familiari . Se infatti Emma Bovary muore anche del fallimento coniugale a causa della noia , Thérèse Desqueyroux trascende questo fallimento attraverso il tentato omicidio del marito, simbolo di emancipazione dalla schiavitù casalinga.

    Un vero romanzo sociologico che supera il bovarismo nella ricerca di identità personale della protagonista.

    ha scritto il 

  • 2

    Quante volte ci è capitato di leggere di una giovane donna che, sentendosi prigioniera e incompresa nel suo ambiente di origine, cerchi di evaderne anche con metodi poco ortodossi?
    Un bel po', credo. Ecco diciamo che Mauriac non dice niente di nuovo e lo dice anche in modo poco incisivo, a mio p ...continua

    Quante volte ci è capitato di leggere di una giovane donna che, sentendosi prigioniera e incompresa nel suo ambiente di origine, cerchi di evaderne anche con metodi poco ortodossi? Un bel po', credo. Ecco diciamo che Mauriac non dice niente di nuovo e lo dice anche in modo poco incisivo, a mio parere.

    ha scritto il 

  • 4

    "....Non provi mai, come me, il sentimento profondo della tua inutilità? Non pensi che la vita di gente come noi somiglia già terribilmente alla morte?"

    ha scritto il 

  • 5

    Non credo che chi mai abbia avuto la sensazione di essere un estraneo nella propria cerchia sociale potrà apprezzare o capire il senso di questo libro...
    Una lettura che mi ha distrutto! Davvero ho pensato che anche io potrei uccidere così, senza nessun motivo particolare, solo perchè sono debol ...continua

    Non credo che chi mai abbia avuto la sensazione di essere un estraneo nella propria cerchia sociale potrà apprezzare o capire il senso di questo libro... Una lettura che mi ha distrutto! Davvero ho pensato che anche io potrei uccidere così, senza nessun motivo particolare, solo perchè sono debole, solo per avere una via di fuga, per sognare di trovare la mia "famiglia spirituale" (illuminanti, per capire il significato di una storia, così "piana" nel suo evolversi, sono le conversazioni riportate in Appendice, dove l'autore ricostruisce genesi e spunto del romanzo).

    Therese è un paradigma di fallimento: anela a qualcosa, qualcosa che neppure lei riesce a comprendere, non subito almeno. Vuole una vita felice, Therese, una vita tra persone che la comprendano, che la vedano, che la stimolino. Vuole fuggire quella famiglia che le stringe un cappio al collo. Vuole...o vorrebbe: perchè Therese vive in una gabbia, cotruita da tutti quei familiari che le hanno affibbiato un ruolo e costruita da lei stessa, coi suoi silenzi, con la solitudine in cui si confina.

    Therese è sconfitta in partenza, è un morto che cammina: non ha saputo adattarsi, come molti, ad una vita di "quieta disperazione", ma non è stata neppure abbastanza forte da ribellarsi al giogo familiare nè audace fino alla fine per liberarsene.

    Eppure questa donna così debole, così fragile ma così ostinata a confidare nel futuro mi ha commosso, ho sperato con lei nel lieto fine e lo spero ancora, spero che la folla di Parigi non l'abbia travolta, spero che abbia trovato la sua dimensione... Forse perchè si tende ad essere indulgenti coi propri difetti, vedo in Therese una grande eroina tragica e non una semplice donna fallita...

    Bellissimo

    ha scritto il 

  • 4

    Incuriosita dal film presentato a Cannes, tratto da questo romanzo, ho colto l’occasione di leggere Mauriac, premio Nobel del 1952.
    Scritto nel 1927 (ma attualissimo) Thérèse Desqueyroux è considerato tra i più grandi romanzi francesi del primo Novecento, e aggiungo che solo i francesi sono così ...continua

    Incuriosita dal film presentato a Cannes, tratto da questo romanzo, ho colto l’occasione di leggere Mauriac, premio Nobel del 1952. Scritto nel 1927 (ma attualissimo) Thérèse Desqueyroux è considerato tra i più grandi romanzi francesi del primo Novecento, e aggiungo che solo i francesi sono così bravi nel delineare figure femminile anti-eroine, negative e al tempo stesso vittime. Donne che tentano una qualche forma di riscatto o che cercano di emergere dalla banalità che le circonda.

    Ed è così per Thérèse che tenta di avvelenare il marito, senza neppure un reale motivo, lo sappiamo subito, il romanzo inizia proprio dalla sentenza di “non luogo a procedere” che salva lei dal carcere e la famiglia tutta dallo scandalo. Sì perché il marito ha testimoniato a suo favore, anche se un terribile castigo l’aspetta a casa.

    Il carattere e la psicologia della protagonista è di difficile definizione, Mauriac ci offre delle sensazioni, degli scorci, senza dubbio è una donna affascinante, intelligente, “costretta” a vivere in un ambiente mediocre, con una famiglia di benpensanti, una famiglia ottusa e preoccupata solo delle apparenze e del profitto. Il disprezzo di Thérèse si fa sempre più profondo a dispetto della capacità di mantenere una perfetta formalità nei rapporti, fino al gesto quasi automatico e spontaneo dell’avvelenamento, che compie senza fare un ragionamento, senza pianificare, d’istinto.

    E’ spontaneo il confronto con un’altra Donna della letteratura, Emma Bovary, entrambe sono relegate a vivere in un ambiente piccolo-borghese, intrappolate in un matrimonio di convenienza, ma mentre Emma sogna i balli e la vita di società di Parigi, Thérèse aspira a qualcosa di più profondo anche se non chiaramente espresso, sa solo di avere “dentro di sé un’altra Thérèse”. Bellissime sono le atmosfere create da Mauriac, la casa buia, umida, il borgo, la pioggia, la nebbia, tutto concorre ad opprimere la protagonista, a detestare la suocera e il marito. Ma Mauriac punta soprattutto a denunciare la grettezza, l’avidità, la meschinità della piccola borghesia di provincia e lo fa con spietato cinismo e cupo pessimismo.

    ha scritto il