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Thérèse Desqueyroux

Di

Editore: Adelphi

3.9
(182)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Inglese , Tedesco , Danese , Catalano

Isbn-10: 8845923878 | Isbn-13: 9788845923876 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Frausin Guarino

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Crime , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Sin dalle prime pagine, quando vediamo Thérèse, il volto livido e senza espressione, uscire prosciolta dal Palazzo di giustizia e partire per Argelouse, dove ritroverà il marito - che ha tentato di avvelenare ma che l'ha scagionata per il buon nome della famiglia - e una prigionia ancora più dura, ci appare chiaro come mai il destino di questo memorabile personaggio non abbia mai smesso di ossessionare Mauriac, e altrettanto chiaro che anche noi ne saremo a lungo abitati. Conosceremo poi la terra arida e morta delle Landes: paludi, lagune, brughiere fino all'oceano; Argelouse, un pugno di fattorie disseminate intorno a un campo di segale; gli assennati, ottusi Desqueyroux e i capisaldi della loro esistenza: terra, caccia, mangiare, bere, onore; le «sbarre viventi», insomma, dietro le quali Thérèse ha sperato un tempo di trovare rifugio da se stessa e da un pericolo senza nome, finendo invece per condannarsi a una «solitudine eterna». Ancorché spregevole, il suo gesto ci sembrerà allora di una temeraria audacia, e dettato da una ineluttabile necessità. Ne era ben consapevole Mauriac, che nel 1927, nel presentare al lettore la sua protagonista, sentì il bisogno di precisare: «Che io abbia potuto immaginare una creatura ancora più odiosa di tutti gli altri protagonisti dei miei libri susciterà lo stupore di molti. Saprò mai dire qualcosa degli esseri fulgenti di virtù e con il cuore in mano? I "cuori in mano" non hanno storia, ma io conosco quella dei cuori sepolti e intimamente legati a un corpo di fango».
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Quando il cattolicesimo non è dogmatico

    François Mauriac è uno scrittore francese oggi forse un po' dimenticato. Eppure è stato, per un cinquantennio, un'epoca cruciale che va dagli anni '20 alla fine degli anni '60 del secolo scorso, uno d ...continua

    François Mauriac è uno scrittore francese oggi forse un po' dimenticato. Eppure è stato, per un cinquantennio, un'epoca cruciale che va dagli anni '20 alla fine degli anni '60 del secolo scorso, uno degli intellettuali francesi più noti e influenti. Cattolico, unì all'impegno letterario quello civile: si schierò contro il franchismo in Spagna e la Repubblica di Vichy, e nel dopoguerra condannò il colonialismo francese e la repressione in Algeria. Nel 1952 gli fu attribuito il Premio Nobel.
    Il suo cattolicesimo “eretico” lo portò ad essere criticato sia da “destra” sia da “sinistra”: famosa al riguardo è la critica, che gli rivolse Sartre, di essere poco credibile come ricco fustigatore della classe a cui apparteneva.
    Thérèse Desqueyroux, pubblicato nel 1927, è il romanzo più noto di Mauriac, da cui nel 1962 è stato tratto un omonimo film, alla cui sceneggiatura collaborò lo stesso Mauriac.
    La storia è quella di una moglie che tenta di avvelenare il marito, ed il romanzo, che inizia al momento della dichiarazione del non luogo a procedere da parte del giudice, ci narra, con un ampio flashback reso attraverso le riflessioni della protagonista nel suo viaggio di ritorno verso casa, la vita di Thérèse, dalla sua infanzia al matrimonio, dalla vita coniugale al tentato uxoricidio; quindi la storia riprende il suo corso e ci mostra ciò che accade in conseguenza di quel gesto. La scelta di lasciare che sia Thérèse a presentarsi, a narrarci la sua vita pregressa, è un primo elemento di indubbio fascino del romanzo: è la protagonista stessa che dovrebbe e potrebbe dirci le motivazioni del suo gesto, ed il fatto che non ce lo dica significa che non c'è una ragione, o perlomeno non c'è una ragione puntuale e immediatamente riconoscibile del tentato avvelenamento del marito. Thérèse decide infatti quasi casualmente di avvelenarlo, e nel colloquio finale con il marito, ad una precisa domanda di quest'ultimo, Thérèse risponde: Stavo per risponderti “Non so perché l'ho fatto”. Ma forse lo so, figurati! Potrebbe darsi che abbia compiuto quell'azione per vedere nei tuoi occhi un'inquietudine, una curiosità, un po' di turbamento, insomma.
    Se allora non c'è un motivo contingente che spinge Thérèse, quali sono le cause profonde del suo gesto? E' questo il grande interrogativo che Mauriac pone, ed è anche quello la cui risposta va ricercata nell'intera vicenda narrata, ed in particolare nella prima parte in cui la protagonista racconta sé stessa. La risposta, a mio avviso, è scoperta ma anche abbastanza sorprendente per uno scrittore profondamente cattolico come Mauriac: la causa del gesto di Thérèse è la famiglia, i rapporti sociali ed umani che si instaurano all'interno dell'istituzione che la chiesa cattolica (e non solo) considera il pilastro dell'ordine morale e sociale.
    Analizziamo infatti il contesto: la vicenda è ambientata nella profonda provincia francese, le lande rimboschite con pini neri a sud di Bordeaux, uno dei paesaggi più monotoni di tutta la Francia. Thérèse è figlia di un notabile locale, è sin da piccola uno spirito indipendente, è agnostica, le piace leggere e stare sola, ma il suo destino è già segnato: sposerà Bernard Desqueyroux, perché questo permetterà di riunire due grandi proprietà fondiarie. L'interesse supremo della famiglia, che è essenzialmente basato sull'accumulazione e sul mantenimento del prestigio sociale, non può essere messo in discussione, e Thérèse vi si sottomette docile, anche se il coniuge si rivela da subito gretto, più interessato alla caccia che a lei, e prevaricatore – se non violento – anche nei momenti di intimità. L'interesse della famiglia prevale anche nel caso di Anne, sorellastra di Bernard, che si invaghisce di un giovane ebreo che ha il torto di non avere un patrimonio: contro questa possibile unione si mobilitano tutti, facendo emergere anche un gretto antisemitismo, ed anche Thérèse accetta di giocare una parte non piccola nel ricondurre la pecorella smarrita all'ovile. Thérèse vive comunque i suoi ruoli di figlia, di moglie, e presto anche quello di madre, con indifferenza, perché questo è l'unico atteggiamento che le consente di non far esplodere le sue contraddizioni interne, di sopportare lo iato tra le sue nebulose aspirazioni di emancipazione e i binari sociali entro cui è costretta. Subisce il fascino del giovane innamorato di Anne, figura di pseudo-intellettuale cinico e fintamente libero dalle convenzioni sociali, ma senza tradire il marito e capendone presto la personalità ipocrita. Il tentato avvelenamento del marito non è gesto che segnala la rottura di un equilibrio interiore, ma è pienamente inscritto in quell'equilibrio dell'indifferenza che la caratterizza e che le consente di andare avanti.
    La famiglia determina anche le conseguenze del gesto: il marito può solo immaginare che la causa del gesto di Thérèse sia stata il tentativo di essere l'unica proprietaria delle terre e dei pini, depone a suo favore solo perché è necessario salvare le apparenze nei confronti della società, e costruisce la terribile punizione di Thérèse facendo in modo che la gente continui a crederli una coppia felice. Nel bel finale, sembra per un attimo che Bernard si metta in discussione, che cerchi di spogliarsi del suo ruolo, di capire perché, ma subito rientra nei ranghi, ed a Thérèse non resta che andare incontro ad una nuova vita, sottomettendosi ancora una volta con indifferenza alla volontà altrui.
    Paola Dècina Lombardi, nella sua introduzione a questa edizione del romanzo (oggi peraltro disponibile in altra edizione), parla di predestinazione di Thérèse, ed in generale mette in evidenza i caratteri trascendenti, la potenza forsennata che domina il personaggio, che sul suo cammino distrugge ogni cosa lasciandola terrorizzata. Non concordo con questa interpretazione intimistica della vicenda, perché ritengo che sia molto evidente come la predestinazione di Thérèse derivi in realtà dal contesto storico e sociale in cui si trova a vivere, dal contrasto tra i valori su cui si fondava il potere della borghesia terriera della Francia a cavallo tra XIX e XX secolo (non diversi da quelli della borghesia tout-court) e valori diversi, che ella oscuramente presagisce ma che non è in grado di razionalizzare e contrapporre alle convenzioni che le vengono imposte dalla famiglia. Anche se è vero (non ho letto altro dell'autore) che nel corso della sua evoluzione umana e intellettuale Mauriac ha finito per far prevalere tematiche che portano a dio come unico approdo rispetto alla disperazione umana e sociale, credo che si debba dare atto di due aspetti fondamentali che caratterizzano quest'opera e che a mio avviso rendono il cattolicesimo di Mauriac non dogmatico (come del resto la sua biografia dimostra): il primo è che, come detto, Mauriac individua con precisione le cause del male come cause sociali, umanamente determinate dalle condizioni materiali dell'esistenza e dai rapporti che queste costruiscono; il secondo è che il romanzo, con il suo finale aperto, non fornisce risposte, tantomeno risposte di tipo palingenetico-religioso. Questi aspetti dell'opera fanno di Thérèse Desqueyroux un romanzo da leggere con attenzione ancora oggi, anche se, a mio avviso non siamo di fronte ad un capolavoro: vi è un certo schematismo nei personaggi di contorno che stride con la complessità di Thérèse, e lo stile di scrittura è comunque abbastanza dimesso e convenzionale, in un'epoca che vedeva le avanguardie battere terreni ben più avanzati; va comunque messa in rilievo la lucidità e l'onestà intellettuale con cui il cattolico Mauriac demolisce il mito, tipicamente cattolico, della famiglia come fonte di ogni bene.

    ha scritto il 

  • 5

    Solitudine

    "...ci sono esseri che sono tagliati fuori da tutto, da tutte le parti, tranne che da Dio, tranne che dall'Infinito; esattamente come il toro che, dal suo recinto, è costretto, per arrivare all'arena ...continua

    "...ci sono esseri che sono tagliati fuori da tutto, da tutte le parti, tranne che da Dio, tranne che dall'Infinito; esattamente come il toro che, dal suo recinto, è costretto, per arrivare all'arena e alla morte, a percorrere cunicoli bui e tenebrosi. A distanza di anni,credo di poter affermare che nella mia mente tutte queste impossibilità che andavo accumulando dovevano necessariamente portare a Therese- e comunque non ci sono riuscito- verso la luce."

    Therese è una donna dei tempi-prima-del-divorzio quando un rapporto diventato insostenibile psicologicamente poteva indurre alla tentazione di uccidere il partner. Therese è una donna affascinante non tanto per il suo crimine tentato, quanto perchè è una donna viva rispetto al resto della sua famiglia, con una interiorità voluminosa e ingombrante, piena di contraddizioni e di debolezze, e, essendo donna a quei tempi, anche di obblighi e di costrizioni. E' un personaggio in cui è difficile calarsi ma che suscita simpatia e compassione nel lettore proprio per il vuoto assoluto in cui vive. La persona a lei più vicina è proprio il marito, che lei ha tentato di uccidere. Il personaggio è descritto magistralmente dall'autore. Ci sono pagine bellissime e un insolito finale non alla Mauriac. Non c'è redenzione, non c'è speranza, non c'è una mano tesa veramente ma solo un abbozzo di mano tesa da parte del marito. C'è solo altra sicura solitudine per Therese.

    "Che importa amare questo o quel paese, i pini o gli aceri, l'oceano o la pianura? Degli esseri viventi la interessavano solo quelli di carne e sangue. "Quello che amo non è la città con le sue pietre, nè le conferenze, nè i musei, ma è la foresta viva che vi si agita, attraversata da qualsiasi tempesta. Il lamento dei pini di Argelouse, la notte, era emozionante solo perchè si sarebbe detto umano."
    Therese aveva bevuto un po' e fumato molto. Rideva da sola beata. Si passò del fard sulle guance e si ritoccò le labbra, con cura meticolosa; poi raggiunta la strada, camminò senza meta."

    ha scritto il 

  • 4

    L'ambiguità di una donna annoiata, solitaria e inquieta sono le caratteristiche principali del personaggio principale, Thérèse Desqueyroux. Accusata di aver tentato l'omicidio del marito, al processo ...continua

    L'ambiguità di una donna annoiata, solitaria e inquieta sono le caratteristiche principali del personaggio principale, Thérèse Desqueyroux. Accusata di aver tentato l'omicidio del marito, al processo viene alla fine assolta. Ripercorre le fasi salienti della sua vita nel tragitto di ritorno a casa svelando lo sfuggente e problematico temperamento e ripensando in pochi attimi alle recenti memorie. Una volta a casa le convenzioni borghesi della famiglia l'accusano e la coprono di disprezzo ed ignominia relegandola nella propria camera, sola e senza aiuto alcuno. La solitudine e la noia la costringono a una vera e propria segregazione al punto da spingerla a dimenticarsi persino della figlia.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo introspettivo che fin dalle prima pagine rapisce il lettore sia per l’ottima prosa, sia per il tema trattato. L’autore indaga i sentimenti e ci conduce fra i meandri dell'anima tormentata dell ...continua

    Romanzo introspettivo che fin dalle prima pagine rapisce il lettore sia per l’ottima prosa, sia per il tema trattato. L’autore indaga i sentimenti e ci conduce fra i meandri dell'anima tormentata della protagonista, una donna schiava delle convenzioni ma che schiava non vuole ma, soprattutto, non può essere. Da qui la ribellione, fatta attraverso un gesto estremo, che lei stessa cerca di spiegare e spiegarsi. Perché davvero ella non trova le parole (o meglio, sa che le parole non basterebbero) per chiarire la genesi di un comportamento simile. Il lettore si schiera facilmente dalla parte di Thérèse, perché, se anche può apparire inizialmente carnefice, ci si accorge subito che ella in realtà è la vittima; ma è comunque una donna forte che ama la vita, pur sentendosi intrappolata e che non rinuncerà ad essa e alla libertà di viverla a modo suo.
    Seppure scritto nel lontano 1927, il romanzo appare attuale sia per la descrizione di certi legami familiari che tendono a stritolare l’individualità affinché sia sottomessa alla causa comune, sia per la voglia di emancipazione e per la ricerca di una identità personale della protagonista.

    ha scritto il 

  • 4

    per capirlo fino in fondo ho dovuto leggerlo due volte di seguito e solo alla seocnda lettura ho capito la profondità di questo libro. Difficile lettura, ma riesce a cogliere ed ad descrivere l'anaffe ...continua

    per capirlo fino in fondo ho dovuto leggerlo due volte di seguito e solo alla seocnda lettura ho capito la profondità di questo libro. Difficile lettura, ma riesce a cogliere ed ad descrivere l'anaffettività e come questa porti alla distruzione degli esseri umani.

    ha scritto il 

  • 4

    TRE AGGETTIVI per descriverlo: intenso, introspettivo, lodevole.

    DUE FRASI per commentarlo:
    Thérèse, assolta dal Tribunale dall’accusa tentato omicidio nei confronti del marito ma incolpata e cond ...continua

    TRE AGGETTIVI per descriverlo: intenso, introspettivo, lodevole.

    DUE FRASI per commentarlo:
    Thérèse, assolta dal Tribunale dall’accusa tentato omicidio nei confronti del marito ma incolpata e condannata dalla “famiglia”, è la protagonista assoluta di questo romanzo, obbligata a condurre una vita (seppur borghese) da reclusa, attorniata dalle sue angosce, accerchiata dai suoi pensieri, tormentata dalle sue contraddizioni interiori.
    Un personaggio attualissimo (la prima edizione è del 1927), disadattato, privo di amore materno, unicamente focalizzato su se stesso, controverso, solitario, mai incline al vittimismo che ha ipnotizzato lo stesso Mauriac a tal punto che lo scrittore dedicò a Thérèse un successivo romanzo (“La fine della notte”) tutt’ora in attesa di essere ristampato in lingua italiana.

    UNA CITAZIONE per ricordarlo: “Le creature più pure ignorano in cosa vengono coinvolte ogni giorno, ogni notte, ignorano quanto di velenoso germogli sotto i loro passi infanti”.

    CONSIGLIATO A: chi vuole leggere uno dei 12 più grandi romanzi della prima metà del secolo (non lo dico io ma lo sostengono gli accademici!). Per chi non si accontenta ci sono anche due trasposizioni cinematografiche (l’ultima risale al 2012 con Audrey Tautou!).

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Mi sono avvicinata a questo libro grazie al film di Claude Miller, ( in Italia mai uscito nelle sale cinematografiche, disponibile esclusivamente in francese o inglese).

    Trovo la protagonista Thérèse ...continua

    Mi sono avvicinata a questo libro grazie al film di Claude Miller, ( in Italia mai uscito nelle sale cinematografiche, disponibile esclusivamente in francese o inglese).

    Trovo la protagonista Thérèse Desqueyroux un personaggio davvero emblematico, affascinante, a tratti inquietante; un perfetto esempio di "anti-bovarismo".

    Thérèse crede che la felicità risieda nella tranquillità, con un marito, una routine e una buona famiglia .
    Presto ella si rende conto di quale finzione ci sia nella sua vita coniugale. Pertanto , è parte di una triste commedia di costume in cui la ragione e le convenzioni sociali sollecitate dall' interesse familiare sovrascrivono la felicità coniugale.

    Il monologo interiore diventa il canto di lutto della protagonista.

    Nella commedia quotidiana emerge la verità trionfante, peso delle convenzioni familiari .
    Se infatti Emma Bovary muore anche del fallimento coniugale a causa della noia , Thérèse Desqueyroux trascende questo fallimento attraverso il tentato omicidio del marito, simbolo di emancipazione dalla schiavitù casalinga.

    Un vero romanzo sociologico che supera il bovarismo nella ricerca di identità personale della protagonista.

    ha scritto il 

  • 2

    Quante volte ci è capitato di leggere di una giovane donna che, sentendosi prigioniera e incompresa nel suo ambiente di origine, cerchi di evaderne anche con metodi poco ortodossi?
    Un bel po', credo. ...continua

    Quante volte ci è capitato di leggere di una giovane donna che, sentendosi prigioniera e incompresa nel suo ambiente di origine, cerchi di evaderne anche con metodi poco ortodossi?
    Un bel po', credo. Ecco diciamo che Mauriac non dice niente di nuovo e lo dice anche in modo poco incisivo, a mio parere.

    ha scritto il 

  • 4

    "....Non provi mai, come me, il sentimento profondo della tua inutilità? Non pensi che la vita di gente come noi somiglia già terribilmente alla morte?"

    ha scritto il 

  • 5

    Non credo che chi mai abbia avuto la sensazione di essere un estraneo nella propria cerchia sociale potrà apprezzare o capire il senso di questo libro...
    Una lettura che mi ha distrutto! Davvero ho pe ...continua

    Non credo che chi mai abbia avuto la sensazione di essere un estraneo nella propria cerchia sociale potrà apprezzare o capire il senso di questo libro...
    Una lettura che mi ha distrutto! Davvero ho pensato che anche io potrei uccidere così, senza nessun motivo particolare, solo perchè sono debole, solo per avere una via di fuga, per sognare di trovare la mia "famiglia spirituale" (illuminanti, per capire il significato di una storia, così "piana" nel suo evolversi, sono le conversazioni riportate in Appendice, dove l'autore ricostruisce genesi e spunto del romanzo).

    Therese è un paradigma di fallimento: anela a qualcosa, qualcosa che neppure lei riesce a comprendere, non subito almeno. Vuole una vita felice, Therese, una vita tra persone che la comprendano, che la vedano, che la stimolino. Vuole fuggire quella famiglia che le stringe un cappio al collo. Vuole...o vorrebbe: perchè Therese vive in una gabbia, cotruita da tutti quei familiari che le hanno affibbiato un ruolo e costruita da lei stessa, coi suoi silenzi, con la solitudine in cui si confina.

    Therese è sconfitta in partenza, è un morto che cammina: non ha saputo adattarsi, come molti, ad una vita di "quieta disperazione", ma non è stata neppure abbastanza forte da ribellarsi al giogo familiare nè audace fino alla fine per liberarsene.

    Eppure questa donna così debole, così fragile ma così ostinata a confidare nel futuro mi ha commosso, ho sperato con lei nel lieto fine e lo spero ancora, spero che la folla di Parigi non l'abbia travolta, spero che abbia trovato la sua dimensione...
    Forse perchè si tende ad essere indulgenti coi propri difetti, vedo in Therese una grande eroina tragica e non una semplice donna fallita...

    Bellissimo

    ha scritto il