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That Awful Mess on the Via Merulana

(New York Review Books Classics)

By ,

Publisher: NYRB Classics

3.9
(3165)

Language:English | Number of Pages: 400 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) Italian , French , German , Spanish

Isbn-10: 1590172221 | Isbn-13: 9781590172223 | Publish date: 

Translator: William Weaver

Also available as: Hardcover , Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Book Description
In a large apartment house in central Rome, two crimes are committed within a matter of days: a burglary, in which a good deal of money and precious jewels are taken, and a murder, as a young woman whose husband is out of town is found with her throat cut. Called in to investigate, melancholy Detective Ciccio, a secret admirer of the murdered woman and a friend of her husband’s, discovers that almost everyone in the apartment building is somehow involved in the case, and with each new development the mystery only deepens and broadens. Gadda’s sublimely different detective story presents a scathing picture of fascist Italy while tracking the elusiveness of the truth, the impossibility of proof, and the infinite complexity of the workings of fate, showing how they come into conflict with the demands of justice and love.

Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, and Alberto Moravia all considered That Awful Mess on the Via Merulana to be the great modern Italian novel. Unquestionably, it is a work of universal significance and protean genius: a rich social novel, a comic opera, an act of political resistance, a blazing feat of baroque wordplay, and a haunting story of life and death.
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  • 5

    Che gnommero sta vita

    Carissimo commissario,
    «Ove sei / o solo che, forse, potrei amare, amare d’amore»… e chiamare per sempre Ingravallo?
    Niente “tu” – troppo intimo per quegli anni ’20 –.
    Non posso nemmeno darle del “le ...continue

    Carissimo commissario,
    «Ove sei / o solo che, forse, potrei amare, amare d’amore»… e chiamare per sempre Ingravallo?
    Niente “tu” – troppo intimo per quegli anni ’20 –.
    Non posso nemmeno darle del “lei” che, ai “vostri” tempi, il “Truce in cattedra”, il “Mascellone autarchico”, “quer Tale” per intenderci “, l’ha buttato nella “monnezza”: troppo straniero, femmineo, sgrammaticato. Troppo scemo il “predappiofezzo”, ma “Merda” assai come la gallina guercia della Maîtresse Zamira Pàcori, scacazzante dove le veniva.

    Come siete diverso, voi col vostro dialetto marsicano, dal quel raffinato dandy francese che ci impestò con cinquemila “sublimi” pagine di arzigogoli inconsistenti quanto la sua maddleine, senza che ne stillasse fuori una goccia di dolore, quello vero, la vera pelle che riveste gli umani.
    Voi, in trecento paginette scarse, a quel dolore cosmico avete fatto un monumento, guardandovi bene dai buoni sentimenti che la miseria sconosce.

    Troppe cose abbiamo in comune: quell’amore ostinato per la verità dentro una realtà che fugge, invece, da questo aureo modello d’ordine. Il mondo ci esplode sotto gli occhi in un caos labirintico, dove cause e effetti si rincorrono senza criterio alcuno, come le nuvole di quel cielo romano che dovrebbe essere primaverile ma non lo è che voi, ostinato, seguite a naso in su conscio che la ragione non riuscirà a sbrogliarne il corso e a dominare la traiettoria. La vita reale è un gomitolo aggrovigliato in cui, di un fenomeno, non esiste una sola causa, bensì molteplici cause simultanee, che strizzano la debilitata ragione del mondo stillandone dolore e poi dolore e vergogna. Pasticciaccio, nodo, groviglio, gnommero, garbuglio è la vita.

    E Voi, condannato dal vostro puparo Carlo Emilio a una picea, scapigliata e ‘ngrugnata eterna gioventù, rimarrete trentacinquenne per sempre, sospeso alle soglie della verità. Consegnarci il colpevole dell’omicidio di Liliana diventa irrilevante di fronte all’urlata innocenza della bellissima, nera come un demonio, poverissima Assunta Crocchiapani, la cui unica ricchezza è il pitale regalatole dalla generosa Liliana Valdarena in Balducci: scala A, piano 3°. Pitale in ceramica - troppo stridente con la miseria della stanzuccia - in cui giace, è il caso di dirlo, il maleodorante ultimo spruzzo di merda del di lei padre moribondo.

    Voi, carissimo don Ciccio Ingravallo, non ci direte il nome del colpevole. Lo avete intuito. E prima che i carabinieri e voi stesso iniziaste il viaggio in quell’inferno di miseria a fare d’anello all’Urbe, dove ognuno nasconde una colpa dietro il farfugliare un vernacolo incomprensibile (come fargli parlare l’italiano se quell’italiano per quei poveracci era una lingua straniera?).
    E voi, come me, che negli uomini abbiamo cercato la colpa (non la causa, che sappiamo essere sempre oscura) di quel dolore che generava altro dolore, il vernacolo l’abbiamo usato. Eccome!
    Che ci importa se la colpevole può essere stata Virginia Troddu? Quella che mordicchiava l’orecchio della vostra povera Liliana. Quella incorreggibile e che s’approfittava del dolore della bellissima giovane donna, Liliana Valdarena in Balducci, quella della scala A, piano 3°, da voi amata d’amore e ammantata di pietà, che di figli non poteva scodellarne al “maledito merdonio dictatore impestatissimo”, “mascellone autarchico” “gran balcone del santo sepolcro”.
    Per giocare al piccolo commissario bastano i giornali gossip, come si chiamano oggi - ieri, al vostro tempo, forse “cronaca vera”- da dove vi ha pescato fuori l’ingegnere Carlo Emilio.
    Vi ha riplasmato, vi ha illuso e poi vi ha abbandonato a noi (pochi) lettori e principalmente a noi lettrici, che conosciamo bene i gnommeri della vita e che là dentro cerchiamo il bandolo. Mica nelle belle e vuote parole della propaganda del “gallinnaccio con la faccia fanatica”, di cui ogni tempo ne ha almeno uno.

    Sublime.

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  • 3

    Non si può commentare un maestro

    Non si può commentare un maestro ma una cosa la devo dire, in tutta onestà: ci vuole impegno e tanta pazienza per leggere questo romanzo. La determinazione non deve abbandonarvi.

    said on 

  • 0

    5 of 5 stars

    Il "Palazzo degli Ori", allocato nella centralissima via Merulana del periodo fascista è perno di questo pasticciaccio.
    In nomen omen, per citare gli antichi, la narrazione non ha ordine ...continue

    5 of 5 stars

    Il "Palazzo degli Ori", allocato nella centralissima via Merulana del periodo fascista è perno di questo pasticciaccio.
    In nomen omen, per citare gli antichi, la narrazione non ha ordine né linearità e svicola dai consueti canoni del giallo.
    A dispetto di una formazione scientifica dell'autore (Gadda era ingegnere), questo romanzo racchiude il caos del mondo e, caoticamente, lo dispiega ai nostri occhi attraverso un pastiche linguistico raffinato e insieme genuino, in cui cadenze, allocuzioni, lirismi trovano materica ed esatta allocazione.
    Tramite un'aggettivazione immediata si esprime la concezione dell'umano vivere, la deprecazione della dittatura fascista e dei suoi addentellati: il burocratismo stolido ed ottuso, la femminilità fattrice, la virilità quale unica espressione di maschilità.
    Ma la critica sociale e storica è solo uno degli aspetti di quest'opera complessa.
    Cio che preme all'autore è mostrare l'impossibilità di ricondurre i fatti a cause univoche. Rigetta il principio lineare di azione-reazione ed il bozzolo protettivo che esso costituisce per (di)mostrare l'esistenza di una molteplicità di fili che si intrecciano inestricabilmente fra di loro, senza prevedibilità alcuna.
    La lingua segue tale processo spogliandosi di ogni classicità per indossare vesti duttili e barocche in cui l'alto convive felicemente col basso: lo sterco di gallina è plasticamente "intorcolato alla Borromini", la porchetta viene definita "porca d'oro".
    Nessuna semplificazione ma rappresentazione immediata e non filtrata dell'umana commedia, processo in cui la letteratura diviene strumento di conoscenza.
    Per coerenza Francesco Ingravallo (Don Ciccio), il protagonista della storia, che Gadda rende depositario della sua poetica, non addiverrà a compiuta soluzione, il giallo resta aperto come labbra splancate in un urlo.
    Dimostrazione della impossibilità di decrittare con certezza il vivere. Solo ci è data occasione di tentarne l'analisi in un'operazione di mimesi interna ad esso, fusione ed abbandono, accettando, consapevolmente, l'eventuale sconfitta.

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  • 3

    Un giallo ostico ed affascinante

    Non è nemmeno così sicuro che si possa poi definire un giallo, questo romanzo di Gadda. C'è una storia, un delitto, la ricerca del colpevole, ma il tutto resta irrimediabilmente sullo sfondo.
    Tutto vi ...continue

    Non è nemmeno così sicuro che si possa poi definire un giallo, questo romanzo di Gadda. C'è una storia, un delitto, la ricerca del colpevole, ma il tutto resta irrimediabilmente sullo sfondo.
    Tutto viene travolto da un diluvio di parole, di frasi, di parentesi, di descrizioni, di osservazioni e di considerazioni, senza quasi soluzione di continuità, tanto che non c'è mai tempo di domandarsi chi possa essere stato l'autore dell'omicidio.
    Non si può non restare affascinati dall'uso della lingua, si resta senza fiato per lo stupore (ma anche per la fatica), ci si perde nel flusso continuo di una prosa così travolgente e magnifica da divenire quasi insostenibile.

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  • 3

    bhe, vabbè

    Ok. "Gadda è Gadda e non si discute" dice una recensione. Io direi: Gadda è Gadda e che non se ne parli più.
    E Gifuni è Gifuni. Cioè è bravo e si sa. L'ho visto ed ora sentito ovunque ed è un gran bra ...continue

    Ok. "Gadda è Gadda e non si discute" dice una recensione. Io direi: Gadda è Gadda e che non se ne parli più.
    E Gifuni è Gifuni. Cioè è bravo e si sa. L'ho visto ed ora sentito ovunque ed è un gran bravo attore. Ovunque.

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  • 5

    Non si può esprimere un giudizio su Gadda perchè Gadda è Gadda e non si discute.
    La trama è solo un pretesto per uno straordinario affresco sulle bassezze dell'umanità con uno sguardo a volte greve e ...continue

    Non si può esprimere un giudizio su Gadda perchè Gadda è Gadda e non si discute.
    La trama è solo un pretesto per uno straordinario affresco sulle bassezze dell'umanità con uno sguardo a volte greve e a volte ironico, ma sempre attento e spietato. La caratterizzazione dei personaggi, a partire da Don Ciccio Ingravallo, è spettacolare e il linguaggio..... beh, non mi permetto neppure di azzardare un giudizio, posso solo esprimere il mio parere personale e dire che solo quando leggo siffatta natura letteraria io mi sento veramente appagata. Sono una fervida e appassionata sostenitrice del principio per cui non si può scrivere come si parla, e lo so che così faccio fuori quasi tutta la narrativa contemporanea, ma tant'è...

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  • 1

    Confusionario, probabilmente volutamente confusionario, ma questo non rende meno ostica la lettura. Ci sono alcuni punti sinceramente interessanti, tra il detto e il non detto, le supposizioni e quest ...continue

    Confusionario, probabilmente volutamente confusionario, ma questo non rende meno ostica la lettura. Ci sono alcuni punti sinceramente interessanti, tra il detto e il non detto, le supposizioni e questo giallo del quale sembra non esserci fine. Tuttavia in alcuni punti ho faticato davvero a comprendere il significato di determinati pezzi. Mentre studiavo Gadda mi sono lasciata conquistare da questo autore e, quei pochi pezzi che avevo letto, di questo libro, mi erano parsi avvincenti. Peccato che forse quelli siano stati davvero tra i pochi spezzoni, di questo volume, che ho apprezzato. Mi ha sinceramente delusa.

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  • 5

    Un linguaggio che resta in testa, una realtà impressa con l'odore dé l'umanità che la compone, spazi e tempi immortalati nello stile del miglior neorealismo cinematografico, ironia e conoscenza, quer ...continue

    Un linguaggio che resta in testa, una realtà impressa con l'odore dé l'umanità che la compone, spazi e tempi immortalati nello stile del miglior neorealismo cinematografico, ironia e conoscenza, quer Capoccione de Palazzo Chiggi che strilla manco fosse no stracciaro, l'Italia raccontata all'italiani, l'italia raccontata dagli italiani, una scrittura che non ricalca la lingua parlata perchè va più in là, va molto più in là, perché si sviluppa lungo le pagine come un pensiero sulla panchina della piazza la domenica pomeriggio, un grande scrittore, un grandissimo scrittore, impossibile da tradurre, impossibile da dimenticare.

    said on 

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