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The Acts of King Arthur and His Noble Knights

From the Winchester Manuscripts of Thomas Malory & Other Sources

By John Steinbeck

(7)

| Paperback | 9780374523787

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Book Description

The first book John Steinbeck read as a child was the Caxton Morte d'Arthur, and he considered it one of the most challenging tasks of his career to modernize the stories of King Arthur. "These stories are alive even in those of us who ha Continue

The first book John Steinbeck read as a child was the Caxton Morte d'Arthur, and he considered it one of the most challenging tasks of his career to modernize the stories of King Arthur. "These stories are alive even in those of us who have not read them. And, in our day, we are perhaps impatient with the words and the stately rhythms of Malory. I wanted to set the stories down in meaning as they were written, leaving out nothing and adding nothing."

Also included are the letters John Steinbeck wrote to his literary agent, Elizabeth Otis, and to Chase Horton, the editor of this volume, about his work on King Arthur.

32 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Trasposizione del ciclo Arturiano da Malory a Steinbeck

    Le gesta di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda non hanno bisogno di presentazione. Anche se non avessimo letto i racconti, il cinema ne ha ampiamente documentato le gesta: cavalieri erranti, dame in pericolo, battaglie e nemici da affrontar ...(continue)

    Le gesta di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda non hanno bisogno di presentazione. Anche se non avessimo letto i racconti, il cinema ne ha ampiamente documentato le gesta: cavalieri erranti, dame in pericolo, battaglie e nemici da affrontare. Questo è il primo libro di Steinbeck che leggo, anche se mi pare di capire che non è propriamente il suo genere letterario. L'ho trovata comunque un'ottima rivisitazione del lavoro di Malory, fatto con passione e un interesse personale per le vicende. Sono rappresentate tutte le nobili virtù che caratterizzano i cavalieri medievali, ma anche qualche caratteristica negativa propria dell'essere umano. Ottimo materiale per capire il modo in cui è stata scritta l'opera sono le lettere dell'autore al suo editore, presenti in appendice. Purtroppo il romanzo è incompiuto, ma l'ho trovata comunque affascinate.

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    Andrea said on Feb 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dategli una chance, perchè...

    - Steinbeck è Steinbeck
    - tutti da piccoli abbiamo visto "La spada nella roccia"
    - tutti almeno una volta nella vita ci siamo innamorati come Ser Lancillotto del Lago e se non l'avete fatto è solo perchè ancora non avete incontrato la vostra Ginevra ...(continue)

    - Steinbeck è Steinbeck
    - tutti da piccoli abbiamo visto "La spada nella roccia"
    - tutti almeno una volta nella vita ci siamo innamorati come Ser Lancillotto del Lago e se non l'avete fatto è solo perchè ancora non avete incontrato la vostra Ginevra.
    - solo per l'ultima parte, le "gesta" di Ser Lancillotto
    - solo per queste sue parole:"Ginevra ha il volto e il corpo e l'anima di Ginevra. Tutto è lì e tutto vi è sempre stato. Ginevra è Ginevra. Un uomo può amare Ginevra sapendo chi ama."

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    Oscar Campolmi said on Jan 21, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    «Gli scrittori sono una peste. Il meglio che si possa dire di loro è che valgono un po' più degli attori, e questo non è un granché.»

    Speravo che Steinbeck riuscisse, per via di qualche incantesimo preso in prestito da Mago Merlino o dalla Fata Morgana, ad appassionarmi al ciclo di Re Artù, a ricordarmi, come una sorta di madeleine proustiana, di tutte quelle volte che alla Vigilia ...(continue)

    Speravo che Steinbeck riuscisse, per via di qualche incantesimo preso in prestito da Mago Merlino o dalla Fata Morgana, ad appassionarmi al ciclo di Re Artù, a ricordarmi, come una sorta di madeleine proustiana, di tutte quelle volte che alla Vigilia di Natale le mie sorelle e io siamo andate al cinema a vedere 'La spada nella roccia' di Walt Disney, mentre invece… No, proprio no, il miracolo non è avvenuto.
    Nonostante scriva nell'appassionante scambio epistolare in appendice che coinvolge lo storico Chase Horton e la sua agente Elizabeth Otis, che la difficoltà è compendiare, in modo che la battaglia rimanga importante, entusiasmante e non si perda in cento scontri di singoli cavalieri, ma la contempo continui a dare la sensazione che la guerra era allora una serie di combattimenti uomo contro uomo, alla fine, fin dove ho letto, cioè circa metà libro, il problema è proprio quello: è un elenco infinito di corpi a corpo del tutto identici tra loro. È un problema, aggiunge. È un problema, dico anche io, un problema infinitamente noioso.
    Eppure le premesse c'erano tutte: la penna di Steinbeck (che poi sulle sue penne occorrerà aprire una parentesi a parte, perché una esternazione, che ho trovato esilarante, nelle sue lettere, riguarda proprio l'approvvigionamento dagli Stati Uniti - quando era in Inghilterra per scrivere il romanzo fra il 1958 e i 1959 - che dovevano essere rigorosamente Cross di colore scurissimo - Ho paura di restare senza e divento una creatura così abitudinaria quando scrivo bene che un cambiamento mi irrita.), la passione dell'autore sin da bambino per l'opera di Thomas Malory (autore de Morte d'Arthur e chi è un appassionato del genere sa di cosa sto parlando) pubblicato da Caxton, il desiderio di riscrivere la stessa utilizzando un linguaggio più immediato, tale da poter avere sul lettore del XX secolo lo stesso impatto che la Morte (come familiarmente Steinbeck lo chiama nelle lettere) ebbe sui lettori dell'epoca: Intendo tradurre in inglese moderno, mantenendo, omeglio cercando di ricercare, un ritmo e un tono che sull'orecchio moderno producano lo stesso effetto dell'inglese medievale sull'orecchio del quindicesimo secolo
    Che dire, oltre al fatto che mi chiedo che senso abbia leggere un'opera che si fonda essenzialmente sulla trasposizione dall'anglosassone all'inglese moderno (o addirittura all'americano, come a un certo punto balenò in mente di fare a Steinbeck)in italiano?
    Che Steinbeck lavorò al progetto a partire dal 1956, intensificando gli sforzi (come si evince dal carteggio con Horton e Otis iniziato in data 11-11-1956 e conclusosi l'8-7-1965) tra il 1957 e il 1959, viaggiò e studiò moltissimo per raccogliere informazioni non solo sul ciclo arturiano ma anche, e soprattutto nell'ultimo periodo (al punto che credo la sua fosse diventata un'ossessione che probabilmente lo avrebbe portato a essere eternamente insoddisfatto dei risultati), sulla persona di Malory e sulla sua natura di uomo e scrittore, sulle informazioni in suo possesso, sulle condizioni in cui si era trovato a scrivere e su come tracce del ciclo arturiano fossero state trovate persino in Italia nel medioevo, su alcune trapunte siciliane datate 1395 o addirittura nel 1106 scolpite nell'archivolto della cattedrale di Modena, fino ad arrivare ammettere che Il tema, concludevano Steinbeck e Horton, probabilmente, giunse in Sicilia con i conquistatori normanni, ma d'altro canto potrebbe essersi scontrato laggiù con la stessa cosa portata in occidente dagli arabi.
    In sostanza, se da una parte ho deciso di non proseguire nella lettura dell'opera (che mi preme sottolineare Steinbeck scrisse ma non terminò né revisionò e che fu pubblicata postuma) perché non c'era proprio nulla che mi spingesse a farlo, dall'altra sono stata entusiasta di leggere l'introduzione dell'autore, la nomina della sorella Elizabeth da parte dello stesso a cavaliere in virtù delle giornate trascorse insieme a giocare a Re Artù, ma soprattutto le già citate lettere: strumento unico per scrutare nell'animo dell'autore, nei suoi dubbi, nelle sue debolezze, nella sua esaltazione; un punto di vista privilegiato per riuscire (in maniera infinitesimale) a seguire il suo processo creativo, il suo senso dell'umorismo, la sua sincera autocritica: Sembra che vi sia qualcosa di necessario alle pressioni. […] In effetti, i soli periodi realmente improduttivi che riesca rammentare furono quelli in cui non esistevano pressioni. […] Forse, quindi, farei bene a pregare non già per la serenità, ma per la carestia, la peste, la catastrofe e la bancarotta. Allora, probabilmente, lavorerei come un figlio di puttana. Sono relativamente serio al riguardo.
    E allora, anche se non sono contenta di quello che ho letto, sono comunque contenta di aver intrapreso questo viaggio, perché, per dirla con le parole dello stesso Steinbeck, Non soltanto il tempo o la continuità sono importanti, ma sto prendendo nota del fatto che vi sono due termini in un viaggio… ciò da cui ti allontani oltre a ciò verso cui ti rechi.

    Le penne di John Steinbeck:

    27-8-1959
    Stamane ho scritto la nona lettera al Custom end Excise Office di Londra per la questione delle penne a sfera. Ho dovuto ottenere il permesso di importazione, quattro lettere, riempire moduli, tre lettere.
    Ora ho detto loro, se non possono consegnarmi le dannate penne, di sequestrarle e consegnarle nell'oceano.

    10-9-1959
    […] Di' per favore a Chase che ho finalmente avuto le penne dopo aver scritto l'ultima lettera dicendo che le gettassero in mare o ne facessero quel che volevano.

    [Senza contare che ora, grazie a lui, ho scoperto la clotted cream.

    Cream tea di Devonshire, Devon, Inghilterra
    Grazie ai suoi rigogliosi pascoli naturali, la "clotted cream" (panna rappresa) di Devonshire è uno dei tipi di panna più deliziosi che possiate gustare. Per chi non abbia mai avuto l'occasione di assaggiarla, ricordiamo che la clotted cream è una crema densa e vellutata particolarmente gustosa se spalmata su uno scone (focaccina dolce) appena sfornato con l'aggiunta di abbondante marmellata di fragole. Abbinate questo delizioso dolce a una tazza di tè caldo e gusterete il tipico cream tea di Devonshire.]
    http://lovewall.visitbritain.com/it/597/cream-tea-del-d…

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    Piperitapitta said on Sep 2, 2013 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Uno Steinbeck minore

    Questo libro di Steinbeck su Artù e i suoi cavalieri è di sicuro uno dei meno riusciti a questo autore, famoso, e per questo ha pagato con l'oblio culturale, di romanzi di denuncia forti e profondi come Pian della Tortillas, Furore e la Valle dell'Ed ...(continue)

    Questo libro di Steinbeck su Artù e i suoi cavalieri è di sicuro uno dei meno riusciti a questo autore, famoso, e per questo ha pagato con l'oblio culturale, di romanzi di denuncia forti e profondi come Pian della Tortillas, Furore e la Valle dell'Eden.
    Si avverte fin dalle prime pagine che è largamente incompleto e soprattutto privo di quella revisione rigorosa che ci aveva abituato con gli altri.
    Sonon cinque racconti, slegati tra loro, dove si narrano le gesti di Artù, Merlino e dei cavalieri della tavola rotonda.
    Di Questi il migliore è La storia di lancilotto del Lago sia per il tono, meno aulico degli altri, sia per le vicende narrate, sia per le analisi dei vari personaggi.
    Diciamo che nel complesso è stata una mezza delusione, anche se qua e là affiora il vero Steinbeck. Troppo poco per promuoverne la sufficienza.

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    Newwhitebear said on Jun 10, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La Biblia de las novelas de aventuras

    Y muchas más cosas. No le pongo las cinco estrellas, por el principio de alguna historia y por el final de otras. Quizá tenga que ver con que está inacabada, puede que le hubiera hecho falta esa última revisión.

    Pero, en mi caso, agradezco a Steinbe ...(continue)

    Y muchas más cosas. No le pongo las cinco estrellas, por el principio de alguna historia y por el final de otras. Quizá tenga que ver con que está inacabada, puede que le hubiera hecho falta esa última revisión.

    Pero, en mi caso, agradezco a Steinbeck que me haya acercado a estas aventuras, que si bien son del todo conocidas , lo que no había supuesto son las lecciones de vida y experiencia que de estas se desprende.

    Toda historia tiene un porqué y si le sumamos el entrenimiento de la novela de aventuras pura y dura, el sentido del humor, junto con esta nueva formas de narrarlas que consigue el gran Steinbeck, nos encontramos con un señor libro para disfrutar sin parangón.

    Pero es verdad que me costó entrar y hay alguna laguna, pequeña eso sí. Venga no lo dejo en matrícula de honor, pero si en cuatro estrelas y media de libro sobresaliente.

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    Jose Original said on Feb 9, 2013 | Add your feedback

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    Artù, Merlino, Ginevra, Morgana, Lancillotto.
    Sono tutti personaggi che ormai fanno parte del nostro bagaglio culturale e dell'immaginario comune occidentale.
    Chi da piccolo non ha visto La spada nella roccia? E l'influenza di questi personaggi è st ...(continue)

    Artù, Merlino, Ginevra, Morgana, Lancillotto.
    Sono tutti personaggi che ormai fanno parte del nostro bagaglio culturale e dell'immaginario comune occidentale.
    Chi da piccolo non ha visto La spada nella roccia? E l'influenza di questi personaggi è stata ultimamente rafforzata dalla serie televisiva Merlin, l'unico motivo per cui qualche volta l'anno mi ricordo che sì, quella scatola chiamata televisione esiste.
    Ma, alla fine, questi personaggi chi sono? Qual è la loro storia? Da dove vengono? Ciclo arturiano, ok: ma da chi, perché, per come?
    In un momento ozioso della mia giornata mi rivolgo queste oziose domande. Poi passo in corridoio di fronte a una misera serie di romanzi storici, quelli della Fabbri editore che papà collezionava quando voleva leggere (e non avendo mai iniziato, quel genio si è fermato a Guerra e pace vol 1 così ora abbiamo il romanzo a metà -.-'') e ho visto rilucere la scritta d'oro John Steinbeck. Ma come, non è quello di Furore? Ah ma dai, che fico, ha scritto anche un libro su re Artù?
    Ed è anche appasionante, questo libro di re Artù. Che poi arrivi alla fine e ti trovi davanti un pezzo del genere:

    "I loro corpi si avvinghiarono, come se una trappola fosse scattata. Le loro bocche si incontrarono e ognuna divorò l'altra. Ogni frenetico battito del cuore contro la parete delle costole tentò di raggiungere l'altro battito, finché il loro respiro trattenuto non esplose e Lancillotto, stordito, trovò la porta e si precipitò giù per la scala. Piangeva amaramente."

    Una tale scena d'amore, non merita da sola di leggere tutto il libro per poterla gustare? E quel "Piangeva amaramente" non lascia una sensazione stupenda, di amara compassione? Solo per la nobile storia di Ser Lancillotto del Lago e per le ultime pagine di questa vale la pena di andare a riscoprire la storia di re Artù e dei suoi nuovi cavalieri. Aggiungeteci poi Merlino e Morgana ed ecco che si ottiene un mix irresistibile.

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    Sirycyae said on Oct 31, 2012 | 2 feedbacks

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