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The Algebraist

By Iain M. Banks

(99)

| Paperback | 9781841492292

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Book Description

It is 4034 AD. Humanity has made it to the stars. Fassin Taak, a Slow Seer at the Court of the Nasqueron Dwellers, will be fortunate if he makes it to the end of the year. The Nasqueron Dwellers inhabit a gas giant on the outskirts of the galaxy, in Continue

It is 4034 AD. Humanity has made it to the stars. Fassin Taak, a Slow Seer at the Court of the Nasqueron Dwellers, will be fortunate if he makes it to the end of the year. The Nasqueron Dwellers inhabit a gas giant on the outskirts of the galaxy, in a system awaiting its wormhole connection to the rest of civilisation. In the meantime, they are dismissed as decadents living in a state of highly developed barbarism, hoarding data without order, hunting their own young and fighting pointless formal wars. Seconded to a military-religious order he's barely heard of - part of the baroque hierarchy of the Mercatoria, the latest galactic hegemony - Fassin Taak has to travel again amongst the Dwellers. He is in search of a secret hidden for half a billion years. But with each day that passes a war draws closer - a war that threatens to overwhelm everything and everyone he's ever known. As complex, turbulent, flamboyant and spectacular as the gas giant on which it is set, the new science fiction novel from Iain M. Banks is space opera on a truly epic scale.

7 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    absolutely terrific! everytime I read one of Mr. Bank' books I'm utterly astonished by his master of the matter.
    He creates galaxies, universes and their inhabitants with such a literary supremacy it's hard for me to read anyhing else at all.
    ...(continue)

    absolutely terrific! everytime I read one of Mr. Bank' books I'm utterly astonished by his master of the matter.
    He creates galaxies, universes and their inhabitants with such a literary supremacy it's hard for me to read anyhing else at all.

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    Federico Goetsch said on Aug 31, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La storia di per sé è affascinante pur nella sua semplicità: una quest in un pianeta gassoso abitato da esseri quasi immortali ma dalle abitudini e vizi molto concreti e simpaticamente futili, una guerra galattica che incombe guidata da un cattivo ca ...(continue)

    La storia di per sé è affascinante pur nella sua semplicità: una quest in un pianeta gassoso abitato da esseri quasi immortali ma dalle abitudini e vizi molto concreti e simpaticamente futili, una guerra galattica che incombe guidata da un cattivo cattivissimo. L'ambientazione è quella della space opera classica: tunnel spaziali, astronavi tecnologiche e pianeti dagli ecosistemi più strani.
    Ma...il mio limite di sopportazione nei confronti della verbosità degli autori si sta abbassando sempre di più all'aumentare dei libri che leggo. Ripetere due volte il ciclo di vita dei Dweller e, soprattutto, spendere pagine e pagine di introspezione del protagonista (ma di fatto è Banks che sbrodola i suoi pensieri), per decidere se "essere o non essere" mi hanno fatto raggiungere e superare quel limite.

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    Klytia said on Jun 21, 2009 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    grande space opera moderna. Banks inventa e descrive un universo vasto e sorprendente, di cui riesce a far cogliere al lettore numerosi (ma sicuramente non tutti) aspetti.

    la storia parte lentamente, ma nelle oltre cinquecento pagine si svilupp ...(continue)

    grande space opera moderna. Banks inventa e descrive un universo vasto e sorprendente, di cui riesce a far cogliere al lettore numerosi (ma sicuramente non tutti) aspetti.

    la storia parte lentamente, ma nelle oltre cinquecento pagine si sviluppa bene, con un sacco di azione e colpi di scena, fino al climax finale.

    forse alcuni dei personaggi (in particolare gli amici d'infanzia del protagonista) sono poco funzionali alla trama: eliminandoli la storia non ne soffrirebbe granché.

    lo stile non è sempre semplice da seguire (almeno per il mio livello di inglese), ma tutto il libro è pervaso di un umorismo gustoso che alleggerisce la lettura.

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    Piscu said on Apr 20, 2009 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Banks e' un fenomeno. Crea senza paura e senza remore, immagina mondi, persone, relazioni, storie, avventure e altro senza mai rinunciare ad uno stile di scrittura cosi' potentemente elegante da risultare sempre godurioso. E senza mai farsi mancare q ...(continue)

    Banks e' un fenomeno. Crea senza paura e senza remore, immagina mondi, persone, relazioni, storie, avventure e altro senza mai rinunciare ad uno stile di scrittura cosi' potentemente elegante da risultare sempre godurioso. E senza mai farsi mancare quel senso dell'umorismo che c'e' ma spesso non si vede, o se in traduzione, si perde. The Algebraist e' magnifico, e per trovare un popolo come i Dwellers occorre tornare indietro a 'Excession', dove ci sono gli Affront...

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    KillingTime said on Mar 9, 2009 | Add your feedback

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    Banks, Iain M. (2004). The Algebraist. London: Orbit. 2008.

    Chi si è già imbattuto in me, qui o altrove, sa che sono un lettore onnivoro e compulsivo. Ma il tempo è limitato, e a volte faccio qualcos’altro, volontariamente o meno. E la produzio ...(continue)

    Banks, Iain M. (2004). The Algebraist. London: Orbit. 2008.

    Chi si è già imbattuto in me, qui o altrove, sa che sono un lettore onnivoro e compulsivo. Ma il tempo è limitato, e a volte faccio qualcos’altro, volontariamente o meno. E la produzione libraria, nelle 2 lingue che sono in grado di leggere correntemente (italiano e inglese) è sterminata. Quindi non deve stupire (anche se un po’ mi rattrista) che mi possa sfuggire, magari per anni, un libro o un autore interessante. Per la verità, questo libro mi era passato sotto le mani più d’una volta e, se non sbaglio, qualche tempo fa ne avevo letto una raccomandazione lusinghiera su NewScientist (per l’esattezza, qui). Ma il riassunto in 4ª di copertina mi aveva scoraggiato, perché faceva pensare a una specie di space opera (stile Guerre stellari, tanto per capirsi). In una certa misura, il romanzo è proprio questo, e non manca nessuno degli ingredienti: un futuro remoto, avventure galattiche, molte specie aliene, una guerra, organizzazioni sociali ideologie e religioni, cattivi cattivissimi eccetera.

    Ma il romanzo è molto di più. Troppo complesso per riassumerne i temi, e non lo farò. Ma certamente fantascienza della migliore, di quella che apre la mente e obbliga a riflettere sulle cose da uno (o molti) punti di vista diversi. Per di più scritto bene, molto bene (che ha letto e ama Philip K. Dick conosce la frustazione di leggere romanzi belllissimi ma scritti con i piedi!).

    Mi limiterò a poche osservazioni sparse e ad alcune citazioni (scelte tra le tante perle di cui è infarcita la prosa di Banks).

    Prima notazioni: il cattivo (non l’unico cattivo, ma il cattivo per eccellenza), l’Archimandrita Luseferous (un nome che si è scelto da solo per semprare ancora più demoniaco) è una figura meravigliosa.

    [He] had some years ago caused the head of his once-greatest enemy, the rebel chief Stinausin, to be struck from his shoulders, attached without delay to a long-term life-support mechanism and then hung upside down from the ceiling of his hugely impressive study [...] so that the Archimandrite could, when the mood took him, use his old adeversary’s head as a punchball.
    [...] Luseferous still felt deep, deep resentment towards the traitor, resentment which easily and reliably turned itself into anger when he looked upon the man’s face, no matter how battered, bruised and bloody it might be (the head’s augmented healing functions were quick, but not instantaneous), and so the Archimandrite probably still whacked and smashed away at Stinausin’s head with as much enthusiasm now as he had when he’d first had him hung there, years earlier.
    Stinausin, who had barely endured a month of such treatmentbefore going completely mad, and whose mouth had been sewn up to stop him spitting at the Archimandrite, could not even kill himself; sensors, tubes, micropumps and biocircuitry prevented such an esay way out. Even without such extraneous limitations he could not have shouted abuse at Luseferous or attempted to swallow his tongue because that organ had been removed.
    Though by now completely insane, sometimes, after an especially intense training session with the Archimandrite, when the blood trickled down from the one-time rebel chief’s split lips, re-broken nose and puffed-up eyes and ears, Stinausin would cry. This Luseferous found particularly gratifying, and sometimes he would stand,breathing hard and wiping himself down with a towel while he watched the tears dilute the blood dripping from the inverted, disembodied head, to land in a broad ceramic shower tray set into the floor. [pp. 9-10]

    Gli altri affascinanti aspetti del carattere e dei trastulli di questo gentiluomo vi invito a scoprirli da soli.

    Seconda notazione: tra i tanti personaggi del romanzo merita una menzione l’endiade comica dei “capitani gemelli” Quercer & Janath. Impossibile dire di più senza imbarcarsi in una lunga spiegazione che per di più rischierebbe di rovinarvi il piacere della lettura. Ma li ho trovati esilaranti, e una reincarnazione della coppia Tweedledum and Tweedledee di Lewis Carroll:

    Un dialoghetto che li vede protagonisti, nel più puro spirito carrolliano (anche se più adatto alla dialettica di Humpty Dumpty):

    ‘Ti aswer your question: I’m not telling you.’
    [...]
    ‘That’s not an answer.’
    ‘Oh, it is an answer. It may not be an answer to your taste, but it is an answer.’ [p. 440]

    Terza notazione: nella civiltà che (più o meno, e non senza contrasti) domina la galassia, Mercatoria, è diffusa una religione, la Verità, apparentemente fondata sull’argomentazione del filosofo Nick Bostrom (Are You Living in a Computer Simulation?). In estrema sintesi, l’idea di Bostrom è questa:

    1. In linea di principio, è possibile ipotizzare una civiltà in grado di creare una simulazione che contiene agenti individuali dotati di intelligenza artificiale.
    2. Questa civiltà verosimilmente “farebbe girare” un enorme numero di simulazioni (a fini di ricerca, divertimento eccetera).
    3. Un individuo simulato non sarebbe necessariamente consapevole di essere una simulazione – vivrebbe la quotidianità della sua “vita reale”.

    Ma allora, delle due l’una:

    1. O noi siamo l’unica civiltà che ha pensato (e rudimentalmente realizzato) simulazioni di intelligenza artificiale e che non si trova a vivere in una simulazione.
    2. Oppure siamo dentro uno dei miliardi di simulazioni che stanno “girando” in questo momento.

    Bolstrom argomenta che – a meno che siamo in grado di provare che nessuna razza intelligente può raggiungere un livello di tecnologia sufficiente (cioè, simulazioni di questa portata sono impossibili) o che se lo può raggiungere non è però propensa a condurre simulazioni (per motivi etici o comunque non tecnologici) – viviamo quasi certamente in una simulazione. Dato il numero elevatissimo di simulazioni (e sub-simulazioni, e sub-sub-simulazioni…), la probabilità di vivere nell’unica non-simulazione è infatti ridicolmente bassa!

    La religione della Verità muove da argomentazioni somili:

    The Truth was the presumptuous name of the religion, the faith that lay behind the Shrievalty, the Cessoria, in a sense behinf the Mercatoria itself. It arose from the belief that what appeared to be real life must in fact – according to some piously invoked statistical certitudes – be a simulation being run within some prodigious computational substrate in a greater and more encompassing reality beyond. This was a thought that had, in some form, crossed the minds of most people and all civilizations. [...] However, everybody – well, virtually everybody, obviously – quickly or eventually came round to the idea that a difference that made no difference wasn’t a difference to be much bothered about, and one might as well get on with (what appeared to be) life.
    The Truth went a stage further, holding that this was a difference that could be made to make a difference. What was necessary was for people truly to believe in their hearts, in their souls, in their minds, that they really were in a vast simulation. They had to reflect upon this, to keep it at the forefront of their thoughts at all times and thay had to gather together on occasion, with all due ceremony and solemnity, to express this belief. And they must evangelise, they must convert everybody they possibly could to this view, because – and this was the whole point – once a sufficient proportion of the people within the simulation came to acknowledge that it was a simulation, the value of the simulation to those who had set it up would disappear and the whole thing would collapse.
    If they were all part of some vast experiment, then the fact that those on whom the experiment was being conducted had guessed the truth would mean that its value would be lost. [pp. 247-248]

    L’argomentazione è sottile, e Banks la sviluppa ulteriormente, ma io mi fermo qui, a meno che qualcuno sia interessato a saperne di più.

    Concludo con le citazioni sparse.

    [Parla un poliziotto-torturatore a un manifestante arrestato]: I’ve inspected your profile. You are not stupid. Misguided, idealistic, naive, certainly, but not stupid. You must know how societies work. You must at least have an inkling. They work on force, power and coercion. People don’t behave themselves because they’re nice. That’s the liberal fallacy. People behave themselves because if they don’t they’ll be punished. All this is known. It isn’t even debatable. Civilisation after civilisation, society after society, species after species, all show the same pattern. Society is control; control is reward and punishment. Reward is being allowed to partake of the fruits of that society and, as a general but not unbreakable rule, not being punished without cause. [pp. 180-181]

    [Monologo interiore di Luseferous] The real strength came from a very simple maxim: Be completely honest with yourself; only ever deceive others [p. 277]

    He had also realised that innocents died just as filthily and in equally great numbers in a just war as they did in an unjust one, and had known that war was to be avoided at almost all costs just because it magnified mistakes, exaggerated errors [...].
    [...] muddle, confusion, stupidity, insane waste, pointless pain, misery and mass death – all the usual stuff of war [...] [p. 284]

    Divide and conquer. That wasn’t difficult in the current system. In fact it was set up for it. He remembered asking his father about this [...]. Why the confusion of agencies? [...] Why so many? Why divide your forces? The same went for security. Everybody seemed to have their own security service too. Wasn’t this wasteful?
    ‘Oh, definitely,’ his father had said. ‘But there’s opportunity in waste. And what some call waste others would call redundancy. But do you really want to know what it’s all about?ì
    Of course he did.
    ‘Divide and conquer. Even amongst your own. Competition. Also even amongst your own. In fact, especially amongst your own.Keep them all at each other’s throats, keep them all watching each other, keep them all wondering what the other lot might be up to. Make them compete for your attention and approval. Yes, it’s wasteful, looked ay one way, but it’s wise, looked at another. [...]‘ [p. 341]

    Any theory which causes solipsism to seem just as likely an explanation for the phenomena it seeks to describe ought to be held in the utmost suspicion. [p. 368]

    [He] was one of those people who got to the top of an organisation through luck, connections, the indulgence of superiors and that sort of carelessness towards others that the easily impressed called ruthlessness and those of aless gullible nature called sociopathy. [p. 389]

    ‘Did you ever feel anything for me?’ he blurted.
    Liss stopped, turned. ‘Apart from contempt?’ [459]

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    Boris Limpopo said on Feb 28, 2009 | Add your feedback

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    Sensawonda!

    (iguana blog: http://iguanajo.blogspot.com/2007/10/sensawonda.html )

    Ci sono libri che acquisti quasi per dovere, che di quell'autore vuoi leggere proprio tutto. Li prendi anche se già immagini che non sarà all'altezza dei suoi capolavor ...(continue)

    (iguana blog: http://iguanajo.blogspot.com/2007/10/sensawonda.html )

    Ci sono libri che acquisti quasi per dovere, che di quell'autore vuoi leggere proprio tutto. Li prendi anche se già immagini che non sarà all'altezza dei suoi capolavori, che è impossibile ripetere in altri territori quello che lo scrittore ha compiuto con la serie di romanzi per cui è diventato famoso.
    Ti capita quindi di prendere il determinato volume e di lasciarlo parcheggiato nello scaffale dei libri che prima o poi leggerai per un sacco di tempo, a volte per degli anni.

    Con The Algebraist è successo esattamente questo. L'ultimo romanzo di fantascienza di Iain Banks non è un romanzo della Cultura, il ciclo che me lo ha fatto adorare. Quindi, mi son detto, sarà un romanzo nella media, probabilmente buono ma non certo indimenticabile.

    Beh… mi sbagliavo.

    The Algebraist è formidabile.

    Mai la definizione di sense of wonder è stata più azzeccata di quando si riferisce a un romanzo di Iain M. Banks. In The Algebraist c'è tutto quel che ci si aspetta di trovare in un romanzo di Banks: scenari esagerati, immagini straordinarie, meraviglie inenarrabili, personaggi tridimensionali. Di diverso rispetto alle storie della Cultura probabilmente c'è solo la razza aliena più incredibile, divertente e invidiabile dell'universo (che in fondo i Dwellers sono decisamente un'altra cultura rimarchevole!) , e poi quello che probabilmente è il cattivo più cattivo tra tutti i personaggi banksiani.
    E anche se la struttura del romanzo è piuttosto semplice, basandosi di fatto sul classico meccanismo della quest, inframezzato dal ritorno di qualche fantasma dal passato mentre sullo sfondo si prepara una guerra galattica, la tensione e le sorprese non mancano, come non manca la capacità di Banks di riflettere sul nostro presente, di coniugare la meraviglia all'intelligenza, la leggerezza alla profondità.
    Insomma con The Algebraist ritorna un Banks in forma smagliante. Chissà se e quando verrà proposto anche al pubblico italiano.

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    Iguana Jo said on Jun 4, 2008 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (99)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • English Books
  • Paperback 544 Pages
  • ISBN-10: 1841492299
  • ISBN-13: 9781841492292
  • Publisher: Orbit
  • Publish date: 2005-07-04
  • Dimensions: 258 mm x 774 mm x 1,289 mm
  • Also available as: Hardcover , Audio CD , eBook
  • In other languages: other languages Deutsche Bücher
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