Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

The Aspern Papers

By

Publisher: Penguin Books Ltd

3.9
(665)

Language:English | Number of Pages: 144 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 0140620974 | Isbn-13: 9780140620979 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Romance

Do you like The Aspern Papers ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
This is a title in an inexpensive range of classics in the "Penguin Popular Classics" series.
Sorting by
  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Felice esperimento narrativo questo piacevole racconto che confondendo il narratore dietro al protagonista conduce agli stessi gradi di conoscenza e quindi a far assaporare per intero quasi con diretta esperienza l'amarezza di una cocente delusione. La beffa è tutta contenuta nella situazione: p ...continue

    Felice esperimento narrativo questo piacevole racconto che confondendo il narratore dietro al protagonista conduce agli stessi gradi di conoscenza e quindi a far assaporare per intero quasi con diretta esperienza l'amarezza di una cocente delusione. La beffa è tutta contenuta nella situazione: per tanti anni il carteggio è stato cercato, il giovane critico riesce ad farsi ospitare per mesi nella stessa casa dove è morbosamente custodito e arriva a pochi centimetri da esso, fino a che non è lui stesso a tradirsi. Con effetti destabilizzanti ma che rendono catalizzata l'attenzione del lettore.

    said on 

  • 4

    “Guarda come la città si ammanta di luci coll’avanzare dell’estate; come il cielo e il mare e l’aria rosata e il marmo dei palazzi mandano bagliori fondendosi insieme”.


    Quanto si addice il genius loci veneziano alla scrittura di James che in questo racconto perfetto si dipana tra gli spett ...continue

    “Guarda come la città si ammanta di luci coll’avanzare dell’estate; come il cielo e il mare e l’aria rosata e il marmo dei palazzi mandano bagliori fondendosi insieme”.

    Quanto si addice il genius loci veneziano alla scrittura di James che in questo racconto perfetto si dipana tra gli spettri luminosi del passato e la loro eco tenace sopravvissuta al tempo presente, ma celata a difesa del suo geloso disfacimento. Venezia che accarezza, attutisce, rallenta e dilaziona, splendida e misteriosa, teatro perfetto di una vicenda intessuta sul ricordo, sul sogno, forse sull’illusione, sicuramente sulla passione, sui suoi vari accenti e riverberi, perché essa stessa è un teatro, l’immensa quinta di un teatro sul quale i vivi e le ombre di chi un tempo è stato vivo condividono la stessa affascinante bellezza. E’ il genius loci veneziano che accoglie una vicenda curiosa, strana, vagamente puriginosa, la accosta alle infinite storie che hanno animato le stanze nascoste dietro le preziose facciate dei palazzi, nobilitati dai merletti di pietra e involgariti dalla muffa che ne mina le fondamenta, e a loro la accomuna, ammantandola di mistero. E il mistero impreziosisce il destino degli uomini, lo salva dalla banalità e dall’inconsistenza, lo rende unico e inimitabile; il mistero rende vivo in eterno persino ciò che per sua natura è transitorio e fortuito e forse perciò tanto ambito: la bellezza e l’amore. James sa quanto è potente Venezia, approfitta ampiamente delle suggestioni che gli offre e la sceglie come sfondo e ambientazione del suo racconto, ma anche come indispensabile aiuto per delineare “l’amabile vacuità” dei suoi personaggi femminili, la loro ritrosia, un po’ folle, un po’ aristocratica, il loro isolamento tenace a difesa del geloso ricordo di cui sembrano nutrirsi. James che conosce così bene il rimpianto per ciò che è stato e che non può più tornare e il dolore per un desiderio che non si può realizzare, tanto bene da averli trasformati con la sua scrittura in fantasmi – esseri tormentati da un destino crudele e in virtù di questo in grado di generare pietà più che terrore – costruisce un racconto che è un castello di ombre: l’ombra della bellezza, l’ombra dell’amore e, sopra di loro, splendente e accattivante, l’ombra della poesia. “Il carteggio Aspern”, costruito con la scrupolosa maestria che ben conoscono i lettori di James, sa celare il rigore della sua struttura, svela e nasconde, illude e delude, avvince come un racconto poliziesco e incanta con la sua sfuggente poesia. Porta il lettore tra le calli veneziane nell’ora del più fulgido dei tramonti o nel velluto delle notti mormoranti e profumate e, nel volgere di poche righe, lo immerge nel sottile disfacimento di un palazzo in rovina, irrimediabilmente lontano dal suo passato splendore. Racconto ambiguo che della ambiguità fa tesoro e sulla ambiguità gioca le sue carte. A partire dal protagonista e io narrante che, da letterato ed erudito, curatore delle opere del poeta americano Jeffrey Aspern, si trasforma sotto gli occhi del lettore, che rimane a lungo inconsapevole della metamorfosi, prima in un avido e indiscreto investigatore e poi, addirittura, in una “canaglia” disposta ad impadronirsi delle lettere del poeta, ingannando la legittima proprietaria e approfittando vigliaccamente della sua malattia e della sua veneranda età. Indagare il passato, collegarlo al presente, non permettere che svanisca, sembra questa l’urgenza da cui è animato il protagonista, urgenza che si fa idea fissa, ossessione che travalica la legittima passione intellettuale per la poesia, trasformandola da un certo punto in poi in puro pretesto. Scrive Henry James a proposito di questo racconto nella sua raccolta di saggi sulla sua produzione “Le Prefazioni”: “Io amo un passato tangibile, immaginabile, visitabile – le distanze più vicine e i misteri più chiari, i tratti e i segni d’un mondo che possiamo raggiungere come, stendendo il braccio, afferriamo un oggetto all’altro capo della nostra tavola… Noi, naturalmente, siamo divisi tra il piacere di sentire il passato estraneo e il piacere di sentirlo familiare; la difficoltà è, per l’intensità, di coglierlo nel momento in cui i piatti della bilancia hanno il giusto equilibrio”. Sono l’intensità del desiderio e l’ossessione che, nel cuore di questo ambiguo racconto, in una Venezia che appare la città ideale per testimoniare il lento sfaldarsi del passato, attraverso la ricerca del suo carteggio, evocano il poeta morto Jeffrey Aspern e lo trasformano nel reale interlocutore dell’io narrante. Evocato, ricercato, quasi richiamato in vita. Fantasma appunto, anche se nessun fantasma qui appare, ma nella scrittura di James i fantasmi entrano a far parte della tappezzeria, costituiscono una parte del disegno, si scorgono in filigrana nella tessitura del suo tappeto. Anacronistiche e anch’esse ambigue, si stagliano per contrasto sullo sfondo soffuso “del dorato bagliore di Venezia”, le due figure femminili, l’una, antica bellezza suscitatrice dell’ardente passione del poeta e sua musa ora in pieno decadimento fisico, a un passo dalla morte, l’altra, ormai sfiorita e avviata verso un eterno zitellaggio, insieme vittima e carnefice l’una dell’altra, entrambe custodi del carteggio, residuo testimone di un tempo in cui la vita era bellezza, amore e poesia. James le tratteggia come due creature braccate, nascoste e arroccate in un palazzo che sembra a volte un forte da conquistare, a volte l’antro di una divinità e a volte una tomba. Ma anche loro partecipano della duplice natura del protagonista e nel corso della vicenda rivelano a poco a poco una sorprendente e diversa indole. Nel mondo di James nulla è mai come ci si aspetta. Le due donne, lungi dall’essere due vestali protettrici del ricordo di un antico e poetico amore, non difendono e nascondono il carteggio per il suo valore sentimentale, ma per raggiungere dei secondi fini molto più prosaici: per denaro oppure come arma di ricatto da utilizzare per garantire alla più giovane una vita migliore. In tutto questo non c’è ombra di quella bellezza, di quell’amore e di quella poesia che, se pure sono esistiti nel passato, ora, fantasmi anch’essi, non hanno lasciato che l’esile traccia di parole scritte da un uomo, la cui effigie sopravvive solo in un ritratto, ad una donna morta nella convinzione che “non c’è più poesia al mondo, almeno per quanto mi risulta”. Meglio allora che le fiamme distruggano il carteggio Aspern e che il rituale si compia perché la bellezza è ormai corrotta, l’amore è prigioniero nel passato e la poesia, rinnegata dalla sua musa, è morta.

    said on 

  • 4

    Immensità d'autore

    Simbolo del decadentismo veneziano? Confermo. Henry James è un autore immenso e lo dimostra in ogni sua frase, nel modo in cui tratteggia ambienti e psicologie o in cui incrocia ironia, eleganza e classicismo. e' un libro che vale la pena leggere, anche perché ha un intreccio costruito come un gi ...continue

    Simbolo del decadentismo veneziano? Confermo. Henry James è un autore immenso e lo dimostra in ogni sua frase, nel modo in cui tratteggia ambienti e psicologie o in cui incrocia ironia, eleganza e classicismo. e' un libro che vale la pena leggere, anche perché ha un intreccio costruito come un giallo che in realtà si rivela ricoo e profondo.

    said on 

  • 3

    "Aveva dimenticato quanto attraente fosse il mondo,e ora imparava che, più o meno inesorabilmente, ne era stata defraudata nei suoi anni migliori. Non era arrabbiata per questo, ma nell'assorbire l'affascinante spettacolo, a dispetto del sorriso di godimento, la faccia arrossiva come per una spec ...continue

    "Aveva dimenticato quanto attraente fosse il mondo,e ora imparava che, più o meno inesorabilmente, ne era stata defraudata nei suoi anni migliori. Non era arrabbiata per questo, ma nell'assorbire l'affascinante spettacolo, a dispetto del sorriso di godimento, la faccia arrossiva come per una specie di sorpresa ferita. Non parlava, sprofondata nel sentimento delle occasioni per sempre perdute, che pure sarebbero state così a portata di mano".

    said on 

  • 4

    Letto pochi giorni prima di tornare per qualche giorno a Venezia, in gennaio; una volta lì, ad ogni sbuffo di rami da un alto muro era tutto un pensare Ecco, potrebbe esser quella la casa, perché no?, un tendere lo sguardo alle finestre in cerca delle misteriose signorine Bordereau, un rip ...continue

    Letto pochi giorni prima di tornare per qualche giorno a Venezia, in gennaio; una volta lì, ad ogni sbuffo di rami da un alto muro era tutto un pensare Ecco, potrebbe esser quella la casa, perché no?, un tendere lo sguardo alle finestre in cerca delle misteriose signorine Bordereau, un ripetermi stupefatta Ecco, sì, davvero, questa non è una città ma un'unica grandissima dimora incantata, brulicante. Che meraviglia.

    L'ambientazione mi ha evidentemente catturata più dell'ossessione letteraria che vi è narrata, anch'essa affascinante, sì, ma messa in ombra dallo splendore delle atmosfere.

    ***

    «... mi colpì la strana aria di socievole contiguità e di vita domestica, che rappresenta buona parte del fascino di Venezia. Senza strade e veicoli, senza il frastuono delle ruote e la brutalità dei cavalli, con le sue stradine tortuose dove la gente si raccoglie insieme, dove le voci risuonano come nei corridoi di una casa, dove il passo umano si muove quasi a scansare gli spigoli dei mobili e le scarpe non si consumano mai, il luogo ha il carattere di un immenso appartamento collettivo...»

    said on 

  • 4

    Uno studio psicologico molto ben riuscito e un certo senso di suspence che ottiene il suo risultato solo grazie alla brevità della novella. Un romanzo di maggior lunghezza scritto con il medesimo stile forse riuscirebbe pesante.
    Consigliato a chi non cerca trame elaborate ma solo l'atmosfera e la ...continue

    Uno studio psicologico molto ben riuscito e un certo senso di suspence che ottiene il suo risultato solo grazie alla brevità della novella. Un romanzo di maggior lunghezza scritto con il medesimo stile forse riuscirebbe pesante. Consigliato a chi non cerca trame elaborate ma solo l'atmosfera e la raffinatezza della prosa.

    said on 

  • 4

    Ma, cavolo! Ho dovuto cercarmi l'ultimo capitolo su internet. Che senso ha toglierlo? Anche perchè ero rimasta così male della fine che non avrei saputo dargli un voto. E' una lettura che ti tiene incollata alle pagine, quasi ti rapisce... Molto, molto bello e triste.

    said on 

  • 0

    Lo scorrere delle pagine rendeva quasi certi che l'autore ci mettesse a conoscenza del Carteggio di Aspern invece ci ha illuso manifestando la propria incapacità di venirne in possesso.E'partito col piede sbagliato presentandosi sotto mentite spoglie.Ha messo a repentaglio la propria sicurezza ec ...continue

    Lo scorrere delle pagine rendeva quasi certi che l'autore ci mettesse a conoscenza del Carteggio di Aspern invece ci ha illuso manifestando la propria incapacità di venirne in possesso.E'partito col piede sbagliato presentandosi sotto mentite spoglie.Ha messo a repentaglio la propria sicurezza economica offrendo cifre irreali e fiori a profusione.Neppure le attenzioni rivolte a Mis Tina gli hanno permesso di alzare il famoso coperchio di chissà quale scrigno segreto.Bisogna riconoscere che davvero è il più bel libro de Decadentismo veneziano dell'Ottocento,ma Henry James non ha saputo far sua la curiosità intellettuale dei suoi lettori.

    said on