The Aspern Papers

(Dover Thrift Editions)

By

Publisher: Dover Publications

3.9
(701)

Language: English | Number of Pages: 112 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 0486419223 | Isbn-13: 9780486419220 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Travel

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Book Description
With a decaying Venetian villa as a backdrop, an anonymous narrator relates his obsessive quest for the personal documents of a deceased Romantic poet, one Jeffrey Aspern. Led by his mission into increasingly unscrupulous behavior, he is ultimately faced with relinquishing his heart's desire or attaining it at an overwhelming price.
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    I fell in love with her while I was having a holiday in my father's house. When I told him, he told me she did have something special and he laughed. I thought he was talking about something sexual, a ...continue

    I fell in love with her while I was having a holiday in my father's house. When I told him, he told me she did have something special and he laughed. I thought he was talking about something sexual, and indeed it was the case, but I couldn't suspect anything like that, and mostly because of the little hints I could collect from her. She wore a crucifix, for example, with a little Jesus depicted on it, and she used to be a lyrical singer in her twenties. It all sounded so good and clean and tender, that I didn't question my critical judgement at all (even if I know I must always do it and mostly when I think a lot of this kind of attributes). I made out with her, we had a good time, her crucifix gave me some thoughts, she told me she was quite religious, but her breast was so good I didn't spend too much time on thinking about consequences. When I was walking her back home she asked me if I wanted a coffee, so we went to hers and we had coffee. After the coffee we had a drink, we had another one, of course after a couple of more drinks we started kissing, twisting tongues, I put my hands around her neck and she moaned like a cat, her crucifix shone for a moment, reflected the dim light coming from a few candles spread around, I was hard, so hard I thought I might even go to church with her if she asked me now, I was really hard, that's why of course, it was only when I started touching her I noticed she was hard too. I escaped so fast I don't even remember how I came back home and that son of bitch of my father is still laughing, after all this time, two weeks passed, he is still laughing, he told me he thinks he will laugh for the rest of his life. 'Why didn't you tell me if you knew?' I asked, and he looked at me, I saw he tried to tell me something to give me an explanation but nothing, he burst out laughing and I gave up on it. To fix the memory I jerked off on her, as I thought of her before discovering her dick, but it didn't work, at night I dreamed about being followed by a humanoid church, like a human shaped building trying to fuck my ass with the holy cross and with all Jesus spiked on it, and he was hard too, and he was jerking off. Ok I didn't need to say this but well, fuck it, I wrote it, I don't like deleting words just because it is not right to write them, feels wrong in this context.

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    Un romanzo breve molto simpatico, che incuriosisce a proposito della personalità dell'autore, che non doveva essere nella realtà molto diverso dal protagonista della storia: una persona affabilissima, ...continue

    Un romanzo breve molto simpatico, che incuriosisce a proposito della personalità dell'autore, che non doveva essere nella realtà molto diverso dal protagonista della storia: una persona affabilissima, molto piacevole e gentile, affascinante in un certo senso. Ma che ha con la gente il rapporto che uno in genere ha con i libri per cui ne trae il massimo piacere ma senza troppi patemi e legami e che viceversa ha con le parole e con l'arte, in particolare con il poeta Aspern e soprattutto con il suo carteggio nella storia in questione, un rapporto molto più passionale. C'è un'inversione di ruoli tra carne e lettere per cui il mondo astratto delle parole acquista quasi una fisicità nel romanzo. Particolare il modo in cui il protagonista sguscia via di fronte all'essere umano. In fondo il rapporto con le due donne poteva diventare ben più interessante sia con la vecchia amante di Aspern che con la nipote. Quest'ultima ha qualità umane di gentilezza e sincerità che la renderebbero un'amica inestimabile. E la vecchia sembra una donna molto intelligente anche se calcolatrice e troppo diretta nei modi. Ma il protagonista scivola via dall'umano per diventare quasi rapace davanti alla carta stampata. Bello, mi ha fatto venir voglia di leggere The master. La scena finale è bellissima: gli occhi dell'amante di Aspern, bellissimi e coperti dalla veletta per tutto il romanzo, qui sono come un faro puntato sul nostro protagonista nel momento più meschino della sua vita.

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    grazie a questa bellissima edizione con testo a fronte, anche stavolta mi sono goduta la raffinatissima scrittura di henry james che, sapientemente, costruisce una storia conturbante ambientata in una ...continue

    grazie a questa bellissima edizione con testo a fronte, anche stavolta mi sono goduta la raffinatissima scrittura di henry james che, sapientemente, costruisce una storia conturbante ambientata in una venezia nascosta e decadente. ho seguito con passione le mosse del protagonista, alla ricerca di un misterioso e preziosissimo carteggio e la sua lotta tra desiderio e integrità, amando i protagonisti di questo breve ma intenso romanzo.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

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    Felice esperimento narrativo questo piacevole racconto che confondendo il narratore dietro al protagonista conduce agli stessi gradi di conoscenza e quindi a far assaporare per intero quasi con dirett ...continue

    Felice esperimento narrativo questo piacevole racconto che confondendo il narratore dietro al protagonista conduce agli stessi gradi di conoscenza e quindi a far assaporare per intero quasi con diretta esperienza l'amarezza di una cocente delusione. La beffa è tutta contenuta nella situazione: per tanti anni il carteggio è stato cercato, il giovane critico riesce ad farsi ospitare per mesi nella stessa casa dove è morbosamente custodito e arriva a pochi centimetri da esso, fino a che non è lui stesso a tradirsi. Con effetti destabilizzanti ma che rendono catalizzata l'attenzione del lettore.

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    "Io so che tu sai che io so", sembra questo il filo conduttore di questo breve racconto. James è un maestro nel costruire i suoi personaggi, nel caratterizzarli pian piano e nel creare un'atmosfera di ...continue

    "Io so che tu sai che io so", sembra questo il filo conduttore di questo breve racconto. James è un maestro nel costruire i suoi personaggi, nel caratterizzarli pian piano e nel creare un'atmosfera di attesa che porta il lettore a seguire sempre con maggior interesse lo sviluppo della storia.Avvincente.

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    “Guarda come la città si ammanta di luci coll’avanzare dell’estate; come il cielo e il mare e l’aria rosata e il marmo dei palazzi mandano bagliori fondendosi insieme”.

    Quanto si addice il genius loci ...continue

    “Guarda come la città si ammanta di luci coll’avanzare dell’estate; come il cielo e il mare e l’aria rosata e il marmo dei palazzi mandano bagliori fondendosi insieme”.

    Quanto si addice il genius loci veneziano alla scrittura di James che in questo racconto perfetto si dipana tra gli spettri luminosi del passato e la loro eco tenace sopravvissuta al tempo presente, ma celata a difesa del suo geloso disfacimento. Venezia che accarezza, attutisce, rallenta e dilaziona, splendida e misteriosa, teatro perfetto di una vicenda intessuta sul ricordo, sul sogno, forse sull’illusione, sicuramente sulla passione, sui suoi vari accenti e riverberi, perché essa stessa è un teatro, l’immensa quinta di un teatro sul quale i vivi e le ombre di chi un tempo è stato vivo condividono la stessa affascinante bellezza. E’ il genius loci veneziano che accoglie una vicenda curiosa, strana, vagamente puriginosa, la accosta alle infinite storie che hanno animato le stanze nascoste dietro le preziose facciate dei palazzi, nobilitati dai merletti di pietra e involgariti dalla muffa che ne mina le fondamenta, e a loro la accomuna, ammantandola di mistero. E il mistero impreziosisce il destino degli uomini, lo salva dalla banalità e dall’inconsistenza, lo rende unico e inimitabile; il mistero rende vivo in eterno persino ciò che per sua natura è transitorio e fortuito e forse perciò tanto ambito: la bellezza e l’amore. James sa quanto è potente Venezia, approfitta ampiamente delle suggestioni che gli offre e la sceglie come sfondo e ambientazione del suo racconto, ma anche come indispensabile aiuto per delineare “l’amabile vacuità” dei suoi personaggi femminili, la loro ritrosia, un po’ folle, un po’ aristocratica, il loro isolamento tenace a difesa del geloso ricordo di cui sembrano nutrirsi. James che conosce così bene il rimpianto per ciò che è stato e che non può più tornare e il dolore per un desiderio che non si può realizzare, tanto bene da averli trasformati con la sua scrittura in fantasmi – esseri tormentati da un destino crudele e in virtù di questo in grado di generare pietà più che terrore – costruisce un racconto che è un castello di ombre: l’ombra della bellezza, l’ombra dell’amore e, sopra di loro, splendente e accattivante, l’ombra della poesia. “Il carteggio Aspern”, costruito con la scrupolosa maestria che ben conoscono i lettori di James, sa celare il rigore della sua struttura, svela e nasconde, illude e delude, avvince come un racconto poliziesco e incanta con la sua sfuggente poesia. Porta il lettore tra le calli veneziane nell’ora del più fulgido dei tramonti o nel velluto delle notti mormoranti e profumate e, nel volgere di poche righe, lo immerge nel sottile disfacimento di un palazzo in rovina, irrimediabilmente lontano dal suo passato splendore. Racconto ambiguo che della ambiguità fa tesoro e sulla ambiguità gioca le sue carte. A partire dal protagonista e io narrante che, da letterato ed erudito, curatore delle opere del poeta americano Jeffrey Aspern, si trasforma sotto gli occhi del lettore, che rimane a lungo inconsapevole della metamorfosi, prima in un avido e indiscreto investigatore e poi, addirittura, in una “canaglia” disposta ad impadronirsi delle lettere del poeta, ingannando la legittima proprietaria e approfittando vigliaccamente della sua malattia e della sua veneranda età. Indagare il passato, collegarlo al presente, non permettere che svanisca, sembra questa l’urgenza da cui è animato il protagonista, urgenza che si fa idea fissa, ossessione che travalica la legittima passione intellettuale per la poesia, trasformandola da un certo punto in poi in puro pretesto. Scrive Henry James a proposito di questo racconto nella sua raccolta di saggi sulla sua produzione “Le Prefazioni”: “Io amo un passato tangibile, immaginabile, visitabile – le distanze più vicine e i misteri più chiari, i tratti e i segni d’un mondo che possiamo raggiungere come, stendendo il braccio, afferriamo un oggetto all’altro capo della nostra tavola… Noi, naturalmente, siamo divisi tra il piacere di sentire il passato estraneo e il piacere di sentirlo familiare; la difficoltà è, per l’intensità, di coglierlo nel momento in cui i piatti della bilancia hanno il giusto equilibrio”. Sono l’intensità del desiderio e l’ossessione che, nel cuore di questo ambiguo racconto, in una Venezia che appare la città ideale per testimoniare il lento sfaldarsi del passato, attraverso la ricerca del suo carteggio, evocano il poeta morto Jeffrey Aspern e lo trasformano nel reale interlocutore dell’io narrante. Evocato, ricercato, quasi richiamato in vita. Fantasma appunto, anche se nessun fantasma qui appare, ma nella scrittura di James i fantasmi entrano a far parte della tappezzeria, costituiscono una parte del disegno, si scorgono in filigrana nella tessitura del suo tappeto. Anacronistiche e anch’esse ambigue, si stagliano per contrasto sullo sfondo soffuso “del dorato bagliore di Venezia”, le due figure femminili, l’una, antica bellezza suscitatrice dell’ardente passione del poeta e sua musa ora in pieno decadimento fisico, a un passo dalla morte, l’altra, ormai sfiorita e avviata verso un eterno zitellaggio, insieme vittima e carnefice l’una dell’altra, entrambe custodi del carteggio, residuo testimone di un tempo in cui la vita era bellezza, amore e poesia. James le tratteggia come due creature braccate, nascoste e arroccate in un palazzo che sembra a volte un forte da conquistare, a volte l’antro di una divinità e a volte una tomba. Ma anche loro partecipano della duplice natura del protagonista e nel corso della vicenda rivelano a poco a poco una sorprendente e diversa indole. Nel mondo di James nulla è mai come ci si aspetta. Le due donne, lungi dall’essere due vestali protettrici del ricordo di un antico e poetico amore, non difendono e nascondono il carteggio per il suo valore sentimentale, ma per raggiungere dei secondi fini molto più prosaici: per denaro oppure come arma di ricatto da utilizzare per garantire alla più giovane una vita migliore. In tutto questo non c’è ombra di quella bellezza, di quell’amore e di quella poesia che, se pure sono esistiti nel passato, ora, fantasmi anch’essi, non hanno lasciato che l’esile traccia di parole scritte da un uomo, la cui effigie sopravvive solo in un ritratto, ad una donna morta nella convinzione che “non c’è più poesia al mondo, almeno per quanto mi risulta”. Meglio allora che le fiamme distruggano il carteggio Aspern e che il rituale si compia perché la bellezza è ormai corrotta, l’amore è prigioniero nel passato e la poesia, rinnegata dalla sua musa, è morta.

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    Immensità d'autore

    Simbolo del decadentismo veneziano? Confermo. Henry James è un autore immenso e lo dimostra in ogni sua frase, nel modo in cui tratteggia ambienti e psicologie o in cui incrocia ironia, eleganza e cla ...continue

    Simbolo del decadentismo veneziano? Confermo. Henry James è un autore immenso e lo dimostra in ogni sua frase, nel modo in cui tratteggia ambienti e psicologie o in cui incrocia ironia, eleganza e classicismo. e' un libro che vale la pena leggere, anche perché ha un intreccio costruito come un giallo che in realtà si rivela ricoo e profondo.

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