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The Autograph Man

By

Publisher: Penguin Books Ltd

3.3
(535)

Language:English | Number of Pages: 432 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , French , German , Spanish , Catalan , Finnish

Isbn-10: 0140276343 | Isbn-13: 9780140276343 | Publish date: 

Illustrator or Penciler: Roderick Mills

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , eBook

Category: Crafts & Hobbies , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Book Description
Zadie Smith's deeply funny, subversive and splendidly entertaining "The Autograph Man" is a whirlwind tour of celebrity and our fame-obsessed times. Following one Alex-Li Tandem - a twenty-something, Chinese-Jewish autograph dealer turned on by sex, drugs and organised religion - it takes in London and New York, love and death, fathers and sons, as Alex tries to discover how a piece of paper can bring him closer to his heart's desire. Exposing our misconceptions about our idols - about ourselves - Zadie Smith delivers in "The Autograph Man" a brilliant, unforgettable tale about who we are and what we really want to be. "A glorious concoction written by our most beguiling and original prose-wizard". ("Independent on Sunday"). "A brilliant comedy with a tantalising throb of mystic philosophy underneath". (Philip Hensher, Books of the Year, "Spectator"). "A pleasure from the first page to the last". ("Evening Standard"). "Intellectually agile ...ecstatic inventiveness". ("Time"). "A classic". ("Spectator"). "Genuinely funny and entertaining". ("Guardian"). "Vibrant, highly imaginative". ("Jewish Chronicle"). "Full of irony, humour, the search for love and the fear of death ...a touching, thoughtful, deeply felt rite-of-passage novel".
("Sunday Telegraph"). Zadie Smith was born in north-west London in 1975. Her debut novel, "White Teeth", won the Whitbread First Novel Award, the Guardian First Book Award, the James Tait Black Memorial Prize for Fiction, and the Commonwealth Writers' First Book Prize, and was included in "Time" 100 Best English-language Novels from 1923 to 2005. Her second novel, "On Beauty", was shortlisted for the Man Booker Prize and won the Orange Prize for Fiction. She has written two further novels, "The Autograph Man" and "NW", a collection of essays "Changing My Mind", and also edited short story anthology "The Book of Other People". Zadie Smith was chosen by "Granta" as one of its twenty best young British novelists in 2003, and as well as to "Granta" has contributed writing to the "New Yorker" and the "Guardian". Zadie Smith's new novel, "NW", is available from September 2012.
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  • 4

    Londra, intorno al 1990. Alex ha dodici anni e s'immagina "come un episodio secondario nella vita degli altri". È con suo padre su una statale congestionata dal traffico, un aereo vola così basso che pare strappare i tetti di lamiera delle fabbriche. Alex non è un ragazzino molto socievole, passa ...continue

    Londra, intorno al 1990. Alex ha dodici anni e s'immagina "come un episodio secondario nella vita degli altri". È con suo padre su una statale congestionata dal traffico, un aereo vola così basso che pare strappare i tetti di lamiera delle fabbriche. Alex non è un ragazzino molto socievole, passa il tempo libero a guardare la tv o a fare qualcosa con suo padre, Li-Jin, che oggi ha organizzato questa gita per andare a un incontro di wrestling. In realtà voleva far stare Alex con Mark Rubefine e Adam Jacob che, seduti dietro, non riescono a stare fermi un momento. Li-Jin era preoccupato che il viaggio risultasse una scelta forzata da lui e sua moglie, ma gli sembra che i ragazzi siano abbastanza a loro agio. Alex li conosce da alcuni anni, frequentano la stessa sinagoga, ma non si possono definire veri e propri amici. Alex ha un po' di pancia e fianchi da donna, la pelle giallastra, gli occhiali che accentuano la "falce di luna degli occhi" ...
    Dopo l'esordio pirotecnico con Denti bianchi, a Zadie Smith ci sono voluti due anni per scrivere e pubblicare L'uomo autografo; come era ovvio, non ha accontentato tutti gli entusiasti del primo romanzo, ma questa storia raccontata con entusiasmo giovanile e coraggio è originale, fresca, intelligente.Un manipolo di quasi trentenni, una mescolanza di etnie, lavori improbabili, segni zen, cabala, giochi, poster e l'illusione che libertà sia non crescere. Ci sono anche anche tanta musica, cinema e l'ossessione per i cimeli dei propri miti. L'opportunità per Alex-Li d'incontrare Kitty Alexander, dimenticata attrice degli anni Quaranta, innesca cambiamenti anche nella scrittura, che da rallentata, contratta, prende ritmo. Zadie Smith crea aspettative e regala sorprese, con raffinate scelte linguistiche, metafore e similitudini inedite. Delinea i personaggi in maniera superba, dispensa pennellate di humour anglosassone. Plausibile e surreale come un film di Woody Allen, per chi ama prospettive insolite ma genuine e non teme di osservare gli eventi, anche i più terribili, con ironia.
    http://www.mangialibri.com/node/13691

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  • 2

    Non so cosa si debba chiedere a uno scrittore (in questo caso scrittrice) dopo che il libro di esordio lo ha catapultato(a) in un universo nel quale molto probabilmente la maggior parte degli scrittori non finiranno mai neppure dopo anni e anni, e libri e libri. Soprattutto non so cosa sia giusto ...continue

    Non so cosa si debba chiedere a uno scrittore (in questo caso scrittrice) dopo che il libro di esordio lo ha catapultato(a) in un universo nel quale molto probabilmente la maggior parte degli scrittori non finiranno mai neppure dopo anni e anni, e libri e libri. Soprattutto non so cosa sia giusto aspettarsi da tale autore, o autrice: se cambiare del tutto, reinventandosi, o maturare in modo giudizioso senza perdere un certo marchio di fabbrica che ne ha contraddistinto l’inizio. Sicuramente qualsiasi cosa lo scrittore/scrittrice decida di fare con il suo secondo passo è una scelta assai personale, partorita da una serie di riflessioni che si possono immaginare lunghe e mai banali. Proprio per la natura privata di questa decisione è normale che possa non essere condivisa dai più, dalla maggioranza, dai lettori, così come ci sono possibilità (seppur abbastanza remote) che la scelta sia universalmente apprezzata, o al contrario (ugualmente poco probabile) stroncata in modo unanime. Bisogna quindi decidere da quale parte stare dopo avere letto la seconda fatica di Zadie Smith: se tra i lettori che apprezzano il cambiamento, o tra i lettori che in un certo modo lo ripudiano. Perché una cosa è certa, anche se non saprei definire con precisione le motivazioni che mi spingono a dire ciò, ma L’uomo autografo è diverso dal suo predecessore, Denti bianchi.
    Manca forse lo scenario sociale che aveva accompagnato tutte le pagine dell’esordio della scrittrice britannica. Un aspetto che in questo libro invece è solo l’ombra di ciò che è stato e non arriva mai a definire il background dei personaggi in modo tanto preciso. C’è un abbozzo, una specie di tentativo non riuscito che la stessa Smith sembra abbandonare sul nascere e lasciare sullo sfondo volutamente, senza più riportarlo in primo piano.
    Per non parlare della storia, qui mai densa come lo era in Denti bianchi. Le vicende non hanno uno spessore tanto marcato, ma somigliano più alla grandezza di un qualcosa che al suo interno ha numerose bolle d’aria che ne aumentano il volume ma non aggiungono niente al peso. Una mancanza forse dettata anche al mancato trasporto che la Smith può avere infuso nel lavoro. È questo che risulta dalla lettura di L’uomo autografo, ovvero che l’autrice abbia un poco esaurito la spinta letteraria che l’aveva agitata a tal punto da sfornare un libro come Denti bianchi. L’esordio è stata l’esplosione avvenuta di punto in bianco, dopo avere accumulato esplosivo per una vita. La seconda detonazione pare non avere avuto la stessa quantità di detonante accantonato, e perciò lo scoppio è risultato essere meno potente del precedente.
    La vicenda, che vede il protagonista essere l’uomo del titolo, e che in qualche modo rifugge con tutti i mezzi a sua disposizione un approdo quanto meno inevitabile all’età adulta (basti pensare allo sguardo continuamente rivolto al passato, a livello cinematografico, ma anche per la scelta di trasformare quella che era una passione adolescenziale nel proprio lavoro), fare i conti con una vita (la propria) nella quale la mancanza di una figura famigliare è così ingombrante quanto solo tratteggiata nel romanzo. Paradossalmente la mancanza del padre, che si scorge solo nel prologo, è una presenza, anche se non costante, trasversale nell’intero acro della narrazione. Il suo spirito aleggia privo di consistenza ma sempre più o meno presente in tutti i momenti cardine del libro. L’inizio, con lo sconvolgente trip del protagonista che lo costringe a dovere affrontare fatti e situazioni di cui non ricorda minimamente nulla, dura poco e per fortuna non viene tirato troppo per le lunghe risparmiando un gioco di memoria azzerata che alla lunga avrebbe potuto stancare. Purtroppo, quando il registro cambia, Smith non riesce a infondere alla storia quel senso di possibilità che permette al lettore di immedesimarsi nel mondo del libro, a far si che l’ambientazione del romanzo diventi l’ambientazione del lettore stesso, facendo sì che il lettore possa credere sul serio di poter camminare tra le vie delle pagine e interagire con i vari personaggi. È una magia di tutti i grandi libri, di cui però questo L’uomo autografo non fa parte. È un libro godibile, che si legge bene e velocemente, con una prosa non difficile e scorrevole; ma per il resto ti lascia un po’ di amaro in bocca (soprattutto se si è letto prima Denti bianchi [non smetterò mai di dirlo]). La prima parte la assimili in modo anche positivo, guardando ad alcune invenzioni e/o intuizioni che lasciano presagire a una struttura nuova e a tratti pure avanti per l’epoca in cui è stato pubblicato; poi la seconda parte però abbandona anche questi pochi accenni e si impantana in situazioni che ti costringono a fermarti e a valutare se tutto quanto non sia il risultato di un disegno orchestrato da altri personaggi. Uno scherzo o un gioco ai danni del protagonista, tanto finto quanto alcuni esemplari in cui si imbatte nel suo lavoro.

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  • 3

    Quanto vale un uomo-autografo?

    In genere adoro Zadie Smith, di cui ho letto ed adorato "Denti bianchi" ma anche "Della bellezza", ma questo libro l'ho trovato davvero troppo complicato da digerire, con una storia al limite dell'assurdo e che viaggia sul filo del grottesco senza sciogliersi in un finale degno di questo nome. ...continue

    In genere adoro Zadie Smith, di cui ho letto ed adorato "Denti bianchi" ma anche "Della bellezza", ma questo libro l'ho trovato davvero troppo complicato da digerire, con una storia al limite dell'assurdo e che viaggia sul filo del grottesco senza sciogliersi in un finale degno di questo nome.
    Che io stia invecchiando e non sia più capace di cogliere sfumature letterarie innovative?

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  • 0

    La mia regola non scritta di salvaguardia dai libri brutti (che recita, più o meno: "la vita è breve!") prevede che io arrivi almeno a pagina 150 prima di poter decidere se abbandonare una lettura: e così è stato, uomo autografo, ti ho abbandonato!
    L'impressione che ho avuto per tutte quest ...continue

    La mia regola non scritta di salvaguardia dai libri brutti (che recita, più o meno: "la vita è breve!") prevede che io arrivi almeno a pagina 150 prima di poter decidere se abbandonare una lettura: e così è stato, uomo autografo, ti ho abbandonato!
    L'impressione che ho avuto per tutte queste pagine è stata che la Smith non avesse assolutamente idea di cosa scrivere, protagonista del seguente flusso di coscienza:

    "Ho scritto un romanzo d'esordio incensato da tutti, dicono che sono intelligente, io so che sono intelligente e colta e non ho reticenze a mostrarlo. Ho un contratto che mi obbliga a scrivere un altro romanzo, non ho assolutamente idea di cosa scrivere, mi metto alla scrivania, attivo il generatore di fuffa e vediamo cosa viene fuori. Ecco, ci metto il multiculturalismo che tanto ha impressionato pubblico e critica, il realismo isterico, e... aspetta! adesso ci infilo pure un po' di ebraismo così gliela faccio vedere io a Philip Roth e Saul Bellow, e poi... e poi? La pagina bianca è un mostro che mi divora, c'è da riempirla, butto dentro la prima cosa che mi viene, poi si vedrà, tanto un critico che ne parli bene lo si trova sempre. Procede? Ma cosa ho scritto? Oddio la pagina bianca mi divora!"

    Quel poco che ho letto m'è parso sconclusionato, poco interessante e vuoto.

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  • 2

    I keep reading books by Zadie Smith hoping to find the same flashes of genius I had found in "White Teeth". As "On Beauty" had done, "The Autograph Man" left me unsatisfied: the quest is still not over, and I wonder if it ever will be.


    "The Autograph Man" has potential: a potential that Sm ...continue

    I keep reading books by Zadie Smith hoping to find the same flashes of genius I had found in "White Teeth". As "On Beauty" had done, "The Autograph Man" left me unsatisfied: the quest is still not over, and I wonder if it ever will be.

    "The Autograph Man" has potential: a potential that Smith goes our of her way to waste, creating a convoluted plot that a somewhat hard to digest prose complicates even more.

    The novel is full of cryptic references which may fill the heart of the Kabbalah expert with joy, but leave everyone else puzzled, waiting for an explanation that Smith just doesn't care to provide. Kabbalah and judaism being one of the main themes of the book, it's hard for the average reader to relate to the characters, and make sense of their thoughts and actions. Which is fair enough, as youthful confusion is another of the novel key motifs, with the main character, Alex-Li, struggling to find his place in a world in which he moves like a precarious, awkward being. An interesting cue, that could have been dealt with better and in much less than the novel's 400+ pages.

    The location is another let-down. "White Teeth" and "On Beauty" contain some of the finest London-set pages I have ever read: indisputable proof that Zadie Smith is a London writer, and a writer of London. All else failing, I hoped she would delight me with some more brilliant London portraits - while, in fact, I was on my way to another disappointment.

    The UK half of the book is set in a London that doesn't feel like London - because it's not London at all. Instead of exploiting her impressive ability of writing about the city, Smith created the fictional suburb of Mountjoy, set somewhere north-of-the-north with the fake postcode of N23. With no colourful and multicultural realities to draw from, she settled for the dull portrait of a dull and insignificant place: a workaround I wasn't expecting from the brilliant writer she already proved she can be.

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  • 4

    La trama è davvero molto originale. Apprezzabile la capacità introspettiva della scrittrice nei confronti dell’universo maschile, che viene sviscerato in ogni sua debolezza e forza interiore. I personaggi sono sempre estremamente moderni e attuali ma allo stesso tempo romanticamente distanti dal ...continue

    La trama è davvero molto originale. Apprezzabile la capacità introspettiva della scrittrice nei confronti dell’universo maschile, che viene sviscerato in ogni sua debolezza e forza interiore. I personaggi sono sempre estremamente moderni e attuali ma allo stesso tempo romanticamente distanti dal mondo in cui vivono, legati con un cordone ombelicale ad un passato che incide in maniera ineluttabile su ogni loro gesto, o scelta.

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  • 4

    Credo di aver letto Denti bianchi subito dopo la sua uscita e ne sono rimasta affascinata, ma è stato l'anno scorso, con On Beauty, che mi sono innamorata di questa autrice. Sarà stata la lingua originale, o il fatto che questo romanzo unisce la domesticità all'ambiente accademico c ...continue

    Credo di aver letto Denti bianchi subito dopo la sua uscita e ne sono rimasta affascinata, ma è stato l'anno scorso, con On Beauty, che mi sono innamorata di questa autrice. Sarà stata la lingua originale, o il fatto che questo romanzo unisce la domesticità all'ambiente accademico che sempre mi affascina, in ogni caso devo ammettere che mi è costato un po' iniziare questo The Autograph Man, in parte perché avevo paura che mi deludesse, in parte perché ora non ho più romanzi di Zadie Smith da leggere (finché non ne pubblicherà uno nuovo, chiaro). Ho racconti, saggi, articoli, ma nessuna di questa forma si avvicina, per quel che mi riguarda, alla magia del romanzo.

    The Autograph Man è un romanzo decisamente meno corale rispetto agli altri: il protagonista indiscusso è Alex-Li Tandem, un uomo cinese per parte di padre e inglese (ma di origini dell'Est Europa) ebreo da parte di madre. Alex-Li conduce una vita disturbata, priva di equilibrio: vive nell'appartamento in cui viveva da bambino tenendolo in condizioni disastrose, ha trasformato il suo libro di ricerca (su tutto ciò che è ebraico o goy - ovvero non ebraico) in un'ossessione, beve, si droga con l'amico Adam in sedute di meditazione religiosa (ma non pratica né crede), tradisce la bellissima fidanzata Esther e lavora in modo autonomo e decisamente approssimativo come uomo autografo, ovvero come commercianti di autografi e memorabilia.

    Alex-Li soffre per la perdita del padre, morto per un tumore al cervello non curato (volontariamente) quando lui era ancora un ragazzino. Questo è - presumibilmente - il motivo per cui non si decide a dare una direzione alla sua vita, ma continua a combinare disastri sognando il trionfo della sua esistenza (personale più che lavorativa): un fotografo di Kitty Alexander, starlette del cinema anni Cinquanta. Ed è proprio questo autografo che Alex-Li si ritrova fra le mani la mattina di un giorno orribile in cui sta soffrendo i postumi di una droga sperimentata con il suo amico Adam. Poiché Alex-Li è anche un abilissimo falsario, e non si ricorda nulla degli eventi della serata precedente, rimane il dubbio che l'autografo non sia autentico. Quando però un secondo autografo arriva tramite corriere, il nostro eroe capisce di non essere pazzo e decide, in occasione di una fiera a cui parteciperà a New York, di andare a cercare Kitty Alexander grazie all'indirizzo del mittente, sempre di New York. Quando Alex-Li, in compagnia di un'improbabile compagna di viaggio, si ritrova a varcare la soglia della vera Kitty, a conoscere il suo mito di una vita e, per una serie di fantastiche coincidenze, a fare il colpo grosso con una vendita ad un'asta, si renderà però conto che forse il segreto della vita non sta nelle gradi aspirazioni, che, per lo meno in questo caso, una volta raggiunte non risolvono i problemi ma anzi ne creano di nuovi. La chiusura del romanzo avviene in un ambito ben diverso, con l'attuazione di un rituale auspicato da tutti gli amici di Alex-Li e che lui, dopo anni di rifiuti, si trova ad accettare praticamente per sfinimento.

    Alex-Li è un personaggio simpatico, una specie di sfigatello per finta: eccentrico, incasinato e anche piuttosto fobico, ha però una ragazza innamorata di lui e tanti amici nonché un lavoro affascinante anche se frutto di svariate pessimistiche elucubrazioni mentali. Le sue incertezze e i suoi dubbi sono umanissimi, anche se le vicende di questo romanzo sono davvero inverosimili. Stranamente non mi ha dato fastidio il fatto che alla fine del romanzo tutte le trame rimangono aperte e di fatto non c'è una chiusura (se non, forse, una chiusura emotiva e psicologica del protagonista). Lettore avvisato, mezzo salvato!

    http://robertabookshelf.blogspot.it/2012/05/217-autograph-man.html

    said on