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The Autograph Man

By Zadie Smith

(74)

| Paperback | 9780140276343

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Book Description

Zadie Smith's deeply funny, subversive and splendidly entertaining "The Autograph Man" is a whirlwind tour of celebrity and our fame-obsessed times. Following one Alex-Li Tandem - a twenty-something, Chinese-Jewish autograph dealer turned on by sex, Continue

Zadie Smith's deeply funny, subversive and splendidly entertaining "The Autograph Man" is a whirlwind tour of celebrity and our fame-obsessed times. Following one Alex-Li Tandem - a twenty-something, Chinese-Jewish autograph dealer turned on by sex, drugs and organised religion - it takes in London and New York, love and death, fathers and sons, as Alex tries to discover how a piece of paper can bring him closer to his heart's desire. Exposing our misconceptions about our idols - about ourselves - Zadie Smith delivers in "The Autograph Man" a brilliant, unforgettable tale about who we are and what we really want to be. "A glorious concoction written by our most beguiling and original prose-wizard". ("Independent on Sunday"). "A brilliant comedy with a tantalising throb of mystic philosophy underneath". (Philip Hensher, Books of the Year, "Spectator"). "A pleasure from the first page to the last". ("Evening Standard"). "Intellectually agile ...ecstatic inventiveness". ("Time"). "A classic". ("Spectator"). "Genuinely funny and entertaining". ("Guardian"). "Vibrant, highly imaginative". ("Jewish Chronicle"). "Full of irony, humour, the search for love and the fear of death ...a touching, thoughtful, deeply felt rite-of-passage novel".
("Sunday Telegraph"). Zadie Smith was born in north-west London in 1975. Her debut novel, "White Teeth", won the Whitbread First Novel Award, the Guardian First Book Award, the James Tait Black Memorial Prize for Fiction, and the Commonwealth Writers' First Book Prize, and was included in "Time" 100 Best English-language Novels from 1923 to 2005. Her second novel, "On Beauty", was shortlisted for the Man Booker Prize and won the Orange Prize for Fiction. She has written two further novels, "The Autograph Man" and "NW", a collection of essays "Changing My Mind", and also edited short story anthology "The Book of Other People". Zadie Smith was chosen by "Granta" as one of its twenty best young British novelists in 2003, and as well as to "Granta" has contributed writing to the "New Yorker" and the "Guardian". Zadie Smith's new novel, "NW", is available from September 2012.

70 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Londra, intorno al 1990. Alex ha dodici anni e s'immagina "come un episodio secondario nella vita degli altri". È con suo padre su una statale congestionata dal traffico, un aereo vola così basso che pare strappare i tetti di lamiera delle fabbriche. ...(continue)

    Londra, intorno al 1990. Alex ha dodici anni e s'immagina "come un episodio secondario nella vita degli altri". È con suo padre su una statale congestionata dal traffico, un aereo vola così basso che pare strappare i tetti di lamiera delle fabbriche. Alex non è un ragazzino molto socievole, passa il tempo libero a guardare la tv o a fare qualcosa con suo padre, Li-Jin, che oggi ha organizzato questa gita per andare a un incontro di wrestling. In realtà voleva far stare Alex con Mark Rubefine e Adam Jacob che, seduti dietro, non riescono a stare fermi un momento. Li-Jin era preoccupato che il viaggio risultasse una scelta forzata da lui e sua moglie, ma gli sembra che i ragazzi siano abbastanza a loro agio. Alex li conosce da alcuni anni, frequentano la stessa sinagoga, ma non si possono definire veri e propri amici. Alex ha un po' di pancia e fianchi da donna, la pelle giallastra, gli occhiali che accentuano la "falce di luna degli occhi" ...
    Dopo l'esordio pirotecnico con Denti bianchi, a Zadie Smith ci sono voluti due anni per scrivere e pubblicare L'uomo autografo; come era ovvio, non ha accontentato tutti gli entusiasti del primo romanzo, ma questa storia raccontata con entusiasmo giovanile e coraggio è originale, fresca, intelligente.Un manipolo di quasi trentenni, una mescolanza di etnie, lavori improbabili, segni zen, cabala, giochi, poster e l'illusione che libertà sia non crescere. Ci sono anche anche tanta musica, cinema e l'ossessione per i cimeli dei propri miti. L'opportunità per Alex-Li d'incontrare Kitty Alexander, dimenticata attrice degli anni Quaranta, innesca cambiamenti anche nella scrittura, che da rallentata, contratta, prende ritmo. Zadie Smith crea aspettative e regala sorprese, con raffinate scelte linguistiche, metafore e similitudini inedite. Delinea i personaggi in maniera superba, dispensa pennellate di humour anglosassone. Plausibile e surreale come un film di Woody Allen, per chi ama prospettive insolite ma genuine e non teme di osservare gli eventi, anche i più terribili, con ironia.
    http://www.mangialibri.com/node/13691

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    M.Cristina said on Feb 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non so cosa si debba chiedere a uno scrittore (in questo caso scrittrice) dopo che il libro di esordio lo ha catapultato(a) in un universo nel quale molto probabilmente la maggior parte degli scrittori non finiranno mai neppure dopo anni e anni, e li ...(continue)

    Non so cosa si debba chiedere a uno scrittore (in questo caso scrittrice) dopo che il libro di esordio lo ha catapultato(a) in un universo nel quale molto probabilmente la maggior parte degli scrittori non finiranno mai neppure dopo anni e anni, e libri e libri. Soprattutto non so cosa sia giusto aspettarsi da tale autore, o autrice: se cambiare del tutto, reinventandosi, o maturare in modo giudizioso senza perdere un certo marchio di fabbrica che ne ha contraddistinto l’inizio. Sicuramente qualsiasi cosa lo scrittore/scrittrice decida di fare con il suo secondo passo è una scelta assai personale, partorita da una serie di riflessioni che si possono immaginare lunghe e mai banali. Proprio per la natura privata di questa decisione è normale che possa non essere condivisa dai più, dalla maggioranza, dai lettori, così come ci sono possibilità (seppur abbastanza remote) che la scelta sia universalmente apprezzata, o al contrario (ugualmente poco probabile) stroncata in modo unanime. Bisogna quindi decidere da quale parte stare dopo avere letto la seconda fatica di Zadie Smith: se tra i lettori che apprezzano il cambiamento, o tra i lettori che in un certo modo lo ripudiano. Perché una cosa è certa, anche se non saprei definire con precisione le motivazioni che mi spingono a dire ciò, ma L’uomo autografo è diverso dal suo predecessore, Denti bianchi.
    Manca forse lo scenario sociale che aveva accompagnato tutte le pagine dell’esordio della scrittrice britannica. Un aspetto che in questo libro invece è solo l’ombra di ciò che è stato e non arriva mai a definire il background dei personaggi in modo tanto preciso. C’è un abbozzo, una specie di tentativo non riuscito che la stessa Smith sembra abbandonare sul nascere e lasciare sullo sfondo volutamente, senza più riportarlo in primo piano.
    Per non parlare della storia, qui mai densa come lo era in Denti bianchi. Le vicende non hanno uno spessore tanto marcato, ma somigliano più alla grandezza di un qualcosa che al suo interno ha numerose bolle d’aria che ne aumentano il volume ma non aggiungono niente al peso. Una mancanza forse dettata anche al mancato trasporto che la Smith può avere infuso nel lavoro. È questo che risulta dalla lettura di L’uomo autografo, ovvero che l’autrice abbia un poco esaurito la spinta letteraria che l’aveva agitata a tal punto da sfornare un libro come Denti bianchi. L’esordio è stata l’esplosione avvenuta di punto in bianco, dopo avere accumulato esplosivo per una vita. La seconda detonazione pare non avere avuto la stessa quantità di detonante accantonato, e perciò lo scoppio è risultato essere meno potente del precedente.
    La vicenda, che vede il protagonista essere l’uomo del titolo, e che in qualche modo rifugge con tutti i mezzi a sua disposizione un approdo quanto meno inevitabile all’età adulta (basti pensare allo sguardo continuamente rivolto al passato, a livello cinematografico, ma anche per la scelta di trasformare quella che era una passione adolescenziale nel proprio lavoro), fare i conti con una vita (la propria) nella quale la mancanza di una figura famigliare è così ingombrante quanto solo tratteggiata nel romanzo. Paradossalmente la mancanza del padre, che si scorge solo nel prologo, è una presenza, anche se non costante, trasversale nell’intero acro della narrazione. Il suo spirito aleggia privo di consistenza ma sempre più o meno presente in tutti i momenti cardine del libro. L’inizio, con lo sconvolgente trip del protagonista che lo costringe a dovere affrontare fatti e situazioni di cui non ricorda minimamente nulla, dura poco e per fortuna non viene tirato troppo per le lunghe risparmiando un gioco di memoria azzerata che alla lunga avrebbe potuto stancare. Purtroppo, quando il registro cambia, Smith non riesce a infondere alla storia quel senso di possibilità che permette al lettore di immedesimarsi nel mondo del libro, a far si che l’ambientazione del romanzo diventi l’ambientazione del lettore stesso, facendo sì che il lettore possa credere sul serio di poter camminare tra le vie delle pagine e interagire con i vari personaggi. È una magia di tutti i grandi libri, di cui però questo L’uomo autografo non fa parte. È un libro godibile, che si legge bene e velocemente, con una prosa non difficile e scorrevole; ma per il resto ti lascia un po’ di amaro in bocca (soprattutto se si è letto prima Denti bianchi [non smetterò mai di dirlo]). La prima parte la assimili in modo anche positivo, guardando ad alcune invenzioni e/o intuizioni che lasciano presagire a una struttura nuova e a tratti pure avanti per l’epoca in cui è stato pubblicato; poi la seconda parte però abbandona anche questi pochi accenni e si impantana in situazioni che ti costringono a fermarti e a valutare se tutto quanto non sia il risultato di un disegno orchestrato da altri personaggi. Uno scherzo o un gioco ai danni del protagonista, tanto finto quanto alcuni esemplari in cui si imbatte nel suo lavoro.

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    Edward S. Portman said on Sep 28, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Quanto vale un uomo-autografo?

    In genere adoro Zadie Smith, di cui ho letto ed adorato "Denti bianchi" ma anche "Della bellezza", ma questo libro l'ho trovato davvero troppo complicato da digerire, con una storia al limite dell'assurdo e che viaggia sul filo del grottesco senza sc ...(continue)

    In genere adoro Zadie Smith, di cui ho letto ed adorato "Denti bianchi" ma anche "Della bellezza", ma questo libro l'ho trovato davvero troppo complicato da digerire, con una storia al limite dell'assurdo e che viaggia sul filo del grottesco senza sciogliersi in un finale degno di questo nome.
    Che io stia invecchiando e non sia più capace di cogliere sfumature letterarie innovative?

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    Phoebe1976 said on Aug 15, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    La mia regola non scritta di salvaguardia dai libri brutti (che recita, più o meno: "la vita è breve!") prevede che io arrivi almeno a pagina 150 prima di poter decidere se abbandonare una lettura: e così è stato, uomo autografo, ti ho abbandonato!
    L ...(continue)

    La mia regola non scritta di salvaguardia dai libri brutti (che recita, più o meno: "la vita è breve!") prevede che io arrivi almeno a pagina 150 prima di poter decidere se abbandonare una lettura: e così è stato, uomo autografo, ti ho abbandonato!
    L'impressione che ho avuto per tutte queste pagine è stata che la Smith non avesse assolutamente idea di cosa scrivere, protagonista del seguente flusso di coscienza:

    "Ho scritto un romanzo d'esordio incensato da tutti, dicono che sono intelligente, io so che sono intelligente e colta e non ho reticenze a mostrarlo. Ho un contratto che mi obbliga a scrivere un altro romanzo, non ho assolutamente idea di cosa scrivere, mi metto alla scrivania, attivo il generatore di fuffa e vediamo cosa viene fuori. Ecco, ci metto il multiculturalismo che tanto ha impressionato pubblico e critica, il realismo isterico, e... aspetta! adesso ci infilo pure un po' di ebraismo così gliela faccio vedere io a Philip Roth e Saul Bellow, e poi... e poi? La pagina bianca è un mostro che mi divora, c'è da riempirla, butto dentro la prima cosa che mi viene, poi si vedrà, tanto un critico che ne parli bene lo si trova sempre. Procede? Ma cosa ho scritto? Oddio la pagina bianca mi divora!"

    Quel poco che ho letto m'è parso sconclusionato, poco interessante e vuoto.

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    ziabice said on Jun 15, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    "Il sesso è la risposta alla morte."

    "Noi non siamo forti come le cose. Sono le cose a vincere."

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    NULLA_DIES_SINE_LINEA said on Mar 11, 2013 | Add your feedback

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