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The Bartimaeus Trilogy, Book One

The Amulet of Samarkand (Bartimaeus Trilogy)

By

Publisher: Listening Library (Audio)

4.1
(1699)

Language:English | Number of Pages: | Format: Audio CD | In other languages: (other languages) German , Chi simplified , Spanish , French , Italian , Chi traditional , Portuguese

Isbn-10: 0739356135 | Isbn-13: 9780739356135 | Publish date:  | Edition Unabridged

Also available as: Hardcover , Paperback , Audio Cassette , School & Library Binding , Others , Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
The first audiobook in a thrilling new trilogy about an apprentice magician and the powerful djinni he summons.

Nathaniel is a young magician with only one thing on his mind: revenge.

As an apprentice to the great magician Underwood, Nathaniel is gradually being schooled in the traditional art of magic. All is well until he has a life-changing encounter with Simon Lovelace, a rising, star magician. When Simon brutally humiliates Nathaniel in front of everyone he knows, Nathaniel decides to speed up his magical education, teaching himself spells way beyond his years. Eventually, he masters one of the most difficult spells of all: summoning the all-powerful djinni, Bartimeus.

But summoning Bartimeus and controlling him are two very different things--and Nathaniel may be in way over his head.
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  • 4

    Divertente!

    "Bisognava rendergliene atto: era un tipo determinato. E anche molto stupido."
    http://www.ilariapasqua.net/apps/blog/show/43188998-l-amuleto-di-samarcanda-j-stroud-2003-

    said on 

  • 4

    E non fatevi spaventare dalla copertina

    Oggi vi voglio parlare di un romanzo un po’ nuovo e forse inaspettato per quanto riguarda le mie opinioni. Dopo aver letto per gran parte dell’estate libri scritti ed ambientati nell’Ottocento, ho dec ...continue

    Oggi vi voglio parlare di un romanzo un po’ nuovo e forse inaspettato per quanto riguarda le mie opinioni. Dopo aver letto per gran parte dell’estate libri scritti ed ambientati nell’Ottocento, ho deciso di variare un pochino le mie letture, orientandomi su una trilogia che mi è stata consigliata da mia sorella. Si tratta della trilogia di Bartimeus, creata da Jonathan Stroud. A dire la verità non conoscevo molto di questa saga prima di iniziare a leggere il primo libro, e mia sorella mi aveva raccontato soltanto alcuni spezzoni che l’avevano colpita particolarmente per l’ironia di uno dei suoi protagonisti.

    La saga è stata pubblicata in Italia da Salani Editore, ed il titolo del primo libro di cui vi voglio parlare con questa opinione è‘L’Amuleto di Samarcanda’.
    Siamo a Londra in un periodo imprecisato e la città è molto differente da quella cui siamo abituati.
    La Londra immaginata da Stroud è una città dove sono abituati a coesistere ‘maghi’, ‘comuni’ e ‘spiriti’.

    E’ compito dei maghi preservare e garantire la sicurezza dei cittadini ed assicurare che Londra rimanga la capitale della magia. Nel mondo di Stroud, infatti, Londra risulta essere la città magica per eccellenza, strappando il primato alla più antica Praga. Ma in questo mondo i maghi non hanno poteri diretti, l’unica loro capacità è quella di evocare dei ‘demoni’ (non me ne voglia Bartimeus, ma i sinonimi sono davvero pochi…), che attraverso la loro magia sono in grado di compiere opere inimmaginabili. Proprio grazie a questa capacità di evocare e di avere contatti con ‘l’altro mondo’, i maghi sono in netto vantaggio rispetto ai ‘comuni’ che non hanno questo genere di facoltà.
    L’educazione di un ‘comune’ infatti è nettamente differente rispetto a quella di un futuro mago, e mentre i maghi sono abituati fin da bambini a barcamenarsi fra formule e simboli, i ‘comuni’ crescono nella totale ignoranza della fonte del potere e sono costantemente sottoposti alle scelte dettate dai maghi. Poche pagine e scopriamo che l’intero potere è stretto nelle mani di alcuni potenti maghi che governano Londra e di conseguenza tutti i ‘comuni’ sono costretti ad occuparsi soltanto di attività umili.

    La capacità di evocazione dei maghi varia a seconda delle capacità e dell’età del mago stesso che può invocare questi spiriti sulla terra per far compiere loro delle azioni. La magia di questi ‘spiriti’ è differente a seconda del livello di potere degli stessi e così poche pagine e per il lettore diventeranno famigliari termini come folletto, foliot, jinn ed afrit. Gli ‘spiriti’ richiamati dai maghi hanno pochissime possibilità di ribellarsi al proprio padrone, in quanto possono soltanto cogliere qualche incertezza nella formula o qualche errore nel pentagono di convocazione, senza questi errori sono veri e propri schiavi obbligati ad eseguire qualsiasi ordine.
    Uno dei protagonisti di questo libro è un giovane mago, così giovane da non aver ancora assunto un nome da mago e quindi noi lettori veniamo a conoscenza del suo nome di battesimo Nathaniel. Il giovane Nathaniel viene accolto come apprendista nella famiglia del mago Underwood, che lavora come impiegato nel governo. Compito di Underwood, sarà quello di istruire il giovane apprendista all’arte dell’evocazione e renderlo un mago di discrete capacità in grado di ambire ad un lavoro qualsiasi nei bassi ranghi del governo.

    Nathaniel, diversamente da quello che pensa il suo insegnante, è davvero intenzionato a diventare un grandissimo mago e, ne ha tutte le capacità. Si impegna più del necessario, è attento, è sicuro delle sue capacità ed è ambizioso, caratteristica che lo rende in grado di evocare demoni anche soltanto per vendette.
    Nathaniel evoca per pura vendetta, un jinn di nome Bartimeus. Bartimeus è il nostro secondo protagonista, si tratta di uno spirito potente e davvero antico, e dai suoi racconti scopriamo che ha vissuto ai tempi dell’edificazione di Praga, che ha conosciuto Nefertiti e che ha vissuto almeno un milione di avventure sulle terre di tutto il mondo.

    Il compito che gli si prospetta ora è piuttosto avvilente, come è avvilente essere lo ‘schiavo’ di un ragazzino iroso e pieno di sé, ma tant’è che spesso e volentieri nessuno può scegliere il proprio destino e quindi il povero Bartimeus.... ma, non voglio rovinarvi la lettura di un romanzo che va letto tutto di un fiato e senza alcuna anticipazione sulla sua trama, e quindi mi fermo qui...
    Il mondo creato da Stroud è finalmente diverso da quanto normalmente si è abituati a pensare di un fantasy. Sono un po’ in difficoltà in quanto non sono un esperta del genere ma davvero ho apprezzato come la visione del mondo magico sia totalmente invertita rispetto a quello cui ci hanno abituati nel corso degli anni, semplicemente le ultime uscite e la cinematografia.

    Nell’’l’amuleto di Samarcanda’, il mondo dei maghi, non è perfetto e soprattutto non esiste la rassicurante distinzione fra buono e malvagio, i ‘maghi’ sono indubbiamente una popolazione di soggetti altamente ambiziosi, ipocriti e pronti a tutto pur di raggiungere i propri scopi. La magia non è utilizzata per fini altruistici o per sconfiggere il male, la magia viene utilizzata per accrescere il potere e per rendere il governo ancora più forte a scapito dei più deboli.
    Con Nathaniel è necessario abbandonare il vecchio stereotipo del protagonista buono e giudizioso, Nathaniel è diverso, è ambizioso e vendicativo ed agisce per rendersi meritevole agli occhi di chi conta nel governo. L’originalità di Stroud è proprio nei suoi protagonisti, mentre lo sviluppo del carattere di Nathaniel non promette nulla di buono, il suo ‘schiavo’ è davvero differente da quanto il termine ‘demone’ possa evocare. Bartimeus è una continua scoperta, la sua parlantina avvincente ed ironica rende il suo modo di raccontare la storia davvero imperdibile.

    Il mondo dei maghi viene continuamente messo in contrapposizione con quello degli spiriti attraverso la figura del giovane Nathaniel e quella del millenario Bartimeus. Impossibile non patteggiare per Bartimeus che sembra nella sua neutralità essere ‘migliore’ dell’umano. E così Bartimeus risulta essere ponderato ed altruista diversamente da Nathaniel che risulta solamente egoista e troppo sicuro di sé.
    Il romanzo è da leggere proprio per questo rapporto fra i suoi protagonisti e per le loro differenze caratteriali. Essendo strutturato con capitoli alterni dedicati ad ognuno dei suoi due protagonisti, questa sua originale (per le mie letture) caratteristica rende ancora più forte la discordanza fra i due mondi rappresentati.

    Ovviamente io ho amato di più le parti che avevano come protagonista Bartimeus, per la sua ironia, ma da leggere anche quelle con i battibecchi tra i due.
    Nonostante sia chiara la mia netta preferenza per Bartimeus, sono stata comunque molto contenta anche di un protagonista ‘nuovo’ come Nathaniel, in quanto finalmente ho letto di un protagonista che non è necessariamente il ‘più buono’ oppure ‘il più coraggioso’.
    Al termine di questa opinione ovviamente non posso far altro che consigliarvi la lettura di questo primo libro della Saga di Bartimeus, proprio per il mondo che quest’autore rappresenta e soprattutto per la discordanza fra i due mondi raccontati. La storia raccontata è originale, ma il testo è reso davvero interessante dalla differenza fra i due mondi e dall’originalità di questa rappresentazione inversa rispetto a quello cui siamo abituati.

    said on 

  • 3

    Mi sa che l'ho preso troppo sul serio

    Prima di tutto volevo raccontare di come sono arrivato a leggere questo libro: Willwoosh! Ebbene sì, il buon vecchio ex youtuber Guglielmo Scilla in arte? Willwoosh ne aveva parlato in un vecchio vlog ...continue

    Prima di tutto volevo raccontare di come sono arrivato a leggere questo libro: Willwoosh! Ebbene sì, il buon vecchio ex youtuber Guglielmo Scilla in arte? Willwoosh ne aveva parlato in un vecchio vlog e da allora avevo il tarlo.
    Finalmente ho letto il primo libro di questa trilogia e la mia è una sufficienza, nulla di più. Ho letto commenti entusiasti, ma secondo me c'è un problema di base: Bartimeus viene presentato come un Jinn con oltre cinquemila anni di esperienza alle spalle, ma sembra tutto fuorché un essere che abbia vissuto così tanto. A tratti si comporta da adolescente, sia nel linguaggio che nell'attuazione di piani tutto fuorché geniali... Parzialmente il libro è riconducibile a un giallo investigativo con maghi, ma anche lì, la brillantezza del plot non esiste. Una trama banale che si snoda in maniera banale attraverso protagonisti banali. Però ci sono alcune cose che mi sono piaciute: per cominciare la società governata da maghi, una sorta di distopia appena accennata, che credo verrà analizzata meglio nei prossimi volumi, e poi l'interazione tra maghi e demoni non era male.
    Un'altra cosa che non ho capito poi è questa roba della magia, a volte è vincolata ai demoni, altre volte si lanciano palle di fuoco senza l'aiuto di alcuna presento dell'Altro Mondo... Boh, sarò che mi ci soffermo troppo io, ma certe cose non mi andavano giù durante la lettura. Però come romanzo di intrattenimento scorre bene, si lascia leggere e spero migliori col secondo volume.

    said on 

  • 3

    Sono quasi molto colpito

    http://www.ryo.it/2014/12/09/l-amuleto-di-samarcanda-jonathan-stroud/ Ne L’amuleto di Samarcanda i maghi sono i nuovi padroni e leader politici di una Londra contemporanea, in contrapposizione ai comu ...continue

    http://www.ryo.it/2014/12/09/l-amuleto-di-samarcanda-jonathan-stroud/ Ne L’amuleto di Samarcanda i maghi sono i nuovi padroni e leader politici di una Londra contemporanea, in contrapposizione ai comuni, ovvero le persone senza poteri.

    said on 

  • 5

    Che spasso quel Jinn!

    Bellissimo fantasy, storia, personaggi, ambientazioni... Lo spassoso protagonista poi, con le sue note a piè di pagina fa scappare spesso una risata di gusto... Finito questo libro non ho potuto fare ...continue

    Bellissimo fantasy, storia, personaggi, ambientazioni... Lo spassoso protagonista poi, con le sue note a piè di pagina fa scappare spesso una risata di gusto... Finito questo libro non ho potuto fare a meno di continuare col secondo volume!

    said on 

  • 4

    La libertà è un'illusione. C'è sempre un prezzo da pagare.

    Magia. E' questo quello che si respira fra le pagine di questo piacevolissimo fantasy, che ci catapulta in una Londra magica ed evanescente, sullo sfondo della scintillante striscia del Tamigi, in mez ...continue

    Magia. E' questo quello che si respira fra le pagine di questo piacevolissimo fantasy, che ci catapulta in una Londra magica ed evanescente, sullo sfondo della scintillante striscia del Tamigi, in mezzo a un ammasso grigio di magazzini e moli. Incessante lotta fra bene e male: ricerca infruttuosa della propria identità; brama di ottenere potere e libertà in un mondo in cui sono stati scomposti gli elementi. Sprazzi di pensieri, istanti di vita in cui la realtà è una sorpresa noiosa e impolverata priva di ambiguità come una pagina bianca ancora da riempire.
    Dolore, felicità, comprensione, apprensione: sensazioni particolari e contrastanti che, nonostante la semplicità della storia, ti scombussolano da dentro e ti inducono a compiere profonde riflessioni sulla mescolanza fra buono e cattivo.
    Questo gradevolissimo romanzo che ha funto da diversivo a letture più impegnative, situazioni assurde e inverosimili, che tuttavia si sposano con la mia anima sognatrice e romantica, suggerisce una tipologia di racconto che trascina via nel suo tumultuoso torrente inondandoci completamente sia nel corpo sia nella mente. Mi sono imbarcata in una storia in cui sapevo di dovermi aspettare molto, e solo alla fine mi accorsi che anche le storie più semplici riescono a marchiarti col suo segno indelebile. Lasciano una traccia del loro passaggio, anche se non ti trascinano sulla vetta del necessario con l'urgenza imprescindibile di coinvolgerti con ogni centimetro del tuo corpo.
    L'amuleto di Samarcanda è stato quel genere di romanzo che bramavo di possedere già da qualche tempo, sentendolo sussurrare attraverso la mensola di una libreria, promettendo mille porte verso altrettanti mondi inesplorati. Divenendo un tutt'uno con i suoi bizzarri personaggi che, fra coppie di maghi e demoni, fanno scoppiare una serie di eventi a reazione. Ritraendo se stessi, tutto quello che li circonda, in avvincenti incontri, nel cuore della notte. Quando la città e i suoi abitanti devono ancora staccarsi dalle braccia di Orfeo, quando tutto è ancora puro. Pulito.
    Ombre proiettate sul grigio cemento, che coltivano nel cuore sogni e speranze e che non sono altamente buoni o cattivi. Quasi tutti accomunati dalla nobile arte della magia, talvolta pensierosi e taciturni, nell'aria stagnante della vita. In un carosello di immagini frammentarie, che vanno e vengono, tormentando un po' lo spirito.
    Lo stile semplice e scorrevole di Stroud mi ha permesso di ritagliarmi un posto tutto mio, fra le sue pagine. In una città che ha sempre destato il mio fascino, in cui avere poteri magici è sinonimo di gravi conseguenze.
    L'amuleto di Samarcanda è un fantasy innovativo, semplice e avvincente, nonché una sequenza di immagini frenetiche in un caleidoscopio di situazioni critiche. Un ragazzino che ruba per vendetta; un demone simpatico e scrupoloso che vestirà i panni di angelo custode; un uomo tormentato dai rimorsi del suo passato.
    La sua bellezza, al termine della lettura, sta nel domandarsi come faccia un romanzo apparentemente semplice e innocuo a nascondere una così avvincente avventura. Emozionante. Pura. Una storia entusiasmante nella sua semplicità. Un raggio di sole che filtra in una coltre di nuvole grigie e minacciose.

    said on 

  • 4

    Un fantasy originale, intrigante e ben scritto. I due protagonisti sono ben caratterizzati, ho apprezzato molto la visione doppia della trama, sia dal punto di vista del potentissimo Bartimeus, sia da ...continue

    Un fantasy originale, intrigante e ben scritto. I due protagonisti sono ben caratterizzati, ho apprezzato molto la visione doppia della trama, sia dal punto di vista del potentissimo Bartimeus, sia dalla parte dell'abile Nathaniel. Non fatico a dire che è diventato uno dei fantasy più belli che abbia letto. Apprezzata soprattutto quella punta di ironia che accompagna il lettore durante il racconto (spassose soprattutto le note a margine). Promosso, non a pieni voti, perchè non è una lettura indimenticabile, ma rimane comunque un bel libro.

    said on 

  • 0

    Zero a zero e palla al centro

    Diciamo che pregi e difetti si equivalgono, creando così un libro che, per quanto sia triste da dire, è un po' senza arte né parte (tanto per usare un'altra frase fatta, che quella nel titolo non bast ...continue

    Diciamo che pregi e difetti si equivalgono, creando così un libro che, per quanto sia triste da dire, è un po' senza arte né parte (tanto per usare un'altra frase fatta, che quella nel titolo non bastava!:D).
    Tra i pregi, c'è sicuramente il personaggio di Bartimeus, demone irriverente e divertentissimo, che mostra sempre una grandissima ironia! Anche lo stile non è male, il libro è scorrevole e si legge con piacere.
    Tra i difetti c'è sicuramente il protagonista umano, ragazzino insopportabile che provoca un pandemonio (letteralmente :D) solo perché qualcuno gli ha mollato due sberle e a ragione, aggiungerei. Poi, tolti i due protagonisti, gli altri personaggi sono fatti con l'accetta, che più piatti non si può. Non parliamo dei cattivi, che si aggiudicano il secondo premio come peggiori cattivi mai creati da penna umana (il primo premio è degli imbattibili lesser della Ward e il terzo di Voldemort). Anche la trama è decisamente già vista, poco originale e si tiene insieme per miracolo. Il difetto più grande, però, è aver lasciato solo intuire la presenza di una specie di mondo contemporaneo ma distopico, nel quale i maghi governano e i babbani, qui chiamati "comuni", fungono più da sudditi che da cittadini e non hanno neanche il diritto di associazione (per dire, non li fanno andare al pub, a Londra! Ma si può?). I comuni organizzano allora una sorta di resistenza, fatta principalmente di rappresaglie di poco conto. Se l'autore avesse approfondito e delineato meglio questo aspetto della storia, sarebbe stata sicuramente più interessante.
    E' anche vero che è solo il primo volume di una trilogia per ragazzi e forse i prossimi due libri saranno migliori, ma non è che ho tanta voglia di scoprirlo, dopo aver letto questo.

    said on 

  • 4

    Una specie di via di mezzo fra il fantasy umoristico di Terry Pratchett e le storie di Harry Potter, è una lettura divertente, veloce ma ben scritta (anche se, personalmente, considero il genere fanta ...continue

    Una specie di via di mezzo fra il fantasy umoristico di Terry Pratchett e le storie di Harry Potter, è una lettura divertente, veloce ma ben scritta (anche se, personalmente, considero il genere fantasy tutt'altra cosa).
    Non sufficientemente coinvolgente da leggere il secondo volume della saga, ma abbastanza interessante da passare direttamente al terzo per vedere come va a finire.

    said on 

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