The Bell Jar

(Perennial Classics)

By

Publisher: HarperCollins

4.2
(1619)

Language: English | Number of Pages: 320 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Chi traditional , Spanish , German , Italian , Swedish , Finnish , Catalan , Dutch , Polish , Farsi , Czech , French

Isbn-10: 0060174900 | Isbn-13: 9780060174903 | Publish date:  | Edition 25th Anniv

Also available as: Paperback , School & Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Mass Market Paperback , Library Binding , Others , eBook

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
The Bell Jar is a classic of American literature, with over two million copies sold in this country. This extraordinary work chronicles the crackup of Esther Greenwood: brilliant, beautiful, enormously talented, successful -- but slowly going under, and maybe for the last time. Step by careful step, Sylvia Plath takes us with Esther through a painful month in New York as a contest-winning junior editor on a magazine, her increasingly strained relationships with her mother, and with the boy she dated in college, and eventually, devastatingly, into the madness itself. The reader is drawn into her breakdown with such intensity that her insanity becomes completely real and even rational, as probable and accessible an experience as going to the movies.

Such deep penetration into the dark and harrowing corners of the psyche is rare in any novel. It points to the fact that The Bell Jar is a largely autobiographical work about Plath's own summer of 1953, when she was a guest editor at Mademoiselle and went through a breakdown. It reveals so much about the sources of Sylvia Plath's own tragedy that its publication was considered a landmark in literature.

"Esther Greenwood's account of her years in The Bell Jar is as clear and readable as it is witty and disturbing ... [This] is not a potboiler, nor a series of ungrateful caricatures; it is literature." -New York Times

This special 25th-anniversary edition includes a new foreword by Frances McCullough,who was the Harper & Row editor for the original edition, about the untold story of The Bell Jar's first American publication.

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  • 4

    Le discese ardite e le risalite

    Lo stile fluido impreziosito di raffinata frivolezza e da un registro brillante non sviliscono la complessità di temi e delicati equilibri emotivi del romanzo.
    Esther Greenwood ha diciannove anni e du ...continue

    Lo stile fluido impreziosito di raffinata frivolezza e da un registro brillante non sviliscono la complessità di temi e delicati equilibri emotivi del romanzo.
    Esther Greenwood ha diciannove anni e durante un soggiorno da stagista a New York comincia a vedere una se stessa "altra" rispetto alla brava ragazza di buona famiglia il cui destino è già tracciato da immutate convenzioni sociali. La vita gli appare ricca di opportunità da cogliere, moglie e madre, scrittrice di successo o manager editoriale, viaggiatrice avventurosa o sportiva olimpionica, amante esperta o timida vergine....perché scegliere? Improvvisamente vorrebbe assaporare tutto, non essere costretta a scegliere un unico e solo ruolo da interpretare ed esservi cristallizzata per sempre. Questa impasse, le continue pressioni del mondo esterno, il ritorno nello scomodo guscio materno, i tentativi ossessivi di trasgressione prendono la forma di una campana di vetro, una realtà alienata che inizia a soffocarla e a precipitarla in una spirale autodistruttiva. Esther abbraccia l'oscurità del suo personale abisso finchè ormai allo stremo delle forze intraprende il duro cammino verso la normalità ma non prima di aver concesso a se stessa di gridare "io sono, io sono, io sono". Nella discesa agli inferi e nel successivo cammino di riabilitazione affiorano le distorsioni di una società competitiva e spersonalizzata in cui la trasgressione ai codici di comportamento è considerata malattia e istituzionalizzata nella follia.
    Nonostante la tonalità del romanzo non indulga mai al sentimentalismo e all'autocommiserazione ma piuttosto prediliga l'autoironia, tocca profondamente le corde del disagio esistenziale, quel percepirsi continuamente fuori posto indotto dal rigore dei ruoli e dall'incapacità di adattarsi per un animo dotato di una sensibilità estrema, di una capacità visionaria, di desideri e passioni irrisolti e affiorati in superficie dal severo strato degli schemi sociali. Considerando la forte componente autobiografica e l'epilogo della storia personale di Sylvia Plath viene da chiedersi se la campana di vetro costituisca una sorta di testamento spirituale o piuttosto un tentativo di esorcizzare i fantasmi di una vita, in entrambi i casi è triste che la luce di speranza in fondo al tunnel di Esther non abbia potuto illuminare anche la sua creatrice.

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  • 4

    Era il 2013 e leggevo La campana di vetro di Sylvia Plath. (..) Saranno state le paure del nuovo anno, il 2016, o forse i timori di tutte le nuove vite che mi aspettano e che ancora non conosco, sta d ...continue

    Era il 2013 e leggevo La campana di vetro di Sylvia Plath. (..) Saranno state le paure del nuovo anno, il 2016, o forse i timori di tutte le nuove vite che mi aspettano e che ancora non conosco, sta di fatto che ho scelto di iniziare l’anno nuovo rileggendo quel romanzo che ricordavo così opprimente ma liberatorio, così pesante eppure leggero, così greve da lasciare liberi di volare via. (..) Perché leggere The Bell Jar è come avere lo stomaco fra le mani e giocarci neanche fosse un pupazzo anti stress, di quelli che più l’ansia sale, più si stritolano fortissimo. Leggerlo in inglese, per me, ha significato riflettere moltissimo sulla scelta di ogni parola e di ogni espressione, soffermarsi più volte su interi paragrafi e soprattutto procedere lentamente, facendo respiri profondi ad ogni capitolo.

    https://justanotherpoint.wordpress.com/2016/01/12/leggendo-108-perche-rileggere-la-campana-di-vetro-di-sylvia-plath-in-inglese/

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Nonostante sia il racconto, in parte autobiografico, di un'aspirante suicida, il libro non risulta triste, scivola via veloce e sorprende; la protagonista, Esther, parla con naturalezza del suo disa ...continue

    Nonostante sia il racconto, in parte autobiografico, di un'aspirante suicida, il libro non risulta triste, scivola via veloce e sorprende; la protagonista, Esther, parla con naturalezza del suo disagio, del suo sentirsi sempre inadeguata e dei suoi progetti e tentativi per mettere fine alla sua vita. Il suicidio è un pensiero costante, inevitabile, "normale" epilogo della sua esistenza.
    Il destino di Esther però, rimane sconosciuto, al contrario di quello della Plath...

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  • 4

    Durante tutta la lettura del romanzo non ho potuto fare a meno di domandarmi quanto possa essere labile il confine tra sanità mentale e pazzia ... a pensarci bene più o meno tutti hanno sperimentato a ...continue

    Durante tutta la lettura del romanzo non ho potuto fare a meno di domandarmi quanto possa essere labile il confine tra sanità mentale e pazzia ... a pensarci bene più o meno tutti hanno sperimentato almeno una volta nella loro vita la sensazione di vivere sotto una campana di vetro, senza per questo che il disagio si trasformasse in patologia psichiatrica: sfido chiunque a non avere considerato anche solo per un istante la famiglia, il lavoro, la scuola un ambiente asfissiante dove capita di non sentirsi all'altezza della situazione. Ed è proprio da un comunissimo senso di inadeguatezza - associato ad una altrettanto diffusa e comprensibilissima confusione che si può provare quando si deve scegliere quale direzione dare alla propria vita - che scaturisce il calvario di Esther: basta che in un attimo "qualcosa" si spezzi dentro di lei per trasformarla da persona cosiddetta "normale" a "pazza". Eppure il lettore non percepisce mai Esther come un essere alienato e distante da sé, ma la sente vicina perché avverte come non troppo estranei quei meccanismi interiori che l'hanno spinta fino al punto di rottura...
    Romanzo da leggere.

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  • 4

    Non è la lettura natalizia per eccellenza ma non potevo scoprire Sylvia Plath in un momento migliore visto che ora vorrei leggermi la sua biografia e le sue poesie. Questo è il suo unico romanzo e io ...continue

    Non è la lettura natalizia per eccellenza ma non potevo scoprire Sylvia Plath in un momento migliore visto che ora vorrei leggermi la sua biografia e le sue poesie. Questo è il suo unico romanzo e io ho già tanta compassione e curiosità di conoscere meglio questa donna. Si tratta di un libro che mi ha fatto riflettere e che quasi mi dispiaceva leggere velocemente perchè merita attenzione e forse una seconda rilettura visto che è difficile staccarsi dalla protagonista, la si vorrebbe aiutare in tutti i modi.

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  • 4

    senza lasciare ferite

    La lettura è stata veloce e sorprendentemente al contempo leggera e realistica. In poche pagine un’intera personalità emerge, poi rimpicciolisce si rannicchia, si espone mostrando la sua fragilità, si ...continue

    La lettura è stata veloce e sorprendentemente al contempo leggera e realistica. In poche pagine un’intera personalità emerge, poi rimpicciolisce si rannicchia, si espone mostrando la sua fragilità, si scompone, si snatura, si perde e poi lentamente svanisce lasciando non un’istantanea ma la traccia di una completa evoluzione.
    Le pagine scorrono senza concedersi il superfluo e non preoccupandosi di forzare la coerenza: la verità contenuta nelle parole basta di per sé a colmare l’esigenza del lettore. Il passaggio fra una scena e la successiva segue i tempi della vita che non sono scanditi né equi distanziati e si limitano ad ondeggiare.
    Fortemente consigliato per la capacità di arrivare con tutti i suoi temi, senza lasciare ferite.

    "Non dormivo da ventun notti. Pensavo che la cosa più bella al mondo fosse l’ombra, tutte le forme che si movevano a milioni e i vicoli ciechi d’ombra. C’era ombra nel cassetti dello scrittoio, ombra negli armadi e nelle valigie, ombra sotto le case, gli alberi, le pietre, e ancora ombra dietro gli occhi e i sorrisi della gente e ombra, chilometri e chilometri d’ombra nella zona della terra durante il periodo della notte."

    "La minuscola all’inizio significava forse che in realtà nulla comincia mai veramente, con una maiuscola, ma fluisce naturalmente da quanto precede."

    "Il silenzio si ritirò, mettendo a nudo i ciottoli e le conchiglie e tutti i relitti ammaccati della mia vita."

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  • 5

    Sylvia già mi manchi

    Sylvia/Esther già mi manchi.

    Semplice, netta, ironica.

    La campana di vetro é uno stato d'animo,assenza,alienazione, disorientamento, paralisi, il non essere al passo col mondo (sentirsi "un cavallo ...continue

    Sylvia/Esther già mi manchi.

    Semplice, netta, ironica.

    La campana di vetro é uno stato d'animo,assenza,alienazione, disorientamento, paralisi, il non essere al passo col mondo (sentirsi "un cavallo da corsa in un mondo senza piste").
    Sylvia descrive tutto questo creando illustrazioni dai toni grigio-azzurro pallido fatte di parole taglienti.

    Questo romanzo merita di essere letto più volte, come una poesia, per aggiungere ogni volta un dettaglio alle immagini che ci dà, o semplicemente per chiudere gli occhi e sentire l'aria che si respira sotto quella campana di vetro.

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