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The Bell Jar

By

Publisher: Faber Faber Inc

4.2
(1472)

Language:English | Number of Pages: 258 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , Catalan , Spanish , Dutch

Isbn-10: 0571081789 | Isbn-13: 9780571081783 | Publish date:  | Edition New Impression

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Mass Market Paperback , Library Binding , Others , eBook

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
The Bell Jar chronicles the breakdown of the brilliant, beautiful, enormously talented, and successful Esther Greenwood, a woman slowly going under -- maybe for the last time. Sylvia Plath masterfully draws the reader into Esther's demise with such intensity that the character's insanity becomes completely real, even rational -- as probable and accessible an experience as going to the movies. Such deep penetration into the dark and harrowing corners of the psyche is an extraordinary accomplishment and has made The Bell Jar a haunting American classic.
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  • 5

    Certe persone sono condannate a vivere all’inferno durante la vita, per compensare il fatto di non andarci dopo morte

    «Per chi è chiuso sotto una campana di vetro, vuoto e bloccato come un bambino nato morto, il brutto sogno è il mondo».

    Splendida lettura. Primo ed unico romanzo di Sylvia Plath, fortemente autobiogra ...continue

    «Per chi è chiuso sotto una campana di vetro, vuoto e bloccato come un bambino nato morto, il brutto sogno è il mondo».

    Splendida lettura. Primo ed unico romanzo di Sylvia Plath, fortemente autobiografico, si legge in pochissimo tempo perché non si riesce a staccargli gli occhi di dosso, letteralmente. Pubblicato sotto lo pseudonimo di Victoria Lucas nel 1963, dopo la morte dell'autrice (un mese dopo la pubblicazione) viene pubblicato con il suo vero nome.

    Narra di una brillante studentessa di Boston, Esther Greenwood, che inizia a soffrire di instabilità mentale al ritorno da un tirocinio presso una rivista di moda newyorkese. Ripiombata nel clima convenzionale e conflittuale di Boston, dove scoprirà di non essere stata ammessa a un corso estivo di scrittura, assorbita dalla depressione, si scoprirà incapace di continuare la sua vita presente e di fare qualsiasi progetto per il futuro. Non riuscirà più a dormire, a leggere e a scrivere. Da quel momento inizia la sua discesa verso la psicosi, la paranoia e la depressione che la porteranno al tentato suicidio. Esther inizia a perdere le sue certezze in se stessa, nelle sue capacità, nella vita e nel mondo che la circonda e imparerà a lottare contro quella instabilità che la trattiene sotto una campana di vetro fino alla successiva, faticosa risalita verso la “normalità”.

    La narrazione è poesia pura. Il linguaggio è ricco, ma anche delicato, non semplicistico ma elegantemente strutturato. Secondo molti critici la narrazione ha molta affinità con Il giovane Holden e a mio avviso questo lo si può riscontrare soprattutto nella prima parte del romanzo, in cui, durante il cammino della protagonista verso l'integrazione e l'accettazione sociale, emergono il suo pensiero non convenzionale, il cinismo e lo humour nero che sono anche tipici di Holden Caulfield.

    Ci sono anche forti critiche alle convenzioni sociali e morali, che nel romanzo sono incarnate da Buddy e da sua madre. In particolare Buddy, da perfetto fidanzato anni Cinquanta non condivide con Esther le sue passioni letterarie e le dice più volte che la poesia è come la polvere e che le sue ambizioni letterarie verranno spazzate via da un'appagante vita da moglie e madre, nei confronti della quale Esther si sentirà invece assolutamente aliena.

    Molto interessante il simbolismo presente nell'incipit, in cui la Plath fa riferimento alla condanna a morte dei Rosenberg, i coniugi giustiziati nel 1951 sulla sedia elettrica per spionaggio. Con questo riferimento la Plath fa ricorso non solo alla memoria storica collettiva ma fa un chiaro collegamento tra la condanna a morte per mano delle istituzioni e l'alienazione che come una campana di vetro incombe sulla vita della protagonista. I rigidi schemi sociali degli Stati Uniti degli anni Cinquanta indurranno la fragile protagonista a una sorta di esecuzione sociale, lenta e letale.

    La fine del romanzo suggerisce il ritorno alla vita di Esther, che al contrario di Sylvia Plath trova la maniera di comprendere il suo modo anticonvenzionale di pensare e di agire e a non viverlo come qualcosa di sbagliato e condannabile, ma come strumento di autocoscienza che la porterà alla guarigione. L'autrice invece non riuscirà mai forse a raggiungere questa piena consapevolezza di sé e continuerà a sentirsi “sul lato sbagliato della vita”, come Holden, fino al giorno in cui, a solo un mese dalla pubblicazione del suo romanzo e a soli trent'anni, sigillò porte e finestre ed inserì la testa nel forno a gas, non prima di aver scritto l'ultima poesia intitolata Orlo ed aver preparato pane e burro e due tazze di latte da lasciare sul comodino nella camera dei bambini.

    Alla fine del romanzo, nell'edizione Mondadori, troviamo anche delle splendide poesie della raccolta "Ariel".

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  • 2

    Ahimè...

    ho comprato questo libro piena di aspettativa e curiosità, ma purtroppo mi è toccata una delusione. Lasciando da parte la tematica sicuramente seria,la storia non mi ha coinvolto minimamente. Sarà sta ...continue

    ho comprato questo libro piena di aspettativa e curiosità, ma purtroppo mi è toccata una delusione. Lasciando da parte la tematica sicuramente seria,la storia non mi ha coinvolto minimamente. Sarà stato lo stile, saranno state milioni di altre motivazioni, ma ho trovato il modo di narrare la propria vita e le proprie esperienze da parte della protagonista (soprattutto quelle relative al periodo passato nelle cliniche) alquanto freddo e distaccato ,tanto da non farmi provare nessun tipo di empatia o "compassione" per la protagonista. E' stato come se leggessi dei fatti di cronaca ordinari . Paradossalmente la parte che avrebbe dovuto colpire e coinvolgere di più, e cioè quella dell'elettroshock e di tutti gli stati d'animo annessi,è stata la meno coinvolgente di tutte; la Plath la descrive con una gran bella dose di freddezza, per cui non si riesce proprio a stabilire un legame con Esther e, di fronte ai suoi drammi, si rimane impassibili. Ma darò lo stesso una seconda possibilità alla Plath leggendo "i diari",la mia curiosità e aspettativa non sono ancora svanite del tutto.

    said on 

  • 0

    Mi sono annoiato durante la prima parte del libro, ma quando Esther inizia la sua trafila tra case di cura psichiatriche, il livello si è alzato. E sono rimasto stupito, di come un essere umano cerchi ...continue

    Mi sono annoiato durante la prima parte del libro, ma quando Esther inizia la sua trafila tra case di cura psichiatriche, il livello si è alzato. E sono rimasto stupito, di come un essere umano cerchi e desideri il suicidio. E anche ammesso che il suicidio sia un evento da condividere in determinate situazioni, queste persone affette da malattie psichiatriche non hanno un motivo apparente per metter fine alla propria vita. Almeno questo è ciò che il libro trasmette. E la Plath parla del suo suicidio con una semplicità che lascia esterrefatti. Linguaggio semplice, quasi scarno, immagini fugaci, quasi oniriche, del passato e del presente, mai vissuto pienamente.

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  • 4

    "Per la persona che è sotto la campana di vetro, vuota, e che è bloccata lá dentro come un bimbo morto, il mondo è in sé un brutto sogno"

    La campana di vetro rappresenta il nostro disagio di fronte alla società che, ancora oggi, ci vuole rappresentati sotto dei ruoli ben definiti, quali mogli, madri, donne domabili e private della loro ...continue

    La campana di vetro rappresenta il nostro disagio di fronte alla società che, ancora oggi, ci vuole rappresentati sotto dei ruoli ben definiti, quali mogli, madri, donne domabili e private della loro natura selvaggia (su questo la Estés ha scritto molto). Onestamente, credo che come concetto possa anche estendersi all'uomo. La libertà di poter essere e apparire quello che siamo e come desideriamo è estesa a tutti gli esseri, per parere mio. In una società funzionante ognuno di noi sarebbe libero di vivere andando verso ciò che il proprio animo lo spinge a seguire, ma se secoli di storia, cultura, pensieri religiosi e sociali hanno impiegato a radicare in noi muraglie e rovi che ci bloccano dentro questi falsi schemi, puramente mentali, infondo, altrettanti secoli serviranno ad abbattere e sradicare mura e radici.
    La Plath non ha raccontato solamente il suo senso di alienazione, attraverso l'alter ego Esther, ma di tutti coloro che soffocano dentro se stessi per una pienezza troppo pressante che, per paradosso, implode piuttosto che sfociare al di fuori perché, che noi lo vogliamo oppure no, una donna (o un uomo) che sceglie un cammino differente dal resto della massa è ancora vista con sguardo torvo. Una donna forte e sicura di sé e del suo essere libera viene in qualche modo temuta o allontanata, come se fosse un prodotto di fabbrica difettoso. Una strega da mettere al rogo.
    Esther voleva essere tutto. Non essere la verginale sposa di un finto modello di purezza che tutti si aspettassero che fosse. Non limitarsi a un ruolo che altri volevano per lei.
    E quando il peso della catena si fa sempre più pesante e opprimente, la campana di vetro diventa l'unico spazio in cui annegare in noi stessi. Spazio di nichilismo e apatia, dentro il quale, alle volte, si galleggia privi d'aria e persino di se stessi.

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  • 4

    Pur non essendo io una grande estimatrice del genere poesia sono sempre stata affascinata dalla Plath. Ho letto i suoi Diari una decina di anni fa e da quel momento è entrata a pieno titolo tra i mie ...continue

    Pur non essendo io una grande estimatrice del genere poesia sono sempre stata affascinata dalla Plath. Ho letto i suoi Diari una decina di anni fa e da quel momento è entrata a pieno titolo tra i miei amori letterari.
    “The bell jar” è un libro non meno intimo dei suoi stessi diari. Narra di una fittizia Esther Greenwood che altri non è che la stessa Sylvia, incapace di trovare il proprio ruolo in una società che sta cambiando troppo velocemente (siamo nei primi anni ‘60). Esther, studentessa estremamente dotata, oscilla confusamente tra pensieri progressisti quali l’importanza di affermarsi indipendentemente da matrimonio e maternità a giudizi quasi bigotti quali la “doppiezza” di Buddy perché non si è mantenuto vergine per il matrimonio..
    L’incapacità di destreggiarsi in un mondo confuso la porta da un lato a pensieri ossessivi come perdere la verginità con chiunque capiti per una sorta di “pareggio dei conti”, dall’altro a tendenze auto-distruttive.
    Più che la storia in sé ho amato l’intelligenza e l’ironia con cui questo intimo conflitto è raccontato.

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  • 4

    I was supposed to be having the time of my life.

    Iniziato, poi abbandonato, poi ripreso e letto fino in fondo, con un nodo alla gola. Sylvia è Esther Greenwood, prima nella scintillante New York, poi nel caldo umido della sua città, vicino Boston, d ...continue

    Iniziato, poi abbandonato, poi ripreso e letto fino in fondo, con un nodo alla gola. Sylvia è Esther Greenwood, prima nella scintillante New York, poi nel caldo umido della sua città, vicino Boston, dove, lontana dal luccichio di Manhattan, scivola nell'ombra, nella solitudine, una descrizione estremamente concreta che ti spinge quasi a voler tendere la mano e cercare di riportare a galla una mente che si sta perdendo nel silenzio, nella follia, nell'insensatezza del quotidiano. Perché vestirsi se si resta tutta la mattina a casa? Perché lavarsi i capelli, se tra due giorni saranno di nuovo da lavare? Perché rifare il letto? Perché la gente fa cose se sa di dover morire? Tutto questo è accompagnato dall'inconfondibile ironia della Plath, dalla sua straordinaria capacità di creare i dialoghi, come se l'ultimo scampolo di lucidità sia sopravvissuto al resto. Nell'ultima parte, infine, emerge tutta la squallida procedura degli asili mentali negli anni Cinquanta, dall'elettroshock facile, dalla lobotomia a portata di mano, un ritratto scabroso a metà tra Ragazze Interrotte e Qualcuno volò sul nido del cuculo.
    Diversissimo da quanto m'aspettavo.
    Bello.

    "I felt myself melting into the shadows like the negative of a person I'd never seen before in my life."

    "The silence depressed me. It wasn't the silence of silence. It was my own silence."

    "That's one of the reasons I never wanted to get married. The last thing I wanted was infinite security and to be the place an arrow shoots from. I wanted change and excitement and to shoot off in all directions myself, like the coloured arrows from a Fourth of July rocket."

    "I felt overstuffed and dull and disappointed, the way I always do the day after Christmas, as if whatever it was the pine boughs and the candles and the silver and gilt-ribboned presents and the birch-log fires and the Christmas turkey and the carols at the piano promised never came to pass."

    "If neurotic is wanting two mutually exclusive things at one and the same time, then I'm neurotic as hell. I'll be flying back and forth between one mutually exclusive thing and another for the rest of my days."

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  • 3

    Ho letto che alcuni considerano questo libro una versione femminile di Il giovane Holden, e la cosa mi ha stupita. Esther, protagonista di questo romanzo e alter ego della stessa Silvia Plath, non ha ...continue

    Ho letto che alcuni considerano questo libro una versione femminile di Il giovane Holden, e la cosa mi ha stupita. Esther, protagonista di questo romanzo e alter ego della stessa Silvia Plath, non ha davvero nulla della simpatia di Holden (si, a me Holden pur con tutte le sue stranezze sta molto simpatico! xD) e per quanto conoscere la vita (e la triste morte) dell'autrice getti una luce significativa su tutta l'opera non sono proprio riuscita a farmela piacere...mi ha trasmesso angoscia e "claustrofobia". Alcune belle riflessioni nella prima parte mi hanno strappato la terza stella, ma non è un libro che consiglierei a chi non sia più che sereno! xD

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  • 5

    Antidepressivo naturale

    Finito di leggere La Campana di Vetro c'è il vuoto.
    Anche se tutte le pagine sono costellate di dolore, solitudine, depressione, rassegnazione, il vuoto non lo percepisci. Anzi, sei letteralmente pien ...continue

    Finito di leggere La Campana di Vetro c'è il vuoto.
    Anche se tutte le pagine sono costellate di dolore, solitudine, depressione, rassegnazione, il vuoto non lo percepisci. Anzi, sei letteralmente pieno. Pieno di questa donna unica e della sua scrittura sorprendente. Ridi, sorridi, sei vivo, sei felice. Il vuoto è ciò che senti quando chiudi il libro e ti guardi intorno smarrito, pensando che la prossima lettura non sarà all'altezza.

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  • 4

    Un libro bellissimo! E' bellissimo da mille punti di vista: la scrittura che raggiunge delle punte eccezionali, la storia che prende il lettore, la profondità dei contenuti, il modo in cui sono descri ...continue

    Un libro bellissimo! E' bellissimo da mille punti di vista: la scrittura che raggiunge delle punte eccezionali, la storia che prende il lettore, la profondità dei contenuti, il modo in cui sono descritti i personaggi con umana simpatia, con ironia, con leggerezza. Tutto un mondo è messo in discussione, il mondo ebraico, la religione, Dio. Tutto un modo di vivere si scontra con la modernità e con nuove scuole di pensiero: Spinoza ad es. Un postulato dell'etica di Spinoza fa coincidere moralità e felicità: l'unico scopo dell'umanità dovrebbe essere dunque il piacere. Questo postulato viene sviluppato e discusso nel romanzo.
    Tutti i personaggi del libro, i figli di Moskat e i figli dei figli, sono alla ricerca della felicità. Per questa ricerca vengono buttate all'aria famiglie, valori, si ruba. Ogni affanno, cattiva azione, arrabattamento non porta a niente. Tutto è vanità. L'uomo non si muove di un pelo dalla sua condizione d'infelicità se non per peggiorarla ulteriormente. Il giudizio morale dello scrittore non pesa mai sulle azioni dei personaggi. C'è nel libro un clima di grande comprensione, simpatia, affetto per le debolezze umane. I personaggi più cari sono quelli più umani. Restano nell'ombra quelli che si trincerano dietro a rigidi precetti o che li impongono agli altri. Ma prima o poi, il buon cuore ha la meglio sui precetti.
    Alcuni personaggi sono indimenticabili: ad es. Abram, il vecchio satiro gaudente e generosissimo; Hadassah la ragazza pura nel senso di pulizia morale e di pensiero che sembra quasi l'agnello sacrificale della storia, Adele, Koppel, Asa Hashel.
    La storia di Hadassah fa riflettere su come Dio sembri tartassare alcune persone che devono scontare i peccati di altri. E comunque è bellissimo il fatto che ogni personaggio ha la sua anima, i suoi dubbi, i suoi pensieri e debolezze, un po' come i personaggi dostojeskiani. Questo scrittore mi sembra affine al grande Dostojeski e mi ha ricordato Irene per il tema della ricerca del piacere e della felicità nel piacere. Dosto. forse è più ingenuo(non come scrittura che è profondissima) ma nel fatto che in alcuni suoi romanzi si intravede una pace, un riposo possibile dei due amanti l'uno nell'altro. Per Singer non c'è grande amore che tenga. L'uomo è votato all'infelicità, non ha pace nè scampo dalla sua condizione. C'è il rimpianto per la religione accettata e vissuta pienamente perchè chi ha fede in Dio è più sereno se non più felice. Bellissimo il personaggio dell'usuraio Fishel, marito cornuto di Hadassah, che si dimostra più pietoso della madre della ragazza. Non dà giudizi, si ritira e lascia a Dio il compito di guardare nell'animo dell'altro. Arriva a pensare che forse Hadassah deve scontare qualcosa per gli altri. Bellissimo anche il suo opposto, Koppel, il ladro. Bello che questi personaggi con tutte le loro contraddizioni hanno un'anima in cerca, con i suoi dubbi e debolezze. Sono personaggi vivi e vivaci, più vivi delle persone vive. E in tutto questo pandemonio umano si inserisce il periodo storico terribile che è quello che va dalla prima alla seconda guerra. Già dalla prima guerra aleggia quel clima che poi Hitler porterà alle estreme e naturali conseguenze esprimendo in azioni l'antisemitismo presente da tempo in Europa. E' la fine del mondo, del mondo ebraico. Anche se Singer, nonostante il suo sguardo limpido, ironico, penetrante non rinuncia a una speranza per il futuro. Non sta nell'amore vero (non c'è amore vero che tenga anche se forse tutti gli amori lo sono un po') non nella religione, non negli ebrei. Singer vuole avere fede nelle nuove generazioni. Non possono essere peggiori dei loro genitori. Ecco i figli dei figli che partono per la Palestina, per fondare un mondo nuovo. Nel vecchio mondo, la verità è terribile. Come diceva Guccini, nel vecchio mondo, nella vecchia Europa Dio, il Messia, è morto.
    L'uomo è morto anche lui, probabilmente, come Asa hashel: doveva seguire Dio o morire e l'etica di Spinoza l'ha portato alla morte interiore.

    said on 

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