The Bell Jar

Complete & Unabridged

By

Publisher: Chivers Audio Books

4.2
(1763)

Language: English | Number of Pages: | Format: Audio Cassette | In other languages: (other languages) Chi traditional , Spanish , German , Italian , Swedish , Finnish , Catalan , Dutch , Polish , Farsi , Czech , French

Isbn-10: 0754004163 | Isbn-13: 9780754004165 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , School & Library Binding , Audio CD , Mass Market Paperback , Library Binding , Others , eBook

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
Nineteen-year-old Esther Greenwood seems to have everything going for her: a scholarship to a women's college, a summer job in New York. But, as darkness closes in around her, Esther becomes more withdrawn, and her mother suggests she should see a psychiatrist. Soon Esther is in a nightmare world of despair and confusion.
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  • 3

    It was completely dark.

    It was completely dark.
    Esther Greenwood felt the darkness, but nothing else, and her head rose, feeling it, like the head of a worm. Someone was moaning. Then a great, hard weight smashed against ...continue

    It was completely dark.
    Esther Greenwood felt the darkness, but nothing else, and her head rose, feeling it, like the head of a worm. Someone was moaning. Then a great, hard weight smashed against her cheek like a stone wall and the moaning stopped.
    The silence surged back, smoothing itself as black water smooths to its old surface calm over a dropped stone. The silence depressed her . It wasn't the silence of silence. It was her own silence.
    A cool wind rushed by. She was being transported at enormous speed down
    a tunnel into the earth. Then the wind stopped. There was a rumbling, as of many voices, protesting and disagreeing in the distance. Then the voices stopped.
    She couldn't hear a thing. The city hung in her window, flat as a poster, glittering and blinking, but it might just as well not have been there at all, for all the good it did her .
    She began to think she must be in an underground chamber, lit by blinding lights, and that the chamber was full of people who for some reason were holding me down.
    Then she felt warmth, like a hand on her face. She must be lying in the sun.
    If she opened her eyes, she would see colors and shapes bending in upon her like nurses.
    She opened my eyes. It was completely dark.
    She felt now that all the uncomfortable suspicions she had about herself were coming true, and she couldn't hide the truth much longer. After nineteen years of running after good marks and prizes and grants of one sort and another, she was letting up, slowing down, dropping clean out of the race.
    It was becoming more and more difficult for her to decide to do anything in those last days.
    "I can't sleep. I can't read." I tried to speak in a cool, calm way, but the zombie rose up in my throat and choked me off. I turned my hands palm up. The reason I hadn't washed my clothes or my hair was because it seemed
    so silly. And I could see day after day after day glaring ahead of me like a white, broad, infinitely desolate avenue. It seemed silly to wash one day when I would only have to wash again the next.
    It made me tired just to think of it. I wanted to do everything once and for all and be through with it. " Esther said.
    She saw her life branching out before her like the green fig tree in the story.
    She tried to kill herself.
    " Certain people, like me, had to live in hell before they died, to make up for missing out
    on it after death, since they didn't believe in life after death, and what each person believed happened to him when he died. "
    Esther Greenwood thought.

    Definitely, an autobiographical novel this one by Sylvia Plath.
    The story covers six months in a young girl's life, beginning when she goes to New York to serve on a fashion magazine's college editorial board. It ends when she comes out from a mental hospital after a breakdown."

    said on 

  • 5

    Io sono. Io sono. Io sono

    Anni sessanta.

    Sei brava, sei intelligente, sei sensibile, sei brillante, sei precisa.

    Ma non importa, la società ha già definito il ruolo per te. Devi essere sana, moglie devota, brava madre, brava ...continue

    Anni sessanta.

    Sei brava, sei intelligente, sei sensibile, sei brillante, sei precisa.

    Ma non importa, la società ha già definito il ruolo per te. Devi essere sana, moglie devota, brava madre, brava casalinga, magari stupida, simpatica e ben vestita.
    Se non sei conforme al modello, non sei adeguata per la vita che ti attende.

    Ma questo ruolo ti sta stretto. Ti senti come in una "campana di vetro", bloccata, senza spazio vitale, senz'aria.

    "Vidi la mia vita protendere i suoi rami come il verde albero di fico del racconto. Dalla cima di ogni ramo ammiccava e occhieggiava un futuro meraviglioso. Un fico simboleggiava un marito con una casa felice e dei bambini, un altro un celebre poeta, un altro un brillante professore universitario, un altro uno straordinario redattore, un altro ancora rappresentava l'Europa, l'Africa e il Sud America e uno era Constantin, Socrate, Attila e una schiera di altri innamorati dai nomi strani e dalle professioni eccentriche, un altro era una popolare campionessa olimpionica, e, al di là e al di sopra di tutti questi fichi, molti altri fichi c'erano che non potevo neppure scorgere. Mi vidi seduta sulla biforcazione di un ramo di questo albero, mentre morivo di fame, solo perché non sapevo decidermi a fare la mia scelta. Avrei voluto poterli scegliere tutti; ma scegliere voleva dire perdere tutti gli altri e, mentre sedevo là, incapace di decidermi, i fichi si raggrinzirono, diventarono neri e, l'uno dopo l'altro, caddero a terra ai miei piedi."

    Sylvia Plath sente che tra quello che lei è e ciò che ci si aspetta che sia c'è incompatibilità e, forse grazie a una depressione, tenta la fuga, il suicidio, già a vent'anni.

    Seguiranno tanti altri tentativi, fino al compimento della sua volontà, a 31 anni.

    Il romanzo, autobiografico, dove Sylvia descrive la vita di una ragazza, Esther, suo alter ego, mi ha colpito innanzitutto per lo stile. Mi aspettavo un clima cupo, deprimente, opprimente, senza speranza. L'ho trovato invece coinvolgente, asciutto, non disperato, tranquillo, pacato, quasi rassegnato. L'atmosfera non è alienata, nonostante la malattia mentale. Non c'è chiusura in sé stessa, bensì apertura, ironia, cinismo.

    Parlando per bocca di Esther, Sylvia racconta i suoi incubi, i rapporti con la madre, il sesso, la sua prima volta, l'esperienza in ospedale psichiatrico, l'elettroshock, le riflessioni sul suicidio, la depressione, la poesia, l’invidia.

    Parla di sé, Sylvia Plath. Ma il suo discorso acquisisce valenza assolutamente universale e attuale. Ed è questo che fa di questo libro un vero gioiello.

    L'interrogarsi di Sylvia sul senso della vita e sulle sue costrizioni diventa, lentamente e inevitabilmente, il nostro.

    said on 

  • 4

    "L'oscurità mi cancellò come gesso sulla lavagna"

    "Non lo so" sentii che dicevo. Fu uno shock, sentirmi rispondere così, perché nell'istante stesso in cui pronunciai quelle parole capii che erano la verità.
    Avevano il suono della verità, e io la rico ...continue

    "Non lo so" sentii che dicevo. Fu uno shock, sentirmi rispondere così, perché nell'istante stesso in cui pronunciai quelle parole capii che erano la verità.
    Avevano il suono della verità, e io la riconobbi, nella maniera in cui si riconosce una persona che da anni si aggira davanti a casa, ma rimanendo nell'ombra, e poi improvvisamente si fa avanti e si presenta come il tuo vero padre; e tu vedi che ti somiglia moltissimo e allora capisci che ha detto la verità, e che quello che per tutta la vita hai creduto tuo padre è un impostore.
    "Non lo so."

    said on 

  • 5

    Mia cara Sylvia..

    ho dovuto interrompere la lettura più volte perché era tutto troppo. troppo intenso, troppo doloroso, troppo disarmante.
    in ogni pagina ti manca l'aria, ti senti persa ed esclusa come Sylvia, sei sott ...continue

    ho dovuto interrompere la lettura più volte perché era tutto troppo. troppo intenso, troppo doloroso, troppo disarmante.
    in ogni pagina ti manca l'aria, ti senti persa ed esclusa come Sylvia, sei sotto una campana di vetro anche tu.
    anche quando finisci di leggere, giri l'ultima pagina e riemergi dall'apnea, ti resta un gran peso sul petto.

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  • 4

    The bell jar was a beautifully written story of a young girl who is going through a break down. Things were going so well for Easther - she is a brilliant aspiring author who has won scholarships and ...continue

    The bell jar was a beautifully written story of a young girl who is going through a break down. Things were going so well for Easther - she is a brilliant aspiring author who has won scholarships and notoriety for her scholarly accomplishments. This all comes crashing down with one rejection letter that sends her on a down ward spiral. This story tells that downward spiral of the young creative girl and her being committed to a asylum and her treatment. This book considers all of the things that are occurring from Easthers eyes so the reader gets a first hand account of everything.

    said on 

  • 5

    Il romanzo è nettamente diviso in due parti, la prima quella di formazione di una giovane promessa, piena di belle speranze che però si sente sempre inadeguata di fronte a se stessa e agli avvenimenti ...continue

    Il romanzo è nettamente diviso in due parti, la prima quella di formazione di una giovane promessa, piena di belle speranze che però si sente sempre inadeguata di fronte a se stessa e agli avvenimenti che le accadono, le amicizie, il lavoro, la relazione con gli uomini, il desiderio di emanciparsi e di perdere la verginità. La seconda parte, continuazione e risultato della prima, è l'alienazione di tutto quello che lei avrebbe desiderato e la consapevolezza che il suo stare al mondo era troppo difficile e diverso da quello che in realtà lei era, una ragazza che desiderava realizzarsi in senso moderno, libero, senza condizionamenti, e non come la società americana e le pressioni che aveva attorno a sé volevano che lei facesse. E in questo cuneo Esther/Sylvia si è persa. Questo romanzo è di una lucidità sorprendente, si legge l'animo di una donna da dentro, senza finzioni. Per riuscire ad essere se stessa Esther ha fatto una scelta, l'unica che in quel momento le sembrava possibile. Lo considero un capolavoro dell'animo umano.

    said on 

  • 5

    "L'oscurità mi cancellò come gesso sulla lavagna"

    Guardo l'immagine [allegata], scovata in rete, di una Sylvia Plath illuminata da uno smagliante sorriso.
    I suoi occhi intelligenti e divertiti. Anch'essi luminosi e apparentemente così felici.
    E non m ...continue

    Guardo l'immagine [allegata], scovata in rete, di una Sylvia Plath illuminata da uno smagliante sorriso.
    I suoi occhi intelligenti e divertiti. Anch'essi luminosi e apparentemente così felici.
    E non mi capacito, non mi capacito che una mente così arguta e brillante abbia potuto fare un gesto così tragico ed estremo. La testa nel forno, non si concilia, non si sovrappone all'immagine che sto osservando ora e a quella che si delinea a fine di una lettura che lascia apertura alla vita.

    La campana di vetro è un racconto marcatamente autobiografico, che descrive in maniera asciutta, con una scrittura priva di pietismi e di sbavature patetiche, ma con sguardo lucido e quasi da narratore esterno, le dinamiche che spinsero l'autrice ad un primo tentativo di suicidio.

    Una prima parte divertente e divertita, in cui la protagonista, vive e descrive con grande ironia la vita di una ventenne di ottime speranze, studentessa eccellente, ammirata e corteggiata, che fa da subito i conti con tutto ciò in cui non si riconosce. Non le tornano le convenzioni, i ruoli preconfezionati e prestabiliti, il dover seguire percorsi tracciati solo perché appartenente al genere femminile.

    "Non riuscivo a sopportare l'idea che una donna dovesse avere una sola vita e pura, mentre un uomo potesse averne due: una pura e l'altra no"

    Una seconda parte in cui la malattia [depressione] si palesa. L'impossibilità di uscire dalle convenzioni, l'impossibilità di vivere assecondando il proprio pensiero e la propria vocazione. L'insonnia, l'impossibilità di leggere, l'impossibilità di nutrirsi, l'impossibilità di scrivere.
    La campana di vetro entro cui, in una immagine molto cruda, il fidanzato aspirante medico, le mostra feti abortiti, immagine che torna a definire stato d'animo e condizione della protagonista.

    "Per la persona che è sotto la campana di vetro, vuota, e che è bloccata là dentro come un bimbo morto, il mondo è in sé un brutto sogno."

    La campana di vetro delle convenzioni, che probabilmente per la più parte delle persone, rappresenta una sicura zona di comfort, per chi si distingue, per chi nasce postumo come Sylvia, non è che una terribile prigione, una condizione che impedisce il proseguimento della vita.

    "Mi sentivo come un cavallo da corsa in un mondo senza piste"

    E mi vien da pensare, parafrasando le tue parole, Sylvia, felice di averti conosciuto attraverso queste pagine, non ha ragione il tuo prosaico fidanzato, la poesia non è polvere, così come la letteratura non è polvere, "la gente, piuttosto, è fatta di niente come la polvere, curare tutta quella polvere non è meglio che scrivere poesie, che la gente ricorderà e ripeterà a se stessa quando sarà infelice, con lo stomaco in disordine o l'insonnia"

    Peccato, davvero peccato, che quella campana tu non sia riuscita a romperla in altro modo.

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  • 5

    IL BRUTTO SOGNO E' IL MONDO

    Un momento brillante, vissuto a New York, grazie ad una borsa di studio per lavorare in una rivista di moda, si trasforma, per Esther Greenwood, in un salto nel vuoto, come la fine che fanno tutti suo ...continue

    Un momento brillante, vissuto a New York, grazie ad una borsa di studio per lavorare in una rivista di moda, si trasforma, per Esther Greenwood, in un salto nel vuoto, come la fine che fanno tutti suoi vestiti, la sera in cui lei stessa li lancia fuori dalla finestra dell’ultimo piano dell’albergo.

    Il ritorno alla provincia per la pausa estiva, il senso di irrisolto, l’incapacità di decidere del suo futuro, la sensazione di sentirsi “come una cavallo da corsa senza pista” nell’America galoppante degli anni Cinquanta, l’oppressione, come se fosse schiacciata da una campana di vetro che le toglie l’aria, la perdita del sonno e di tutte quelle cose che, prima, la facevano stare bene, come leggere, scrivere, mangiare, la portano ad una lenta e graduale alienazione, ai limiti di una follia che le fa ripetutamente studiare il modo migliore per farla finita, fino all’ultimo tentativo messo in atto, quello che la farà rinchiudere in manicomio, affrontare la pazzia, propria e altrui, sperimentare la pratica dell’elettroshock, tecnica molto in voga in quegli anni.

    Il disagio di Esther ti permea, mentre leggi la sua storia, fino a farti vivere in apnea, proprio come sotto ad una campana di vetro e lasciandoti un forte senso di vuoto e tristezza.

    Unico romanzo di Sylvia Plath, semi-autobiografico, per le molteplici similitudini tra la protagonista e l’autrice, morta suicida nel 1963.

    “Un’altra cosa che detesto è quando la gente ti chiede allegramente come stai, sapendo benissimo che stai da cani, e si aspetta pure che rispondi: – Bene.”

    “Dovunque mi fossi trovata, sul ponte di una nave o in un caffè di Parigi o a Bangkok, sarei stata sotto la stessa campana di vetro, a respirare la mia aria mefitica.”

    “Per chi è chiuso sotto una cmpana di vetro, vuoto e bloccato come un bambino nato morto, il brutto sogno è il mondo. Un brutto sogno. Io ricordavo tutto.”

    LA CAMPANA DI VETRO – SYLVIA PLATH

    EDIZIONI OSCAR MONDADORI

    TRADUZIONE DI: Adriana Bottini

    PREZZO DI COPERTINA: € 9,50

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  • 5

    prima sei immerso nel mondo delle ragazze di buona famiglia dell'america del dopoguerra e qui il libro sembra avere quasi un tono più leggero (anche se -inaspettate- arrivano le sensazioni che qui fin ...continue

    prima sei immerso nel mondo delle ragazze di buona famiglia dell'america del dopoguerra e qui il libro sembra avere quasi un tono più leggero (anche se -inaspettate- arrivano le sensazioni che qui finirà male) e non possiamo non condividere lo sguardo disgustato di esther e ti aspetti una sua ribellione, poi arriva la crisi e la seconda metà: suicidi e manicomi e elettroshock, paure e solitudine, e il tono quasi "distaccato" (uso le virgolette perchè non ho idea se sia il termine migliore da usare: ma è quello che si avvicina di più) rafforza la sensazione di gelo che senti pagina dopo pagina.
    la forza della plath come narratrice era enorme: il punto non è che le vicende narrate vengano dalla sua vita privata (per quanto il fatto che molte situazioni e sensazioni le abbia vissute in prima persona è un dato di fatto), il punto è la sua capacità di farti sentire quello che sta provando.

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  • 3

    Dipende

    Il libro è ben scritto, indubbiamente ci troviamo davanti un'autrice in contatto con le sue emozioni: è febbrile e desiderosa di far crollare le speranze del lettore parola dopo parola. Ti rendi conto ...continue

    Il libro è ben scritto, indubbiamente ci troviamo davanti un'autrice in contatto con le sue emozioni: è febbrile e desiderosa di far crollare le speranze del lettore parola dopo parola. Ti rendi conto che non è un finale felice quello che t'aspetta. Lo consiglio se si è in un momento della propria vita sereno e rilassato, altrimenti si rischierebbe di calcare ancora di più un certo sconforto di vivere insensato e che spesso ci accompagna. Io personalmente non ho gradito questo libro perché mi ha molto infastidita lo stacco emotivo tra le due "parti" del libro, nel senso: non ho capito l'elemento scatenante della brusca e rovinosa scivolata di Esther verso l'oblio. Mi è rimasto fino all'ultimo un "MA PERCHé" in canna. Magari voi la risposta la trovate.

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