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The Bottom Billion

Why the Poorest Countries are Failing and What Can be Done About it

By

Publisher: Oxford University Press Inc

3.6
(33)

Language:English | Number of Pages: 222 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Italian

Isbn-10: 0195311450 | Isbn-13: 9780195311457 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback

Category: Business & Economics , Non-fiction , Political

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Book Description
Global poverty, Paul Collier points out, is actually falling quite rapidly for about eighty percent of the world. The real crisis lies in a group of about 50 failing states, the bottom billion, whose problems defy traditional approaches to alleviating poverty. In The Bottom Billion, Collier contends that these fifty failed states pose the central challenge of the developing world in the twenty-first century. The book shines a much needed light on this group of small nations, largely unnoticed by the industrialized West, that are dropping further and further behind the majority of the world's people, often falling into an absolute decline in living standards. A struggle rages within each of these nation between reformers and corrupt leaders--and the corrupt are winning. Collier analyzes the causes of failure, pointing to a set of traps that snare these countries, including civil war, a dependence on the extraction and export of natural resources, and bad governance. Standard solutions do not work against these traps, he writes; aid is often ineffective, and globalization can actually make matters worse, driving development to more stable nations. What the bottom billion need, Collier argues, is a bold new plan supported by the Group of Eight industrialized nations. If failed states are ever to be helped, the G8 will have to adopt preferential trade policies, new laws against corruption, and new international charters, and even conduct carefully calibrated military interventions. As former director of research for the World Bank and current Director of the Center for the Study of African Economies at Oxford University, Paul Collier has spent a lifetime working to end global poverty. In The Bottom Billion, he offers real hope for solving one of the great humanitarian crises facing the world today.
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  • 4

    You MUST SEE at least Ted Collier's video on TED about the same topics:
    http://www.ted.com/talks/paul_collier_shares_4_ways_to_…

    The book covers same topics with a sharp, wider and clear analysis.
    You can disagree on some principles and directions but ...continue

    You MUST SEE at least Ted Collier's video on TED about the same topics:
    http://www.ted.com/talks/paul_collier_shares_4_ways_to_help_the_bottom_billion.html

    The book covers same topics with a sharp, wider and clear analysis.
    You can disagree on some principles and directions but not on data and statistics on which his book is based.
    Taught me something important on something that I care.

    said on 

  • 4

    Thoughtful mine of ideas

    Being a scholar Paul Collier is rather too complacent with the current economic system, never object of his critical enquiry.
    However he provides a number of non traditional courses of actions, many not explored so far, that must be carefully considered by anyone genuinely interested in dev ...continue

    Being a scholar Paul Collier is rather too complacent with the current economic system, never object of his critical enquiry.
    However he provides a number of non traditional courses of actions, many not explored so far, that must be carefully considered by anyone genuinely interested in development.
    An interesting book that invites to act multidimensionally in a complex world.

    said on 

  • 3

    Un libro ideale per organizzarci attorno convegni e dibattiti. L’autore, direttore dell’oxfordiano Centre of the Study of African Economies e già collaboratore di Joseph Stiglitz, pone una questione seria: al netto del recente “sviluppo” di paesi come Cina, India, Brasile e altri, rimane un milia ...continue

    Un libro ideale per organizzarci attorno convegni e dibattiti. L’autore, direttore dell’oxfordiano Centre of the Study of African Economies e già collaboratore di Joseph Stiglitz, pone una questione seria: al netto del recente “sviluppo” di paesi come Cina, India, Brasile e altri, rimane un miliardo di persone nei «paesi arretrati» (buona parte dei quali concentrati in Africa) che costituiscono il vero problema del mondo attuale e di domani. Esse si ritrovano risucchiate in una spirale sulla cui natura e sulle cui vie d’uscita non si può più ripetere quanto già si è dimostrato fallimentare. Da parte sua, rifacendosi a un metodo di osservazione “statistico” – e in tal modo spiazzando molte analisi di sinistra come di destra – Collier identifica quattro grandi «trappole» nelle quali si dibattono i suddetti paesi. Per uscirne, «il cambiamento deve partire soprattutto dall’interno; non possiamo imporlo noi», afferma l’autore. Al tempo stesso, «possiamo fare molto di più per sostenere i riformatori». E infatti ogni parte del suo libro – una ricerca che «somiglia a un’inchiesta» – si conclude con una raccomandazione al G8. Se si supera il “rigetto” che possono di primo acchito suscitare in un lettore "di sinistra” diverse analisi e proposte dell’autore (la nozione di sviluppo, l’importanza conferita alla crescita, la legittimazione di certi interventi militari, i dubbi sull’efficacia del commercio equo…), non si può negare all’opera la capacità di rinnovare la riflessione sul «perché i paesi poveri diventano sempre più poveri».

    said on 

  • 4

    Il miliardo del dolore

    E' la più grande delle ingiustizie: su un pianeta che appartiene a tutti, la fortuna di nascere in una parte piuttosto che un'altra fa da discriminante.
    Ma non è solo una questione di fato: pensare che oggi ogni tre minuti un bambino nel mondo muore (al ritmo di oltre 24.000 al giorno, dati ...continue

    E' la più grande delle ingiustizie: su un pianeta che appartiene a tutti, la fortuna di nascere in una parte piuttosto che un'altra fa da discriminante.
    Ma non è solo una questione di fato: pensare che oggi ogni tre minuti un bambino nel mondo muore (al ritmo di oltre 24.000 al giorno, dati save the children, anche se ricordiamolo, stiamo parlando di BAMBINI, non di numeri e basta, dietro ogni numero, c'è una madre, un padre, una sorella, un fratello) per cause in realtà facilmente prevedibili, o che ci sono persone che hanno accesso a pochi litri di acqua stagnante camminando a piedi per 20 km o che milioni di persone non hanno di che nutrirsi è anche colpa di tutti noi.
    La nostra indifferenza, dettata dal benessere in cui viviamo, è la violenza più grande che facciamo a queste persone, perchè con la nostra indifferenza uccidiamo e approfittiamo di situazioni di povertà indicibili.

    Questo saggio è una serie di riflessioni oltre che di dati dell'autore sulla situazione di tutti quei paesi che sopravvivono ogni giorno.

    said on 

  • 3

    A good book on solving problems in the developing world. Contrary to what you think, the solutions are not so obvious. This was the 1st year Ph.D., 2nd term book study at the University of Western Ontario. The author places too much emphasis on peer-reviewed research. He makes it sound like when ...continue

    A good book on solving problems in the developing world. Contrary to what you think, the solutions are not so obvious. This was the 1st year Ph.D., 2nd term book study at the University of Western Ontario. The author places too much emphasis on peer-reviewed research. He makes it sound like when something is peer-reviewed that it is fact, when in fact usually most peer-reviewed research is contested, and much of it is eventually discarded or improved.

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  • 5

    Una lettura indispensabile per la persona colta moderna

    Perché la Cina è decollata, l'India è decollata, la Malesia è decollata, il Vietnam è decollato, ma l'Africa subsahariana è povera quanto lo era cinquant'anni fa? Il bello di questo libro è che:

    1) risponde alla domanda;
    2) lo fa sulla base dei dati, non di fantasie sociologiche;
    ...continue

    Perché la Cina è decollata, l'India è decollata, la Malesia è decollata, il Vietnam è decollato, ma l'Africa subsahariana è povera quanto lo era cinquant'anni fa? Il bello di questo libro è che:

    1) risponde alla domanda;
    2) lo fa sulla base dei dati, non di fantasie sociologiche;
    3) non tenta di farti sentire in colpa per i poveri africani;
    4) indica soluzioni concrete e poco costose;
    5) smonta di passaggio molti luoghi comuni (come quelli che gli aiuti occidentali all'Africa sono insufficienti e che la democrazia si basa sulle elezioni).

    L'unico difetto del libro è la traduzione, disastrosa. La traduttrice trasforma i "graduate students" in "studenti laureati" (sono i "dottorandi") e il "venture capital" in "capitale di rischio" (si dice "venture capital" anche da noi, in italiano il capitale di rischio è il totale dei mezzi propri di una società). Stendo un velo sullo stile, un traduttese goffo e meccanico. In Italia, ormai, la saggistica bisogna leggersela in originale.

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