The Brooklyn Follies

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Publisher: Faber and Faber

4.1
(3811)

Language: English | Number of Pages: 304 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , Catalan , Italian , French , Portuguese , Galego , Dutch , German , Swedish , Chi simplified , Slovenian

Isbn-10: 0571224970 | Isbn-13: 9780571224975 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Audio CD , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Book Description
So begins Paul Auster's remarkable new novel, "The Brooklyn Follies". Set against the backdrop of the contested US election of 2000, it tells the story of Nathan and Tom, an uncle and nephew double-act. One in remission from lung cancer, divorced, and estranged from his only daughter, the other hiding away from his once-promising academic career, and life in general. Having accidentally ended up in the same Brooklyn neighbourhood, they discover a community teeming with life and passion. When Lucy, the little girl who refuses to speak, comes into their lives there is suddenly a bridge from their pasts that may offer them the possibility of redemption. Filled with stories and characters, mystery and fraud, these lives intertwine and become bound together as Auster brilliantly explores the wider terrain of contemporary America - a crucible of broken dreams and of human folly.
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  • 5

    "Perchè fino a quando la storia continua, la realtà non esiste più."

    Un libro ricco di spunti di riflessione, curiosità interessanti e aneddoti divertenti.

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  • 4

    La prima cosa che si nota leggendo questo romanzo sono le capacità narrative di Auster, la fantasia che gli permette di scrivere storie all’interno di una storia più grande. Con naturalezza e scioltez ...continue

    La prima cosa che si nota leggendo questo romanzo sono le capacità narrative di Auster, la fantasia che gli permette di scrivere storie all’interno di una storia più grande. Con naturalezza e scioltezza la narrazione procede senza momenti di stanchezza. E’ quanto accade in Follie di Brooklyn in cui la narrazione sembra divisa idealmente in due parti (con la nipotina Lucy a far da spartiacque), nella prima la presenza di vari personaggi, oltre ai protagonisti, è il pretesto per raccontare le storie di questi creando una sorta di libro di racconti all’interno del romanzo; nella seconda invece la narrazione procede secondo i binari consueti seguendo gli avvenimenti dei protagonisti mentre stanno accadendo. I toni della narrazione sono di estrema leggerezza, questa è una commedia anche se qualche piccola ombra non manca. Anche i momenti negativi che fanno parte dell’esistenza umana sono raccontati senza mai enfatizzare i toni, quasi in punta di piedi per non turbare troppo chi legge. L’amicizia pur con dolorose perdite, gli affetti familiari, la solidarietà verso gli altri, l’amore sono alcuni dei temi che si riscontrano in questo romanzo. L’autore inoltre fa delle riflessioni sulla vecchiaia, quando non si ha più il fuoco della gioventù, ben sapendo però che si è raggiunta una consapevolezza del proprio esistere, la certezza che nessuno potrà togliere la gioia di un altro giorno di luce e della vista di un cielo azzurro, ben sapendo che nonostante il dicembre della propria vita non sia molto lontano, ci sono delle energie residue che ancora possono essere spese per rendere la propria vita più piena e realizzata. Luci e ombre quindi ma con la certezza che ogni giorno è: “domani è un altro giorno”.

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  • 5

    Il romanzo di Paul Auster ha più di qualcosa in comune con alcuni film di Woody Allen (immaginate Nat nei panni del Boris Yellnikoff di "Basta che funzioni" e ci troverete molte affinità), non solo ...continue

    Il romanzo di Paul Auster ha più di qualcosa in comune con alcuni film di Woody Allen (immaginate Nat nei panni del Boris Yellnikoff di "Basta che funzioni" e ci troverete molte affinità), non solo per anagrafe e ambientazioni (del resto i due autori hanno parecchi “cromosomi biografici” in comune) ma anche per il sottile cinismo che contrappunta le pagine del romanzo. È un cinismo umoristico che dà al romanzo i tratti della commedia ma che funziona come un’arma a doppio taglio, si incunea con disinvoltura in sottotesti impegnativi e finisce con l’affrontare, con leggerezza ma non con superficialità, temi ben più impegnativi. La follia umana, che è appunto del libro tratto distintivo sin dal titolo, è scandagliata attraverso la rappresentazione di una società americana letteralmente allo sbando (e per lo più non una società di emarginati, ma - come in "Pastorale americana" di Roth, testo lontanissimo da questo più ad una prima impressione che ad una lettura approfondita - una classe medio-alta, se non una vera e propria upper class, che “alibi economici” per giustificare il proprio disagio non ne ha poi molti). Si tratta a dirla tutto di uno sbando più psicologico che etico – piuttosto che la crudeltà, qua c’è il fallimento. L’Autore di fronte a tutto questo tumultuoso materiale umano non si pone col piglio del censore indignato, anzi la rappresentazione cinica ed onesta, pur nel suo inflessibile non fare sconti a nessuno, non esprime una severa condanna, lasciando che sia il racconto, nel suo avvincente svolgersi, a parlare al lettore. Siamo un po’ tutti - Autore compreso, perché no? - sulla precaria barca della follia umana, c’è poco da fare. C’è poco da fare, ma qualcosa c’è, ossia provare a ricomporre i cocci della propria esistenza quando le cose sono andate per il verso male. Questo sì, si può - si deve - fare. E non si è mai fuori tempo massimo, nemmeno se si è superata l’età della pensione. Non è mai troppo tardi per salvarsi dall’inevitabile follia umana. O almeno per provarci.

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  • 4

    Serendipità

    Questa è la parola che più volte mi ronzava per la mente mentre leggevo "Follie di Brooklyn": serendipità, ovvero la fortuna di fare felici scoperte per puro caso o trovare una cosa non cercata e impr ...continue

    Questa è la parola che più volte mi ronzava per la mente mentre leggevo "Follie di Brooklyn": serendipità, ovvero la fortuna di fare felici scoperte per puro caso o trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un'altra (grazie Wikipedia!).
    Non solo questo è lo stato in cui cade il lettore, ma è anche un po' il fulcro del romanzo stesso.
    Si va avanti, nella vita, in balia del caso che, proprio mentre ti aspetti tutt'altro, ti porta una ventata di cambiamenti che, inevitabilmente, modificano il tuo destino portandoti a fare cose che non avresti mai nemmeno immaginato.
    Questo accade a Nathan Glass, il protagonista, accade ai personaggi che gli ruotano incontro (i suoi nipoti Tom e Rory, la pronipote Lucy, il suo amico libraio Harry...)e accade anche al lettore quando si rende conto che il libro che ha tra le mani, che aveva iniziato con una certa aria di sufficienza, si rivela un piccolo gioiellino.
    Quando Nathan (o Paul Auster) inizia a raccogliere le sue "Follie di Brooklyn", ti accorgi che quelle follie non sono poi così diverse dalle "Follie di Milano", o dalle "Follie di Londra". Siamo tutti un po' folli quindi siamo tutti normali (poi, chiaro, c'è anche chi è un pochino più folle degli altri, ma del resto...il concetto di normalità e follia è relativo!)
    Per quanto alcuni passaggi possano sembrare surreali, la realtà dimostra ogni giorno come sia in grado di superare la fantasia.
    Poi, questa idea dell'Hotel Esistenza, di un luogo mentale dove rifugiarsi quando tutto ti rema contro, fatto su misura e diverso da persona a persona, mi pare una figata (premetto che scritto come l'ho scritto io sembra una boiata, me ne rendo conto, ma Paul Auster la mette giù in un modo che te la fa passare come una delle trovate più carine che ci siano).
    Il mio Hotel Esistenza me lo figuro come un'enorme libreria immersa in un bosco, con una leggera pioggerellina primaverile e il mio gatto nannone sulle ginocchia...e tra i libri, questo ci sarebbe di sicuro!

    P.S. Vale la pena leggerlo anche solo per le molteplici perle letterarie che Auster infila un po' qui e un po' lì. La migliore, a mio avviso, è la storia della bambola di Kafka. Vi ho messo curiosità eh? :)

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  • 5

    Straordinario!una vita apparentemente comune, intrecci di esperienze, famiglia e incontri inaspettati..tutto raccontato in modo magistrale, niente è prevedibile e tutto ti avvolge pagina dopo pagina.. ...continue

    Straordinario!una vita apparentemente comune, intrecci di esperienze, famiglia e incontri inaspettati..tutto raccontato in modo magistrale, niente è prevedibile e tutto ti avvolge pagina dopo pagina..adoro le storie di quegli uomini arrivati alla pensione che scomettono tutto sulla solitudine, ma non sanno che ogni cambiamento porta nuova vita.

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  • 4

    spirito estremamente americano: riscatto, cambiamento, resurrezione come anche crisi, caduta, speranza. possono succedere cose brutte nella vita e non ci si dimentica di essere caduci, però qualche s ...continue

    spirito estremamente americano: riscatto, cambiamento, resurrezione come anche crisi, caduta, speranza. possono succedere cose brutte nella vita e non ci si dimentica di essere caduci, però qualche sorpresa positiva può sempre avvenire. anche quando non ci si crede più. dietro l'angolo può ancora esserci qualcosa di brutto (le ultime righe lo testimoniano), ma andare avanti è importante, fondamentale.
    come estremamente importante è non dimenticare chi non c'è più; dare importanza alla memoria nei vivi ma pensare anche a qualcosa di più, perchè ogni individuo può essere importante, unico.
    ironia come sottofondo, che sottolinea tutti i temi, gravosi o leggeri che siano.
    bello.

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  • 0

    Povero Auster mi dispiace: mi è capitato in mezzo ad un periodo di letture giapponesi e mi è sembrato rumoroso, eccessivo, superficiale e sgangherato.
    Un po' tenero e a volte comico, sì, ma niente di ...continue

    Povero Auster mi dispiace: mi è capitato in mezzo ad un periodo di letture giapponesi e mi è sembrato rumoroso, eccessivo, superficiale e sgangherato.
    Un po' tenero e a volte comico, sì, ma niente di più.
    Ma mica è colpa sua.

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  • 3

    Un Auster deludente

    Una storia che prende, ma c'è qualcosa che non convince. In questo libro Auster mi ha dato l'impressione di specchiarsi troppo nella sua scrittura. Il suo tentativo di "commedia umana" mi sembra riusc ...continue

    Una storia che prende, ma c'è qualcosa che non convince. In questo libro Auster mi ha dato l'impressione di specchiarsi troppo nella sua scrittura. Il suo tentativo di "commedia umana" mi sembra riuscito solo a metà. La Trilogia di New York, La notte dell'oracolo e La musica del caso erano di un altro livello...

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  • 0

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Tra checche, lesbiche, trans e puttane, un vecchio consuma l ...continue

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Tra checche, lesbiche, trans e puttane, un vecchio consuma la sua pensione facendo da babysitter.

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  • 4

    01-2016

    Inizio il 2016 con un autore newyorkese contemporaneo, lettura adatta in vista di un ormai prossimo viaggio nella Grande Mela. Di Auster avevo letto recensioni non proprio benevole della Trilogia di N ...continue

    Inizio il 2016 con un autore newyorkese contemporaneo, lettura adatta in vista di un ormai prossimo viaggio nella Grande Mela. Di Auster avevo letto recensioni non proprio benevole della Trilogia di New York e avevo quindi aspettative basse. Follie di Brooklyn invece si è rivelato un ottimo libro, ben scritto e di piacevole lettura. Narra di Nathan Glass, ormai vecchio e disilluso, che torna ai natii quartieri di Brooklyn senza progetti né attese, e che invece si trova ad avere un ruolo importante per molte persone a lui vicine. Mi ha a lungo ricordato il buon vecchio Bukowski\Chinaski in versione liberal progressista da East-Coast, quindi depurato da stravizi, parolacce ed esagerazioni, con una bellissima New York di piccoli quartieri e brownstones sullo sfondo. Bravo.

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