The Broom Of The System

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Publisher: Penguin

4.1
(2436)

Language: English | Number of Pages: 480 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0143116932 | Isbn-13: 9780143116936 | Publish date: 

Illustrator or Penciler: Riley

Also available as: Hardcover , eBook , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
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  • 5

    E' il magnifico esordio di un genio. Ho scoperto Wallace da poco ed è stato emozionante. assolutamente originale, folle. Lo consiglio a tutti quelli che hanno voglia di osare un po'. Ottima la scrittu ...continue

    E' il magnifico esordio di un genio. Ho scoperto Wallace da poco ed è stato emozionante. assolutamente originale, folle. Lo consiglio a tutti quelli che hanno voglia di osare un po'. Ottima la scrittura, densa, impegnativa, ma magicamente scorrevole.

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  • 3

    Troppa roba. Tante pagine esuberanti, alcune chicche scritte con tecnica affilata e ineccepibile, altri spunti creativi ben riusciti. Se però l'autore voleva giocare sul nonsense per comunicare qualco ...continue

    Troppa roba. Tante pagine esuberanti, alcune chicche scritte con tecnica affilata e ineccepibile, altri spunti creativi ben riusciti. Se però l'autore voleva giocare sul nonsense per comunicare qualcosa di diverso da un iperbolico parlarsi addosso, con me non ci è riuscito.

    said on 

  • 3

    Mi è piaciuto? Sì.
    Perché? Non lo so.
    Ha molte pagine inutili, molte pagine incomprensibili, molte difficili, molte divertenti e molte geniali.
    Ha molte pagine.
    L'ho capito? Mica tanto. Eppure, nonost ...continue

    Mi è piaciuto? Sì.
    Perché? Non lo so.
    Ha molte pagine inutili, molte pagine incomprensibili, molte difficili, molte divertenti e molte geniali.
    Ha molte pagine.
    L'ho capito? Mica tanto. Eppure, nonostante una trama che non saprei riportare e personaggi che non saprei collocare, sono contento di averlo letto. È un po' come dire che non è fondamentale comprendere qualcosa per apprezzarlo. Del resto, a parte “Michelle”, che non offre difficoltà, perché è un po' come la stele di Roseta, con le frasi in francese e in inglese (Sont des mots qui vont tres bien ensemble... these are words that go together well) a parte “Michelle”, dicevo, non capisco i testi delle canzoni in inglese. Eppure le amo: ho la casa piena di musica anglofona, con raccoglitori di CD, giga di mp3 sul computer e in cantina ci sono scatole di C90, probabilmente smagnetizzate.
    Con le arti figurative è lo stesso: non sono in grado di spiegare cosa volesse dire un De Chirico in certe sue opere, eppure starei settimane, in piedi, a osservarle.
    Viene un po' fuori la differenza che esiste tra un romanzo e un noir.
    Se alla fine di un noir o di un thriller non ho capito chi era l'assassino o come hanno fatto a incastrarlo, so di aver perso tempo e sonno. In un romanzo come questo invece, posso accontentarmi di stare a guardare senza essere obbligato a sapere, perché c'è della bellezza.
    Mettiamola così: “La scopa del sistema” mi è piaciuto, non posso premiarlo troppo perché oggettivamente poteva aiutarmi un pochino. Ha il pregio di avermi sbloccato il livello successivo che si chiama “Infinite Jest”. Ho già cominciato a cercarlo, usato, nelle bancarelle di via Cernaia, ma non ho fretta. Adesso vorrei leggere qualcosa di diverso (leggi: facile) che mi ricarichi l'autostima perduta, che mi rapisca e mi porti da qualche parte. Qualcosa di leggero, che non serva a nulla se non a conciliarmi il sonno, la sera. La scelta è fin troppo ampia.

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  • 4

    Molte ragazze davvero belle hanno dei piedi davvero brutti.

    É il primo libro che leggo. Beh sì, escludendo quelli imposti e facenti parte del percorso liceale che, essendo appunto imposti da altri, non hanno mai avuto una grande presa sul sottoscritto, più per ...continue

    É il primo libro che leggo. Beh sì, escludendo quelli imposti e facenti parte del percorso liceale che, essendo appunto imposti da altri, non hanno mai avuto una grande presa sul sottoscritto, più per un mio limite che per altro. Sono arrivato quindi a vent'anni compiuti a voler iniziare a considerare la letteratura come un'amica e non più come un compito a casa, e per farlo ho scelto di iniziare da questo libro, "La Scopa del Sistema", di Wallace.
    La morte, quando avviene in quel modo e quando si porta via una mente così brillante, lascia strascichi di mitizzazione, che sono pericolosi in quanto rischiano di distorcere la realtà, facendo perdere in alcuni equilibrio ed oggettività. La faccio breve ed ammetto che se Wallace non avesse deciso di lasciarci quel 12 settembre del 2008, io probabilmente ora non starei scrivendo questa "recensione", e sarei stato un idiota, perché mi sarei perso qualcosa di importante.
    Mi sarei perso la storia di Lenore Beadsman, giovane donna con il pallino dell'indipendenza a tutti i costi il cui equilibrio interiore viene continuamente intaccato da una sequela di personaggi secondari ma che poi troppo secondari non sono, tra cui il suo forsefidanzatomaforseancheno Rick Vigorous, suo capo e datore di lavoro nonché concentrato di insicurezze e paranoie; il dottor Jay, un terapeuta da strapazzo che offre a noi lettori dialoghi surreali e grotteschi oltre che inaspettatamente illuminanti ma che ai suoi clienti fissi Lenore e Rick lascia solo tanta frustrazione; e nonna Lenore, che dopo aver passato mucchi di giorni a catechizzare la nipote sulla filosofia Wittgensteiniana decide di sparire nel nulla insieme a altri vecchietti rampanti come lei, ma non prima di aver sottratto una formula chimica il cui ritrovamento potrebbe fare la fortuna di papà Stonecipher Beadsman e della sua ricchissima azienda produttrice di cibo per l'infanzia. Mi sarei perso anche tanti altri personaggi, uno più particolare dell'altro ed ognuno con una funzione precisa all'interno del "sistema" di Lenore.
    Mi sarei perso il suo stile camaleontico e i suoi cambi di scena cui molte volte è anche difficile star dietro. É vero, Wallace chiede una dose di concentrazione al lettore per ricordare e collegare tutti gli elementi che compongono il suo "puzzle", ma lo ripaga con una storia surreale, grottesca e divertente che non ha però paura neanche di toccare la filosofia e di raccontare momenti intensi e personali per bocca di personaggi così strani da risultare in qualche modo credibili. L'unica cosa che mi ha lasciato un senso di insoddisfazione è stato il finale, lascio a voi intuire il perché, per non incorrere in spoiler.
    Per quanto mi riguarda, ammetto di non sentirmi ancora pronto per Infinite Jest, e per ora mi leggerò altro. Wallace non ci regalerà altri capolavori e voglio centellinare il più possibile il piacere di sfogliare un suo libro. Ma se il buongiorno si vede dal mattino pare che di motivi per cui mitizzarlo ne avrò tanti, anche se lui non avrebbe voluto.

    said on 

  • 3

    Un autore non per tutti.

    Prima de "La scopa del sistema" avevo letto tre libri di David Foster Wallace: l'antologia di racconti "Oblio", "Tennis, trigonometria, tornado" e "Una cosa divertente che non farò mai più". Di conseg ...continue

    Prima de "La scopa del sistema" avevo letto tre libri di David Foster Wallace: l'antologia di racconti "Oblio", "Tennis, trigonometria, tornado" e "Una cosa divertente che non farò mai più". Di conseguenza questo era il primo romanzo dell'autore americano che leggevo (essendo gli altri racconti e saggi) e l'ho voluto proprio leggere di proposito, sebbene non sia uno dei miei autori preferiti, per chiarirmi un po' le idee su di lui.
    Il romanzo racconta la storia di diversi personaggi, alcuni realistici, altri un pò surreali (tipo il pappagallo Vlad l'Impalatore). Tutto parte da un classico episodio da college americano, due ragazzi bussano alla porta della camera di alcune ragazze e cercano un approccio in maniera un po' goffa e un po' irruenta (chiedono infatti alle povere ragazze un autografo sulle natiche di uno dei due e quando le ragazze di rifiutano e cercano di chiudere la porta questa viene bloccata di forza con il piede). Poi l'episodio in questione finisce lì e il romanzo riparte anni dopo, ognuno dei protagonisti dell'episodio ora ha una propria vita ma le loro strade sono destinate ad incontrarsi di nuovo e quello che era rimasto in sospeso è destinato a continuare.
    I personaggi come detto sono quasi tutti abbastanza realistici, una centralinista, il suo pseudo-ragazzo proprietario di una casa editrice, una vecchietta che scompare (nonna della protagonista), il corpulento è depresso proprietario di una grande azienda, e molti molti altri (alcuni principali ed altri personaggi secondari che comunque avranno il loro ruolo importante nella storia). Il romanzo logicamente racconta dei rapporti interpersonali che intercorrono tra queste persone ma non solo, sono infatti molto frequenti anche i racconti introspettivi dei personaggi (diversi capitoli infatti raccontano di sedute psicanalitiche). La scrittura è sempre molto elevata e ricca di particolari, stupisce inoltre il fatto che un romanzo così elaborato e complesso sia stato scritto dall'autore alla giovane età di 24 anni, questo a sottolinearne il genio. Com'è tipico del realismo isterico di Wallace spesso ci si distacca dalla storia principale per andare a sbattere altrove e in molti casi è facile perdere il filo del racconto (soprattutto in questo romanzo che essendo uno dei primi non ha le note a fondo pagina, caratteristica che invece poi diventerà fissa nelle sue opere).
    Detto ciò vorrei spendere due righe per parlare del Wallace autore. Negli ultimi anni infatti é stato fatto oggetto di grandi lodi ed è diventato uno degli autori più letti (o almeno così dice chi afferma di amarlo) dalla massa. Ora io mi trovo al quarto libro di Wallace ed onestamente, pur ritenendo che sicuramente aveva un'enorme capacità letteraria, non lo trovo certo uno degli autori più facili da seguire nè tantomeno da comprendere (anzi credo che il suo realismo isterico sia veramente uno stile estremo). Lo stesso Stefano Bartezzaghi nell'introduzione di questo romanzo parla di questa difficoltà sottolineando come addirittura il romanzo possa essere letto e seguito in due diversi modi, in maniera cronologica o meno. Lo stesso problema nel seguire il "funambolico" autore americano l'ho trovato in alcuni racconti di "Oblio". Vero è che probabilmente è proprio questo il bello della sua prosa, senza dubbio, ma onestamente vedendo poi le statistiche sui libri letti all'anno dagli italiani (come numero siamo tra gli ultimi in Europa) e allo stesso tempo sentire decine e decine di persone che dicono che bravo Wallace, beh rimango un pò sorpreso e mi chiedo: ma l'hanno mai letto un libro intero di Wallace o si sono fermati all'introduzione? O ancora peggio parlano per sentito dire?
    Tutto ciò ripeto senza nulla togliere ad un genio letterario tra i migliori degli ultimi 30 anni, ma assolutamente non così facilmente fruibile e comprensibile come la massa tende a far credere.
    Personalmente, per concludere, ritengo che sia molto più apprezzabile nei saggi, dove la sua "libertà letteraria" riesce ad essere meglio veicolata (ho apprezzato tantissimo "Una cosa divertente che non farò mai più") e dove i suoi excursus letterari sono molto più attinenti e diventano quasi uno chiarimento a quello che si sta leggendo, soprattutto risultano più a tema. Resta comunque per me un autore che o si ama o si odia, nonostante l'elevata capacità letteraria.

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  • 1

    Meno male che è finito!

    L'unico motivo per cui ho terminato questo libro è il fatto che odio non terminare i libri iniziati. Certamente quello di Wallace è un modo di scrivere innovativo e complesso, però non mi ha stupita p ...continue

    L'unico motivo per cui ho terminato questo libro è il fatto che odio non terminare i libri iniziati. Certamente quello di Wallace è un modo di scrivere innovativo e complesso, però non mi ha stupita positivamente. Libro sconclusionato, senza un vero inizio e una vera fine, in cui si incrociano pezzi di storie buttate - apparentemente - a casaccio, e di cui spesso non si capisce nulla. Ho trovato inoltre i personaggi freddi ed irritanti, e non ho "fatto il tifo" per nessuno; spero che questo fosse l'intento dello scrittore. Sconsiglierei questo libro.

    said on 

  • 4

    follia linguistica e narrativa

    No vabbè, m'è piaciuto molto. Ma confesso che una scrittura così forzata ogni tanto mi perde. Si vede che il mio cervello è un po' più lineare ;) In ogni caso ho riso molto, a volte amaramente, ma com ...continue

    No vabbè, m'è piaciuto molto. Ma confesso che una scrittura così forzata ogni tanto mi perde. Si vede che il mio cervello è un po' più lineare ;) In ogni caso ho riso molto, a volte amaramente, ma comunque molto.
    Ci sono delle trovate divine, che pur nel loro delirio, descrivono alla perfezione le perversioni delle relazioni sociali, professionali e sentimentali della nostra complessa società occidentale.
    E una nota di merito per la traduzione, impeccabile e di ottima resa.
    4 stelle, meritatissime!

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  • 4

    Io non so cosa dire. Sul serio.
    Ho letto Infinite Jest e mi ha lasciato inebetita.
    Mi dico: leggi La scopa del sistema, è il suo primo romanzo (nonché l'unico altro che ha scritto), lo ha scritto che ...continue

    Io non so cosa dire. Sul serio.
    Ho letto Infinite Jest e mi ha lasciato inebetita.
    Mi dico: leggi La scopa del sistema, è il suo primo romanzo (nonché l'unico altro che ha scritto), lo ha scritto che aveva 24 anni, magari capisci tutto.
    Zero.
    Inebetita uguale.
    So solo che ho letto qualcosa di folle, per cui usare il criterio bello/brutto sembra non avere senso, come uno che abbia tantissime cose da dirti, che sono troppo dure per dirtele così come sono, e allora le dipinge, a tratti fortissimi, grotteschi, assurdi, e ti sembra di non capire niente, ma forse hai capito tutto quello che c'era da capire.
    Ah, un'altra cosa so: che ha ragione. Su tutto.

    said on 

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