The Broom Of The System

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Publisher: Penguin

4.1
(2387)

Language: English | Number of Pages: 480 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0143116932 | Isbn-13: 9780143116936 | Publish date: 

Illustrator or Penciler: Riley

Also available as: Hardcover , eBook , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
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  • 4

    Io non so cosa dire. Sul serio.
    Ho letto Infinite Jest e mi ha lasciato inebetita.
    Mi dico: leggi La scopa del sistema, è il suo primo romanzo (nonché l'unico altro che ha scritto), lo ha scritto che ...continue

    Io non so cosa dire. Sul serio.
    Ho letto Infinite Jest e mi ha lasciato inebetita.
    Mi dico: leggi La scopa del sistema, è il suo primo romanzo (nonché l'unico altro che ha scritto), lo ha scritto che aveva 24 anni, magari capisci tutto.
    Zero.
    Inebetita uguale.
    So solo che ho letto qualcosa di folle, per cui usare il criterio bello/brutto sembra non avere senso, come uno che abbia tantissime cose da dirti, che sono troppo dure per dirtele così come sono, e allora le dipinge, a tratti fortissimi, grotteschi, assurdi, e ti sembra di non capire niente, ma forse hai capito tutto quello che c'era da capire.
    Ah, un'altra cosa so: che ha ragione. Su tutto.

    said on 

  • 1

    delusione totale

    Osannato dalla critica, probabilmente è un mio limite, ma ho trovato questo libro sconclusionato e inconcludente, interessante solo la copertina, e ho detto tutto

    said on 

  • 5

    Non sapevo dove scriverlo quindi lo faccio qui. Ho realizzato solo ora che ho cancellato per sempre una parola dal mio dizionario. Le parole sono molto importanti per me, ma lo sono di più le persone. ...continue

    Non sapevo dove scriverlo quindi lo faccio qui. Ho realizzato solo ora che ho cancellato per sempre una parola dal mio dizionario. Le parole sono molto importanti per me, ma lo sono di più le persone. Mi manchi

    said on 

  • 4

    *screaming internally*

    Questa non sarà una recensione su La scopa del sistema, credo mi manchino vari punti di QI per poterla scrivere. Però mi viene da fare una riflessione generale.
    Ci sono persone che non hai mai conosci ...continue

    Questa non sarà una recensione su La scopa del sistema, credo mi manchino vari punti di QI per poterla scrivere. Però mi viene da fare una riflessione generale.
    Ci sono persone che non hai mai conosciuto e mai nella vita conoscerai (in questo caso, per ovvia irreperibilità dell'autore) ma che hanno l'inconsapevole potere di farti sentire una merda.
    David Foster Wallace, che fino a qualche mese fa era a me completamente sconosciuto, ha scritto e pubblicato questo romanzo quando aveva la mia età. La mia età: 25 anni.
    Io mi guardo indietro, mi guardo davanti, mi guardo adesso e vedo il niente. Sono ancora infognata all'università, non ho nessuna capacità particolare, non ho un lavoro e praticamente la mia vita da adulta non è ancora cominciata. Va bene che Wallace si è suicidato alla fin fine, però, ecco, avrà avuto i suoi buoni motivi per farlo. Va bene che ognuno ha la sua storia e i suoi percorsi da fare, peròeccouffa.
    La cosa peggiore è che questo libro non l'ho tanto capito. A parte i discorsi di Rick e del Dottor Jay, in cui più volte mi sono persa, c'è qualcosa che proprio mi sfugge. Non parlo di qualche significato, morale o cose del genere, che pure a volerle cercare c'è solo da sprecare tempo. Idem per il finale, che mi sa che non c'è e basta e che comunque spero contempli il bruciare all'inferno di Lenore bisnonna.
    Io il libro l'ho letto così com'era, adattandomi ai cambi di stile e ai salti temporali, facendomi prendere per mano dall'autore e osservare tutti i personaggi che aveva creato, tutte le vicende e i loro discorsi, facendomi un sacco di risate e sentendomi sempre più una merda perché invece di leggere avrei dovuto fare altre cose (tipo adesso). È stato un viaggio interessante, un volo di sola andata verso la più dura autocommiserazione, ma questo non è mica colpa di Wallace. Sto divagando.
    Ecco, dicevo, forse ho sbagliato, perché sento che il mio approccio sarebbe dovuto essere diverso, la chiave di lettura sarebbe dovuta essere un'altra e il non capire cosa mi turba mi fa impazzire.
    Mi serve una doccia.

    said on 

  • 5

    Leggere David Foster Wallace è sempre un'avventura.
    Un viaggio all'insegna dell'incontro con l'ignoto (letterario e non), alla scoperta di una terra inesplorata, dove l'impossibile assume le connotazi ...continue

    Leggere David Foster Wallace è sempre un'avventura.
    Un viaggio all'insegna dell'incontro con l'ignoto (letterario e non), alla scoperta di una terra inesplorata, dove l'impossibile assume le connotazioni del reale e tutto può succedere (o non succedere), in un trionfo di frastornanti capovolgimenti di stile e narrazione.
    È anche un viaggio nei meandri della mente umana, accompagnato da un'analisi lucidissima e sferzante sulla vita, tanto che quasi si stenta a credere, nel caso specifico, che tali capacità di esplorazione e profondità d'indagine possano appartenere ad un ragazzo di soli ventiquattro anni.
    Anche in questo romanzo viene a crearsi un percorso labirintico, uno spettacolo originalissimo di tecnica e capacità inventive, dove la storia in sé è solo uno dei tanti aspetti che coinvolgono il lettore.
    Miriadi di personaggi popolano le pagine della storia di Lenore, di sua nonna e di una fantomatica ricerca tra deserti orrorifici, studi di pseudo-psicanalisti un po' folli e centralini impazziti, dove il fine ultimo non è per niente lo sviluppo della storia in sé, bensì tutto quello che viene costruito intorno ad essa.
    Qua e là, in mezzo all'apparente caos che regna sovrano, troviamo delle vere e proprie perle di autentica e "canonica" bellezza, perché d'altronde la sensibilità e l'accuratezza dell'autore nel creare le sue storie sono davvero formidabili, e questo libro non fa eccezione.

    Non tutto (o quasi niente) verrà svelato alla fine di questa strabiliante avventura, ma bisogna proprio dirlo, è un viaggio che lascia una soddisfazione incredibile.

    said on 

  • 4

    "Nonna dice che ogni racconto si trasforma automaticamente in una specie di sistema, un sistema che controlla tutti i personaggi coinvolti."

    said on 

  • 3

    grande DFW

    una delle prime opere importanti di dfw attraversa moltissimi temi, un viaggio lunghissimo tra salti temporali e una moltitudine di personaggi.
    anche se ho fatto fatica a capirlo fino in fondo.... ...continue

    una delle prime opere importanti di dfw attraversa moltissimi temi, un viaggio lunghissimo tra salti temporali e una moltitudine di personaggi.
    anche se ho fatto fatica a capirlo fino in fondo....

    said on 

  • 5

    (senza titolo)

    Mi pare che vi siano innumerevoli maniere di prendere questo romanzo, di affrontarlo al principio e di valutarlo dopo la lettura.

    Lo si può considerare un prototipo di Infinite Jest, tanti e tali s ...continue

    Mi pare che vi siano innumerevoli maniere di prendere questo romanzo, di affrontarlo al principio e di valutarlo dopo la lettura.

    Lo si può considerare un prototipo di Infinite Jest, tanti e tali sono le analogie, i personaggi de “La Scopa” che ne prefigurano altri di IJ, le invenzioni di stile e di contenuto, gli ambienti, le famiglie, la scelta dei nomi, eccetera, che sarebbe pressoché impossibile compilarne un elenco preciso. Si fa prima a fare il discorso inverso osservando che l’elemento che più differenzia le due opere è l’assenza in “La scopa” dell’enorme apparato di note, subnote, subsubnote presente in IJ. Che non è solo una ricercatezza di stile ma induce ad una modalità di lettura completamente diversa.

    Oppure si può procedere a partire dal senso di ammirato stupore per l’esordio di un autore ventiquattrenne già in grado di mettere in piedi un’architettura narrativa di tale complessità, precisione, talento innovativo, torrente di idee, suggestioni, situazioni, invenzioni da togliere il fiato e da sembrare, più che un’opera prima, la summa di un autore giunto all’apice della propria capacità creativa: un testo e uno stile quasi imprescindibili nella narrativa alla fine e, mi sbilancio, a coronamento di un secolo che pure di geni letterari ne ha profusi in grande quantità.

    Un’altra modalità di approccio (alludo sempre sia alla disposizione mentale del lettore a pagina 1, sia a quella retrospettiva di chi è arrivato alla “fine”, posto che quest’ultima parola mai come qui appaia deliberatamente destituita di significato…) è l’impegno ad un’analisi razionale delle principali fondamenta dell’opera, la ricerca di uno o più bandoli della rete intricata che Wallace lascia lungo il percorso. E’ la strada scelta con coraggio da Bartezzaghi, nella sua prefazione al romanzo, che personalmente ho trovato pregevole meravigliandomi assai per le numerose critiche che ha suscitato: molte fra le osservazioni del prefatore aggiungono valore e interessanti itinerari all’approfondimento della conoscenza di un autore e in particolare di un’opera talmente sfaccettata.

    L’ultima scelta (ma in realtà ce ne sarebbero altre) è quella che sempre ci resta nei confronti di espressioni artistiche che sembrano trascendere le nostre capacità di completa assimilazione: l’abbandonarsi alla corrente di un magma che contiene frammenti inafferrabili e non collocabili, ma anche perle di grande valore come il racconto “Amore”, incastonato fra i demenziali prodotti della fantasia distorta di Rick Vigorous oppure il personaggio di Lavache nel (troppo) breve intermezzo di metà romanzo che lo vede in primo piano.

    Il povero lettore qualunque può oscillare fra l’uno o l’altro di questi sentieri, purché conservi la consapevolezza (pena cocenti delusioni) che non ha senso attendersi uno sbocco rassicurante e definitivo, così come non ha senso domandarsi come sia possibile avere concluso “La scopa del sistema” senza averne mai raggiunto, spiegato, udito direttamente la nonnina protagonista; non avere compreso nell’ultima riga se R.V. si consideri un uomo di parola o un uomo di merda; non avere colto cosa accade a Lenore nel crescendo del penultimo capitolo dove il suo silenzio sempre più assoluto fa da inquietante contrappunto al baccano di tutti o quasi i personaggi ritrovati nella stessa stanza come in una comica finale o in una commedia degli errori…

    D’altra parte io stesso non saprei proprio come esprimere in altro modo la

    said on 

  • 4

    Posso aspettare il telegiornale delle undici, se proprio insisti a fare il razzolamerda.

    La scopa del sistema è un romanzo multiforme, nel senso che alterna capitoli di soli dialoghi anche ristrettissimi, a capitoli molto intensi, poetici e caratterizzati da descrizioni emozionanti, a cap ...continue

    La scopa del sistema è un romanzo multiforme, nel senso che alterna capitoli di soli dialoghi anche ristrettissimi, a capitoli molto intensi, poetici e caratterizzati da descrizioni emozionanti, a capitoli dove l'amore, nelle sue molteplici sfaccettature, è tema centrale, a capitoli dove, invece, il tema centrale è la critica sottile, ma affilata, sulle nevrosi e manie dell'uomo e della donna della fine 20° secolo, a capitoli dove la riflessione, sulla vita, sulle emozioni, ma anche sulle semplici quotidianità, è legge... per esempio:

    "Basta guardare molto da vicino. Se si guarda molto da vicino ci si accorge che l'acqua del cesso non è ferma: tra le spesse pareti di porcellana della tazza, l'acqua del cesso pulsa, e, sia pure quasi impercettibilmente, essa si alza e si abbassa, influenzata dalla potenza or del risucchio or della spinta di maree sotterranee immaginabili solo dal più devoto dei pellegrini mattutini."

    "Amici, ci sono molti modi per diventare soci del Signore, basta prendere il telefono e chiamarci qui all'1-800-SOCIO e scegliere di diventare Socio del Signore a Vita e Oltre con un contributo di cinquecento dollari e oltre, oppure sempre chiamandoci all'1-800-SOCIO potete scegliere di diventare Socio del Signore a Vita con duecentocinquanta dollari, oppure Socio Semplice con cento dollari, o Socio Amico Personale di Ugolino con cinquanta, oppure ancora di diventare un non meno importante Socio di Preghiera con solo venti dollari, e, amici, qualunque opzione scegliate state pur certi che qualcosa succederà."

    Avendo già letto Infinite Jest, non posso che notare una certa affinità, soprattutto nella struttura narrativa, che poi con Infinite Jest, per me raggiunge l'apice. Però per contro, qui in La scopa del sistema, si sente di più la forza dell'amore, forse perchè quando lo ha scritto aveva 24 anni?

    said on 

  • 5

    libro eccezionale per i miei gusti e stile assolutamente
    unico e geniale, ancor di più se si pensa che è stato scritto da un ragazzino. l'ho appena terminato e lo inizierei di nuovo. Capolavoro che mi ...continue

    libro eccezionale per i miei gusti e stile assolutamente
    unico e geniale, ancor di più se si pensa che è stato scritto da un ragazzino. l'ho appena terminato e lo inizierei di nuovo. Capolavoro che mi ha entusiasmato.

    said on 

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