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The Broom of the System

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Publisher: Penguin (Non-Classics)

4.1
(2266)

Language:English | Number of Pages: 480 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0142002429 | Isbn-13: 9780142002421 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
The mysterious disappearance of her great-grandmother and 25 other elderly residents of a nursing home only compounds the small catastrophes that threaten to elevate Lenore Stonecipher Beadsman's search for love and self-determination to new heights of spasmodic weirdness.
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  • 1

    -Lo vedo che non ti piace...-
    -Che cosa?-
    -Il libro...-
    -mmm...-
    -Sono settimane che balla da un tavolo all'altro!-
    -mmm...-
    -Se non ti piace mollalo!-
    -E' Wallace! E poi lo sai che non lascio i libri ...continue

    -Lo vedo che non ti piace...-
    -Che cosa?-
    -Il libro...-
    -mmm...-
    -Sono settimane che balla da un tavolo all'altro!-
    -mmm...-
    -Se non ti piace mollalo!-
    -E' Wallace! E poi lo sai che non lascio i libri a metà ! -
    -Sí ma non ti piace e poi ci sarebbe da carteggiare e ridipingere la ringhiera davanti...-
    -Davvero?-
    -Sí !-
    -Va bene...-

    said on 

  • 2

    Anche se ho apprezzato lo stile e il linguaggio, ricchissimi e potenti, non sono riuscita ad arrivare alla fine. Per quanto coinvolgente sia la narrazione, se sento che un libro non mi sta portando da ...continue

    Anche se ho apprezzato lo stile e il linguaggio, ricchissimi e potenti, non sono riuscita ad arrivare alla fine. Per quanto coinvolgente sia la narrazione, se sento che un libro non mi sta portando da nessuna parte e sento sempre meno il desiderio di leggerlo, se non mi preoccupo più per la sorte dei personaggi e non provo alcuna curiosità nei loro confronti, mi sento autorizzata ad abbandonare. Non posso giudicare un libro che non ho finito, ma forse questo abbandono è la sintesi del mio giudizio.

    said on 

  • 3

    Ho finito la scopa.

    Ebbene sì. E ho tirato in lungo prima di scrivere la recensione.
    Un po’ perché non avevo molto tempo. E un po’ tanto perché è imbarazzante non scrivere qualcosa di entusiastico su questo scrittore. Q ...continue

    Ebbene sì. E ho tirato in lungo prima di scrivere la recensione.
    Un po’ perché non avevo molto tempo. E un po’ tanto perché è imbarazzante non scrivere qualcosa di entusiastico su questo scrittore. Quelli tosti che ci capiscono di genialità lo chiamano confidenzialmente DFW. Io ci capisco poco, quindi lo chiamo signor Wallace.
    Ci sono scrittori decisamente geniali, su questo non ci piove. Non si limitano a scrivere che A è andato da B fermandosi per bere un aperitivo al bar di C. Macché, troppo facile e scontato.
    Il vero genio ti narra che A, andando da B, ha incrociato un casino di persone. Ti racconta delle mezze storie su di loro che non c’azzeccano niente con A. E neanche con B, a voler proprio essere pignola. Ma se vai avanti a leggere senza farti cogliere da raptus e scaraventare il libro dalla finestra, scopri che tutta questa gente va a confessarsi al bar di C.
    Quindi in fondo una certa attinenza c’è. Bisogna solo scoprirla. Magari il genio omette di svelare se A è poi riuscito ad andare da B, che sembrava essere il fine ultimo della storia, il suo nocciolo. E tu, finito il libro, resti lì come un’ allocca a chiederti: embè? Ma non importa, questo fa parte della genialità.

    Ora, secondo me, questi scrittori geniali sono tutti un po’ sconvolti, ed è anche bello, a me gli sconvolti piacciono un casino. Però bisogna distinguere: c’è lo sconvolto calmo, che ti fa sognare mentre leggi, sicché ti senti leggera come una piuma in dieta dimagrante, e ti vedi navigare in cielo fra bianche nuvole, su una mongolfiera cullata dal vento, mentre * i pallidi giganti misteriosi stanno in silenzio. E se la mongolfiera cigola malamente alla voltata manco la senti, da quanto sei rilassata.
    Come succede con Murakami, per dirne uno a caso.

    E poi c’è lo sconvolto agitato, che ti fa venire l’attacco d’ansia mentre leggi, sicché ti vedi in un parcheggio sotterraneo lercio mentre partecipi a un rave con dei tipi piercingati e i capelli a cresta di gallo. E muori di sete ma non ti fidi a bere perché chissà cos’hanno messo dentro la Cola. E ti scappa la pipì ma non vai in bagno perché temi di trovarci dentro un paio di quelli lì con i jeans calati a mezz’asta che ti chiedono di autografargli le chiappe, con la scusa che così non si dimenticano di te.
    Come succede con il signor Wallace.

    Insomma, criticate, dite quello che volete, ma non vado oltre le ☆☆☆
    Proverò a leggere altro di suo. Forse.

    * grazie a Dino Buzzati per il gentile contributo.

    said on 

  • 4

    ho scoperto DFW, o almeno ho iniziato, e già mi sento un po' meno sola. Lo amo per lo stile e i personaggi, per le trame che non vanno da nessuna parte in specifico, come la vita. Ed è tutto pieno di ...continue

    ho scoperto DFW, o almeno ho iniziato, e già mi sento un po' meno sola. Lo amo per lo stile e i personaggi, per le trame che non vanno da nessuna parte in specifico, come la vita. Ed è tutto pieno di senso, ma anche senza. E poi era un cremone, l'ho subito capito!

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Impressioni discordanti su questo libro. Da un lato ammetto di aver sofferto un po' dello stile particolare di Wallace, quasi teatrale nei suoi paragrafi fatti interamente di dialoghi, nelle descrizio ...continue

    Impressioni discordanti su questo libro. Da un lato ammetto di aver sofferto un po' dello stile particolare di Wallace, quasi teatrale nei suoi paragrafi fatti interamente di dialoghi, nelle descrizioni assenti che devono essere ricostruite dai commenti dei personaggi, ma nello stesso tempo proprio tale particolarità mi intrigava e attirava. Allo stile si aggiunge poi la trama stessa: il primo impatto è stato quasi traumatico, la surrealità e quasi assurdità di certe scene mi ha lasciato spesso perplessa, ma andando avanti ci si abitua e la si comincia ad apprezzare, tanto più quando è narrata con l'abilità di Wallace. Ho apprezzato i temi trattati, la ricorrenza di certi topoi e il senso particolare di umorismo che emergeva talvolta nei dialoghi. Ci ho messo un po' a superare lo scoglio del primo impatto, ma da lì in poi mi sono goduta tutta la lettura. Fino al finale...
    Tra tutte le (non poche) particolarità di questo libro è quella che mi ha lasciato più perplessa. Il penultimo capitolo mi ha ricordato ancora più fortemente una scena teatrale, con tutti i personaggi del dramma in scena, ma non sono riuscita ad afferrare il 'quid' che voleva trasmettere l'autore con tale scena. L'ultimo capitolo poi, che termina così bruscamente, mi ha anche fatto venire il dubbio che magari stavo leggendo un e-book difettoso... Mi hanno lasciato un po' l'amaro in bocca tutti i fili slegati della trama che non giungono a conclusione, ma era probabilmente nelle intenzioni dell'autore.
    Voto: 8,5

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  • 2

    Non sempre il racconto che ha in mente l'autore emerge in modo lucido, o forse fluisce e basta, o forse sono io che non sento, o forse o forse. Ottima tecnica di scrittura anche se c'è una difficoltà ...continue

    Non sempre il racconto che ha in mente l'autore emerge in modo lucido, o forse fluisce e basta, o forse sono io che non sento, o forse o forse. Ottima tecnica di scrittura anche se c'è una difficoltà di costruzione. Avvincenti ed efficaci i racconti inseriti che interrompono il fluire nevrotico. La verbosità dell'autore oscilla fra alte vette, notevoli intuizioni e basso profilo. Non mi ha convinto, non lo consiglio. Un libro che spiazza che vorresti/nonvorresti continuare a leggere.

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  • 2

    Spesso con Wallace ti ritrovi a leggere, con attenzione sempre crescente, decine e decine di pagine con la convinzione che in quelle pagine si trovi il senso della questione. Ne sei certo.
    Andando ava ...continue

    Spesso con Wallace ti ritrovi a leggere, con attenzione sempre crescente, decine e decine di pagine con la convinzione che in quelle pagine si trovi il senso della questione. Ne sei certo.
    Andando avanti inizi a credere che te lo sia fatto sfuggire, questo senso.
    E allora torni indietro e ricominci, decine e decine di pagine, ma il senso continua a sfuggire. Affiora il dubbio che non ci sia alcun senso ma, nonostante questo, non ti senti fregato. Come sempre Wallace, o il traduttore Perroni, riesce ad essere incredibilmente avvincente anche se assolutamente privo di senso. Ma quando un libro conta 500 pagine la scrittura avvincente da sola non basta.
    Tutte queste parole devono avere un significato!
    Le uniche parti con un barlume di svolgimento tradizionale, intreccio o comunque un accenno di storia, sono i brevi racconti letti da Rick e Lenore. E saranno proprio quei racconti, insieme ad improvvisi momenti di comicità e pura follia, a permettere al lettore, almeno a me, di arrivare fino alla fine, quando il romanzo si sarà ormai trasformato in un’estenuante seduta psicoanalitica nella quale il dottore scoprirà di avere più numerosi e gravi problemi rispetto ai suoi assistiti.

    said on 

  • 5

    Da novellina

    Allora, scrivo questa recensione a distanza di tempo. La verità è che non so esattamente cosa scrivere, ma è un libro che mi ha colpito e quindi ho deciso di scriverci su qualcosa. Parto dal fatto che ...continue

    Allora, scrivo questa recensione a distanza di tempo. La verità è che non so esattamente cosa scrivere, ma è un libro che mi ha colpito e quindi ho deciso di scriverci su qualcosa. Parto dal fatto che non ho mai letto Wallace e che da qualche anno fisso "Infinite Jest", un po' come una sfida e un po' perché mi attira, nelle librerie. Non essendomi mai imbattuta nell'autore però ho deciso di partire da qualcosa di più fattibile*. Questo libro mi è piaciuto parecchio. Ho letto parecchie recensioni e di alcuni che dicevano che non ci fosse un nesso logico, che ci fossero personaggi a caso e che ad un certo punto la maggior parte dei dialoghi, giacché inconcludenti, risultassero noiosi. Io non ho riscontrato nessuno dei punti precedenti: a/b) anche se frammentario, il nesso logico c'è. Ogni personaggio è perfettamente collegato, anche se da un filo sottilissimo, o almeno, è un veicolo che scatena un'azione. È un libro da leggere con la dovuta attenzione, perché c'ho che sfugge può essere un dettaglio importante. Questo mi fa capire che non è una lettura per tutti. Ok, il finale "non c'è" ma sinceramente non lo ritengo una mancanza rilevante. c) I discorsi senza attinenza non li ho trovati noiosi, anzi sono particolarmente divertenti sopratutto perché fuori contesto. Ho subito pensato a quei dialoghi che aprono i film di Tarantino. Avete presente il discorso iniziale ne "Le Iene" sulle mance da dare alle cameriere?
    Io credo che l'approccio a questo libro non debba essere di pretesa, ma bisogna lasciarsi trasportare dal flusso e dagli eventi delineati dall'autore. L'ho visto come un devertissement, una sperimentazione che ho apprezzato parecchio. Ho adorato le metafore esagerate e il metatesto, per non parlare del personaggio di Lenore.

    *numero di pagine

    said on 

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