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The Broom of the System

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Publisher: Penguin (Non-Classics)

4.1
(2330)

Language:English | Number of Pages: 480 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0142002429 | Isbn-13: 9780142002421 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
The mysterious disappearance of her great-grandmother and 25 other elderly residents of a nursing home only compounds the small catastrophes that threaten to elevate Lenore Stonecipher Beadsman's search for love and self-determination to new heights of spasmodic weirdness.
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  • 4

    Geniale, vario, accattivante. Personaggi molto ben costruiti, situazione a volte surreali. Lascia l'amaro in bocca il fatto che tutto, ma proprio tutto, resti sospeso, forse un po' come la vita. Ottim ...continue

    Geniale, vario, accattivante. Personaggi molto ben costruiti, situazione a volte surreali. Lascia l'amaro in bocca il fatto che tutto, ma proprio tutto, resti sospeso, forse un po' come la vita. Ottimo stile.

    said on 

  • 4

    ACME – Pensavo fosse stucchevole quella volta, invece era un calesse

    La prima volta che ho letto (del)la scopa del sistema pensavo fosse stucchevole, e invece.
    Sulle righe, davanti agli occhi [i miei bellissimi occhi], il ritratto di un uomo giovane, capelli gellati e ...continue

    La prima volta che ho letto (del)la scopa del sistema pensavo fosse stucchevole, e invece.
    Sulle righe, davanti agli occhi [i miei bellissimi occhi], il ritratto di un uomo giovane, capelli gellati e naso fremebondo (Valentino???), e io che mi fermo sulla fremebonda parola e,… e mi mordo il labbro inferiore.
    Nopperché unA freme, cos’altro volete che faccia?
    Come quella volta (quell’altra) in cui sentii per la prima volta [scusate il refuso volutamente voluto] la parola “bustrofedico” [avevo 24 anni], pronunciata da Umberto Broccoli.
    E fu subito amore. Anche quella volta lì.
    Nelle orecchie [le mie bellissime orecchie], le Bangles*.
    Anche se non era un Frenetico Lunedì. Anzi, non era un lunedì manco per niente.
    Era un caldissimo mercoledì (20/08/’14), aNobii me lo ricorda benissimo.

    - Te l’hanno mai detto che sei psicopatica???

    Eh, hai voglia!
    Apropos’ [mai l’applicazione] e tu hai mai pensato alle caratteristiche che ti fanno innamorare in amore [dov’altro sennò]?
    Nopperché all’inizio una persona comincia a piacerti sulla base di, appunto, sulla base di alcune sue caratteristiche, no? L’aspetto fisico, oppure come si muove, o l’intelligenza, o magari una combinazione di tutte queste cose insieme. Sicché all’inizio a farti sentire in un certo modo nei confronti di una certa persona sono appunto quelle che tu chiami caratteristiche, cioè aspetti di quella certa persona.

    - Sento che le cose si mettono male.

    Ma poi se arrivi al punto che… cioè, se quella persona arrivi ad amarla, allora è come se la faccenda si capovolgesse. Cioè non è più che apprezzi quella persona per via di certi aspetti di quella persona; piuttosto è che cominci ad apprezzare gli aspetti di quella persona perché apprezzi la persona. Tipo come una cosa centrifuga anziché centripeta.

    - Come le dici tu LE COSE, guarda, nessuno.

    Visto? eh, per una volta siamo d’accordo.
    Amore = forza centripeta
    Chi altri vuoi che la dica una cosa così?
    Solo I(ss)o.

    Cooomunque, [anyway come direbbe invece David] torniamo a quella volta.
    Alla fine mi sa che non erano le Bangles, ma The Beatles** a.
    E Ma…

    - Ma???

    Ma torniamo al Tizio.
    Mi colpì, quella volta. Con un bolo di Ritz e Mortadella.
    Ora, a unA normale (mi rendo conto) la cosa avrebbe dovuto fare un po’ schifo, solo che…

    - Solo che cosa???!!!

    Solo che io vengo da un mondo dove si mangiano libri di cibernetica e insalate di matematica, vuoi che mi “faccesse specie” un ritz? E jamm’…

    - Mh, Nabisco.
    E, vuoi dirci pure qualcosa del libro o jamm bell’ e la pianti di.?

    Ahggià: La Scopa.

    Dunque,
    è la storia di Lenorealla2.
    Di Lenore-dalle bellissime gambe [ne so qualcosa] mortificate però perennemente in scarpe molto converse [questa invece non la so proprio o meglio non la voglio sapere. Tanto varrebbe allora vestirsi come Licia in Kiss me!!!] alla ricerca di un'altra Lenore (Lenore bis-nonna),
    ed è [sempre la storia] di un fidanzato (così crede lui) di lei-Lenore, vigoroso; di un fratello che è, di uno che non è, di una sorella che perché è non si sa comm'è, di un pappagallo drogato, di un genio dei geni (cromosomi li chiamano), di uno psicologo impostore, di un padre imprenditore e di una madre in perdizione, di una membrana da rompere, e di altro, e/o di others, in una miscellanea di personaggi surreali e incredibili che tu puoi spoilerare finché ti pare, tanto a) non riuscirai mai a dire il tutto (il tutto di ognuno di essi del resto non riesce a dircelo nemmeno Wallace), aa) sono talmente stra-[metteteci quello che più vi pare dopo il trattino] da non diventare mai -less, aaa) c’è un finale che.

    - Che…???

    Eh:, “che”. Che lieve non è; ma lieto nemmeno.

    E poi c’è Lui.

    - Ancora??? Ma Lui Chi? Quello del bolo?

    Mannò, Lui: David.
    Ti dirò, non lo so se mi piace.
    Cioè,…

    - Quando unA donna dice non lo sa, ge ne ral men te vuol dire Sì. Te l’hanno mai fatto notare?

    No, veramente no.
    Io, quando lo dico, che non lo so, ANCORA, vuol dire esattamente questo.
    Ho letto due libri (Suoi), e il bilancio è 1:1, 50 sì – 50 no. Palla al centro. Segna: X.

    Penso, mmh, che abbia scritto sicuramente tanto, più di quello che andava pubblicato.
    E Lui ne era consapevole.
    Alcune cose meglio lasciarle al cassetto privato, però.

    E’ stato a Capri.

    Mannaggia!

    Se avessi avuto la fortuna di incontrarLo, l’avrei portato sulla Costiera Amalfitana; da Vietri a Positano.
    Nelle orecchie, QUESTA di VOLTA, la musica giusta: Road Runner-Beep Beep***.

    - E perché proprio lo struzzo?

    Eh, perché.
    Perché mentre il coyote, funzionante all’interno di un sistema che ha l’interessante ruolo di Natura Matrigna, un personaggio che incessantemente, instancabilmente, disastrosamente persegue un oggetto/scopo – ossia l’uccello – oggetto e scopo il cui valore è assai inferiore rispetto a quello dello sforzo e delle risorse che il protagonista investe nella sua ricerca…

    [dicevo] mentre il coyote… dispone di consistenti risorse finanziarie, perché mai anziché dilapidarle per travestirsi da struzzo femmina e comprare catapulte e costruire razzi esplosivi e preparare polpette da struzzo farcite di veleno radioattivo non le impiega per andare a mangiare al ristorante cinese? Eh?, non sarebbe stato molto piú semplice ed economico?
    E invece no.

    - No???

    No.
    E' no, perché “occorre la stessa attenzione e lo stesso amore tanto per conquistare che per lasciare qualcuno”.

    - Ehggià.

    Fine

    * The Bangles - Manic Monday
    http://www.youtube.com/watch?v=SsmVgoXDq2w
    ** The Beatles - Eight Days A Week
    http://www.youtube.com/watch?v=VadngOGKlP0
    *** Bo Diddley - Road Runner
    http://www.youtube.com/watch?v=2iOEYm3axI4

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  • 5

    Faticato all'inizio, ne ho divorato la seconda metà con la stessa voracità di Norman Bombardini. I personaggi saranno anche assurdi, ma dopo un po' diventano davvero tanto reali, e ne avrei voluto anc ...continue

    Faticato all'inizio, ne ho divorato la seconda metà con la stessa voracità di Norman Bombardini. I personaggi saranno anche assurdi, ma dopo un po' diventano davvero tanto reali, e ne avrei voluto ancora. Vicini, come David Foster Wallace riesce ad essere sempre. Wallace mi ha fatto ricordare i motivi per cui adoravo leggere DeLillo e Pynchon, tra cui l'immersione totale nel flusso degli eventi del romanzo e delle sue diramazioni, digressioni, note, nei suoi racconti nei racconti, nei suoi sentieri perpendicolari. Per quanto riguarda tutta la cosa su Wittgenstein e Derrida, alzo le mani, non è il mio campo, andate avanti voi, mi arrendo, eccetera. Datemi Vlad l'Impalatore e sono contento.

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  • 4

    -Ti symptosis? - disse Lang. - È un modo di dire. In greco moderno Ti symptosis è un'espressione colloquiale che equivale più o meno al nostro

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  • 4

    DFW è uno scrittore asimmetrico. Ovvero riesce a costruire più piani narrativi sfalsati tra di loro, posti a diverse altezze o, se vogliamo, a diverse soglie di percezione. Non parliamo qui di piani s ...continue

    DFW è uno scrittore asimmetrico. Ovvero riesce a costruire più piani narrativi sfalsati tra di loro, posti a diverse altezze o, se vogliamo, a diverse soglie di percezione. Non parliamo qui di piani sfalsati nel tempo, i cosiddetti back-qualcosachenonmiricordocomesichiama cose se vogliamo sanno fare (e fanno) la gran parte degli scrittori; ma proprio diversi piani e scene narrative su più livelli. Sono pochi gli scrittori che sanno giocare così: mi viene in mente murakami, ovvio, ma anche palhaniuk, alcune volte persino calvino, e altri nomi che aggiungerete voi.
    Pian piano questi piani ritornano livellati tra di loro (ritorno all’equatore, si direbbe), salvo poi riscompigliare di nuovo tutte le carte e, quindi, asimmetricamente disporre nuovamente tutte le figure.
    Una narrazione di questo tipo dovrebbe confondere il lettore e confliggere con la sua pazienza; ma DFW riesce, con assoluta maestria, a tenere per sé il lettore con l’ironia, prima di tutto, ma anche con continui spunti narrativi che il lettore attento (che non sono io, siete voi) sa apprezzare così bene che 550 pagine risultano comunque avvincenti.
    DFW conosce perfettamente i segreti dell’interattività: lascia al lettore la possibilità di dare un finale, una nucleo, una risultante ai protagonisti e alle loro storie. Siete voi che scegliete, questo in buona sostanza dice l’autore ai suoi incalliti (e pazienti) lettori, perché “solo ciò che si racconta può esistere”. Ecco il centro del mondo dei protagonisti di DFW: fate uscire fuori dall’area buia e nascosta i protagonisti, fate in modo che trionfi l’autodeterminazione. Nel momento in cui è il lettore che definisce la storia del protagonista, quest’ultimo diventa finalmente libero dalle scelte altrui. Sembra un paradosso, ma è l’essenza della libertà di scelta.
    Un DFW già ispirato e ai massimi livelli, ma per favore uno sforzo per disporvi nei confronti dell’autore: egli saprà ripagarvi.

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  • 4

    «Tu vai pazza per le parole, vero? Vero che vai pazza per le parole?. Mi dai l’idea di essere una che va pazza per le parole. Nel senso che le prendi terribilmente sul serio, tipo come se fossero un b ...continue

    «Tu vai pazza per le parole, vero? Vero che vai pazza per le parole?. Mi dai l’idea di essere una che va pazza per le parole. Nel senso che le prendi terribilmente sul serio, tipo come se fossero un bisturi o una motosega che rischia di tagliarti con la stessa facilità con cui taglia gli alberi».

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  • 5

    Non so se il fatto di averlo letto dopo "Infinite Jest", dopo "Brevi interviste con uomini schifosi", dopo "La Ragazza dai capelli strani" e dopo i racconti di "Questa è l'acqua", sia stato un bene op ...continue

    Non so se il fatto di averlo letto dopo "Infinite Jest", dopo "Brevi interviste con uomini schifosi", dopo "La Ragazza dai capelli strani" e dopo i racconti di "Questa è l'acqua", sia stato un bene oppure no. Verso i tre quarti quarti della storia credevo che DFW avesse perso il filo e invece no, perché la fine è strepitosa: è riuscito a riunire tutti i personaggi di questa storia bizzarra nell'atrio della "Bombardini Building" senza che ci fosse nemmeno una stonatura, perché fornisce via via al lettore tutti gli elementi che lo portano a capire le ragioni per cui ciascuno si trova lì, come le briciole di pane che lascia dietro di sé Pollicino per ritrovare la strada. Mancano l'uccellino "Vlad l'impalatore" e il Predicatore, per ovvii motivi; Infatti, li ritroviamo in chiusura con le loro farneticazioni finto mistiche. Ma quello che più mi ha colpito è che, a differenza di IJ dove più storie si intersecano e a volte diventa difficile seguire la trama o capire se una trama c'è, qui c'è un'unica storia e le deviazioni sono le (bellissime) storie raccontate da Rick Vigorous o quella da lui immaginata. La trama racchiude tutte le umane passioni, vizi e virtù, nevrosi e certezze e poi...il destino che si compie. Infatti, le pagine iniziali dell'incontro tra Lenore ed Andy Wang Dang alla fine avranno un senso. I personaggi e le invenzioni di Wallace, poi, sono da manuale per esercizi di scrittura creativa, come le poltrone meccaniche del Dr. Jay, lo psicanalista, ad esempio.

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  • 0

    E’ difficile parlare di un libro come questo. Potrei elencare una dozzina di aggettivi per tentare di farlo, ma nessuno ne darebbe una idea generale ed esaustiva. Appena finito, pur apprezzandone alcu ...continue

    E’ difficile parlare di un libro come questo. Potrei elencare una dozzina di aggettivi per tentare di farlo, ma nessuno ne darebbe una idea generale ed esaustiva. Appena finito, pur apprezzandone alcuni aspetti peculiari e importanti, non riuscivo a capire, non lo collocavo. Grazie a Moky, che ha aperto una fessura nella quale sbirciare, tutto il libro mi è tornato davanti agli occhi. Fatti, situazioni, avvenimenti, imbrogli, enigmi, uccellini, gambe finte e tunnel telefonici. Ho messo tutto in un ordine che può cambiare da persona a persona e l’ho valutato come l’opera di uno scrittore raro, se non unico.

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