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The City & the City

By

Publisher: Del Rey Books

3.9
(189)

Language:English | Number of Pages: 416 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , German , French , Polish , Spanish

Isbn-10: 0345515668 | Isbn-13: 9780345515667 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Others , Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Inspector Tyador Borlu must travel to Ul Qoma to search for answers in the murder of a woman found in the city of Beszel.
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  • 5

    Cose da vedere (e soprattutto da non vedere) in città

    Libro assolutamente affascinante, a prima vista inclassificabile, almeno per quelli come me che si sentono meglio quando riescono a incasellare tutto. L'autore ha affermato di essere indebitato, tra l'altro, con Kafka e Chandler, e sono due punti di riferimento da tenere a mente quando si inizia ...continue

    Libro assolutamente affascinante, a prima vista inclassificabile, almeno per quelli come me che si sentono meglio quando riescono a incasellare tutto. L'autore ha affermato di essere indebitato, tra l'altro, con Kafka e Chandler, e sono due punti di riferimento da tenere a mente quando si inizia a leggere.
    La struttura è quella di un poliziesco, con un delitto da risolvere e un poliziotto malinconico ben presto invischiato in un trame più grandi di lui. Una classica detective story, costruita in maniera del tutto soddisfacente, con il giusto crescendo di eventi e colpi di scena. Ma non è questa la casella giusta, e neanche la parte migliore del libro.
    La parte più vera, potente, geniale, quella che affascina, direi addirittura ipnotizza di questo libro è l'ambientazione (e di conseguenza per usare il termine ormai usurato, l'atmosfera).
    La storia si svolge in due città situate nell'Europa orientale, la cui particolarità è di essere incastonate l'una nell'altra come due vene di minerale nella stessa pietra. Una delle due città, Beszel, è più antica, arretrata e decadente (nettamente ispirata, secondo me, alla Praga pre-caduta del Muro); l'altra è Ul Qoma, vibrante e proiettata verso il futuro. Coesistono nello stesso spazio fisico e condividono le stesse strade, ma la loro separazione è insanabile; non ci sono muri fisici, ma solo mentali e ne testimonia il peculiare modo di vivere dei cittadini, irto di cautele, condizionamenti e tabù.
    Nessuna spiegazione viene data inizialmente sull'origine (storica? Sovrannaturale? Fantascientifica?) di tale bizzarra coesistenza urbana: essa è un dato di fatto preesistente e viene descritta man mano che se ne presenta la necessità. Ma nonostante qualche difficoltà iniziale, non ci vuole molto per venire catturati dall'atmosfera del libro: quella vischiosa ed enigmatica coesistenza di luoghi risulta da un certo punto in poi tremendamente realistica, e ci si trova a provare la stessa tensione, la stessa claustrofobia dei personaggi che vi si muovono (incidentalmente, questo porta a riflettere anche sui tanti condizionamenti meno sinistri ma altrettanti efficaci che si attivano abitualmente anche in luoghi più convenzionali).
    Attaccati al filo dell'indagine poliziesca, ci si addentra ora in Beszel, ora in Ul Qoma, ora in misteriosi interstizi che non sono né l'una né l'altra, ed è tutto così coinvolgente e brillante che tutto sommato la casella della classificazione non importa poi così tanto. Insomma, per me alla fine l'unica casella adatta è stata quella delle cinque stelle.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Romanzo affascinante basato su un’idea singolare: due città che convivono, l’una compenetrata nell’altra. Alcune zone appartengono in modo esclusivo a una delle due. Ma vi sono anche molte intersezioni, cioè strade che sono di entrambe e in cui i cittadini dell’una e dell’altra devono evitare di ...continue

    Romanzo affascinante basato su un’idea singolare: due città che convivono, l’una compenetrata nell’altra. Alcune zone appartengono in modo esclusivo a una delle due. Ma vi sono anche molte intersezioni, cioè strade che sono di entrambe e in cui i cittadini dell’una e dell’altra devono evitare di guardarsi e fingere che gli abitanti dell'altra non ci siano. Allo stesso modo è vietato guardare gli edifici o sentire i rumori e gli odori della città “confinante”. Insomma l'altra Città deve essere cancellata dalla mente.
    In questo luogo alienato, chi non rispetta le regole è soggetto all’intervento della Violazione, una misteriosa polizia segreta il cui unico compito è evitare sconfinamenti degli abitanti (ma anche dei visitatori).
    In una di queste due città viene trovato il cadavere di una ragazza. La storia comincia da qui, mescolando un giallo dalle atmosfere cupe alla costruzione di un mondo schizofrenico.
    Mieville si diverte a giocare con le parole, per definire concetti impossibili: due punti vicini nella realtà, ma separati da questa geografia assurda sono “grosstopicamente” vicini e allora occorre “disvedere” quello straniero. Il risultato è convincente e avvincente. Unico difetto: i personaggi rimangono un po’ delle sagome di cartone, ma questo non mi ha disturbato più di tanto, visto che le vere protagoniste di questo romanzo sono le due città.

    said on 

  • 4

    Un luogo, due città

    Questo romanzo coniuga abilmente il genere noir con la fantascienza. E' ambientato nelle immaginarie città di Beszel e Ul Qoma, la loro peculiarità è quella di essere intersecate fra loro ma indipendenti l'una dall'altra. Una strada o un edificio possono appartenere a Beszel e quello attiguo a Ul ...continue

    Questo romanzo coniuga abilmente il genere noir con la fantascienza. E' ambientato nelle immaginarie città di Beszel e Ul Qoma, la loro peculiarità è quella di essere intersecate fra loro ma indipendenti l'una dall'altra. Una strada o un edificio possono appartenere a Beszel e quello attiguo a Ul Qoma ed è severamente vietato percorrere o anche soltanto guardare tutto quel che appartiene all'altra città.
    L'ispettore Tyador Borlù è incaricato delle indagini sull'omicidio di una studentessa, ma la verità si cela nei meandri delle città gemelle e riserverà numerose sorprese.
    Mieville ha creato un mondo che riesce a riassumere le difficoltà della convivenza tra cittadini e le contraddizioni delle metropoli e, al suo interno, ha costruito un avvincente romanzo i cui numi tutelari sono Raymond Chandler e Franz Kafka.

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  • 3

    Dimenticate le realtà parallele, le anomalie temporali o le città invisibili a cui i racconti fantastici ci hanno abituato finora. Dimenticate anche gli orrori della politica moderna quali Berlino, Belfast o Gerusalemme. China Miéville porta all'estremo gli insegnamenti della topografia fantascie ...continue

    Dimenticate le realtà parallele, le anomalie temporali o le città invisibili a cui i racconti fantastici ci hanno abituato finora. Dimenticate anche gli orrori della politica moderna quali Berlino, Belfast o Gerusalemme. China Miéville porta all'estremo gli insegnamenti della topografia fantascientifica e della letteratura distopica raccontando la storia di due città sovrapposte, in grado di esistere contemporaneamente nello stesso spazio, divise ma coincidenti, separate ma assurdamente intersecate.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2013/10/speciale-premio-hugo-la-citta-e-la.html

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  • 3

    Dimenticate le realtà parallele, le anomalie temporali o le città invisibili a cui i racconti fantastici ci hanno abituato finora. Dimenticate anche gli orrori della politica moderna quali Berlino, Belfast o Gerusalemme. China Miéville porta all'estremo gli insegnamenti della topografia fantascie ...continue

    Dimenticate le realtà parallele, le anomalie temporali o le città invisibili a cui i racconti fantastici ci hanno abituato finora. Dimenticate anche gli orrori della politica moderna quali Berlino, Belfast o Gerusalemme. China Miéville porta all'estremo gli insegnamenti della topografia fantascientifica e della letteratura distopica raccontando la storia di due città sovrapposte, in grado di esistere contemporaneamente nello stesso spazio, divise ma coincidenti, separate ma assurdamente intersecate.
    In un'imprecisata area dell'europa orientale la città di Beszel coesiste con la "gemella diversa" Ul Quoma; lontane per politica, cultura e tradizioni le due città sono beffardamente unite dalla geografia urbana per cui, al di là di alcune aree appartenenti esclusivamente all'una o all'altra prevalentemente le due si intersecano e si sovrappongono ed è assai frequente che due edifici si trovino l'uno accanto all'altro eppure lontani un intero stato. Questa separazione apparentemente impossibile si regge unicamente sulla capacità degli abitanti di ignorare persone e cose appartenenti all'altra città, anche quando esse capitano proprio davanti ai loro occhi. Educati fin dall'infanzia a "disvedere" i cittadini di Beszel e Ul Quoma trascorrono le loro vite ignorandosi, schivandosi e distogliendo lo sguardo da soggetti proibiti, tutto per non incorrere nell'infrazione massima, il crimine più grave e più pesantemente punito: la Violazione.
    In questo clima surreale e alienante l'ispettore besz Tyador Borlù si trova a indagare sull'omicidio di una giovane donna sfigurata e abbandonata in una discarica e la sua indagine, come prevedibile lo vede ben presto costretto a varcare il confine per seguire una traccia che porta dritto ad Ul Quoma.
    Noir e fantascienza si mescolano quindi in quest'opera di Miéville, a tratti geniale e a tratti deludente, che mostra evidenti echi di Dick, Orwell e Kafka.
    L'elemento in cui l'autore si trova più a suo agio è sicuramente la paradossalità della situazione da lui inventata, l'intera opera ruota (giustamente) attorno alla sottomessa rassegnazione di due popoli che quotidianamente si incontrano ma fingono di non vedersi perché succubi di un Grande Fratello onnipresente e onniscente in grado di smascherare la minima infrazione. Al di là dell'evidente critica ad ogni forma di governo totalitario, invasivo e burocraticizzato che imbriglia l'uomo nella sua essenza, Miélville punta il dito contro le barriere invisibili ma in apparenza invalicabili che ognuno di noi prova ogni giorno ad ignorare ed aggirare. Ricchi e poveri, Cristiani e Musulmani, locali ed immigrati quotidianamente si incrociano nelle nostre città e quotidianamente distolgono lo sguardo gli uni dagli altri guidati dall'abitudine e dalla paura, ognuno attento a non superare il confine, a non mescolarsi, a non vedere.
    Al di là della genialità dell'invenzione narrativa, ciò che è veramente geniale è il modo in cui l'autore palesa la nostra superficialità: in quanto spettatori esterni siamo pronti a cogliere e ridicolizzare l'assurdità della situazione di Beszel e Ul Quoma senza nemmeno capire che i besz e gli ul quomani siamo proprio noi.
    In questo contesto la detective story in stile Blade Runner compie un ruolo marginale, assoggettata all'esigenza dell'autore di mostrare il funzionamento del disvedere nelle piccole cose quotidiane. Le indagini di Borlù sono principalemnte una scusa per reiterare cosa si può fare e cosa non si può fare, quanto complicato e inumano sia vivere in questo modo, per questo soprattutto nella parte del romanzo mancano di ritmo e non sempre seguono la logica. La risoluzione dell'intrigo è poi un po' raffazzonata, non particolarmente originale e poco credibile nel modo in cui viene individuata dal protagonista.
    In questo senso, quindi la commistione di generi fra noir e fantascienza funziona solo parzialmente:il contesto distopico dona una qualche originalità ad un noir abbastanza classico (genere che comunque non amo molto) ma non lo esalta anzi lo sacrifica ai fini del messaggio che Miéville vuole trasmettere per cui di tutta la trama il momento più bello rimane l'epilogo quando Borlù comprende di non poter più fingere di disvedere e compie la sua scelta finale. Sempre per questo limite anche i personaggi appaiono superficiali e insoddisfacenti. La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista eppure poco impariamo a conoscere di lui se non le caratteristiche basi di un qualunque detective di noir:malinconico, dotato di un itelletto fine assoggettato da strati di cinismo accumulati con l'esperienza, fondamentalmente un solitario. Ancora peggio va agli altri personaggi; i colleghi, i politici, i dissidenti sono tutte figure accennate ed estremamente strereotipate, alcune al limte del ridicolo come il detective Dahtt, corrispettivo ul quomano di Borlù, in grado di esprimersi solo urlando "cazzo" a chiunque gli capiti a tiro o i dissidenti unificazionisti evidentemente ispirati ad alternativi sinistroidi privi di organizzazione, persi a discutere su puntigliose questioni di principio e immancabilmente manovrati a loro insaputa dai poteri forti.
    In conclusione un romanzo interessante vittima della sua stessa originalità:l'autore si crogiola nell'aggiungere dettagli alla sua invenzione e perde di vista il quadro narrativo nel suo complesso così che la trama ne risente e il racconto arranca, soprattutto nella prima parte.
    Ultima nota dolente per la traduzione dell'edizione in mio possesso: sicuramente l'italiano non è la lingua più adatta per trasmettere le atmosfere del noir anglosassone, molte espressioni risultano per noi artificiose e n questo romanzo l'effetto è ingiantito da una traduzione che appare spesso troppo letterale e di conseguenza un po' piattina e a volte insensata. Ovvismente si tratta di una sensazione personale non avendo l'originale con cui confrontare ma orridi strafalcioni come veder scritto "più male" non hanno certo attirato le mie simpatie.

    said on 

  • 3

    China Mieville è uno tra gli autori piu' originali in circolazione, il migliore per me rimane sempre Perdido Street Station ma anche questo libro è sicuramente superiore alla media...

    said on 

  • 4

    Recensione della Biblioteca Galattica

    http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/citta_e_la_citta.html


    Il romanzo è ambientato in epoca contemporanea in un luogo imprecisato dell'Europa dell'Est, nelle immaginarie città stato indipendenti di Beszel e Ul Qoma. La prima ha le tinte tipiche della grigia cittadina ex sovietica. La ...continue

    http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/citta_e_la_citta.html

    Il romanzo è ambientato in epoca contemporanea in un luogo imprecisato dell'Europa dell'Est, nelle immaginarie città stato indipendenti di Beszel e Ul Qoma. La prima ha le tinte tipiche della grigia cittadina ex sovietica. La seconda, invece, abitata da musulmani ed ebrei, è sospesa tra l'eredità islamica e la modernità rappresentata dai grattacieli e dalle automobili di ultimo modello, figli del benessere frutto dell'espansione finanziaria degli ultimi anni. Ma la peculiarità di queste due città sta nel fatto che esse sorgono in gran parte sul medesimo territorio, sono intersezionate: soprattutto nelle zone centrali strade, case, costruzioni di Beszel e Ul Qoma si alternano tra loro.
    Gli abitanti sono tenuti fin da piccoli a disvedere, ovvero fingere di non vedere, persone e oggetti dell'altra città, persino se sono loro accanto, pena l'intervento di una misteriosa forza di polizia segreta, la Violazione, in possesso di un'autorità quasi assoluta allo scopo di mantenere intatto il tabù che permette alle due città di continuare a vivere distinte, separate tra loro. L'origine dell'incredibile situazione è persa nel tempo, all'epoca della cosiddetta Frattura, quando, a seconda delle differenti teorie, Beszel e Ul Qoma si sono separate a partire da una ipotetica città originaria oppure si sono fuse una nell'altra.
    Il protagonista principale del romanzo è l'ispettore della polizia di Beszel Tyador Borlù. Responsabile dell'indagine sull'uccisione di una studentessa di archeologia americana, Borlù si ritroverà invischiato in un mistero ben più grande nel quale entreranno in gioco Orciny, la leggendaria terza città che vivrebbe negli spazi nascosti tra Beszel e Ul Qoma, e le diverse fazioni politiche che albergano nelle due città-stato, i nazionalisti di ambo le parti e i loro antagonisti, gli Unif, che combattono, invece, per riunirle.
    L'opera si contraddistingue per l'ambientazione davvero creativa e originale, cosa ormai davvero rara. L'idea è sviluppata con un grande sforzo di coerenza; numerosi piccoli particolari e tasselli concorrono a rendere l'insieme indimenticabile per il lettore. Basti pensare alle comiche descrizioni del traffico in cui i guidatori di una città sono costretti a compiere strane e assurde traiettorie per disvedere le vetture dell'altra, o al "pedone di Schrodinger" che, come il più famoso felino, oscilla tra una città e l'altra senza assumere alcuna appartenenza definitiva, o ancora alla descrizione del passaggio di frontiera, l'unico posto in cui è concesso agli abitanti di vedere liberamente e la città straniera, dove decine e decine di persone passano ore in coda per poter accedere nell'altra nazione che è poi dall'altro lato della strada di provenienza...
    Purtroppo la trama non è proprio all'altezza dell'idea dell'opera. Il tono e il linguaggio poliziesco della vicenda risultano un po' forzati: il pathos, il ritmo narrativo elevato che deve cotraddistinguere quel genere di narrativa non si abbinano bene con le necessarie digressioni riguardo gli usi, i costumi, la topografia contorta delle due città gemelle, passaggi in cui l'autore, invece, eccelle. Il mistery poliziesco viene risolto in maniera un po' affrettata nelle fasi finali dell'opera, con passaggi non sempre del tutto motivati e razionali (Borlù sembra essere in possesso di un intuito sovrannaturale...). Detto questo, il romanzo merita sicuramente di essere letto: Beszel e Ul Qoma rimarranno per sempre scolpiti nell'immaginazione di ogni lettore.

    said on 

  • 3

    "La Città & la Città" comincia come un'innocua detective story con una spruzzata di "what if" fanta-storico, ma solo a volume concluso vi renderete conto che si tratta di uno straordinario racconto di città, che si intersecano e si sovrappongono ben oltre le rigide regole che dettano la vita di B ...continue

    "La Città & la Città" comincia come un'innocua detective story con una spruzzata di "what if" fanta-storico, ma solo a volume concluso vi renderete conto che si tratta di uno straordinario racconto di città, che si intersecano e si sovrappongono ben oltre le rigide regole che dettano la vita di Borlù e dei suoi colleghi nella città attigua e opposta. Uomini e donne costretti in un continuo balletto di contatto e successiva "disvisione", un unico territorio che gli abitanti percepiscono come ineluttabilmente diviso, edificio dopo edificio, vicolo dopo vicolo, e che si impegnano ad ignorare costantemente, pena la Violazione.

    I contorni storico-geografici del come, del perché e del quando questa forzatura urbana sia andata a formarsi sono volutamente indistinti, perché Miéville è impegnato a calibrare la progressiva esplorazione del lettore nelle due città e nel sogno mitologico di una loro genesi unitaria, Orciny. Lo scrittore però non mostra il luogo fisico, bensì abitua il lettore a vedere e disvedere i contorni della sua creatura. Si parte col dubbio che le due città siano effettivamente divise da qualcosa di più fisico della disperata volontà dei loro abitanti di renderle tali e si arriva a respirarne così a fondo l'essenza da percepire il finale della storia del detective Borlù come l'unica scelta possibile per chi ha compreso la natura di entrambe le facce dello stesso luogo, unite e divise al contempo.

    Poi c'è il cadavere di una ragazza che chiede giustizia, un assassino da scovare, una macchinazione più grande attraverso cui acciuffarlo. Il tutto però in un tono dimesso e una fattura tutto sommato mediocre, perché si tratta di un artificio, il mezzo con cui permettervi di chiudere il libro e sentire nostalgia di entrambe le Città, perché ormai le avete visitate e vissute, cambiando irrimediabilmente la vostra forma mentis letteraria.

    "La Città e la Città" è uno di quei libri che durante la lettura si rivelano buoni racconti di ottima fattura, ma diventano speciali solo una volta finiti, solo per chi anche a distanza di tempo si volta indietro, li richiama alla mente e ne apprezza l'essenza.
    Nel mio caso la stima attuale è ben superiore alle tre stelline date a caldo, ma sono sicura che questa crescita sia concimata dal mio percorso di studi e dai miei gusti letterari in generale.

    Come per ogni altra città, Beszél/Ul Qoma/Orciny la potete comprendere solo visitandola. Vivendo di un'esistenza prettamente cartaceo-elettronica, sarà raggiungibile non appena lo vorrete.
    Consideratela una destinazione possibile del vostro vagare letterario, pensateci su e inseritela nel vostro orizzonte. Prima o poi forse la vostra curiosità vi potrebbe condurre anche laggiù.

    said on 

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