The Complete Maus

A Survivor's Tale

By

Publisher: Pantheon

4.6
(4640)

Language: English | Number of Pages: 296 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Catalan , French , Italian , Slovenian , Dutch , Croatian

Isbn-10: 0679406417 | Isbn-13: 9780679406419 | Publish date:  | Edition Reprint

Also available as: Others , Paperback

Category: Biography , Comics & Graphic Novels , History

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Book Description
Volumes I & II in paperback of this 1992 Pulitzer Prize-winning illustrated narrative of Holocaust survival.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    La storia di un uomo, la Storia dell'uomo

    Un'esperienza personale: un uomo, sua moglie, la loro famiglia. Tutto travolto dal Nazismo. E allora le astuzie, gli espedienti, le piccole e grandi sfide della sopravvivenza.
    Anni dopo, un figlio chi ...continue

    Un'esperienza personale: un uomo, sua moglie, la loro famiglia. Tutto travolto dal Nazismo. E allora le astuzie, gli espedienti, le piccole e grandi sfide della sopravvivenza.
    Anni dopo, un figlio chiede a un anziano padre di raccontare come è scampato all'orrore.
    La storia riemerge a spizzichi, ma intanto c'è anche il rapporto fra il genitore e il figlio, fatto di sensi di colpa, incomprensioni e sofferenza. Un libro meraviglioso e davvero denso di insegnamenti. Leggendolo si arriva forse a comprendere anche cosa è successo a ogni singola vita, a ogni persona che ha dovuto fare i conti con una crudeltà talmente grande da non essere immaginabile.

    said on 

  • 4

    Da diversi anni si trova nella mia libreria e ogni anno lo riprendo in mano.....anche quest'anno mi ha permesso di raccontare "la storia" attraverso il linguaggio del fumetto. Sempre una bella possibi ...continue

    Da diversi anni si trova nella mia libreria e ogni anno lo riprendo in mano.....anche quest'anno mi ha permesso di raccontare "la storia" attraverso il linguaggio del fumetto. Sempre una bella possibilità.

    said on 

  • 5

    "Non dimenticate..."

    Perchè raccontare dell'olocausto? Perchè con i topi? Perchè con i fumetti?
    Con Maus, Art Spiegelman riesce a raccontare l'olocausto attraverso la storia della sua famiglia, con un linguaggio, quello d ...continue

    Perchè raccontare dell'olocausto? Perchè con i topi? Perchè con i fumetti?
    Con Maus, Art Spiegelman riesce a raccontare l'olocausto attraverso la storia della sua famiglia, con un linguaggio, quello del fumetto, capace di arrivare a tutti. Non si può restare indifferenti, tutti dovremmo aver letto Maus.

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  • 5

    Quando si dice capolavoro

    Come parlare in maniera sincera, aperta, emozionante e profonda di una cosa immonda come la Shoah. Stupendo.

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  • 5

    Meraviglioso in tutta la sua sofferenza

    Post completo su: https://rosebiancheecaffe.wordpress.com/2017/01/07/maus-di-art-spiegelman/

    Maus è una graphic novel autobiografica che si sviluppa su due livelli: il primo, ambientato durante gli an ...continue

    Post completo su: https://rosebiancheecaffe.wordpress.com/2017/01/07/maus-di-art-spiegelman/

    Maus è una graphic novel autobiografica che si sviluppa su due livelli: il primo, ambientato durante gli anni della stesura del romanzo, in cui emergono sia aspetti relativi al difficile rapporto tra Art ed il padre sia le conseguenze che la pubblicazione di Mio padre sanguina ha sull'autore; il secondo, conoscibile grazie ai flashback generati dal racconto di Vladeck, è ambientato durante gli anni della guerra e narra la faticosa vita di Vladeck e Anja (genitori di Art), delle loro famiglie e di tutti gli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

    Passato e presente sono costantemente intrecciati, le conseguenze dell'Olocausto sono intergenerazionali e per le generazioni successive non voltarsi indietro, non chiedere, è impossibile. Art cerca di dare forma alle atroci cicatrici nell'animo del padre senza, tuttavia, voler dare una chiave di lettura particolare. Disegna e scrive per mostrare. Non c'è altro da aggiungere. L'orrore non ha bisogno di altro, basta a sé stesso.

    Interessante e struggente la scelta di rappresentare i personaggi mediante la metafora del mondo animale: gli ebrei sono topi, i tedeschi sono gatti, gli americani sono cani, i polacchi sono maiali ed i francesi sono rane. In realtà dietro a questa scelta allegorica che a primo impatto potrebbe sembrare banale c'è una serie di rimandi culturali e letterali che solo dopo essermi minuziosamente informata ho potuto cogliere e comprendere a pieno.

    "Mickey Mouse è il più miserevole ideale mai esistito… I sentimenti salutari dicono ad ogni giovane indipendente e a ogni persona dignitosa che il parassita sporco e immondo, il peggiore portatore di malattie del regno animale, non può essere il tipo ideale di animale… Basta con la brutalizzazione giudaica della gente! Abbasso Mickey Mouse! Indossate la svastica!"
    da un articolo di giornale, Pomerania, Germania, a metà degli anni Trenta

    “I simboli che uso per le diverse nazionalità in questo libro non sono i miei. Li ho presi in prestito dai Tedeschi (…) Il vero soggetto del libro è l’uguaglianza tra gli esseri umani. E’ una follia separare nettamente le cose con demarcazioni di carattere nazionale o razziale.”
    Art Spiegelman durante un'intervista
    Il bianco ed il nero di cui sono composte tutte le tavole valorizzano ulteriormente la drammaticità di ciò che si sta leggendo, rendendo Maus estremamente realistico e doloroso. I disegni sono ricchi di dettagli, il tratto scuro e deciso taglia la pagina e, con lei, anche noi.

    In questo libro Spiegelman vuole realizzare la sua vendetta personale contro i colpevoli dell’orrore che ha distrutto la vita dei suoi genitori, rendendoli incapaci di stabilire un rapporto adattivo con lui. A tal proposito, l'ultima tavola del libro (pp. 292) è, forse, la più straziante di tutte poiché conferma come, dopo aver vissuto certe crudeltà, l'essere sopravvissuti sia totalmente relativo.

    Non trovo nessun motivo per rimandare la lettura di questo romanzo a fumetti.
    E' meraviglioso in tutta la sua sofferenza.

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  • 4

    Buena historia sobre el holocausto, que aunque al principio parece algo tópica, va mejorando a medida que avanza. Gran acierto por parte del autor en el uso de los diferentes planos de realidad, sobre ...continue

    Buena historia sobre el holocausto, que aunque al principio parece algo tópica, va mejorando a medida que avanza. Gran acierto por parte del autor en el uso de los diferentes planos de realidad, sobre todo teniendo en cuenta que fue escrita/dibujada más de 25 años.

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  • 4

    Un modo diverso per non dimenticare

    L'autore di questo romanzo a fumetti, unico a vincere il Pulitzer, racconta in prima persona la vita del padre, ebreo polacco, il suo matrimonio, le persecuzioni in Polonia e la prigionia di Auschwitz ...continue

    L'autore di questo romanzo a fumetti, unico a vincere il Pulitzer, racconta in prima persona la vita del padre, ebreo polacco, il suo matrimonio, le persecuzioni in Polonia e la prigionia di Auschwitz. Padre e figlio si fronteggiano, nella storia, mostrando lo stacco generazionale tra chi ha visto certe brutture e non può dimenticare e chi invece non riesce a capire perché troppo abituato alla vita dei nostri giorni, sicura rispetto ai bisogni primari e senza alcun problema diretto di sopravvivenza.

    I vari personaggi sono rappresentati con degli animali che si comportano come umani (e come si fa a non pensare subito alla fattoria degli animali di Orwell?).
    Che animale sceglieremmo per rappresentare gli ebrei? Se pensassimo come i nazisti, sceglieremmo il topo, ovviamente. Che si uccide con le trappole, che spaventa ed è visto come viscido e repellente, che porta malattie, che si riproduce in continuazione nonostante gli sforzi per debellarlo, che è resistente e adattabile all'ambiente. Che si nasconde nei buchi, nelle intercapedini, nelle soffitte.
    I nazisti? Gatti, che spietati danno la caccia ai topi! I polacchi? Maiali (anche loro si rinchiudono senza sforzo); i francesi rane (mangiarane...) e gli americani cani (che se la prendono coi gatti...).

    E il titolo? Maus significa topo, ma fa anche il verso a Raus, che significa fuori (spesso usato dai tedeschi era Juden raus, fuori gli ebrei).

    Metafora a parte, la storia, assolutamente corretta dal punto di vista storico, è raccontata senza sconti, senza stucchevolezza, senza emotività "facile", senza retorica, senza esagerazioni, con disegni minimali e figure abbozzate in bianco e nero. Il padre di Spiegelman è ruvido, avaro, spilorcio, parla senza emozione evidente; è lo stereotipo dell'ebreo descritto dai nazisti (e non solo, ahimè). Spiegelman non idealizza gli ebrei, come a volte viene fatto; li descrive per quello che sono, ossia individui con pregi e difetti, come tutti gli altri.

    Ecco, il libro mi è piaciuto perché mi è parso sincero, diretto e credibile. Aggettivi che non mi sentirei di spendere per molti altri libri sull'Olocausto.

    Questi topini che si raccontano, vivono, discutono, si arrabattano, soffrono, sperano, scappano, si disperano e muoiono danno una immagine estremamente reale ed efficace di questa triste pagina della storia.

    Interessante la scelta del linguaggio, il fumetto, insolito per la materia. Secondo me è molto efficace e rappresenta molto bene la storia anche nei suoi dettagli più terribili. Può raggiungere anche lettori diversi? Non so, personalmente credo sia un libro per adulti che già leggono. La prova figlio quindicenne non è stata superata, abbandonato a pagina 100 (non ho tempo, dice lui...)

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  • 5

    ¿Quién dijo que los cómics eran cosas de niños?

    La mejor historia referente al holocausto nazi. Y no es para menos, Art Spiegelman relata a la perfección viñeta a viñeta todo lo que su padre Vladek, un superviviente, tuvo que vivir como judío duran ...continue

    La mejor historia referente al holocausto nazi. Y no es para menos, Art Spiegelman relata a la perfección viñeta a viñeta todo lo que su padre Vladek, un superviviente, tuvo que vivir como judío durante esos años de tragedia. Lo he disfrutado enormemente de principio a fin. Muy recomendable.

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  • 5

    L’Olocausto come non è mai stato raccontato. Art Spiegelman ricorre alla metafora per tradurre in immagini la più grande tragedia del secolo scorso.
    La storia alterna due diversi piani temporali, quel ...continue

    L’Olocausto come non è mai stato raccontato. Art Spiegelman ricorre alla metafora per tradurre in immagini la più grande tragedia del secolo scorso.
    La storia alterna due diversi piani temporali, quello del racconto di Vladek, padre dell’autore sopravvissuto ai campi di sterminio, e quello del racconto di Art, avente ad oggetto la realizzazione stessa dell’opera. In quest’ultimo Spiegelman ci mostra le ore passate ad ascoltare i racconti del padre, il loro rapporto talvolta conflittuale, l’imponente opera di ricostruzione delle vicende narrate in modo talvolta sconnesso, la sofferenza causatagli dalla perdita dei diari di sua madre - anch’essa sopravvissuta ma morta suicida quando lui era ancora un bambino - e dal non poter capire, perché non si è vissuto sulla propria pelle. Mi ero sempre chiesta cosa provino coloro che sono sopravvissuti all’Olocausto, ma non ho mai pensato a mettermi nei panni delle generazioni successive, di coloro che sono figli di sopravvissuti e la cui sofferenza deriva proprio dal fatto di non aver vissuto la tragedia dei loro genitori e quindi dal non poterla comprendere fino in fondo.
    Art Spiegelman ha iniziato a lavorare a quest’opera nel 1973, ma ci sono voluti circa vent’anni per portarla a compimento. Il risultato non è solo una graphic novel, ma una testimonianza di importanza fondamentale per non dimenticare.
    Non ci sono uomini in questo libro, forse perché di umano in quegli anni è successo ben poco. Tutti quanti i personaggi hanno le fattezze di animali antropomorfi, distinti tra loro sulla base della nazionalità. E’ così che se gli ebrei sono rappresentanti come topi (Maus, in tedesco), i nazisti sono, ovviamente, gatti dallo sguardo feroce e colmo d’odio. Semplice ed al contempo estremamente efficace.
    Spiegelman racconta la storia dei suoi genitori ricorrendo alle immagini - rigorosamente in bianco e nero - ed è questo che rende Maus un’opera di forte impatto visivo: la scossa emotiva che dà il “vedere" la tragedia, anche se soltanto su carta, è oggettivamente molto più forte rispetto a quella prodotta dalla parola scritta. E’ proprio questo che rende Maus un lavoro così originale ed eccelso.
    Per citare Umberto Eco, dichiarato estimatore dell'opera: "Maus è una storia splendida. Ti prende e non ti lascia più. Quando due di questi topolini parlano d'amore, ci si commuove, quando soffrono si piange. A poco a poco si entra in questo linguaggio di vecchia famiglia dell'Europa orientale, in questi piccoli discorsi fatti di sofferenze, umorismo, beghe quotidiane, si è presi da un ritmo lento e incantatorio, e quando il libro è finito, si attende il seguito con la disperata nostalgia di essere stati esclusi da un universo magico."
    Se qualcuno è ancora convinto che i “fumetti” non siano letteratura il mio unico consiglio è correre in libreria a comprare Maus!
    Voto: 10/10

    Se vi va' passate a trovarmi sulla mia pagina Facebook, "La piccola biblioteca dei libri dimenticati"! Ecco l'indirizzo: www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

    said on 

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