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The Dark Tower, Book 5

Wolves of the Calla

By

Publisher: Pocket

4.2
(2401)

Language:English | Number of Pages: 960 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , German , Italian , French , Chi simplified , Chi traditional , Portuguese , Dutch , Swedish , Russian , Polish , Greek , Czech

Isbn-10: 141651693X | Isbn-13: 9781416516934 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , eBook , Library Binding

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
In Wolves of the Calla, volume five of Stephen King's epic fantasy western The Dark Tower, coincidence has, as Eddie Dean observes, been cancelled.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    A farla da padroni in questo quinto volume della saga sono proprio i cosiddetti “Lupi del Calla” che danno il titolo al libro, o quantomeno la loro incombente minaccia… più di un gruppo di semplici ma ...continue

    A farla da padroni in questo quinto volume della saga sono proprio i cosiddetti “Lupi del Calla” che danno il titolo al libro, o quantomeno la loro incombente minaccia… più di un gruppo di semplici masnadieri, si tratta infatti di una sessantina di individui (che si scoprirà essere dei robot) organizzati che dispongono di quei rimasugli di tecnologia degli antichi ormai anacronistica che li rende estremamente temibili, vengono chiamati “lupi” per le maschere dell’animale che copre loro il volto. Ogni generazione (20 o 30 anni circa) scorrazzano per il Calla sui loro cavalli di ferro e si portano via un bimbino per ogni coppia (dovete sapere che i parti gemellari sono la norma da queste parti, e no non ho sbagliato, i piccoli si chiamano proprio bimbini).
    Tornando a noi, i lupi si portano via i piccoli (di età compresa fra i 5 e i 13 anni se non ricordo male) uno ogni due e li conducono a Rombo di Tuono da dove provengono; dopo qualche settimana li rendono ai rispettivi genitori… il fatto è che quando tornano i bimbini sono “guasti” (così li chiamano) nella mente e crescendo anche nel corpo. La cosa induce loro stessi e i familiari a sofferenze davvero tragiche sotto diversi aspetti, inoltre ognuno di coloro che è stato portato via dai lupi sembra sempre rivolgersi con malinconia verso Rombo di Tuono, come se avesse lasciato là una parte di sé che non potrà mai tornare indietro, un’impotente e triste consapevolezza.
    La gente non sa se opporsi o meno a questa barbarie, ogni volta che ci hanno provato in passato i lupi hanno raso al suolo tutto. Quindi da una parte sta il vivere nello sconforto e nella passiva accettazione di tale situazione per poter comunque tirare avanti, e dall’altra l’opporsi a ciò rischiando letteralmente tutto… a far pendere l’ago della bilancia verso la seconda opzione stanno un gruppo di abitanti guidati da padre Callahan e ovviamente l’arrivo in zona dei nostri protagonisti.
    E’ estremamente pittoresco ed esaltante vedere la gente del Calla contrastare il nemico lanciandogli contro piatti dal bordo affilato e tagliente a mo di dischi piuttosto che le tradizionali e classiche armi da fuoco. Dopotutto dovete ricordare il dogma dei nostri pistoleri:
    “Io non miro con la mano; colui che mira con la mano ha dimenticato il volto di suo padre.
    Io miro con l’occhio.
    Io non sparo con la mano; colui che spara con la mano ha dimenticato il volto di suo padre.
    Io sparo con la mente.
    Io non uccido con la pistola; colui che uccide con la pistola ha dimenticato il volto di uso padre.
    Io uccido con il cuore.”
    Non dimentichiamoci poi dell’avanzamento della gravidanza di Susannah che incide sulle sue abitudini notturne. La donna infatti che ha un’altra nuova identità corrispondente al nome di Mia (tra i vari significati assume anche quello di “madre”) quando cala il buio e tutti dormono se ne va a zonzo per le paludi rifocillandosi di animali… vivi, li azzanna proprio mentre ancora scalpitano. Dato il comportamento il pistolero ha potuto facilmente intuire che la creatura (il termine qui assume un doppio significato) non è frutto dei lombi dell’amico Eddie bensì del demone che aveva posseduto la donna tempo addietro.
    Ci sta pure una capatina a New York, al ”Ristorante della Mente”, la libreria dell’eccentrico Calvin Toren, uno che preferisce acquistare volumi rari (e tenerseli) piuttosto che venderli.
    E per concludere fa la sua apparizione anche la più famigerata delle sfere magiche di Maerlyn, la Tredici Nera… che Roland sostiene essere l’occhio osservatore del Re Rosso, il loro vero nemico.

    said on 

  • 5

    In questo quinto volume ci si accorge che il tempo "è andato avanti". Non solo per i continui riferimenti temporali, ma per il fatto che la storia sembra prendere uno slancio in avanti. Con i primi vo ...continue

    In questo quinto volume ci si accorge che il tempo "è andato avanti". Non solo per i continui riferimenti temporali, ma per il fatto che la storia sembra prendere uno slancio in avanti. Con i primi volumi abbiamo fatto conoscenza di Roland e del suo passato, di Jack, Eddie, Susannah (e le sue personalità) e di Oy, ma con questo libro ho sentito quasi una forte spinta: la ricerca della Tore Nera ora sembra qualcosa di "più reale" rispetto agli altri libri, nonostante la storia sia incentrata sulla regione di Calla.
    Ma in tutto questo c'è una rosa da salvare, una nascita mostruosa imprevista e... il tempo scivola. E Roland rivela qualità nascoste e sorprendenti, che mi hanno fatto commuovere.
    Questo volume sembra quasi una sorta di riscossa per Roland per quello che accadde alla Baronia di Mejis. In ogni caso la storia prosegue... anche se da una parte non vorrei continuare, ma il ka è una forza troppo forte.

    said on 

  • 5

    L’ECCLETTISMO DEL RE

    LETTO IN EBOOK
    _____________

    Credo che ben pochi autori sarebbero in grado di mescolare fantascienza, western, romanzo gotico, ucronia e fantasy. Ci vuole una grande penna per fare questo, un “re” del ...continue

    LETTO IN EBOOK
    _____________

    Credo che ben pochi autori sarebbero in grado di mescolare fantascienza, western, romanzo gotico, ucronia e fantasy. Ci vuole una grande penna per fare questo, un “re” della tastiera. Probabilmente ci vuole uno che si chiami King, Stephen King. Quello che ha fatto nel romanzo fiume che potremmo chiamare “La Torre Nera” e che riunisce ben otto lunghi romanzi di grande ecclettismo e poliedricità.
    C’è ancora qualcuno che, quando gli dico che sto molto apprezzando questo autore, storce il naso e risponde che non ama l’horror. Certo King è quello di “Carrie” e “Shinning”, ma non potrebbe esserci errore (eresia?) peggiore di definirlo un autore horror. I suoi romanzi sono solo apparentemente di genere, tanta è la loro ricchezza e tanto in essi i generi sono mescolati, e solo talora, direi, sono davvero horror.
    Per ora ho letto solo alcune delle sue opere, ma più vado avanti è più apprezzo la grandissima fluidità di scrittura, che gli permette di dilatare delle storie per centinaia o migliaia di pagine (come per “La Torre Nera”) senza creare mai momenti di noia o di fiacchezza. Del grande autore horror ha la capacità di tenere sempre altissima l’attenzione, ma questo lo fa con storie di bambini come il romanzo “La bambina che amava Tom Gordon”, in storie sullo spirito profondo delle nostre paure come “It”, in ucronie geniali come “22/11/’63”, in romanzi gotici come “Salem’s Lot”, che sono anche affreschi di vita di provincia americana, in thriller psicologici come “Mr Mercedes”, con i racconti di “Tutto è fatidico”, in uno dei quali compare anche Roland di Gilead in un momento antecedente la saga de “La Torre Nera”.
    Leggendo il primo romanzo della serie “L’ultimo cavaliere”, che ci parla di infinitamente grande e infinitamente piccolo, di passato che è futuro, l’avevo definito un western-fantasy; leggendo il secondo romanzo “La chiamata dei tre”, mi ero appassionato vedendo mutare quel mondo pseudo-western in un immaginifico mondo fantascientifico con aramostre e porte del tempo, in una storia che ci parla di schizofrenia, droga, follie omicide; leggendo il terzo volume “Terre desolate” veniamo proiettati in un capolavoro fantascientifico popolato da antiche macchine pensanti che è un vero trattato narrativo della schizofrenia; leggendo il quarto “La sfera del buio” ci ritroviamo nella medesima atmosfera del precedente per poi essere proiettati in un America ucronica.
    Sono così, infine, giunto a leggere il quinto volume della serie “I lupi della Calla”. La storia narrata segue immediatamente quella di “Terre desolate”, eppure precede anche quella dell’ottavo volume “La leggenda del vento” e persino il secondo romanzo scritto da King “Salem’s Lot” o “Le notti di Salem” (1975).
    Il primo volume è del 1982. “I lupi della Calla” è del 2003, l’ottavo volume è del 2012, a testimonianza del ricorrente impegno dell’autore su questa storia.
    Vi compare (grazie all’amore di King per i collegamenti tra le proprie opere) per la prima volta nella saga un nuovo personaggio l’ex-prete Pére Callahan, che già avevamo incontrato ne “Le notti di Salem”, ma i riferimenti a opere di altri autori sono numerosissimi, dall’omaggio all’altra grande autrice del nostro secolo, che si ritrova nel nome delle bombe volanti intelligenti dette “Harry Potter”, in ricordo del famoso boccino da Qidditch inventato dalla Rowling, a quello a “2001 Odissea nello Spazio” di Clarke nel confronto tra il robot Andy e l’ex-eroinomane Eddie, alle spade laser di “Guerre stellari” a “Uomini e topi” di Steinbeck, all’”Ulisse” di Joyce a Elton John. Ci sentirei persino un po’ di Isaac Asimov, con la scomparsa dei robot, che caratterizza il passaggio dal ciclo dei robot a quello della Fondazione.
    La vera ispirazione di questo volume sono però, soprattutto, “I sette samurai” di Akira Kurosawa e il loro remake americano “I magnifici sette”, vera ispirazione di questa storia in cui il pistolero Roland (che fa pensare allo Yul Brinner del film), affiancato da un improbabile quartetto composto dall’ex-tossicomane Eddie, dal ex-prete ubriacone Callahan, dalla schizofrenica Susannah priva delle gambe, al bambino Jake, per non parlare dello strano animaletto parlante simil-cane Oy, si preparano ad affrontare l’arrivo, che si ripete a ogni generazione nella valle di Calla Bryn Sturgis, di un’orda di esseri famelici, chiamati Lupi, per la maschera lupina che indossano sul volto, ma che si sospetta possano essere zombie inviati da vampiri o vampiri loro stessi.
    Troviamo, insomma, in questo volume, grande esempio di mescolanza di generi, il romanzo gotico con vampiri, licantropi (richiamati se non altro dal nome delle misteriose creature), zombie, robot, pistoleri, donne guerriere lanciatrici di piatti fatali, gangster, bibliofili, viaggi nel tempo, mondi onirici. Insomma, tutto il fantastico concentrato con innegabile maestria in qualche centinaio di pagine!
    La lotta contro i lupi si pone come un intermezzo necessario nella ricerca della Torre Nera, vera missione di Roland di Gilead, che non viene accantonata. Nelle loro escursioni - tramite “contezza” (qualcosa che mi fa pensare a la mia “La bambina dei sogni”, in cui, pure, guarda caso, compare una Torre Nera) o porte del tempo - nella New York del XX secolo, infatti, i nostri eroi hanno modo di difendere dai gangster il bibliofilo Calvin Torre (che, forse, è un richiamo a “La prosivendola” di Pennac oltre ad avere nel proprio nome il suffisso “Cal” che accomuna il villaggio e il prete e il nome della meta di Roland “Torre”). Calvin Torre è, infatti, il difensore, forse inconsapevole, della Rosa, che, a sua volta, potrebbe essere la chiave per salvare la Torre Nera.
    Nel volume non manca la minaccia dell’arrivo di una gravidanza diabolica, che fa pensare a “Rosemary’s Baby” di Ira Levin, ma di questo probabilmente sapremo di più nel prossimo volume, la cui lettura faticherò a rimandare ancora per un po’.

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  • 4

    Un buon episodio della saga della Torre Nera.
    Svariati colpi di scena (fenomenale quello finale), ottima caratterizzazione dei personaggi, vari momenti intensi e sviluppo narrativo convincente. ...continue

    Un buon episodio della saga della Torre Nera.
    Svariati colpi di scena (fenomenale quello finale), ottima caratterizzazione dei personaggi, vari momenti intensi e sviluppo narrativo convincente.

    said on 

  • 3

    il re prende fiato

    romanzo numero 5 della serie sulla "torre nera".
    Dopo il quarto (capolavoro) qui secondo me il re prende fiato; poco coinvolgente, spero che sia solo un passo obbligato per arricchire la saga con elem ...continue

    romanzo numero 5 della serie sulla "torre nera".
    Dopo il quarto (capolavoro) qui secondo me il re prende fiato; poco coinvolgente, spero che sia solo un passo obbligato per arricchire la saga con elementi che sbocceranno nei prossimi romanzi finali.

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  • 2

    Inizia a sbrodolare...

    Era inevitabile: la saga della Torre Nera entra nei 2000 e Stephen King non sa più quando limitarsi nelle parole scritte. Come molti dei suoi romanzi recenti, il volume è lungo, prolisso, a volte semp ...continue

    Era inevitabile: la saga della Torre Nera entra nei 2000 e Stephen King non sa più quando limitarsi nelle parole scritte. Come molti dei suoi romanzi recenti, il volume è lungo, prolisso, a volte semplicemente noioso.
    Bella la vita rurale della povera gente, ma non è necessario mostrarmela dieci volte, l'ho capito dopo le prime due. Bellissima l'idea della caverna al cui interno si risvegliano le voci dei ricordi tormentati, ma non è necessario descrivermelo ogni volta che un personaggio vi entra, l'ho capito dopo le prime due. E potrei ripetere il ragionamento per molte altre cose, ma siccome non sono Stephen King, do per scontato che si sia capito dopo le prime due.

    Peccato perché l'introduzione del prete di Salem's Lot, la sua storia tormentata e l'evoluzione della trama principale sono interessanti e mi hanno convinto a leggere anche il prossimo invece che gettare la spugna.

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  • 4

    Un'pò troppo lento ad ingranare anche se le trame che vanno a tessere il mosaico della torre nera infittendosi mantengono vivo l'interesse.
    Poca azione, troppa introspezione, in altre circostanze non ...continue

    Un'pò troppo lento ad ingranare anche se le trame che vanno a tessere il mosaico della torre nera infittendosi mantengono vivo l'interesse.
    Poca azione, troppa introspezione, in altre circostanze non mi sarebbe dispiaciuto ma il troppo stroppia...
    P.s. il retro gusto amaro della saga scritta a cazzo di cane in cui eventi secondari avvenuti nei volumi precedenti diventano perni della storia nei volumi successivi, lo sento solo io?

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