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The Dark Tower, Book 7

The Dark Tower

By

Publisher: Hodder & Stoughton

4.4
(2220)

Language:English | Number of Pages: 736 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Spanish , French , German , Italian , Polish , Portuguese , Dutch , Chi traditional , Chi simplified , Czech , Greek , Russian

Isbn-13: 9781848941151 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Paperback

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
The final volume sees gunslinger Roland on a roller-coaster mix of exhilarating triumph and aching loss in his unrelenting quest to reach the dark tower.Roland's band of pilgrims remains united, though scattered. Susannah-Mia has been carried off to New York to give birth, Terrified of what may happen, Jake, Father Callahan and Oy follow.Roland and Eddie are in Maine, looking for the site which will lead them to Susannah. As he finally closes in on the tower, Roland's every step is shadowed by a terrible and sinister creation. And finally, he realises, he may have to walk the last dark strait alone...You've come this far, Come a little farther, Come all the way, The sound you hear may be the slamming of the door behind you. Welcome to The Dark Tower.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Letto da: Laura.

    Se avessi saputo prima che tutta la storia raccontata nella saga della Torre Nera era cosi' avvincente avrei letto tutti e sette i libri uno dietro l'altro.
    Probabilmente mi sarei com ...continue

    Letto da: Laura.

    Se avessi saputo prima che tutta la storia raccontata nella saga della Torre Nera era cosi' avvincente avrei letto tutti e sette i libri uno dietro l'altro.
    Probabilmente mi sarei commossa ancora di piu' arrivando alla fine e congedandomi dal ka-tet.
    Ma tutto ritorna e forse, in un altro quando e in un altro dove, riprendero' in mano questa storia per ritrovare anch'io ancora una volta la mia Torre Nera.

    said on 

  • 4

    Si conclude con questo volume la saga di La Torre Nera: Roland di Gilead, il pistolero, con i compagni che ha raccolto attorno a sé durante il viaggio, è di fronte al suo destino. Il gruppetto è sano ...continue

    Si conclude con questo volume la saga di La Torre Nera: Roland di Gilead, il pistolero, con i compagni che ha raccolto attorno a sé durante il viaggio, è di fronte al suo destino. Il gruppetto è sano e salvo, sebbene sparso per ogni dove (e ogni quando). In particolare, Roland, Eddie e John Cullum sono nel Maine del 1977, in Turtleback Lane, quando cominciano a capire che il mondo da cui stanno cercando di fuggire è l’unico reale, l’unico in cui il tempo vada solo in avanti, in linea retta… Per i lettori che con fedeltà e passione li hanno seguiti fin qui, vale la pena di ricordare che il meglio arriva sempre per ultimo. A patto che si abbia il coraggio di andare fino in fondo, naturalmente. Ma ormai mancano solo pochi passi… Ecco. Sentite questo tonfo? È una porta che si chiude dietro di voi. Benvenuti nella Torre Nera.

    said on 

  • 4

    Una grande saga, ma...

    La serie della Torre Nera mi ha intrattenuto per poco più di tre mesi. Avendo in libreria tutti e 7 i volumi delle avventure di Roland di Gilead e del suo ka-tet, mi sono dedicato esclusivamente ad es ...continue

    La serie della Torre Nera mi ha intrattenuto per poco più di tre mesi. Avendo in libreria tutti e 7 i volumi delle avventure di Roland di Gilead e del suo ka-tet, mi sono dedicato esclusivamente ad essi promettendomi, una volta cominciato "L’ultimo cavaliere" di non interrompere la lettura fino alla fine del settimo volume, "La Torre Nera", come se fosse un unico grande volume (e in realtà come tale può essere considerata l’intera serie, anche secondo l’opinione dello stesso autore). Per questo motivo non ho commentato ogni singolo libro (limitandomi al numero di stelle), ma l’intera saga nel suo insieme.
    Il voto complessivo che do all'intera saga è di 4 stelle e mezzo. La storia, lo stile i personaggi, gli ostacoli, i dialoghi, le descrizioni, tutto nella saga della Torre Nera è ben costruito e ideato dall’autore. Perciò non sarà di questo che parlerò, ma di quello che ha fatto in modo che il mio voto non raggiungesse le 5 stelle piene.
    Due cose fondamentalmente. Il finale della storia (che a mio modo di vedere non è propriamente un finale) e alcune ripetizioni di dialoghi o pensieri dei personaggi che secondo il mio punto di vista appesantiscono un po’ la lettura, ma questo è parte dello stile di King e non della serie, dal momento che la stessa cosa si riscontra in altri romanzi dell’autore.
    Ma veniamo al finale. Una volta raggiunta la tanto agognata Torre Nera, l’autore avvisa il lettore che la storia può considerarsi conclusa, che possiamo chiudere il libro e accontentarci di sapere che il nostro eroe ha raggiunto la sua meta. La giustificazione di tutto questo è che più che per scoprire il finale e conoscere le risposte, il vero scopo dell’avventura è di essersi goduti il viaggio fatto per giungere fin qui. Come giustificazione può anche starci, ma sfido qualunque lettore a chiudere il libro in questo punto. Sfido chiunque a rinunciare a entrare nella Torre insieme a Roland e scoprire le risposte a tutte le domande che emergono nel corso della saga.
    Non voglio anticipare niente su ciò che si trovi all’interno della Torre Nera e cosa aspetti Roland una volta giunto in cima. Dico soltanto che non era il finale che mi aspettavo dopo una così bella saga. Tutto questo non perché non abbia un senso, il finale il senso ce l’ha eccome. È difficile da spiegare senza anticipare niente. Prima ho detto che per me non può essere considerato un finale, ma adesso che un senso il finale ce l’ha. Non riesco a spiegarlo se non in questi termini. Non è un finale ma ha un senso. L’unico modo per comprendere il finale è leggerlo e dare una propria interpretazione.
    Infine vorrei dire qualcosa sui singoli volumi della saga. Considero i primi tre come un grande prologo all’intera vicenda che deve svolgersi, con la presentazione dei personaggi e del mondo (o meglio i mondi) in cui si muovono. Il quarto, a mio parere il migliore dell’intera serie, è fondamentale per comprendere meglio il carattere e la personalità del protagonista Roland, dal momento che è quasi interamente ambientato nel passato e racconta degli avvenimenti che lo stesso Roland più volte cita ai suoi compagni e di cui adesso mette al corrente. Gli ultimi tre volumi infine sono i più ricchi di azione e raccontano gli avvenimenti che porteranno al raggiungimento della Torre Nera, ma a mio modo di vedere, forse anche a causa della lunghezza della storia, sono qualitativamente inferiori ai primi.

    said on 

  • 5

    IL RE È MORTO, SALVATE IL RE

    LETTO IN EBOOK
    _______________

    Un grande scrittore si riconosce anche dal coraggio. Un grande scrittore non ha paura di non essere capito e, anche se scrive cose complesse, viene compreso. Nel settimo ...continue

    LETTO IN EBOOK
    _______________

    Un grande scrittore si riconosce anche dal coraggio. Un grande scrittore non ha paura di non essere capito e, anche se scrive cose complesse, viene compreso. Nel settimo volume del ciclo “La Torre Nera”, intitolato anch’esso “La Torre Nera” (2004), Stephen King ci proietta subito nelle primissime pagine in una girandola di salti spazio-temporali, ci mostra una donna nera senza gambe e una bianca che non ne è priva e ci dice che sono la stessa persona, eppure non ci confonde. Tutto è chiaro e scorre bene. Almeno per chi, come me, ha già letto i precedenti sei volumi, ma direi anche per chi li dovesse ignorare (meglio però leggere i volumi in ordine, dato che formano un romanzo unitario). Spesso però gli autori, in questi casi hanno paura e si preoccupano di spiegare subito ai lettori cosa è successo prima, perché succedono certe cose e chi abbiamo davanti. Il risultato sono dei “sequel” in cui si perdono pagine e tempo nel tracciare inutili mappe di lettura.
    Di recente, per esempio ho letto i 3 volumi di “1Q84” dove il pur grande Haruki Murakami, dimostra di non avere questo coraggio e scrive un terzo volume che, in prevalenza, ripete cose già dette negli altri due. Un altro esempio di questo difetto potrebbe essere il ciclo “Hunger games”. Non è il caso di King, che con coraggio ci lancia subito nell’arena. I re non cercano il consenso, lo hanno, perché gli spetta.

    Il romanzo continua a muoversi tra mondi diversi (Medio-Mondo, Fine-Mondo, America, Rombo di Tuono…), epoche diverse, generi letterari diversi, ma dopo altri sei libri, sono tutti spazi-tempo che conosciamo, in cui il lettore si trova a casa e King sa essere un ottimo ospite, capace di far sentire a suo agio il lettore in qualunque casa lo ospiti.

    Se “La Torre Nera” è la saga della schizofrenia, dei doppi, dei gemelli, anche questo settimo volume non manca di produrre i suoi esempi. Vi troviamo addirittura un triplo sosia freudiano di Stephen King (il personaggio più che l’autore, se c’è una differenza), un terzetto, Fimalo (Superego), Feemalo (Ego) e Fumalo (Id), che vuole imitare le tre parti della psiche dell’autore, ma che, essendo solo imitazione, non sono veramente King. L’autore però è qui comunque uno dei personaggi determinanti della storia. Addirittura dalla sua salvezza dipende il destino dell’universo, anzi di tutti gli universi retti dalla Torre Nera. Dovranno essere i suoi stessi personaggi a entrare nel suo “Quando” per salvarlo.
    La visione dello spazio-tempo in questa saga di King, ricorda molto quella dell’ucronia nei miei romanzi, in particolare di quelli del ciclo di “Jacopo Flammer”. Per me, però, il tempo è un frattale, una serie infinita di linee che si dipartono da una serie infinita di punti delle infinite linee temporali, insomma, un “infinito alla terza potenza!!! La visione di King è più semplice: vede una principale linea spazio-temporale dalla quale si dipartono innumerevoli (non direi infinite) linee alternative.
    La linea temporale principale è quella in cui vive Stephen King (il “lato americano”). Lì se uno muore, muore veramente. Nelle altre linee temporali non esiste una vera morte, in quanto nulla di ciò che avviene è definitivo perché in altre linee temporali (io direi “Universi Divergenti”, King li chiama “Quando”) quel fatto, quella morte, possono non essere avvenuti. È così che Jake riesce a tornare sebbene l’abbiamo visto morire.
    Quello che avviene sul “lato americano” però è importante e determina tutto il resto. Per questo Roland deve a ogni costo salvare Stephen King, magari sacrificando se stesso o qualcuno dei suoi amici. Perché è King a scrivere la loro storia e se King morisse, il loro tempo si arresterebbe. Eppure King non è del tutto padrone del tempo del loro universo. Tutto è legato, lui può creare storie, ma quello che scrive è, in un certo senso, già scritto.
    In questo romanzo compare anche un secondo “autore-personaggio”, Patrick Danville, un ragazzo tenuto prigioniero forse dall’infanzia dal vampiro Joe Collins. È debole, scheletrico, malato, ingenuo, ma ha una capacità incredibile nel disegnare. È veloce come un pistolero con la matita al posto della pistola! E i suoi disegni hanno il potere di creare o modificare la realtà. Il suo ruolo sarà determinante nella lotta contro il Re Rosso, antagonista principale di Roland in questo volume.

    “La Torre Nera” è il settimo e conclusivo volume della saga, sebbene ci sia un ottavo che racconta fatti antecedenti e moltissimi romanzi di King siano fortemente connessi con questi, innanzitutto l’imprescindibile “Le notti di Salem”, ma anche “Insomnia”, qui più volte citato.
    Anche la saga di Harry Potter si conclude con il settimo volume e in entrambi si nota una moria impressionante di personaggi: sarà il Sette a portar loro sfiga o il fatto di essere giunti alla fine e di dover far piazza pulita?
    Eppure King come la Rowling cedono alla tentazione del lieto fine.

    Inevitabile, con il volume conclusivo di una lunga saga, parlare del finale e sempre i lettori si dividono tra quelli che approvano la scelta dell’autore e quelli che la disapprovano.
    Vorrei cercare di dire il meno possibile in merito alla soluzione adottata da King per concludere le vicende di Roland, ma anche qui, come nel suo uso dello spazio-tempo, sono rimasto colpito dalla comunanza di visione con i miei romanzi, in particolare “Giovanna e l’angelo”.
    Cercando di non entrare in dettagli, devo dire che il finale, pur unico, è, come i sosia di King, triplo. Non nel senso che King lasci tre finali alternativi, ma che per tre volte ho avuto la sensazione che la storia stesse per finire, ma il libro ha continuato ad andare avanti. La somiglianza con i miei finali, però, non è qui, ma nel fatto che il finale può essere considerato aperto, dato che molto altro ancora potrebbe succedere (ci sarebbe spazio sia per una saga prequel che per una sequel), e, soprattutto nel fatto che e è ciclico, nello stesso identico modo di “Giovanna e l’angelo”.
    Che il finale (pubblicato nel 2004) non sia veramente la conclusione di questo ciclo (iniziato nel 1982 con “L’ultimo cavaliere” e a cui King e i suoi fan sono particolarmente affezionati) è dimostrato non solo dalla pubblicazione nel 2012 di un nuovo episodio, “La leggenda del vento” (sebbene, a quel che leggo, narri fatti antecedenti il settimo), ma dall’appendice che segue il finale. Anche qui King mi ha stupito, anticipando i miei desideri di lettore. Leggendo i primi sei volumi, in effetti, ero stato incuriosito dalle citazioni di “Childe Roland alla Torre Nera giunse” di Robert Browning, ma proprio finendo di leggere “La Torre Nera” mi è venuta una particolare voglia di leggere quest’opera (e avevo persino pensato di pubblicarla sul mio blog). Ebbene, King piazza il poema di Browning proprio alla fine del romanzo, là (temporalmente parlando) dove avrei voluto trovarlo!
    Prima del “terzo finale” King blocca la macchina da presa, sale sul palco e si rivolge direttamente ai lettori per dir loro che in un romanzo il finale non è importante, perché un romanzo è come la vita, come un’avventura: va vissuto, va amata la strada che percorriamo assieme, non la meta, non la conclusione, non il finale, perché il finale è l’addio, la fine, la morte (dov’è il tasto per “condividere”?). Sarebbe come vivere una vita con l’obiettivo di morire! Invita allora il lettore a scegliere di fermarsi lì, di accontentarsi di quel finale aperto oppure di andare avanti (ma lo sconsiglia) e di affrontare il vero addio della storia. Ma King, come si diceva, non ama gli addii e il suo non lo sarà!

    “Tante profezie di insuccesso avevo subito, ero stato iscritto
    Tante volte nella , uno cioè dei cavalieri
    Che volsero i passi alla ricerca della Torre Nera,
    Che mi sembrava giusto fallire come loro,
    E ora mi tormentava il dubbio: ne sarò capace?”
    (“Childe Roland alla Torre Nera giunse” di Robert Browning)

    Firenze, 09/06/2015

    PERCHÉ ROLAND DESCHAIN NON È HARRY POTTER

    Credo che le due più grandi eptalogie scritte a cavallo del cambio di millennio siano la saga di Harry Potter e quella Roland Deschain di Gilead, la prima realizzata da J.K. Rowling, la seconda da Stephen King. Non conosco il numero di copie vendute da King per la saga della Torre Nera che ha per protagonista il pistolero di Gilead, ma sebbene immagino siano moltissime, credo che difficilmente possano essere comparate per quantità con quelle del maghetto di Hogwarts. Del resto la fama della saga fantasy della scrittrice inglese è planetaria anche grazie agli otto film tratti dai sette romanzi, mentre altrettanto non è ancora stato fatto con l’opera dell’americano.
    Entrambi comunque hanno il vantaggio di aver scritto in lingua inglese, cosa che è già un primo passo avanti verso il successo.
    Che cosa ha reso però Harry Potter un bestseller più della Torre Nera?
    Tempo fa avevo esaminato quelli che mi parevano i principali ingredienti della saga fantasy inglese e, in seguito, ho ripetuto l’analisi anche su altre opere (per esempio “Il cacciatore di aquiloni”, “La setta degli assassini”, “Amabili resti” “It”, “Il seggio vacante”, “I miserabili”). Quale scritto però si presta meglio del ciclo di King per un’analisi di questo tipo, se non altro per l’ampiezza comparabile delle due saghe e per la base fantasy di entrambe, con lunghe parti ambientate nel mondo “reale”?
    Gli elementi che avevo individuato nella saga di Harry Potter sono: trama, strutturazione, ambientazione costante, ripetitività e ritualità, magia come estraniazione dalla realtà, mondo magico come mondo parallelo, specchio della nostra schizofrenia, linguaggio inventato, amicizia, lotta tra Bene e Male senza manicheismo assoluto, compenetrazione tra il Bene e il Male, tanti nemici grandi e piccoli, un personaggio che si sente debole ma che scopre di essere forte e speciale, spettacolarità, competizione, mistero, suspance, paura, avventura, iniziazione e crescita verso l’età adulta, morte. Notavo anche che l’amore, pur presente, spesso centrale in tante opere, aveva un ruolo marginale.

    Vediamo, allora che uso fa Stephen King degli elementi usati dalla Rowling.

    Trama: nessuna saga di sette romanzi di centinaia di pagine ciascuno si può reggere senza una trama principale e alcune trame secondarie. Sembra scontato, ma ci sono romanzi corposi con trame troppo esili che come un corpo senza spina dorsale, si flettono sotto il peso delle pagine. Alla Quest di Roland si aggiungono le imprese che lui e i suoi amici dovranno affrontare in ciascun volume, a volte più di una per romanzo.

    Strutturazione: struttura e trama sono quasi la stessa cosa, ma la struttura è qualcosa di più, che nasce dall’unione di trama, ambientazione, morale e che presume un certo equilibrio tra le parti. I romanzi di King, in questo sono più caotici di quelli dell’inglese, sia per la pluralità di ambientazioni, sia per una morale meno definita.

    Ambientazione costante: in Harry Potter abbiamo due o tre ambienti centrali (la casa degli zii nel mondo reale, Hogwarts e magari Hogsmeade). I romanzi di King descrivono un viaggio e l’ambiente cambia continuamente, con salti avanti e indietro dall’uno all’altro, dal deserto delle aramostre alla New York del “lato americano” a New York alternative e ucroniche, al Medio-Mondo, al Fini-Mondo, al Entro-Mondo, al Oltre-Mondo, con Rombo di Tuono, Gilead, l’Eld, le Terre Desolate, in una geografia fantastica in cui non è facile orientarsi anche perché attraversa non solo lo spazio ma il tempo. Questo è per me un elemento affascinante di lettura, ma temo che possa disorientare i lettori più distratti e allontanarli dai libri.

    Ripetitività e ritualità: qualcosa di ripetitivo c’è, innanzitutto la costanza della ricerca della Torre Nera, poi l’apparizione delle Porte tra i mondi, le apparizioni di robot, alcune frasi rituali, ma King ama sorprendere e la sua è una storia in continuo movimento, non abbiamo certo la ciclicità del tempo scolastico di Hogwarts, anzi qui, addirittura, il tempo accelera, rallenta, va indietro, fa continui salti nel futuro e nel passato ed ere lontanissime si toccano. I Pistoleri hanno i loro mantra, le loro superstizioni, ma non sono veri riti. Questo allenta l’unitarietà dei romanzi e, soprattutto, non crea quel senso “domestico” che fa sentire il lettore a casa sua nei romanzi della Rowling.

    Magia come estraniazione dalla realtà: Harry Potter vuole fuggire da un mondo reale di “babbani” in cui si sente insoddisfatto. Gli amici americani di Roland sono strappati via da New York contro la loro volontà e Roland attraversa gli spazi tra i mondi non per un desiderio di soddisfazione personale, ma per una missione da cui non può prescindere. Anche lui è obbligato, seppure dalla propria stessa volontà. La magia è subita, non dominata e cercata, come dai maghetti di Hogwarts che cercano di studiarla e controllarla nella loro scuola di incantesimi. È dunque una magia con un fascino diverso e, temo, minore.

    Mondo magico come mondo parallelo, specchio della nostra schizofrenia: in questo King credo lasci indietro di qualche giro la Rowling. La saga della Torre Nera è la saga della schizofrenia, dei doppi, dei gemelli, della psiche disturbata. Persino le macchine, come il treno pensante Blaine il Mono sono schizofreniche, persino lo stesso autore compare nel romanzo sia di persona che una trinità di sosia dissociati. Gli amici di Roland hanno grossi problemi. Eddie Dean era un tossico, Susannah-Odetta-Detta è una schizofrenica con ben tre personalità, cui se ne aggiungerà una quarta che è più che altro possessione demoniaca (Mia)!

    Linguaggio inventato: mancano forse termini espliciti come in Harry Potter, ma già solo i nomi della geografia di Tutto-Mondo potrebbero bastare per riempire un piccolo vocabolario. Ci sono poi le espressioni usate ritualmente, come i ringraziamenti e i saluti, ci sono le storpiature di termini fatte da Roland che non capisce totalmente la nostra lingua, ci sono oggetti particolari cui vengono da nomi appositi, come i piatti assassini, le palle “modello Harry Potter” (con cui la saga di King rende omaggio a quella della Rowling). Nel complesso, però, non sia ha percezione di una struttura linguistica innovativa capace di entrare nel linguaggio comune dei lettori o almeno nella loro fantasia.

    Amicizia: a Hogwarts troviamo soprattutto l’amicizia sincera e spontanea dei bambini e degli adolescenti, ma non mancano amicizie mature e adulte. Lungo il sentiero della Torre Nera, Roland stringe amicizie profondissime, che vanno al di là delle esperienze comuni, al punto da doverle definire con un termine specifico: Ka-tet. Roland e i suoi, sono amici legati da un vincolo forte, che fa di loro più che una famiglia. Eppure l’essere questa amicizia così speciale, la rende irreale e quindi affievolisce il senso di immedesimazione. Alcuni personaggi si aggiungono lungo la via, a offrire la loro amicizia ai nostri eroi, ma sono più che altro compagni di avventure.

    Lotta tra Bene e Male senza manicheismo assoluto: Roland lotta contro il male (qui è Rosso, più che Nero, dato che il Nero è il colore della Torre, dell’ordine, dell’equilibrio), difende il Bianco, cerca di impedire il crollo della Torre Nera, lo spezzarsi dei Vettori che la reggono, perché la fine dei Vettori e della Torre Nera significherebbe la fine di tutto, ma il male è sempre mescolato con un po’ di bene, sebbene tenda sempre a prevalere e, forse, non è davvero degno di essere scritto con la maiuscola. Roland per raggiungere il suo obiettivo sacrifica tutto, amici, famiglia, Ka-tet. La sua è certo una lotta del Bene contro il Male, ma se il Male appare con molte facce, quelle del Bene sono poche e spesso sono sul corpo di persone all’apparenza poco raccomandabili.

    Compenetrazione tra il Bene e il Male: si è detto sopra. I nostri eroi non sono dei santi, ma Pistoleri dal passato oscuro.

    Tanti nemici, grandi e piccoli: i nemici da affrontare sono davvero tanti, la “principessa da salvare” è soprattutto una: la Torre Nera, ma se alla fine incontreremo il drago che la custodisce (il Re Rosso), questo non è Voldermort, la cui presenza compenetra tutti i romanzi della serie di Harry Potter, vero antagonista del piccolo mago. Roland combatte contro tutto e tutti per salvare l’universo, ma non ha un vero antagonista e questo lo rende più fragile come personaggio. Non ha un nemico alla sua altezza in cui riflettersi.

    Un personaggio che si sente debole ma che scopre di essere forte e speciale: la trasformazione da debole a forte non riguarda il protagonista, che conosciamo già forte, seppure con le sue debolezze,, ma tanti altri personaggi, dall’ex-tossico Eddie Dean, alla storpia schizofrenica cleptomane razzista di colore Odetta/Detta/Susannah/Mia, al bambino Jake Chambers che si trasforma in pistolero.

    Spettacolarità: non avremo le battaglie aeree contro i draghi e le partite di Quidditch, ma abbiamo epici scontri contro i robot-lupi, la corsa folle del treno schizofrenico Blaine il Mono, il deserto con le aramostre, i conflitti contro i gangster di New York!

    Competizione: nessuna gara, nessuna squadra l’una contro l’altra, ma la lotta per la sopravvivenza, gare mortali di indovinelli, duelli, battaglie. Qualcosa per cui parteggiare non manca, anche se non si può fare il tifo per i Grinfondoro e odiare i Serpeverde.

    Mistero: anche qui il Re dell’horror ha qualcosa da insegnare alla donna più ricca di Inghilterra. Anche se forse troppo mistero rimane tale e chi (non sono tra costoro), vorrebbe sempre sapere e capire tutto, potrebbe restare insoddisfatto. La magia narrativa di King sta proprio nel creare mondi quasi onirici, a volte dal sapore lovecraftiano, in cui non tutto è spiegato, in cui non occorre sapere tutto, perché la verità non è una sola, perché ogni cosa è vera, anche il suo opposto, come è vero che Jake è morto, ma anche vivo accanto a Roland, come è vero che una certa località si trova in un quartiere, ma anche in un altro. Che cosa siano davvero la Torre Nera e i Vettori non è dato sapere, ma solo intuire. Questo mi piace di questa serie, questo lasciare la verità e il senso delle cose in sospeso, questo lasciare spazio alla fantasia del lettore. Se altri “ingredienti” sono usati da King con maggior parsimonia, il Mistero lo sa padroneggiare alla grande, forse più dell’horror e della paura, per cui è celebre. In questo è molto diverso anche da Asimov, spesso citato nella saga per i suoi robot positronici, perché lo spirito da giallista del russo-americano non lascerebbe mai nulla senza una spiegazione razionale.

    Suspance: tutta quella che si può volere in un libro. Una suspance portata avanti per migliaia e migliaia di pagine, fatta forse più di consuetudine con i personaggi, di curiosità per le sempre nuove trovate dell’autore, di desiderio di proseguire lungo il sentiero del Vettore, più che di ansia o angoscia per gli eventi futuri.

    Paura: King per molti è un autore horror. Qui siamo davanti a una storia di diverso genere, ma non mancano brani ed elementi horror e l’americano sa bene come usarli.

    Avventura: se non è avventura questa! Un incredibile viaggio di un pistolero e i suoi compagni in una saga che mescola fantasy, western, horror, ucronia, romanzo gotico, fantascienza e molto altro ancora, in cui saranno affrontati killer spietati, robot assassini, gangster, trafficanti di droga e altri malavitosi,, treni pazzi, mostri lovecraftiani, incubi, crisi d’astinenza, ferite, malattie e molto altro ancora.

    Iniziazione e crescita verso l’età adulta: ogni avventura porta con sé una crescita. Certo il protagonista non è un ragazzino come Harry Potter, ma anche un adulto può aver bisogno di scoprire se stesso, i propri sentimenti repressi, l’amore, l’amicizia, il dolore. Ci sono poi il drogato, che trova nell’avventura la strada per disintossicarsi, la schizofrenica che combattendo ritrova unitarietà, il bambino che diventa ragazzo, se non adulto.

    Morte: di morte ne troverete tutta quella che vi serve. La strada di Roland verso la Torre Nera è disseminata di cadaveri, da quelli che non vediamo, ma che lui ricorda, per esserli lasciati indietro prima che la saga avesse inizio, a quelli che provoca tra i suoi nemici, a quelli che perde tra i suoi amici. C’è un vero confronto con la Morte, quella con la M maiuscola? Forse no. Forse neppure nel confronto con il Re Rosso. Roland alla fine è sopraffatto da tante morti, più che dalla Morte come concetto in sé.

    Amore: certo Roland ancora ripensa alla sua amata perduta, Eddie e Susannah si amano e si sposano, si perdono e si ritrovano, ma come nella saga di Harry Potter, anche qui l’amore o il sesso non mi paiono elementi centrali. Se c’è amore è più quello per la missione da compiere, per i compagni di avventura, per il Ka-tet.

    In conclusione, King usa in quantità maggiore della gran parte degli autori che conosco quelli che sono gli elementi fondamentali per un romanzo di successo. Come in cucina, non è certo la quantità di ingredienti a rendere speciale un piatto, ma il loro uso e il loro dosaggio e certo l’americano conosce come pochi il mestiere di cucinare storie, eppure sempre più mi convinco che un romanzo (e una saga ancor più) è tanto più buono, avvincente, coinvolgente, tanto più sono presenti gli ingredienti di cui sopra. Non a caso la Rowling è l’autrice più venduta del mondo e King uno dei maggiori autori mondiali di bestseller. A poco senso parlare di qualità di un romanzo, se non piace al pubblico. Se piace al pubblico, viceversa, un motivo ci deve essere.

    I ROMANZI DELLA TORRE NERA

    Prima di chiudere questo articolo, vorrei ricordare qualcosa sulla struttura della saga della Torre Nera.
    I volumi principali sono:
    1. La torre nera I: L'ultimo cavaliere (1982, pubblicato originariamente come romanzo breve; edizione rivista nel 2003) (The Dark Tower I: The Gunslinger)
    2. La torre nera II: La chiamata dei Tre (1987) (The Dark Tower II: The Drawing of the Three)
    3. La torre nera III: Terre desolate (1991) (The Dark Tower III: The Waste Lands)
    4. La torre nera IV: La sfera del buio (1997) (The Dark Tower IV: Wizard and Glass)
    5. La torre nera V: I lupi del Calla (il titolo annunciato era L'Ombra Strisciante[1][2]) (2003) (The Dark Tower V: Wolves of the Calla)
    6. La torre nera VI: La canzone di Susannah (2004) (The Dark Tower VI: Song of Susannah)
    7. La torre nera VII: La torre nera (2004) (The Dark Tower VII: The Dark Tower)
    8. La torre nera: La leggenda del vento (2012) (The Dark Tower: The Wind Through the Keyhole)

    Come si diceva il volume conclusivo è il settimo romanzo e l’ottavo ritorna indietro nella trama.
    Molti altri romanzi di King sono collegati al ciclo, ma direi che “Le notti di Salem” possa essere considerato come un prequel della serie, anche se si potrebbe leggere a metà, prima de “I lupi della Calla”, dato che sono soprattutto gli ultimi romanzi a farvi riferimento.
    In un racconti della raccolta “Tutto è fatidico” compare Roland.
    Altri romanzi connessi pare siano (ma devo leggerne ancora molti e verificare):
    “Insomnia” (citato nel settimo volume e in cui è protagonista Patrick Danville, personaggio fondamentale del settimo romanzo)
    “It” (se non altro per la tartaruga e una certa visione del mondo e per una possibile identità tra Dandelo e It)
    “L’ombra dello scorpione (che spero di leggere presto)
    “Desperation”
    “Cuori in Atlantide”
    “Il talismano”
    “La casa del buio”
    “Mucchio d’ossa”
    E, dicono, molti altri.
    Come Asimov (che ha unito tra loro i suoi principali cicli), anche King, a un certo punto della sua carriera, infatti, pare abbia sentito l’esigenza di creare un filo conduttore che tenesse legate tra loro tutte le sue numerose opere e ha trovato questo filo nella saga della Torre Nera. Insomma, una lettura quasi infinita, come i molti “Quando” in cui si svolge.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    L’ultimo (e il più voluminoso) dei tomi della saga, ammetto che l’interesse dal volume precedente venendo avanti è andato sempre più scemando. Siamo alla resa dei conti e ci sono diverse sfide in ball ...continue

    L’ultimo (e il più voluminoso) dei tomi della saga, ammetto che l’interesse dal volume precedente venendo avanti è andato sempre più scemando. Siamo alla resa dei conti e ci sono diverse sfide in ballo e questa è una bella cosa (particolarmente godibile quella fra il più vecchio nemico del pistolero, “l’uomo in nero”, e Mordred, figlio di Susannah, del nostro protagonista e pure del Re Rosso). Assistiamo a diverse dipartite eccellenti prima di giungere alla Torre, ma questi episodi sono stati in qualche modo attenuati… da cosa? in primis dai personaggi banali comparsi ultimamente come funghi e poi dal lungo e periglioso cammino; quando dico lungo e periglioso cammino non mi riferisco all’evolversi della storia ma ai ripetuti, onnipresenti, estenuanti ed interminabili scambi di battute che danno sempre lo stesso risultato: 19… oppure: ka-battelapesca… con i personaggi in atteggiamento compiaciuto. È come quelle vecchie barzellette che tutti ormai conoscono e non fanno più ridere nessuno, ma qualcuno continua imperterrito a raccontarle. In questo caso a farlo è King che, come Bastian nella Storia Infinita, deve portare avanti il racconto col frutto della propria fantasia se vuole salvare quel mondo (ed in questo caso anche tutti gli altri).
    Da quando sono rimasti solo Roland e Susannah la storia riacquista un po’ l’equilibrio ormai da tempo perduto anche se si tende comunque a tergiversare (vedi ad esempio l’avventura col brucone nella grotta, buttata lì proprio a caso…). Comunque l’avvicinarsi alla Torre si fa sentire anche per il lettore, ravviva il fuoco dell’interesse e della passione che si era affievolito sotto pagine e pagine di ka, di 19 e di termini inventati da King che hanno reso davvero snervante procedere. Forse proprio per questo si ha quasi la sensazione che per il finale l’autore se la sia cavata a buon mercato: Susannah va a ricomporre il quadretto familiare in un classico felici e contenti, Patrick che se ne va per la sua strada, Mordred messo sotto scacco dal bimbolo Oy, la prevedibile sorte del folle Re Rosso (intendo proprio la modalità con la quale sarebbe stato levato di mezzo ad un certo punto divenuta facilmente intuibile). Insomma, al finale ci si arriva letteralmente stanchi, non meno dello stesso Roland che arriva alla tanto agognata Torre e… la ruota del ka ricomincia a girare.

    Dando un giudizio finale (senza considerare “La leggenda del vento” che è ininfluente), posso dire che con i primi 5 volumi siamo di fronte ad un’opera straordinaria che tutti dovrebbero leggere, i due ultimi tomi però mi portano a ritrattare l’affermazione. Un autore invadente che tende a ripetersi e a farcire di banalità quello che era, e nonostante tutto rimane, un racconto davvero unico.
    Resto comunque dell’opinione che pur con tutti i suoi difetti la Torre Nera è una storia che merita di essere letta per la sua particolarità, e alla fine del viaggio anche voi vi sentirete spossati ma soddisfatti da quel lungo cammino che è la sua lettura.

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  • 5

    La fine...

    Con questo volume la saga finisce.
    Difficile fare una recensione senza dare spoiler (cosa che io odio): succedono tante cose, come si può immaginare e come è abitudine di King quella di far accadere s ...continue

    Con questo volume la saga finisce.
    Difficile fare una recensione senza dare spoiler (cosa che io odio): succedono tante cose, come si può immaginare e come è abitudine di King quella di far accadere sempre tutto verso le ultime pagine, e in alcuni punti ho pianto senza vergogna, nonostante fossi in treno.
    No, non c'è altro da dire...

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  • 4

    Splendida saga, che mi ha davvero divertito e intrattenuto. Ma alla fine dei conti preferisco dare quattro stelle all'intera serie piuttosto che cinque, anche se a ben vedere si tratta di una splendid ...continue

    Splendida saga, che mi ha davvero divertito e intrattenuto. Ma alla fine dei conti preferisco dare quattro stelle all'intera serie piuttosto che cinque, anche se a ben vedere si tratta di una splendida storia ricca di spunti e visionaria. Ritengo però che risenta troppo dell'ampio arco temporale in cui è stata scritta, ho inoltre trovato alcuni dei libri noiosi e abbastanza inutili nell'economia degli avvenimenti. Non amo inoltre lo stile di narrazione di King, a volte davvero troppo pedante e ricco di digressioni. A ulteriore riduzione del voto, non ho apprezzato la scelta degli avvenimenti della parte finale della storia con i cattivi spesso relegati a macchiette e alcune scelte effettuate dai personaggi che mi sono sembrate stridere con il carattere dimostrato fino a quel momento (uno su tutti Susannah). Nel complesso comunque una splendida storia consigliata soprattutto a chi ama King e le contaminazioni di genere. Sconsigliato a chi proprio non sopporta le storie colme di digressioni inutili e fronzoli superflui.

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  • 0

    Fine del disgusto

    Con questo romanzo si chiude il disgusto della serie della Torre Nera, in una apocalisse di autocitazionismo, in cui tutto si spiega con il niente, ossia "perché King scrive".
    That's it.

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  • 4

    È finita

    Forse le quattro stelle sono un po' generose, ma mi sono scappate col sorriso sulla bocca perché posso finalmente considerare la saga conclusa. E volente o nolente mi ha fatto piacere essere arrivato ...continue

    Forse le quattro stelle sono un po' generose, ma mi sono scappate col sorriso sulla bocca perché posso finalmente considerare la saga conclusa. E volente o nolente mi ha fatto piacere essere arrivato fino alla fine, aver conosciuto questi personaggi, averli seguiti in quest'avventura.
    Stephen King stesso ha affermato che la saga non è priva di difetti: per quanto mi riguarda in primis la prolissità che ormai lo affligge da anni. Sette volumi potevano in realtà essere tranquillamente condensati in 5, ma ormai non lo ferma più nessuno e ho perso la speranza a riguardo.

    L'espediente di inserire sé stesso come personaggio paga, la prima metà di questo ultimo capitolo si regge su una buona tensione legata al suo incidente. Nella seconda metà il ritmo rallenta, a volte abbastanza da essere esasperante, ma siamo così vicini alla meta che per una volta glielo perdoniamo.

    E poi è finita, basta. Mi ha lasciato con un sorriso sulla faccia e nonostante a volte abbia digrignato i denti nei confronti del signor King, alla fine ne è valsa la pena.

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  • 5

    ero rimasta perplessa dal finale, qualcosa che non ti aspetti nel modo più assoluto. Adesso, riflettendoci, ho capito che effettivamente non c'erano altri modi per concludere la storia di Roland. Dici ...continue

    ero rimasta perplessa dal finale, qualcosa che non ti aspetti nel modo più assoluto. Adesso, riflettendoci, ho capito che effettivamente non c'erano altri modi per concludere la storia di Roland. Diciamo grazie a sai King ; lunghi giorni e piacevoli notti.

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