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The Death of Grass

By

Publisher: Penguin

3.8
(245)

Language:English | Number of Pages: 194 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 0141190175 | Isbn-13: 9780141190174 | Publish date:  | Edition 2

Preface Robert Macfarlane

Also available as: Hardcover , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Book Description
A post-apocalyptic vision of the world pushed to the brink by famine, John Christopher's science fiction masterpiece The Death of Grass includes an introduction by Robert MacFarlane. At first the virus wiping out grass and crops is of little concern to John Custance. It has decimated Asia, causing mass starvation and riots, but Europe is safe and a counter-virus is expected any day. Except, it turns out, the governments have been lying to their people. When the deadly disease hits Britain, society starts to descend into barbarism. As John and his family try to make it across country to the safety of his brother's farm in a hidden valley, their humanity is tested to its very limits. A chilling psychological thriller and one of the greatest post-apocalyptic novels ever written, The Death of Grass shows people struggling to hold on to their identities as the familiar world disintegrates - and the terrible price they must pay for surviving.
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  • 3

    ✰✰✰✰ molto buono

    Sono stati molti i racconti che hanno avuto per oggetto la fine della civiltà quale noi la conosciamo: alcuni interessati a proporre un mondo diverso, altri a narrare solo la sopravvivenza alla ...continue

    Sono stati molti i racconti che hanno avuto per oggetto la fine della civiltà quale noi la conosciamo: alcuni interessati a proporre un mondo diverso, altri a narrare solo la sopravvivenza alla catastrofe. E tanti sono stati i libri che hanno dovuto molto a questo genere a volte amato, a volte disprezzato.

    Il giorno dei trifidi (1951) narra di coltivazioni geneticamente modificate che si rivelano mortali per l’uomo, in una Terra in cui gli uomini, dopo una bellissima pioggia di meteore sono diventati quasi tutti ciechi. Saramago, a tempo perso, era probabilmente un lettore di fantascienza.

    Già dal 1901 un uomo erra in una terra desolata e vuota (La nube purpurea). Poi tanti altri: Terra bruciata, Il ponte di quattro giorni, Lot che raccontano la fuga per la sopravvivenza attraverso un mondo divenuto ostile. 50/60 anni dopo arriva La strada a dare il tocco della letteratura a queste storie di “serie b”.

    Il racconto è del 1956. Undici anni dopo la fine della guerra. Un virus attacca le graminacee. Prima il riso e poi, nonostante gli sforzi di tutti, anche il resto. Nonostante le convinzioni di Ann e John e i commenti più cinici di Roger, due famiglie di amici decidono di lasciare Londra e raggiungere un’isola valle del nord Gran Bretagna dove vive il fratello di John. Altre persone si aggregheranno al piccolo gruppo e ciò che troveranno sul percorso farà cambiare molte convinzioni. Il protagonista è il viaggio e ciò che il cambiamento opera sulle menti e sui cuori. La fine del viaggio finisce il racconto. Ciò che avverrà poi non è più così importante. Sarà oggetto di altri racconti.

    Qualcuno può eccepire che le donne siano inevitabilmente quelle che cucinano. Glissando sul fatto che fu scritto nel 1956, preferirei anch’io essere la cuoca piuttosto che l’assassina, sia pur per difesa. Cosa che probabilmente ha pensato anche Ann, dopo aver usato il fucile e prima di lessare le patate.

    27.10.2014 (rilettura)

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  • 5

    Bello

    Gran bel libro che ho letteralmente sbranato in 2 giorni, forse un pochino corto ma non e' il numero delle pagine che fa' la qualita' di un bel racconto. In un mondo costretto, da un virus che ...continue

    Gran bel libro che ho letteralmente sbranato in 2 giorni, forse un pochino corto ma non e' il numero delle pagine che fa' la qualita' di un bel racconto. In un mondo costretto, da un virus che attacca le coltivazioni, a rivivere le carestie del medioevo, due famiglie partono per una ormai desertificata campagna inglese nel tentativo di ricongiungersi con alcuni parenti. "On the road" il gruppo crescera' di numero e dovra' adattarsi al nuovo mondo che si verra' a creare. Il libro scorre velocemente e non disdegna qualche pugno nello stomaco che vi auguro di prendere.

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  • 4

    La morte della società civile

    E' davvero così sottile il velo di convenzioni sociali che ci separa dalla barbarie? Questa è la domanda fondamentale che ci può porre leggendo questo romanzo. Dal 1959 ad oggi come è cambiata la ...continue

    E' davvero così sottile il velo di convenzioni sociali che ci separa dalla barbarie? Questa è la domanda fondamentale che ci può porre leggendo questo romanzo. Dal 1959 ad oggi come è cambiata la situazione? In peggio o in meglio, come reagiscono le società di fronte ad una grave crisi? A scorrere le cronache di oggi sembra che il quadro delineato da Christopher nel suo romanzo sia quasi ottimistico.

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  • 3

    Dove la giustizia organizzata finisce, inizia la giustizia del fucile.

    Un libro molto, molto carino. Con molti spunti di riflessione sociali, sulla creazione del gruppo, la sottomissione, il leader. ...continue

    Dove la giustizia organizzata finisce, inizia la giustizia del fucile.

    Un libro molto, molto carino. Con molti spunti di riflessione sociali, sulla creazione del gruppo, la sottomissione, il leader. Tutto inserito in un futuro disastroso, in cui la vegetazione di annulla dinanzi al virus Chung-Li.

    Il problema è che il racconto termina, quando tu avresti ancora voglia di sfogliare le pagine del libro e continuare a leggerlo...

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  • 4

    Ho trovato questo volumetto in un mercatino di libri usati, ironia della sorte essendo stato stampato nel 1973 ed avendo probabilmente passato anni in uno scantinato è coperto da piccole chiazze di ...continue

    Ho trovato questo volumetto in un mercatino di libri usati, ironia della sorte essendo stato stampato nel 1973 ed avendo probabilmente passato anni in uno scantinato è coperto da piccole chiazze di muffa verdognola quasi la natura avesse voluto ribellarsi ai fatti narrati al suo interno come in uno strano contrappasso.

    Si tratta di uno dei migliori post-apocalittici di sempre... leggetelo se ne avrete la possibilità.

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  • 3

    Nulla di che nutrirsi

    Ottimo romanzo post-apocalittico ambientato in Inghilterra. Un virus distrugge i vegetali. Presto la fame la fa da padrona e con essa guerre, saccheggi e devastazioni. Non resta che fuggire. Ma dove. ...continue

    Ottimo romanzo post-apocalittico ambientato in Inghilterra. Un virus distrugge i vegetali. Presto la fame la fa da padrona e con essa guerre, saccheggi e devastazioni. Non resta che fuggire. Ma dove. C'è un posto, ci sono dei compagni di viaggio, il resto lo lascio leggere a voi.

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  • 5

    L'apocalisse dell'ecosistema...

    Negli anni cinquanta, John Christopher alias Samuel Youd ci racconta la fine del mondo senza zombie, alieni etc...Forse il suo pensiero era più pratico, più ecologico degli "apocalittici" odierni. ...continue

    Negli anni cinquanta, John Christopher alias Samuel Youd ci racconta la fine del mondo senza zombie, alieni etc...Forse il suo pensiero era più pratico, più ecologico degli "apocalittici" odierni. Forse già allora lui pensava all'importanza delle cose che normalmente diamo per scontate come le api per esempio. Ogni tanto ci arriva qualche generico allarme su una loro presunta strada verso l'estinzione e sulle presunte e preoccupanti conseguenze . Ma chi se ne frega! In questo libro ad estinguersi è il mondo vegetale e l'uomo si ritrova a sfoderare i suoi più profondi e crudi istinti di sopravvivenza... Se per me il più grande romanzo post-apocalittico rimane la Strada di Cormac McCarthy. Soprattutto per la sua qualità letteraria. Morte dell'erba è senz'altro un gran capolavoro di fantascienza pre- apocalittica. Mentre lo leggi ci sei dentro... E fa veramente paura!

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  • 3

    Credo che le opere di ambientazione "irrealistica" (fantascienza, fantasy, ucronie, distopie, ecc.) debbano porsi come obiettivo quello di tratteggiare personaggi pienamente credibili. L'effetto è ...continue

    Credo che le opere di ambientazione "irrealistica" (fantascienza, fantasy, ucronie, distopie, ecc.) debbano porsi come obiettivo quello di tratteggiare personaggi pienamente credibili. L'effetto è quindi: come si comporterebbero persone reali in situazioni impossibili? Ecco, Morte dell'erba manca proprio in tal senso: da una valida premessa distopica (la fine delle risorse edibili) viene raggiunto un bel finale attraverso un percorso che risulta poco convincente, soprattutto per via delle improbabili reazioni e decisioni dei personaggi in quel contesto. Il romanzo risulta una lettura gradevole, ma di poca qualità.

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  • 4

    Veramente notevole... ma perde una stellina, perchè mi sembra che finisca troppo precipitosamente... In ogni caso, le mie primissime incursioni nella fantascienza mi hanno lasciata finora ...continue

    Veramente notevole... ma perde una stellina, perchè mi sembra che finisca troppo precipitosamente... In ogni caso, le mie primissime incursioni nella fantascienza mi hanno lasciata finora soddisfatta.

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  • 4

    quando fuori e' buio e piove non c'e' niente di meglio di una bella storia post-apocalittica in cui un gruppo di esseri umani cerca di sopravvivere alla fine del mondo. A meta' strada tra Il signore ...continue

    quando fuori e' buio e piove non c'e' niente di meglio di una bella storia post-apocalittica in cui un gruppo di esseri umani cerca di sopravvivere alla fine del mondo. A meta' strada tra Il signore delle mosche e Cecita', il romanzo di John Christopher esplora in fragilita' della civilta' umana e l'abbrutimento causato dalla scarsita' di cibo.

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