The Door

By

Publisher: Random House

4.3
(2205)

Language: English | Number of Pages: 272 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , French , Hungarian

Isbn-13: 9781446443798 | Publish date: 

Translator: Len Rix

Also available as: Paperback , Hardcover , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
A young writer, struggling for success, employs an elderly woman called Emerence to be her housekeeper.From their first encounter it is clear that Emerence is no ordinary maid.Although everyone in the neighbourhood knows and respects her, no one knows anything about her private life or has ever crossed her threshold. Only a great drama in the writer's life prompts Emerence to unveil glimpses of her traumatic past - a past which sheds light on her peculiar behaviour. The Door brilliantly evokes the development of the bond between these two very different women, and the tragic ending to their relationship.
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  • 5

    La rovina dell'amore perduto...

    "Non bisogna mai amare nessuno perdutamente perchè altrimenti si causa la sua rovina."
    LA PORTA – MAGDA DZABO’
    Mi è arrivato il brivido sull’ultima frase per cui, quando il brivido arriva, la valutazi ...continue

    "Non bisogna mai amare nessuno perdutamente perchè altrimenti si causa la sua rovina."
    LA PORTA – MAGDA DZABO’
    Mi è arrivato il brivido sull’ultima frase per cui, quando il brivido arriva, la valutazione non può che essere al massimo delle stelle.
    Un romanzo lento, lentissimo, come l’opprimente sensazione di inquietudine che ci spinge nell’atrio della casa di Emerenc, fra le strade di Pest, sotto un cielo perennemente bianco come la neve che ne ricopre i marciapiedi. La storia è raccontata dalla voce di una scrittrice famosa con idee non proprio in linea con il regima ungherese. Emerenc è la persona che si occupa delle sue faccende domestiche, del suo cane e dei bisogni della gente del quartiere. Ma c’è qualcosa che stride fortemente con le sue buone azioni. Qualcosa di buio, losco, segreto, che la rende arcigna, asociale, a volte cattiva e tagliente con le parole. Tuttavia c’è un filo invisibile, un’attrazione magnetica che legherà Magda e la gente del quartiere per sempre a questa donna. E poi c’è la porta, un uscio che nessuno ha mai varcato. La storia si dipanerà lentamente, lanciando messaggi a volte criptici, a volte apparentemente insensati, come un puzzle che si ricomporrà piano dalla seconda metà. Ho adorato la prosa, mai eccessiva e ho adorato quasi tutti i personaggi. Un libro bellissimo, capace di lasciarmi inquieto e pensieroso. Consigliatissimo.

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  • 0

    Una lettura di non ritorno che chiude la stagione delle foglie con la sottile malìa delle sue parole.
    Continua qui: http://paroleincartateblog.com/2015/12/07/la-porta-le-mie-unita-di-misura-sono-le-pa ...continue

    Una lettura di non ritorno che chiude la stagione delle foglie con la sottile malìa delle sue parole.
    Continua qui: http://paroleincartateblog.com/2015/12/07/la-porta-le-mie-unita-di-misura-sono-le-parole/

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  • 0

    Deludente purtroppo

    Sono veramente dispiaciuto di non poter valutare positivamente questo libro. Le premesse c'erano tutte, valutazioni altissime, una storia che appariva interessante..
    Non mi aspettavo un romenzetto, ma ...continue

    Sono veramente dispiaciuto di non poter valutare positivamente questo libro. Le premesse c'erano tutte, valutazioni altissime, una storia che appariva interessante..
    Non mi aspettavo un romenzetto, ma un libro denso e profondo. Quindi con impegno e crescente delusione ho portato avanti la lettura, trovando alla fine la narrazione piuttosto povera e banale, i personaggi poco credibili, alcuni dettagli eccessivi, l'io narrante assolutamente odioso, e trovo anche che la mitizzazione di questa Emerenc sia eccessiva, alla fine sarà stata pure generosa, ma era una zitella bisbetica con la quale era impossibile discutere. E finito in modo scontato. A me sta scrittrice ungherese non ha convinto per nulla.

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  • 5

    Dalla prima all'ultima pagina ho provato il desiderio di far fuori la vecchia (ignorante, egoista, arrogante vecchia) con le mie stesse mani.
    Che gran bel libro!

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  • 5

    Dietro la porta.

    "Nella ricerca della verità sii pronto a imbatterti nell'inatteso, poiché essa è difficile da trovare, e, una volta trovata, stupefacente." (Eraclito)

    Questo libro, originale e bellissimo, è fors ...continue

    "Nella ricerca della verità sii pronto a imbatterti nell'inatteso, poiché essa è difficile da trovare, e, una volta trovata, stupefacente." (Eraclito)

    Questo libro, originale e bellissimo, è forse il capolavoro di Magda Szabò, la più grande scrittrice ungherese del '900.
    Rappresenta lo straordinario rapporto, nel contempo profondo e sfuggente, fra una celebre scrittrice di mezz'età ed un'anziana donna, enigmatica e particolarissima, nel contesto dell'Ungheria già comunista.

    Emerenc, la vecchia, "non si sedeva quasi mai, quando non teneva una scopa in mano potevi essere certo che portasse un piatto dell'amicizia da qualche parte, o cercasse il padrone di un animale randagio".
    La scrittrice incontra Emerenc per avere un'aiutante in casa, ma ad esigere le referenze è la vecchia stessa: "Io non lavo i panni sporchi al primo che capita", diceva, determinata a prestare servizio esclusivamente a persone degne della sua stima.
    Era infaticabile sul lavoro, e pareva avere facoltà di captare realtà che non erano alla portata delle persone comuni. La sua casa era piena di segreti, un enigma per tutti: a nessuno era consentito varcare la porta d'ingresso.
    Ha ragione P. Auster quando scrive che "seppur possiamo arrivare a conoscere molto parzialmente un altro essere umano, questo vale solo entro i limiti da lui stesso imposti".

    Il rapporto fra le due protagoniste del romanzo, con ripercussioni sulle loro rispettive vite, riserva più di una sorpresa.
    Ad un certo punto il lettore apprende stupefatto che il nome del personaggio della scrittrice, Io narrante, è Magda, lo stesso dell'autrice: si tratta di una rappresentazione in qualche modo autobiografica?

    Il libro ha una struttura affascinante, capace di coinvolgere progressivamente.
    Lo stile è ad un livello altissimo, senza alcuna caduta, con un andamento quasi musicale.
    Si scopre come le letterature in lingue e di Paesi 'minori' , per questo spesso poco conosciute, possano offrirci gioielli letterari insospettati.

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  • 0

    Inizio potente, premessa originale, ma - a mano a mano che si procede nella lettura - il romanzo non risulta all'altezza delle aspettative, suona sempre una sola e unica nota, nel segno del conflitto ...continue

    Inizio potente, premessa originale, ma - a mano a mano che si procede nella lettura - il romanzo non risulta all'altezza delle aspettative, suona sempre una sola e unica nota, nel segno del conflitto fra la narratrice e la sua dispotica domestica. Con la sua testarda integrità la seconda evidenzia per contrasto l'evoluzione, professionale ed umana, della prima. Ma il rapporto fra le due rimane per troppe pagine ancorato agli stessi elementi, cristallizzato in un gioco di opposizioni ed affinità che dopo un po' smette di essere intrigante.

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  • 5

    Hai la chiave appesa al collo e non lo sai

    Raccontata in prima persona da una scrittrice ungherese non allineata con il regime, “La porta” narra del rapporto di amore/odio che si è andato instaurando fra la narratrice stessa e la sua domestica ...continue

    Raccontata in prima persona da una scrittrice ungherese non allineata con il regime, “La porta” narra del rapporto di amore/odio che si è andato instaurando fra la narratrice stessa e la sua domestica Emerenc. Donna avanti negli anni ma vigorosa, instancabile, testarda, immarcescibile e bizzarra, Emerenc è l’epicentro del quartiere di Budapest nel quale si svolge la vicenda. È una tuttofare che tiene puliti i marciapiedi dalle foglie secche in autunno e dalla neve in inverno, ma è anche l’infermiera, l’amica degli animali abbandonati, la psicologa semplificatrice che aborra gli attorcigliati ragionamenti psicologici e l’intransigente oppositrice di tutte quelle istituzioni civili e religiose che tanto blaterano e promettono ma poco o nulla mantengono, preferendo non sporcarsi le mani e rimanersene a ciarlare nei loro confortevoli salotti. Come tutte le persone inflessibili, anche Emerenc alterna sfuriate di cieca violenza a slanci di generosità con pochi eguali, tanto da essere in egual misura temuta e amata; e rispettata nonostante quella sua bizzarria di non permettere a nessuno di varcare la porta del suo appartamento.

    Senza aggiungere altro sulla storia per non privare chi non abbia ancora letto il libro del gusto della scoperta, passerei ad alcune (non richieste e per questo irrinunciabili) considerazioni.

    Considerazione tra il serio e il faceto: Per il suo percorrere la storia ungherese toccando con mano una miriade di eventi senza andarseli a cercare e non certo per vantarsene, ma spinta soltanto da una sorta d’ingenua bontà, Emerenc mi ha fatto pensare a Forrest Gump.

    Considerazione basso-filosofica sulla porta come simbolo: Domanda, “Sei sicuro di voler sapere cosa c’è al di là della porta chiusa a chiave?” La porta cela, ed è nella natura umana provare il desiderio di scoprire che cosa occulti: magari un tesoro d’inestimabile valore, oppure i resti putrefatti di una vita precedente che nessuno avrebbe dovuto (e nemmeno voluto) riesumare. La porta, insomma, a prescindere dalla sua imponente solidità o dalla sua mesta fragilità, rappresenta al contempo una promessa di ricchezza e la via d’accesso per l’inferno; immagino non sia nelle facoltà umane trovare una risposta definitiva a quella domanda formulata qualche riga più su.

    Considerazione psicologica-de no’altri: Premesso che non occorre essere particolarmente perspicaci per capire che la coprotagonista e narratrice del romanzo sia l’autrice stessa, e stabilito del rapporto amore/odio creatosi con la domestica a causa di quella perversa alchimia per effetto della quale gli opposti si attraggono (caratterialmente parlando, la Magda del romanzo ed Emerenc rappresentano plasticamente questo concetto), mi chiedo fino a che punto questi due personaggi, questi due modi di affrontare la vita siano separati; cioè, mi spiego meglio, non sarà che questi due atteggiamenti apparentemente inconciliabili fra loro alberghino, in realtà, in ognuno di noi. Non sarà che per opportunismo e/o presunzione decidiamo di far emergere un lato del nostro essere, chiudendo a chiave quell’altro? E se così fosse, non sarà che ci troviamo tutti, contemporaneamente al di qua e al di là di quella benedetta/maledetta porta?

    Considerazione finale (con malcelata richiesta di scuse per i poveri voi giunti sin qui): Non pare anche a voi che un romanzo capace di tirare fuori tutte queste considerazioni (che mai come in questa recensione assomigliano a emerite cazzate), meriti di essere letto?

    PS o considerazione sul processo mentale che in ultima analisi conduce alla valutazione stelliforme di un libro: Prima di iniziare a sporcare questo foglio, avevo deciso per le quattro stelle che ben figurano ma non impegnano, poi però, mentre lordavo di considerazioni fuori controllo il foglio medesimo, mi sono reso conto che “La porta”, di stelle, ne merita cinque! (Come considerare quest’ultima ps-considerazione?)

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  • 3

    Ho faticato nella lettura di questo libro perchè trovo che lo stile della Szabò non sia proprio scorrevole e le atmosfere descritte sono un po' troppo cupe ed opprimenti ma lei, Emerenc, è uno di quei ...continue

    Ho faticato nella lettura di questo libro perchè trovo che lo stile della Szabò non sia proprio scorrevole e le atmosfere descritte sono un po' troppo cupe ed opprimenti ma lei, Emerenc, è uno di quei personaggi che ti resta dentro.
    Si presenta scontrosa e rigida, quasi antipatica ma poi ti conquista pian piano, in punta di piedi ti apre la porta mostrando tutto il suo dolore e le sue fragilità.

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  • 0

    Di un amore vero

    "come ogni amore, il nostro reciproco attaccamento era il risultato di fattori indefinibilianche se, per accettarci a vicenda, dovevamo farci infinite concessioni."
    Un libro bellissimo, intenso, poeti ...continue

    "come ogni amore, il nostro reciproco attaccamento era il risultato di fattori indefinibilianche se, per accettarci a vicenda, dovevamo farci infinite concessioni."
    Un libro bellissimo, intenso, poetico, drammatico e sorprendente ancor di piu perchè è una storia vera.

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