The Door

By

Publisher: Random House

4.3
(2264)

Language: English | Number of Pages: 272 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , French , Hungarian

Isbn-13: 9781446443798 | Publish date: 

Translator: Len Rix

Also available as: Paperback , Hardcover , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
A young writer, struggling for success, employs an elderly woman called Emerence to be her housekeeper.From their first encounter it is clear that Emerence is no ordinary maid.Although everyone in the neighbourhood knows and respects her, no one knows anything about her private life or has ever crossed her threshold. Only a great drama in the writer's life prompts Emerence to unveil glimpses of her traumatic past - a past which sheds light on her peculiar behaviour. The Door brilliantly evokes the development of the bond between these two very different women, and the tragic ending to their relationship.
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  • 4

    UNA PORTA CHIUSA A CHIUSURA DEL GDL

    Riletto con piacere per il GDL confermo ****
    La Porta un incontro scontro tra due donne,rapporto profondo e nel contempo sfuggente;una scrittrice che dopo anni di difficoltà ha raggiunto un insperato ...continue

    Riletto con piacere per il GDL confermo ****
    La Porta un incontro scontro tra due donne,rapporto profondo e nel contempo sfuggente;una scrittrice che dopo anni di difficoltà ha raggiunto un insperato successo, l'altra la sua domestica,no!! meglio dire supporto domestico, domestica è riduttivo per Emerenc,figura mitica, personaggio memorabile vera protagonista del romanzo,ferma di carattere,cristallina nei comportamenti,implacabile nei giudizi,è esigente ,stravagante,vuole le referenze dei suoi datori di lavoro,referenze che cerca da sè e che la porteranno ad accettare il lavoro, "Io non lavo i panni sporchi al primo che capita" diceva,determinata a prestare servizio esclusivamente a persone degne della sua stima. E' lei e solo lei, a decidere quando e come prestare i propri servizi,impone i suoi gusti estetici.le scelte culinarie,i ritmi di vita,addiritura il rapporto col cane che sebbene maschio chiamerà Viola(si saprà in seguito perchè) sentimentalmente espropriato ai leggittimi padroni e schiavo felice di Emerenc.

    "Alta ossuta,posente nonostante l'età avanzata gira sempre vestita di grigio con in testa un fazzoletto che ha l'aspetto di un elmo guerriero"

    Emerenc tiene tutti a distanza,ma è venerata dall'intero quartiere,non si risparmia di fronte a chiunque abbia bisogno di aiuto,uomini,donne,animali.

    " Non si sedeva quasi mai ,quando non teneva una scopa in mano potevi star certo che portasse un piatto dell'amicizia da qualche parte,o cercasse il padrone di un animale randagio"

    Il suo passato è tanto più mIsterioso perchè non ne fa mai parola,affiora ogni tanto tra le righe è così che veniamo a conoscenza del suo tragico e doloroso vissuto,ma la vera stranezza è un'altra:nessuno,neanche le persone che le sono più vicine(il nipote,figlio del fratello) ha mai avuto accesso alla sua casa,sorta di Citta Proibita totalmente esclusa dal resto del mondo,Eppure sull'atrio antistante la sua abitazione è un pullulare di visite,raduno di amici, di incrociarsi di notizie di ogni genere dove tutti annunciavano tutto,morte ,nascite,scandali,buone novelle e catastrofi.

    BASTA!!! Sono stanca di pestare sui tasti,non sono per i lunghi commenti come finisce??? non ve lo dico, potete sempre leggerlo,sappiate solo che l'assassino non è il maggiordomo!!
    Asf!! vergognati un romanzo di una tale potenza e una chiosa di m......,sei al limite della blasfemia,per punizione capo coperto di cenere o in ginocchio sui ceci fate voi!!

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  • 5

    Da regalare a un'amica

    La porta è quella che decidiamo di aprire o no sui nostri sentimenti nelle relazioni con gli altri. Aprirla è un gesto di fiducia, di per sé positivo; ma più la spingi, più diventa pericoloso. Gli alt ...continue

    La porta è quella che decidiamo di aprire o no sui nostri sentimenti nelle relazioni con gli altri. Aprirla è un gesto di fiducia, di per sé positivo; ma più la spingi, più diventa pericoloso. Gli altri corrono il rischio di ferirti e di ferirsi; tu non sarai più quello di prima.
    La porta è il richiamo dolente di una necessità: vivere assieme. La solitudine, simboleggiata da una porta chiusa e non aperta, è il suo contrario, è un vialetto di neve non spazzato, è una stanza d'ospedale con il cartello "Visite vietate".
    La porta è la natura dell'uomo: mostrarsi. Mostrare qualcosa che va nascosto, altrimenti non starebbe dietro a una porta. Perché palesarlo, allora? Perché sottoporsi a uno stillicidio che ha il suono di un cardine male oliato? Perché anche l'essere più schivo (una governante analfabeta, un cane che non ha padrone, una donna che non comunica più con il marito, un gatto imprigionato in una casa buia), anche l'essere, umano o animale, più misantropo non sopravvive a lungo in questa misantropia. Ne va della sua salute fisica e mentale. Quando la protagonista Emerenc aprirà la sua porta (sul passato, sui segreti) si ammalerà di vergogna, e il suo cane, Viola, fedele allo stremo, impazzirà.
    Ma nella traduzione di Bruno Ventavoli per Einaudi, il verbo ungherese "szerelem" viene sempre reso con "amare", anche quando significa "volere bene". Non c'è sessualità, né tensione lesbica, ma la protagonista Emerenc e l'altra protagonista, la scrittrice, si amano, in tutto il libro, nella buona e nella cattiva sorte. Inizia con un contratto di lavoro, finirà con un'amicizia straziante da cui entrambe vorranno scappare, ma di cui non potranno fare a meno.
    Emerenc non ha marito, non crede in Dio e non "lava i panni al primo che capita": è la donna delle negazioni. Nega tutto, tranne la dedizione al lavoro e agli animali.
    La scrittrice invece un marito ce l'ha, la fede in Dio pure e i panni non li ha mai lavati. Al massimo, per cambiare il mondo, batte una macchina da scrivere.
    Tra queste due donne nasce un rapporto che non è banale solo se lo si legge.

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  • 4

    Che personaggio, Emerenc! Vale la pena sopportare la verbosità di alcuni passaggi per conoscere questa signora burbera e tiranna, che tuttavia sa a modo suo amare incondizionatamente.

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  • 4

    A cosa serve una porta? Domanda banale, scontata a cui siamo tutti capaci di rispondere in modo semplice, seppur differente:una porta protegge, fortifica, una porta racchiude il mondo intimo e familia ...continue

    A cosa serve una porta? Domanda banale, scontata a cui siamo tutti capaci di rispondere in modo semplice, seppur differente:una porta protegge, fortifica, una porta racchiude il mondo intimo e familiare ma, soprattutto, una porta cela.
    Ed una porta particolare è quella di cui parla la scrittrice ungherese Magda Szabó in questo romanzo: è la porta dell'animo, la porta dietro cui ognuno di noi si nasconde ma che ciascuno decide quando e come sradicare per mostrare "l'interno" a chi sente degno.
    " La porta" è il romanzo di Emerenc, un personaggio tragico e meraviglioso come pochi che trascina ed ammucchia una serie di dolorosi segreti e desideri proprio dietro la porta chiusa che il titolo suggerisce; più e più volte, durante la lettura, mi è sembrato di star leggendo una ballata epico - tragica su di lei piuttosto che un prodotto di narrativa.
    Si tratta di un personaggio senza dubbio complesso, di cui però non voglio parlarvi più di tanto perché vi rovinerei il piacere della scoperta che deve essere lenta e sofferta, proprio come l'atmosfera di cui è permeato questo romanzo.
    Inoltre credo che questo sia uno di quei romanzi che, dopo la lettura, si trasforma in qualcosa di assolutamente diverso per ciascun lettore: sicuramente le soggezioni che ne ho ricavato io non saranno uguali a quelle di un altro lettore ( è anche vero però, me ne rendo conto, che non si tratta di una lettura per tutti e che una storia facilmente fraintendibile).
    La Szabó, comunque, grazie anche ad uno stile musicale e limpido, ci suggerisce che "l'apertura della porta" è una faccenda più intima, delicata e rischiosa di quello che sembra: impossibile violare questa intimità, impossibile penetrare con la forza in un simile microcosmo senza causare danni enormi ed irreversibili.
    Ma non solo! C'è porta e Porta e c'è, neanche a dirlo, chi ad una ruvida asse di legno preferisce un elegante lavoro di falegnameria solo per essere accettato dal mondo di fuori, da quelli che credono di scorgere l'essenza di chi, dietro quella porta, si barrica.
    Ma il libro della scrittrice ungherese è anche e soprattutto una storia di memoria e d'amore, dell'amore tra due donne diversissime che attraverso un rapporto complicato di affetto ed odio, attraverso discussioni e incomprensioni riscoprono il calore di affetti familiari che sono stati loro strappati troppo presto ed in modo violento ( Emerenc) o che non hanno vissuto mai a pieno (la narratrice, di cui non svelo il nome...): si riscoprono madri e poi figlie, nemiche, amiche, confidenti e nemesi l'una dell'altra sullo sfondo di un'Ungheria in dolorosa trasformazione, una terra dilaniata in cui le "sconfitte" e le "morti" sono state coperte ma non dimenticate.

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  • 5

    Un libro che non lascia indifferenti

    In estrema sintesi, il libro racconta la storia di Emerenc, donna di servizio della voce narrante, una scrittrice ungherese. Ogni pagina vive di Emerenc, di quello che decide di fare, di quello che de ...continue

    In estrema sintesi, il libro racconta la storia di Emerenc, donna di servizio della voce narrante, una scrittrice ungherese. Ogni pagina vive di Emerenc, di quello che decide di fare, di quello che decide di raccontare di sé: la sua immagine è infatti caratterizzata da un'essenziale silenzio sul suo passato e sul suo modo di vivere, celato dietro la porta chiusa del suo appartamento.
    Inevitabilmente questo mistero, se da un lato contribuisce ad affermare la sua personalità e il suo carisma, dall'altro suscitano la curiosità della sua datrice di lavoro, a cui l'anziana Emerenc racconta stralci della sua storia. Ma mai tutto, mai completamente, e soprattutto mai senza che sia lei a decidere. Quando la donna perde il controllo, la fine della storia (e del libro) è inevitabile.

    Le riflessioni sono tante. Qui si parla della dignità di una persona, del suo diritto a nascondere parti di sé - e a rivelarle a propria discrezione, della curiosità che questo atteggiamento suscita negli altri, del bisogno di confidenza che nasce quando si intrattiene un rapporto quotidiano con qualcuno e dell'altrettanto legittimo bisogno di starsene sulla difensiva. Insomma, un testo intenso, potente, assolutamente consigliato.

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  • 3

    un libro potente...

    ...di una potenza viscerale.
    L'ho trovata una storia cruda e dolorosa, e la scrittrice non si preoccupa minimamente di andare in una direzione che piacerebbe al lettore, di concedergli un momento di r ...continue

    ...di una potenza viscerale.
    L'ho trovata una storia cruda e dolorosa, e la scrittrice non si preoccupa minimamente di andare in una direzione che piacerebbe al lettore, di concedergli un momento di respiro.
    A tratti disturbante. Se lo sapete ve lo godete di più.

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  • 2

    Non riuscivo proprio a finirlo. Lenta e poco empatica la storia, insopportabili le due protagoniste. Lo avevo preso dopo aver sentito commenti entusiastici ma ora che e finito non lo raccomanderei. ...continue

    Non riuscivo proprio a finirlo. Lenta e poco empatica la storia, insopportabili le due protagoniste. Lo avevo preso dopo aver sentito commenti entusiastici ma ora che e finito non lo raccomanderei.

    said on 

  • 5

    La rovina dell'amore perduto...

    "Non bisogna mai amare nessuno perdutamente perchè altrimenti si causa la sua rovina."
    LA PORTA – MAGDA DZABO’
    Mi è arrivato il brivido sull’ultima frase per cui, quando il brivido arriva, la valutazi ...continue

    "Non bisogna mai amare nessuno perdutamente perchè altrimenti si causa la sua rovina."
    LA PORTA – MAGDA DZABO’
    Mi è arrivato il brivido sull’ultima frase per cui, quando il brivido arriva, la valutazione non può che essere al massimo delle stelle.
    Un romanzo lento, lentissimo, come l’opprimente sensazione di inquietudine che ci spinge nell’atrio della casa di Emerenc, fra le strade di Pest, sotto un cielo perennemente bianco come la neve che ne ricopre i marciapiedi. La storia è raccontata dalla voce di una scrittrice famosa con idee non proprio in linea con il regima ungherese. Emerenc è la persona che si occupa delle sue faccende domestiche, del suo cane e dei bisogni della gente del quartiere. Ma c’è qualcosa che stride fortemente con le sue buone azioni. Qualcosa di buio, losco, segreto, che la rende arcigna, asociale, a volte cattiva e tagliente con le parole. Tuttavia c’è un filo invisibile, un’attrazione magnetica che legherà Magda e la gente del quartiere per sempre a questa donna. E poi c’è la porta, un uscio che nessuno ha mai varcato. La storia si dipanerà lentamente, lanciando messaggi a volte criptici, a volte apparentemente insensati, come un puzzle che si ricomporrà piano dalla seconda metà. Ho adorato la prosa, mai eccessiva e ho adorato quasi tutti i personaggi. Un libro bellissimo, capace di lasciarmi inquieto e pensieroso. Consigliatissimo.

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  • 0

    Una lettura di non ritorno che chiude la stagione delle foglie con la sottile malìa delle sue parole.
    Continua qui: http://paroleincartateblog.com/2015/12/07/la-porta-le-mie-unita-di-misura-sono-le-pa ...continue

    Una lettura di non ritorno che chiude la stagione delle foglie con la sottile malìa delle sue parole.
    Continua qui: http://paroleincartateblog.com/2015/12/07/la-porta-le-mie-unita-di-misura-sono-le-parole/

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