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The Door

By

Publisher: Random House

4.3
(2008)

Language:English | Number of Pages: 272 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , French , Hungarian

Isbn-13: 9781446443798 | Publish date: 

Translator: Len Rix

Also available as: Paperback , Hardcover , Others

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
A young writer, struggling for success, employs an elderly woman called Emerence to be her housekeeper.From their first encounter it is clear that Emerence is no ordinary maid.Although everyone in the neighbourhood knows and respects her, no one knows anything about her private life or has ever crossed her threshold. Only a great drama in the writer's life prompts Emerence to unveil glimpses of her traumatic past - a past which sheds light on her peculiar behaviour. The Door brilliantly evokes the development of the bond between these two very different women, and the tragic ending to their relationship.
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  • 5

    Arduo è esprimere tutto ciò che è" la porta" .
    Un libro coniugato tutto al femminile in cui gli uomini sono solo figure di fondo, lo stesso cane assume importanza grazie all'investitura di un nome femmineo.
    Le sue protagoniste esprimono a meraviglia il sentimento amorfo che è l'amiciz ...continue

    Arduo è esprimere tutto ciò che è" la porta" .
    Un libro coniugato tutto al femminile in cui gli uomini sono solo figure di fondo, lo stesso cane assume importanza grazie all'investitura di un nome femmineo.
    Le sue protagoniste esprimono a meraviglia il sentimento amorfo che è l'amicizia, quel misto di profondo affetto e antagonismo, io ci ho visto forse a torto, la trasposizione dei diversi caratteri dell'Ungheria di quel ventennio.
    Infatti che la nazione teatro di questa storia sia l'ulteriore protagonista, è evidente, tiene il tempo della narrazione con le tradizioni , le convinzioni e i cambiamenti che si susseguono neanche tanto in sottofondo.
    Infine ho varcato la soglia della " porta" ed è stato lo scenario potente che mi auguravo.
    La Szabò vi allestisce una di quelle rappresentazioni che si prestano a molteplici interpretazioni, sta a chi legge tirare fuori da se le risposte, costringendolo a uscire dal ruolo passivo di semplice spettatore.

    said on 

  • 4

    "Bisogna saper uccidere anche per amore"

    Gattara, accumulatrice compulsiva, la vecchia Emerec, oltre ad oggetti improbabili, accumula segreti e misteri.
    Una versione dark di Mary Poppins in termini di efficienza domestica che mi sono immaginata dalle sembianze della macabra Ferula di Glenn Close ne 'La casa degli spiriti'.
    ...continue

    Gattara, accumulatrice compulsiva, la vecchia Emerec, oltre ad oggetti improbabili, accumula segreti e misteri.
    Una versione dark di Mary Poppins in termini di efficienza domestica che mi sono immaginata dalle sembianze della macabra Ferula di Glenn Close ne 'La casa degli spiriti'.
    Personaggio inquietante, al limite dell' inverosimile, però molto forte, efficacissimo, dalla ferrea e lucida follia, che lascia una scia di tetraggine attraverso tutto il libro, ma ti tiene lì.
    È il rapporto di dipendenza, ossessivo, morboso e per certi versi perverso fra questa domestica sui generis e la padroncina di casa, che si snoda per tutto il racconto, ed è un racconto scritto bene, incalzante.
    Una lettura un po' claustrofobica che ti catapulta in una specie di lindo e ordinato squallore, e quando alla fine, esci dal tunnel delle loro vite hai una sensazione di sollievo, è vero, ma anche la certezza di avere incontrato qualcosa di profondo, qualcosa d'importante.
    L'Oscar al miglior attore non protagonista va a Viola, il cane.
    Questa è la seconda scrittrice ungherese che conosco dopo la notevole Àgota Kristòf, e sebbene lo stile sia completamente diverso, per alcuni tratti, per certe atmosfere crude, cupe, me l'ha ricordata.
    In fin dei conti, è una storia d'amore:
    "... l'amore è impegno, passione densa di pericoli e rischi."

    said on 

  • 5

    Impeccabile dal punto di vista tecnico: la domanda drammaturgica principale è chiara già prima di aprire il libro, fin dal titolo. E la ricerca della risposta vi trascinerà fino all'ultima pagina, come in ogni buon libro.

    said on 

  • 4

    Quattro e mezzo

    Emerenc. Se pronunci questa parola, solo con il suono, ti rende l’idea di un qualcosa di duro, difficile da comprendere e da fare uscire dalle labbra. Evoca una lingua, un mondo intero. Ed Emerenc è un mondo intero, un universo nascosto e impenetrabile al quale possono avere accesso poche persone ...continue

    Emerenc. Se pronunci questa parola, solo con il suono, ti rende l’idea di un qualcosa di duro, difficile da comprendere e da fare uscire dalle labbra. Evoca una lingua, un mondo intero. Ed Emerenc è un mondo intero, un universo nascosto e impenetrabile al quale possono avere accesso poche persone e solo in parte, quando lo vuole lei. Emerenc entra nella vita della voce narrante come semplice portinaia, ma via via occupa spazi sempre più grandi, fino a creare un rapporto unico. Mi sono chiesta se e quanto di autobiografico ci fosse nella storia (Magda è la voce narrante, ma lo scopriamo solo grazie ad Emerenc), anche lei sposata ad uno scrittore e vincitrice di premi, ma non per sapere qualcosa di più sulla Szabo, ma per avere la certezza e il conforto che da qualche parte Emerenc è esistita davvero. E’ un personaggio talmente vero, che non puoi pensare si limiti alle pagine, da qualche parte deve essere esistito in carne ed ossa, deve aver camminato, vissuto... Chissà quante donne ci sono state in Ungheria che hanno avuto un passato e una storia intensa come quella di Emerenc… ma no, voglio pensare che di Emerenc ce ne sia stata solo una e irripetibile, che con la sua scorza impenetrabile, nasconde universi e che un po’ mi ricorda mia madre:...e in effetti parlava poco, come fa una vera madre, il cui passato non conta più perché si occupa soltanto del futuro dei figli...Era d'esempio per tutti, aiutava tutti, era un modello: dalle tasche del suo grembiule inamidato saltavano fuori caramelline di zucchero avvolte nella carta frusciante e fazzoletti di tela che stormivano come colombi, era la regina della neve, la sicurezza, la prima ciliegia dell' estate, il tonfo delle castagne che cadevano dai rami d' autunno, la zucca alla brace d'inverno, la prima gemma nella siepe d'estate: Emerenc era pura, vulnerabile, lei era ciò che tutti noi, i migliori di noi, avremmo voluto essere. Tanta forza e saggezza in queste pagine. ... quando l'umanità andrà a spasso tra le stelle, nessuno ricorderà più quel pianeta lontano, quel barbaro asilo infantile dove abbiamo combattuto così tante misere battaglie, pubbliche e private, per conquistare una tazza di cioccolata, ma anche allora sarà impossibile accomodare il destino degli esseri umani che non trovano posto nella vita degli altri.

    said on 

  • 3

    Non era il suo momento. Per quanto sia bello, non sono riuscita ad apprezzarlo come merita. Non è colpa sua, sono io che non "funziono" più come prima. Passerà, forse, prima o poi?

    said on 

  • 3

    Segreti, segreti, segreti

    Il libro racconta il rapporto tra due donne: l'autrice e la sua domestica. Tra loro si viene a creare una relazione a tratti un po' morbosa, complicata dai sensi di colpa dell'una verso l'altra.
    Il tutto è segnato dall'eredità che la domestica vuole lasciare all'autrice: il misterioso conte ...continue

    Il libro racconta il rapporto tra due donne: l'autrice e la sua domestica. Tra loro si viene a creare una relazione a tratti un po' morbosa, complicata dai sensi di colpa dell'una verso l'altra.
    Il tutto è segnato dall'eredità che la domestica vuole lasciare all'autrice: il misterioso contenuto della sua casa dentro la quale nessuno è autorizzato ad entrare.
    Sicuramente l'analisi introspettiva dei due personaggi è profonda e interessante, ma il libro in alcuni punti scorre poco.
    Il finale è simbolico. Da una parte perfetto, dall'altra... lascia un po' l'amaro in bocca.

    said on 

  • 4

    “La porta” è il romanzo dei perché:
    Perché lo sto leggendo?
    Perché è stato scritto?
    Perché la Szabó ci ha rotto le scatole raccontando la storia del suo rapporto con una domestica testona e bisbetica?
    Perché sono ancora qui che lo leggo?

    Questo libro ha 246 pagine e ...continue

    “La porta” è il romanzo dei perché:
    Perché lo sto leggendo?
    Perché è stato scritto?
    Perché la Szabó ci ha rotto le scatole raccontando la storia del suo rapporto con una domestica testona e bisbetica?
    Perché sono ancora qui che lo leggo?

    Questo libro ha 246 pagine e state pur certi che, fino a pagina 230, tutti questi perché si affolleranno nella vostra mente e, ogni tanto, si affaccerà anche il pensiero “ok, basta, lo chiudo e non lo finisco altrimenti lo defenestro”. Ma voi non lo abbandonerete mai perché questo romanzo è stronzetto e, nonostante tutto, vi calamiterà sempre tra le sue pagine; per cui arriverete a pagina 230, la girerete, comincerete a leggere pagina 231 e tutte le porte si apriranno, tutti i perché troveranno una risposta e finalmente capirete.
    Capirete, dicevo, ma ne rimarrete anche turbati perché quello che la Szabó dice è che se ti apri agli altri, alla fine sei destinato a morire (metaforicamente, ovviamente). Probabilmente in un altro periodo non le avrei dato ragione, ma in questi ultimi mesi e, soprattutto in questi ultimi giorni, condivido in pieno quello che dice. È vero che aprendosi al prossimo inevitabilmente ci si fa male, ci si ferisce, si resta delusi.

    "Ai tempi dell'università detestavo Schopenhauer, nel corso della vita, invece, mi sono resa conto che ha ragione quando sostiene che ogni legame sentimentale rappresenta una potenziale aggressione, da quante più persone ci lasciamo avvicinare tanto più numerosi sono i canali attraverso cui il pericolo può colpirci."

    “La porta” è un romanzo geniale e irritante allo stesso tempo, è un romanzo che esaspera, che indispettisce, che innervosisce. Però è un romanzo che inevitabilmente si legge e si legge fino alla fine perché è un romanzo con un messaggio chiaro e veritiero.

    said on 

  • 0

    Questo romanzo non lo si dimentica, forse non lo si ama, ma pochi altri possono vantare la sua originalità, accostarsi alla sua forza.
    La sua scrittura non ti mostra ne ti accompagna, piuttosto ti porta se necessario ti trascina perché tu veda.
    Ciò chè non ti interessa perché senti c ...continue

    Questo romanzo non lo si dimentica, forse non lo si ama, ma pochi altri possono vantare la sua originalità, accostarsi alla sua forza.
    La sua scrittura non ti mostra ne ti accompagna, piuttosto ti porta se necessario ti trascina perché tu veda.
    Ciò chè non ti interessa perché senti che farà male , inutile immaginare, gli sviluppi saranno sempre ben diversi dai presupposti.
    Quanta rabbia , più volte avrei voluto abbandonare la lettura, sarebbe stata autodifesa ai continui maltrattamenti di un racconto meschino, malato, distruttivo, ma sempre all’ ultimo o un colpo di scena o una rivelazione mi convinceva a continuare, ad illudermi.
    Sino alla fine , sino a vederne la logica, per quanto deviate le ragioni.
    Il sentimentalismo rende , fragili , deboli , il più piccolo malinteso può distruggerci senza possibilità di riscatto malgrado le più nobili intenzioni.

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  • 4

    premetto che l'ho letto volentieri, ma direi solo perché questo libro si fa perdonare i personaggi stereotipati con una narrazione gradevole. da una parte la figlia del popolo che tutto sa e tutto sa fare, sensibile, intuitiva e saggia benché analfabeta e un po' bislacca; dall'altra l'intellettua ...continue

    premetto che l'ho letto volentieri, ma direi solo perché questo libro si fa perdonare i personaggi stereotipati con una narrazione gradevole. da una parte la figlia del popolo che tutto sa e tutto sa fare, sensibile, intuitiva e saggia benché analfabeta e un po' bislacca; dall'altra l'intellettuale inetta e parassita, ottusa ma baciata incomprensibilmente dal successo. quando quest'ultima, senza aver fatto nulla per meritarlo, mette le mani su cose belle e preziose, queste si riducono in polvere (che sottile metafora). ah, e si chiama magda (un'altra finezza per occhi attenti). vabbe', su.

    said on 

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