The Emotion Machine
Commonsense Thinking, Artificial Intelligence, and the Future of the Human Mind




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Book Description
Our minds are working all the time, but we rarely stop to think about how they work. The human mind has many different ways to think, says Marvin Minsky, the leading figure in artificial intelligence and computer science. We use these different ways of thinking in different circumstances, and some oContinue
2 Reviews
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Boris Limpopo said on Sep 4, 2007 | Add your feedback
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James said on Feb 4, 2009 | Add your feedback
Book Details
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Rating:




(5)
- English Books
- Hardcover 400 Pages
- Edition: 1
- ISBN-10: 0743276639
- ISBN-13: 9780743276634
- Publisher: Simon & Schuster
- Pub date: Nov 07, 2006
- Dimensions: 1548 mm x 1032 mm x 194 mm Just how big is that?
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| ISBN | Edition | List | Sale | Seller |
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| 9780743276634 | Hardcover | $26.00 | $20.80 | bn.com |
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Minsky, Marvin (2006). The Emotion Machine: Commonsense Thinking, Artificial Intelligence, and the Future of the Human Mind. New York: Simon & Schuster. 2006.
Marvin Lee Minsky, con questo bel nome da Leningrad cowboy, è un decano dell’intelligenza artificiale. Nato a New York nel 1927, un Ph. ... (continue)
Minsky, Marvin (2006). The Emotion Machine: Commonsense Thinking, Artificial Intelligence, and the Future of the Human Mind. New York: Simon & Schuster. 2006.
Marvin Lee Minsky, con questo bel nome da Leningrad cowboy, è un decano dell’intelligenza artificiale. Nato a New York nel 1927, un Ph. D. in matematica a Princeton, ha vinto quasi tutti i premi scientifici che si possono immaginare, a partire dal Turing Award nel 1969.
Minsky è stato anche consulente di Kubrick per 2001 Odissea nello spazio (è molto amico di Arthur C. Clark). Asimov dichiarò di conoscere soltanto due persone più intelligenti di lui: Minsky, appunto, e Carl Sagan (quello di SETI, ispiratore del film Contact).
Nel 1951 ha costruito lo SNARC, la prima “macchina d’apprendimento” basata sulle reti neurali, che ha teorizzato per primo, insieme a Seymour Papert. Sempre con Papert, ha scritto il fondamentale Perceptrons: An Introduction to Computational Geometry (sempre sulle reti neurali) e ha sviluppato la versione grafica del linguaggio di programmazione Logo, particolarmente adatto all’apprendimento (il testo fondamentale qui è Mindstorms: Children, Computers, and Powerful Ideas di Seymour Papert).
A partire dagli anni ‘70, sempre con Papert e altri, all’Artificial Intelligence Lab del MIT, ha sviluppato la teoria della mente come società (Society of Mind è stato pubblicato nel 1986).
Abbastanza naturale, quindi, che quando Minsky ha annunciato il suo primo libro di una certa ambizione e rivolto al pubblico non specialistico dopo vent’anni le aspettative fossero altissime. Invece, è una grossa delusione:
1. Apparentemente, non ci sono progressi o evoluzioni sostanziali rispetto alle teorie sviluppate nel testo di vent’anni fa.
2. Il libro è scritto in un finto dialogo assolutamente fastidioso, che contrappone opinioni altrui (vere – cioè citazioni da testi di autori reali, del presente o del passato anche remoto, da Aristotele a sant’Agostino – o fittizie – particolarmento odioso il “cittadino”).
3. Le riflessioni di Minsky sono molte volte soltanto speculative, senza un collegamento diretto ai progressi delle neuroscienze o dell’intelligenza artificiale.
4. L’approccio di Minsky è fortemente ingegneristico, ma i suoi schemi e le sue ricostruzioni sono raramente convincenti.
5. In questo contesto, l’introduzione di termini quasi sempre vaghi, e talvolta proprio oscuri, non aiuta: che cosa significa, nel contesto del libro, il riferimento a termini come resource, imprimer, trans-frame, K-line e micromeme? Quali ricerche, quali risultati scientifici corroborano l’esistenza di processi quali quelli evocati e introdotti in ipotesi?
Beninteso, io simpatizzo con le ipotesi e con il punto di vista sostenuti da Minsky: che il cervello umano sia una macchina, complessa ma priva di una parte puramente mentale o di un misterioso fluido vitale. Ma proprio per questo sono deluso dalla sua trattazione e trovo più convincente Dennett o Humphrey.
Ci sono anche delle cose pregevoli. Alcune delle invenzioni linguistiche – simuli, panalogie … – sono molto belli e hanno alle spalle concetti ed elaborazioni interessanti.
Sul sito di Minsky trovate quasi tutto il libro in una versione preliminare.
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