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The Fall of Berlin 1945

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Publisher: Viking Adult

4.1
(109)

Language:English | Number of Pages: 512 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0670030414 | Isbn-13: 9780670030415 | Publish date: 

Also available as: Paperback

Category: History , Non-fiction

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Book Description
Acclaimed for his vivid re-creations of some of the twentieth century's most significant battles, Antony Beevor is one of the best known and respected military historians writing today. He now offers readers a gripping, street-level portrait of the harrowing days of January 1945 in Berlin when the vengeful Red Army and beleaguered Nazi forces clashed for a final time. The result was the most gruesome display of brutality in the war, with tanks crushing refugee columns, mass rapes, pillage, and destruction. Hundreds of thousands of German civilians froze to death or were massacred because Nazi officials had forbidden their evacuation. Hitler, half crazed in his bunker, issued wild orders while Stalin was prepared to risk any number of his men to seize the city before the other Allies could get there.

Making full use of newly disclosed material from former Soviet files as well as from German, American, British, French, and Swedish archives, Beevor has reconstructed the different experiences of those millions caught up in the death throes of the Third Reich. The Fall of Berlin 1945 depicts not only the brutality and desperation of a city under siege but also rare moments of extreme humanity and heroism. This account also contains new revelations about the motives behind Stalin's hurried assault. Sure to appeal to all readers interested in military history and the Second World War, The Fall of Berlin 1945 promises to be the definitive treatment of the subject for years to come.
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  • 5

    Un capolavoro

    Meraviglioso saggio che ha un importantissimo pregio:unisce alla fedeltà della ricostruzione storica delle varie battaglie di avvicinamento alla capitale del Reich i racconti di vita quotidiana dei ...continue

    Meraviglioso saggio che ha un importantissimo pregio:unisce alla fedeltà della ricostruzione storica delle varie battaglie di avvicinamento alla capitale del Reich i racconti di vita quotidiana dei soldati russi e tedeschi e della popolazione civile. L'autore non manca poi di capacità di lucida analisi sulle conseguenze dell'occupazione russa dopo la fine del conflitto.

    Come dire un connubio perfetto fra lo stile di Basil Liddel hart (precisione nella ricostruzione dei movimenti sul campo di battaglia) con lo stile di Max Hastings (penso ad esempio al recente "Catastrofe 1914). I vari scontri nei sobborghi e tra le vie di Berlino sono poi ricostruiti con una accuratezza eccezionale.

    Un'opera che volevo leggere da tempo e che sicuramente non vi deluderà e non vi annoierà. Semplicemente fantastico!!!!

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  • 5

    commovente

    Quando racconta di Goebbels e sua moglie che uccidono i loro 6 figli prima di suicidarsi loro (maledetti) è qualcosa che ti strappa le budella, te le scuote come uno straccio e te le ributta dentro ...continue

    Quando racconta di Goebbels e sua moglie che uccidono i loro 6 figli prima di suicidarsi loro (maledetti) è qualcosa che ti strappa le budella, te le scuote come uno straccio e te le ributta dentro alla ben' e meglio. Che brutte cose che sono successe a Berlino. Lui lo definisce "il rogo funebre della lotta fra fascismo e bolscevismo" e ti spiega anche perché non è solo un fenomeno "tedesco".

    said on 

  • 4

    "Ho qualcosa da dirvi" gridò il soldato: "Anche se non volete ascoltarmi smettetela di piagnucolare. Noi dobbiamo vincere questa guerra. Se la vinceranno gli altri e ci faranno soltanto una frazione ...continue

    "Ho qualcosa da dirvi" gridò il soldato: "Anche se non volete ascoltarmi smettetela di piagnucolare. Noi dobbiamo vincere questa guerra. Se la vinceranno gli altri e ci faranno soltanto una frazione di quello che abbiamo fatto noi nei territori occupati fra poche settimane non ci sarà più un tedesco vivo". Berlino 1945 è la storia degli ultimi sei mesi della seconda guerra mondiale raccontata da Antony Beevor, solito ottimo storico inglese. Mentre gli americani si fermano sulle rive dell'Elba a prendere il sole, pascolare le capre e bere birra, sono i Russi a conquistare Berlino con una decisione che l'Europa occidentale rimpiangerà per i successivi cinquanta anni. Il Terzo Reich crolla ai piedi di Stalin con un sussulto di follia tipico della migliore tradizione nazista. La presa di Berlino chiude la guerra in Europa e mentre cala il sipario su Hitler e sui suoi immondi sgherri a pagare il conto del regime è tutto il popolo tedesco. Nella sola battaglia per la conquista di Berlino muoiono oltre quarantamila civili, due milioni di donne tedesche vengono stuprate dall'armata rossa, nulla resta in piedi in tutta la Germania. Se c'è un insegnamento nella seconda guerra mondiale questo è che non esiste una responsabilità individuale e tutti noi, prima o poi, veniamo chiamati a rispondere delle colpe dei nostri "padri". E' stato così per la Germania di Hitler, lo sarà, subito dopo, per l' Unione Sovietica martirizzata da uno Stalin che non risparmierà neppure ai suoi generali migliori l'onta del sospetto e del disonore. Nella lunga corsa verso Berlino non c'è tempo per la pietà nè per gli animi sensibili. Impossibile salvare il salvabile: i russi restituirono con gli interessi le "cortesie per gli ospiti" ricevute dai tedeschi appena qualche anno prima. Eppure non di soli assassini si trattava. Il generale Maslov, al seguito di Zukov con l'Armata Rossa, parlò dei bambini tedeschi che piangevano disperati mentre cercavano i loro genitori in una città in fiamme: "Quello che mi sorprese" scrisse Maslov: "era che piangevano nello stesso modo in cui piangono i nostri bambini". La propaganda nazista aveva disumanizzato gli slavi in untermenschen, subumani, la propaganda della vendetta sovietica aveva convinto i russi che tutti i tedeschi erano belve affamate. Naturalmente non era vera nè l'una nè l'altra cosa.

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  • 5

    Mi piace il modo di scrivere dell'autore, ho letto più volte saggi sul periodo della seconda guerra mondiale ed ero pronto ad affrontare una sfilza di riferimenti bibliografici, ma questo libro ...continue

    Mi piace il modo di scrivere dell'autore, ho letto più volte saggi sul periodo della seconda guerra mondiale ed ero pronto ad affrontare una sfilza di riferimenti bibliografici, ma questo libro invece è scritto in modo scorrevole, se si è interessati all'argomento lo si divora. Ho trovato interessante in particolar modo le parti dove l'autore illustra com'era la vita dei soldati dell'armata rossa in quegli anni.

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  • 4

    Dettagliatissimo

    La prosecuzione di Stalingrado, dello stesso autore. Veramente ben documentato, non adatto per neofiti ma indispensabile per chi vuole approfondire gli ultimi giorni di guerra sul fronte europeo. ...continue

    La prosecuzione di Stalingrado, dello stesso autore. Veramente ben documentato, non adatto per neofiti ma indispensabile per chi vuole approfondire gli ultimi giorni di guerra sul fronte europeo.

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  • 4

    Come il primo libro che ho letto di Beevor (Stalingrado) è di facile lettura anche se la descrizione dei movimenti dei vari fronti rischia di renderlo non facile per i non appassionati.

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  • 3

    Tutte le perplessità suscitate dal precedente lavoro di Beevor vengono qui confermate. L’intento, sicuramente meritevole, è far sentire da vicino la guerra come quell’orrenda catastrofe che è ...continue

    Tutte le perplessità suscitate dal precedente lavoro di Beevor vengono qui confermate. L’intento, sicuramente meritevole, è far sentire da vicino la guerra come quell’orrenda catastrofe che è stata, non limitandosi quindi, come la maggior parte dei lavori, ad una asettica descrizione dall’alto di spostamenti truppe e lezioni di tattica, senza alcun rispetto per quegli uomini, civili e non, che quella guerra l’hanno vissuta davvero. Il problema, con questo modo di procedere è che si mescolano elementi storici di comprovata verità con testimonianze oculari piuttosto aleatorie e incerte, che per di più l’autore arricchisce di tinte drammatiche frutto della propria fantasia. E neanche bastano, quando ci sono, le pur copiose note a margine, per validare la narrazione, quando sono esse stesse frutto di memorialistica partigiana. Note che comunque, si badi bene non coprono che a stento la metà delle asserzioni esposte. Che l’armata rossa si sia macchiata di crimini orribili, come e peggio dei nazisti, è un fatto storico accertato e non serviva certo Beevor a rievocarlo, discutibile è piuttosto il modo in cui egli lo fa, e certo in questo gioco svolge un ruolo essenziale una certa faziosa “britannicità” dell’autore, che non si spaventa di invertire l’incontestabile, pur di rovesciare le colpe agli ex-alleati sovietici. Apprendiamo così che l’omicida bombardamento di Dresda è stato espressamente commissionato e preteso dai russi, forzando i pur riottosi alleati anglosassoni a compierlo e che la divisione dell’europa non è stata il prodotto dei precedenti accordi di Yalta, come si è sempre creduto, ma bensì l’occupazione manu militari, da sola parte sovietica beninteso, di larghe prozioni di territorio. A tratti sembra una prodotto degli anni della guerra fredda, con i nazisti, cattivi sì ma in fondo non così tanto, non quanto almeno i ferocissimi, quelli sì, sovietici. Sconsigliato a chi cerca un trattato storico serio.

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  • 5

    L'ideale prosecuzione di Stalingrado, dello stesso autore. Leggendo questo libro non si ha affato l'impressione di una "liberazione". Si sente solo tanto dolore, causato tanto dai tedeschi quanto dai ...continue

    L'ideale prosecuzione di Stalingrado, dello stesso autore. Leggendo questo libro non si ha affato l'impressione di una "liberazione". Si sente solo tanto dolore, causato tanto dai tedeschi quanto dai russi. Un saggio documentato e dettagliato fino all'incredibile, che parla di distruzione, di morte, di massacri, di saccheggi, di stupri. Per chi (come me) non ha mai vissuto la guerra è difficile immaginare certe cose, anche se ben descritte. Si legge della paranoia, della scaltrezza di Stalin e della cecità degli Alleati, le basi che hanno portato a 50 anni di guerra fredda.

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