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The Fear Index

By Robert Harris

(7)

| Hardcover | 9780307957931

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Book Description

A chilling contemporary thriller from Robert Harris set in the competitive world of high finance.

Dr Max Hoffman is a legend. A physicist once employed on the Large Hadron Collider, he now uses a revolutionary and highly secret system of compu Continue

A chilling contemporary thriller from Robert Harris set in the competitive world of high finance.

Dr Max Hoffman is a legend. A physicist once employed on the Large Hadron Collider, he now uses a revolutionary and highly secret system of computer algorithms to trade on the world's financial markets. None of his rivals is sure how he does it, but somehow Hoffman's hedge fund -- built around the standard measure of market volatility: the VIX or "Fear Index" -- generates astonishing returns for his investors.

Late one night, in his house beside Lake Geneva, an intruder disturbs Hoffman and his wife while they are asleep. This terrifying moment is the start of Robert Harris's new novel -- a story just as compelling and timely as his most recent contemporary thriller, The Ghost. Over the next 48 hours, as the markets edge towards another great crash, Hoffman's world disintegrates. But who is trying to destroy him?


From the Trade Paperback edition.

6 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Il peggiore Harris di sempre

    Le stelle sarebbero due, ma i romanzi di Harris hanno un ritmo tale che riescono a sopraffare qualsiasi cosa. Noia, storia debole, situazioni improbabili...

    Tolto il ritmo, però non si salva quasi nient'altro: ci sono troppi spunti non sviluppati (i ...(continue)

    Le stelle sarebbero due, ma i romanzi di Harris hanno un ritmo tale che riescono a sopraffare qualsiasi cosa. Noia, storia debole, situazioni improbabili...

    Tolto il ritmo, però non si salva quasi nient'altro: ci sono troppi spunti non sviluppati (il CERN buttato là, il funzionamento degli hedge fund appena accennato, il 95% dei personaggi che hanno lo spessore dei nani da giardino)...

    Ma, oltre a questo che già non sarebbe poco considerato a che cosa ci ha abituato Harris negli anni, ci sono due cose davvero imperdonabili.

    +++Segue spoiler++++

    La prima è che già intorno a pagina si capisce che cosa sta succedendo, chi sarà il "cattivo" e dove si vuole andare a parare, questo toglie di mezzo ab incepto anche la remota possibilità di un colpo di scena finale. E infatti il libro finisce come era evidente che sarebbe finito, con l'aggravante che si ha anche l'impressione che nessuno dei personaggi sopravvissuti abbia effettivamente capito che cosa è successo e perché.

    Noi lettori un po' l'abbiamo capito, ma, anche fatta la tara all'atto di fede fantascientifico (altra cosa poco Harrisiana), veniamo al secondo super-handicap di questo libro: mancano gli spiegoni. Eh sì, perché tu non puoi propinare al lettore situazioni improbabili, addirittura fantascientifiche, come se gli stessi raccontando che stamattina sei passato al supermercato. O quello che racconti è normale, e allora ti chiami Fabio Volo e non Robert Harris, o è "strano". Ma se è qualcosa di strano è necessario spiegarlo, dettagliatamente e ripetutamente, per far sì che il gap che si crea all'interfaccia fra la linea narrativa "strana" e il contesto "normale" in cui questa si incastona sia il meno evidente possibile.

    Harris stavolta non ci pensa nemmeno a farlo. Come funziona un algoritmo del genere? Quali strumenti utilizza/utilizzerebbe? Come "diventa intelligente"? Quando c'è la svolta? Perché quello diventa intelligente e altri no? Possibile che è solo un problema di quanta potenza di calcolo gli metti sotto al culo?

    Sono tutte questioni che non solo rimangono irrisolte, ma non vengono nemmeno poste. In "The Fear Index", ci sono solo fatti (strani, improbabili e, a volte, proprio campati in aria) e manca completamente l'analisi.

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    Jestercap72 said on Feb 1, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Disappointing, boring in some parts and most of all a useless read! Not captivating as a thriller and the characters are far from endearing! Fell flat

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    Alex Ciliegi said on Jul 31, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    If the purpose of a thriller is to be scary, this one is perfect.
    Because it speaks of hedge funds and stock exchange and people and countries going broke so few rich people can become even more shamelessly rich. Just too real, even with its touch of ...(continue)

    If the purpose of a thriller is to be scary, this one is perfect.
    Because it speaks of hedge funds and stock exchange and people and countries going broke so few rich people can become even more shamelessly rich. Just too real, even with its touch of sf

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    cristina said on Mar 15, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    The ending was a tad thriller/cliche

    90% very, very good.

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    Alexanderb said on Feb 20, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'ho trovato un po' confuso ed eccessivo. Sarà che i meccanismi della finanza speculativa mi restano oscuri, ma l'autore mi piace molto di più quando tratta di argomenti storici.

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    Cecca said on Dec 12, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Harris, Robert (2011). The Fear Index. London: Hutchinson. 2011.

    In pratica, l’unica cosa che posso scrivere senza rovinarvi il romanzo (è un thriller) è che è il secondo di Robert Harris ad avere l’articolo nel titolo (l’altro era The Ghost, che ho ...(continue)

    Harris, Robert (2011). The Fear Index. London: Hutchinson. 2011.

    In pratica, l’unica cosa che posso scrivere senza rovinarvi il romanzo (è un thriller) è che è il secondo di Robert Harris ad avere l’articolo nel titolo (l’altro era The Ghost, che ho recensito qui)

    Vi avverto di nuovo: da qui in avanti quello che scrivo potrebbe rovinarvi la lettura.

    * * *

    In realtà, la lettura rischia di rovinarvela lo stesso Harris, dal momento che la prima delle epigrafi che premette a ognuno dei 19 capitoli è tratta da Frankenstein di Mary Shelley (meglio, di Mary Wollstonecraft Godwin). Ma se Frankenstein (e Prometeo, che il romanzo della Wollstonecraft richiama già nel suo titolo completo, e Pandora, che Harris evoca a proposito del World Wide Web in questo romanzo– la citazione è qui sotto) sono il genus cui narratologicamente questa storia appartiene, la sua specie è l’HAL9000 di “I’m sorry, Dave” in 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, il computer che diviene più intelligente, dunque superiore all’uomo, e inesorabilmente lo sfratta dal primo posto nella classifica dell’evoluzione (e della catena alimentare) e ne minaccia la stessa sopravvivenza. Il tema è anche tipicamente anche uno di quelli cari a Michael Crichton, e questo non è necessariamente un complimento.

    Ma ho detto troppe cose in una frase sola. Tiriamo fiato un attimo e andiamo con ordine:

    Riferimenti a Frankenstein: l’io narrante del romanzo di Mary Wollstonecraft è di Ginevra, città in cui si svolge il romanzo di Harris. Anche il cognome WEalton compare in entrambe le opere.
    Riferimento a Pandora:
    [...] she noticed an old computer in a glass case. When she went closer, she read that it was the NeXT processor that had started the World Wide Web at CERN in 1991. The original note to the cleaners was still stuck to its black metal casing: ‘This machine is a server – DO NOT POWER DOWN!’ Extraordinary, she thought, that it had all begun with something so mundane.
    ‘Pandora’s Box,’ said a voice behind her, and she turned to find Walton; she wondered how long he had been watching her. ‘Or the Law of Unintended Consequences. You start off trying to create the origins of the universe and you end up creating eBay.
    Riferimento a 2001: Odissea nello spazio:

    Insomma, tanto per essere chiari, tutti i riferimenti alla crisi globale, alla speculazione finanziaria, agli hedge funds e tutto il resto sono – per quanto bven studiati e ben raccontati – tutto sommato secondari rispetto al cuore narrativo del romanzo. Che è e resta una piacevolissima lettura (che peraltro ho divorato quasi senza riuscire a metterlo giù se non per le più elementari esigenze biologiche), ma non è opera di sconvolgente originalità.

    Mi è molto piaciuta anche la morale: non c’è nuovo padrone, per quanto alieno, che non trovi sùbito una genia di zelanti servitori. L’eterna familiare morale del Franza o Spagna purché se magna – o qui, nella sua versione più anglo-calvinista, Franza o Spagna purché se guadagna.

    Harris scrive piuttosto bene e ha una vena alla Le Carré (che esplicitamente ammira, e cui a volte si avvicina, come potrete leggere nelle citazioni qui sotto).

    * * *

    Come di consueto un florilegio di citazioni (faccio riferimento alla posizione sul Kindle).

    [A proposito del Pronto soccorso di un ospedale:] the kingdom of the sick, where every citizen was second class. [629]

    [Sull'information deluge:] over the past couple of years a whole new galaxy of information has come within our reach. Pretty soon all the information in the world – every tiny scrap of knowledge that humans possess, every little thought we’ve ever had that’s been considered worth preserving over thousands of years – all of it will be available digitally. Every road on earth has been mapped. Every building photographed. Everywhere we humans go, whatever we buy, whatever websites we look at, we leave a digital trail as clear as slug-slime. And this data can be read, searched and analysed by computers and value extracted from it in ways we cannot even begin to conceive. [1578]

    [...] various lawyers and advisers exuding the natural bonhomie of men charging hourly fees while simultaneously enjoying a free meal. [2760]

    ‘I cannot eat veal,’ said Elmira, leaning confidingly across the table to Hoffmann, offering him a brief glimpse of her pale brown breasts. ‘The poor calf suffers so.’
    ‘Oh, I always prefer food that’s suffered,’ said Quarry cheerfully, wielding his knife and fork, his napkin back in his collar. ‘I think fear releases some especially piquant chemical from the nervous system into the flesh. Veal cutlets, lobster thermidor, pâté de foie gras – the nastier the demise the better, that’s my philosophy: no pain, no gain.’ [2796]

    He felt as if he had been smiling solidly for about fifteen hours that day already. His face ached with bonhomie. [3203]

    [Citazione di una frase originariamente attribuita a Bill Clinton:] “normalcy is overrated: most normal people are assholes” [3421]

    [Sull'effetto che può avere su un ricercatore la chiusura del suo progetto]
    ‘I’m afraid I had to tell Alex that that particular line of research was too unstable to be continued.’
    [...]
    ‘And that was when he had his breakdown?’
    Walton nodded sadly. ‘I never saw a man so desolate. You would’ve thought I’d murdered his child.’ [4037-4040]

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    Boris Limpopo said on Oct 9, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (7)
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • English Books
  • Hardcover 285 Pages
  • ISBN-10: 0307957934
  • ISBN-13: 9780307957931
  • Publisher: Knopf Publishing Group
  • Publish date: 2012-01-31
  • Dimensions: 213 mm x 1,051 mm x 1,521 mm
  • Also available as: Paperback , Softcover , eBook
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