The Girls

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Publisher: Random House

3.6
(634)

Language: English | Number of Pages: 355 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 081299860X | Isbn-13: 9780812998603 | Publish date:  | Edition 1

Category: Crime , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
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  • 2

    Sulla scrittura nulla da dire, ci sono alcune frasi ad effetto buttate lì ogni tanto che ti fanno dire "Caspita!", ma per il resto è tanto noioso! Un altro caso letterario che faccio fatica a capire. ...continue

    Sulla scrittura nulla da dire, ci sono alcune frasi ad effetto buttate lì ogni tanto che ti fanno dire "Caspita!", ma per il resto è tanto noioso! Un altro caso letterario che faccio fatica a capire.

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  • 3

    Letto per curiosità, "Le ragazze" si è rivelata un'opera interessante.
    Il romanzo mescola sapientemente la storia (vera) della famiglia Manson con la vita (fittizia) della protagonista del romanzo, da ...continue

    Letto per curiosità, "Le ragazze" si è rivelata un'opera interessante.
    Il romanzo mescola sapientemente la storia (vera) della famiglia Manson con la vita (fittizia) della protagonista del romanzo, dando vita ad un intreccio perfettamente verosimile.
    La discesa all'inferno volontaria e parzialmente inconsapevole della protagonista quattordicenne è narrata dall'autrice con sapienza, introducendo il dissolvimento del nucleo familiare e l'abbandono da parte dei genitori, preoccupati di sé stessi e ciechi di fronte alla perdizione della figlia.
    Squallido è invece il ritratto della protagonista come donna di mezza età, invischiata in un passato mai superato e imbrigliata nelle pastoie di di un problema etico che, in alcuni momenti, sembra quasi un rimpianto.
    La Cline, pur essendo molto giovane, scrive in modo già maturo, seppure usi espressioni che appesantiscono un po' la narrazione (tipo "odore urlante di ferro") e, come ho già detto, mescola sapientemente la storia e la fantasia.
    La famiglia Manson è perfettamente riconoscibile, così come i singoli componenti modificati in pochi dettagli marginali e, se si hanno ben presenti le cronache del 1969 non si fa alcuna fatica ad identificare fatti e personaggi, con l'effetto di rendere la partecipazione emotiva più intensa.

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  • 4

    Il pomeriggio è troppo azzurro e lungo

    A volte l’estate è una voragine senza fondo. Nasconde una faccia oscura, come la luna. Pavese si è suicidato all’hotel Roma in un agosto pericoloso; mi è capitato spesso di pensare che in certi agost ...continue

    A volte l’estate è una voragine senza fondo. Nasconde una faccia oscura, come la luna. Pavese si è suicidato all’hotel Roma in un agosto pericoloso; mi è capitato spesso di pensare che in certi agosti, in certe estati ci si può perdere, tanto è inquietante e senza scampo il senso del vuoto, del tempo che si ferma nell’aria immobile. Allora il tempo si alza davanti come un muro di cemento e sembra annullare la speranza che il mondo riprenda a girare. Ma non è solo l’ effetto paralizzante dell’afa e del cielo basso e plumbeo sotto le Alpi, succede pure in riva all’oceano, anche e soprattutto se hai quattordici anni e poche amiche, in verità una sola che per di più non ti vuole un granchè bene, anzi ti scarica appena ha un’occasione migliore. La ragazzina è Evie, la protagonista del romanzo, una adolescente come tante, con genitori appena divorziati, una madre depressa alla ricerca confusa di qualcuno cui appoggiarsi, un padre bambino incapace di essere un punto fermo. Evie è sola nell’estate californiana. Incontra casualmente una ragazza di qualche anno più grande, sicura di sé, autonoma, che vive in una comune, e ne subisce il fascino irresistibile, di lei e di ciò che rappresenta: libertà, amore, appartenenza ad un gruppo. Suzanne è una donna seducente, non la creatura insignificante in continuo cambiamento che si è a quattordici anni. Evie ricerca ciò che tutti abbiamo cercato da ragazzini, contare, valere per qualcuno, piacergli, essere amata, appartenergli anche. Le cose essenziali. Senonchè quella è l’estate del ‘ 69, la città Los Angeles e dintorni, la comune non è proprio peace e love e la storia di Evie sfiora la tragedia. La sua vita proseguirà, ma rimarrà sempre segnata da quell’estate pericolosa, da quello che avrebbe potuto essere e non è stato , per caso o per un raro guizzo di benevolenza ricevuta. Chissà.
    La Cline racconta con grande profondità il bisogno vitale di trovare appigli alla propria esistenza nel grande marasma della crescita, quando tutti gli adulti ti annoiano o opprimono e solo i coetanei esistono e hanno valore; le ore che vale la pena vivere sono con loro, se mancano il senso di inutilità e di morte ti soffoca: devi specchiarti nei tuoi simili per sentire che esisti. La scrittura è ricercata, ma l’effetto è quello di una grande immediatezza: immagini sempre concrete, forti, sensuali, che spesso suscitano disgusto, cibi marci, odori nauseanti. Descrive per similitudini e metafore che si affollano quasi ad ogni riga. E’ un bel romanzo.

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  • 4

    Il libro del 2016.
    L'hanno letto tutti e quei pochi che ancora mancano all'appello se ne sono fatti comunque un'idea, vuoi per la fama di nuovo formidabile talento della narrativa mondiale creatasi ra ...continue

    Il libro del 2016.
    L'hanno letto tutti e quei pochi che ancora mancano all'appello se ne sono fatti comunque un'idea, vuoi per la fama di nuovo formidabile talento della narrativa mondiale creatasi rapidamente intorno alla giovane autrice, vuoi per la cifra milionaria che, si dice, l'editore americano abbia sborsato, vuoi per l'argomento "Charles Manson", un buco nero della storia americana, una ferita mai sanata e di certo una leva in grado di smuovere ulteriormente l'attenzione dei lettori.
    E adesso arrivo io per dire che invece non è poi 'sta gran cosa? Ma per carità (non sono mica Baricco).
    È un gran libro, con una storia forte e uno stile elegante, raffinato e lirico, che richiede una certa attenzione durante la lettura, ma che quella attenzione la ripaga.
    Ma è soprattutto un'analisi precisa su cosa sia l'adolescenza femminile.
    Non mi metto a citarne brani perché rischio di non finire più, ma ci sono certi passaggi che veramente mi hanno fatto alzare gli occhi dalla pagina e pensare a quando in quella situazione c'ero io, a quando guardavo le altre ragazzine spigliate e poco più grandi di me e volevo essere (come) loro, ai tentativi goffi di emulazione, al fatto che per fortuna non vivevo vicino al ranch di un santone pazzo e dei suoi adepti e non ci sono finita in mezzo (ci sono anche altri elementi che mi fanno dubitare che sarei mai potuta finirci, ma si sa che lavorando di fantasia si possono creare percorsi ai limiti dell'improbabile).
    Un'altra cosa che ho amato è la costruzione del romanzo: si parte dal presente, in cui la protagonista, Evie, è una donna di mezza età che vive una vita non troppo serena e con lavori e domicili precari, e da lì partono lunghi flashback all'estate del '69, quando aveva quattordici anni e ha conosciuto Suzanne e le altre ragazze. Questo avanti e indietro nel tempo è molto ben amalgamato, in particolare per il gioco di corrispondenze che si crea dal momento che nel presente Evie ha a che fare con una giovane ragazza che le ricorda la se stessa di allora e che purtroppo le fa capire che certe dinamiche tra maschi e femmine non sono poi tanto cambiate.
    Per quanto riguarda i difetti che ho trovato a questo libro, sono essenzialmente due.
    Primo: lo stile lirico e immaginifico a volte va un po' oltre, ad esempio Evie ricorda e descrive con precisione assoluta gli odori, e dopo un po' ho cominciato a farci caso e a pensare che un olfatto del genere ce l'ha un pastore tedesco più che un essere umano.
    Secondo: così come ho amato il discorso sull'adolescenza femminile, che per l'appunto è il fulcro del romanzo, mi è parso che si sia liquidata con troppa fretta e superficialità quella maschile.

    Era quello il nostro errore, credo. Uno dei tanti. Credere che i ragazzi agissero in base a una logica che un giorno avremmo potuto capire. Credere che le loro azioni avessero un senso a parte il puro sconsiderato impulso. Eravamo come complottiste, vedevamo portento e intenzione in ogni dettaglio, desideravamo disperatamente essere abbastanza importanti da diventare oggetto di pianificazione e congetture. Ma quelli erano solo ragazzi. Stupidi, giovani, semplici: non nascondevano un bel niente.

    Non so, c'è del vero, ok, ma non è la regola e credo che l'adolescenza sia una faccenda incasinata per entrambi i sessi.

    Per il resto, un gran libro.

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  • 2

    Leggere qualcosa che hai l'impressione di aver già letto e non una sola volta....
    La storia non mi ha preso, in alcuni punti addirittura noioso, la prosa scorrevole, mi ricordava una serie tv....era c ...continue

    Leggere qualcosa che hai l'impressione di aver già letto e non una sola volta....
    La storia non mi ha preso, in alcuni punti addirittura noioso, la prosa scorrevole, mi ricordava una serie tv....era come veder scorrere immagini, anche queste già viste più volte...
    la provincia americana, la madre separata in cerca di nuovi amori, la ragazzina sola e con il desiderio di sentirsi riconoscere....la setta, una tragedia realmente avvenuta.....no.....un continuo dejavu poco piacevole.

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  • 4

    L'appartenenza

    L’adolescenza e il buco nero di un’identità da riempire. Il senso di solitudine, di inadeguatezza. Genitori assenti o bisognosi anch’essi di riconoscimenti esterni, di una qualche disperata forma che ...continue

    L’adolescenza e il buco nero di un’identità da riempire. Il senso di solitudine, di inadeguatezza. Genitori assenti o bisognosi anch’essi di riconoscimenti esterni, di una qualche disperata forma che assomigli all’amore. Le vecchie amiche bambine docili e feroci dentro i binari schematici delle convenzioni non sono più lo specchio confortante in cui guardarsi. E allora il riconoscimento può arrivare casualmente in un parco cittadino sotto forma di un gruppo di ragazze fuori dal comune, fuori da ogni schema. Uno sguardo che seduce e il gruppo diviene luogo di iniziazione – estrema coercitiva violenta, sporca e drogata – sostenuta dal piedistallo fondamentale del senso di appartenenza. E può evolversi in un pericoloso corpo unico guidato da una mente paranoica fino alle più estreme e irreparabili conseguenze.
    Ma la vita era così palpitante e viva nella promiscuità sessuale, nella sporcizia immonda, nell’illusione della comprensione.
    Il libro è scritto davvero molto bene, sia per lo stile che per la struttura, sia per la notevole e realistica capacità rievocativa di ambienti e tempi.
    Scorrevole coinvolgente, sorretto da una naturalezza sorprendente, soprattutto alla luce della giovane età della scrittrice.
    Non ho avvertito l’artificiosità denunciata da altri.

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  • 4

    Le Ragazze, Emma Cline

    Ho letto questo libro sull'onda del clamore di cui è protagonista da molto tempo. Devo dire che è un clamore meritato, la Cline scrive veramente bene, ed essendo giovane, spero che continui con libri ...continue

    Ho letto questo libro sull'onda del clamore di cui è protagonista da molto tempo. Devo dire che è un clamore meritato, la Cline scrive veramente bene, ed essendo giovane, spero che continui con libri altrettanto belli. Anche se si tratta di un flusso lineare, senza grandi colpi di scena, il modo di scrivere, tiene certamente il lettore attaccato alle pagine. E tutto questo, anche trovando, come è capitato a me, tutti, ma proprio tutti, i personaggi antipatici. Ho provato una profonda rabbia per la protagonista, che dopo tutto, non è riuscita a trovare un senso, uno scopo, una "contentezza" e si è lasciata trascinare dalla vita come un batuffolo di polvere al vento.

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  • 3

    Teorema

    La protagonista è un'adolescente che narra in prima persona. I genitori narcisi la trascurano perché hanno altro a cui pensare: gli anni che avanzano, la paura della morte, la metratura delle loro gab ...continue

    La protagonista è un'adolescente che narra in prima persona. I genitori narcisi la trascurano perché hanno altro a cui pensare: gli anni che avanzano, la paura della morte, la metratura delle loro gabbie sociali. Siamo nel 1969. Tutt'a un tratto: libertà!, e gli adulti si comportano come bambini abbandonati in un centro commerciale. E mentre i genitori flirtano, cambiano look e fanno corsi di yoga, la protagonista quattordicenne finisce in una comune che somiglia alla "Manson Family". Tutte donne, tanta droga, poco cibo, qualche omicidio e tanta pace e tanto amore.
    Il romanzo mi è piaciuto, soprattutto per i salti temporali che alternano lo sguardo della protagonista nel 69, quando era quattordicenne, e quarant'anni più tardi.
    Per certi versi è incompiuto: mentre la vicenda della giovane Evie è sviluppata per bene, l'adulta rimane un mistero: una donna che vaga, fa lavori saltuari, ritrosa pure quando pensa. Questo forse è un effetto voluto, ad ogni modo la Cline riesce a conferirle un certo fascino.
    Mi spiace per la selva di aggettivi "strani". La Cline usa aggettivi pescandoli da contesti che non c'entrano nulla, un po' come nell'espressione "vino coraggioso". Niente di male, se non eccedesse: alla fine dà fastidio. Per il resto, un bell'esordio.

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  • 4

    Quello che vogliono le ragazze?

    Un libro, scritto benissimo, che parte dalla noia e infelicità adolescenziale della provincia americana delle fine anni '60 e conduce, con una profondità psicologica inusuale e una capacità chirurgica ...continue

    Un libro, scritto benissimo, che parte dalla noia e infelicità adolescenziale della provincia americana delle fine anni '60 e conduce, con una profondità psicologica inusuale e una capacità chirurgica di indagare le sottili sfumature della seduzione e fascinazione carismatica, a comprendere i meccanismi della dipendenza psicologica. A mio parere poi lo sguardo crudo di Evie, la protagonista, rivela molto su quello che banalmente si definisce "complesso universo femminile", non solo quello giovanile.
    Senza pensare di essere troppo blasfemo credo si possa dire che integri e completi in qualche modo la figura di Merry Seymour la figlia dello svedese in Pastorale americana, vista e giudicata essenzialmente tramite gli occhi degli altri, non spiegata e compresa, nelle sue scelte anche estreme. Qui lo sguardo è invece proprio quello della 14enne, che rischia di trovarsi in una situazione ancora più estrema e meno giustificabile e poi quello di una disincantata donna matura nei confronti di un'altra infelice giovane donna.
    Poteva forse essere un romanzo ancora più bello se solo non avesse avuto bisogno di reggersi su un fatto di sangue eclatante, ma forse quelle sliding doors, quelle scelte che possono definire la vita di chiunque sarebbero state meno drammaticamente evidenti.
    Certo, qualcuno potrà anche obiettare che questa storia non sa raccontare il movimento hippie, le aspirazioni pacifiste, la liberazione sessuale, la contestazione giovanile verso una società fortemente repressiva e reazionaria e in generale il mutamento della prospettiva nato in quegli anni. non solo capelli lunghi e spettinati, non solo vagabondare indolente o comunità sporche di autoemarginati, non solo droghe, filosofie orientali e amore libero. È vero! ma non penso fosse l'obiettivo del romanzo, che ha una dimensione intimista e non sociale. in più è stato scritto da una 24enne, Emma Cline, alla prova d'esordio...davvero brava a parte qualche virtuoso leziosismo "l'aria era candita di silenzio", "l'alcol mi aiutava a stenografare la mia solitudine", "capelli croccanti di tinta comprata al supermercato".

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