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The Giver

(21st Century Reference)

By Lois Lowry

(1)

| Library Binding | 9780785734987

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Book Description

Jonas's world is perfect. Everything is under control. There is no war or fear of pain. There are no choices. Every person is assigned a role in the community. When Jonas turns 12 he is singled out to receive special training from The Giver. The Give Continue

Jonas's world is perfect. Everything is under control. There is no war or fear of pain. There are no choices. Every person is assigned a role in the community. When Jonas turns 12 he is singled out to receive special training from The Giver. The Giver alone holds the memories of the true pain and pleasure of life. Now, it is time for Jonas to receive the truth. There is no turning back.

393 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Erano anni che un libro non mi emozionava fino alle lacrime.

    Pubblicato originariamente nel 1993 è praticamente il padre putativo di trilogie distopiche come Matched (2010) e Divergent (2011).
    Basta leggerlo per capire quanto è stato d'ispirazione.
    Ed è anche infinitamente più bello.

    Obbligo chiunque a legger ...(continue)

    Pubblicato originariamente nel 1993 è praticamente il padre putativo di trilogie distopiche come Matched (2010) e Divergent (2011).
    Basta leggerlo per capire quanto è stato d'ispirazione.
    Ed è anche infinitamente più bello.

    Obbligo chiunque a leggerlo.

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    Sara said on Aug 20, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Era da un po' che The Giver stazionava nella mia wishlist, in attesa che riuscissi a trovare la versione cartacea - introvabile ormai - e ci sarebbe rimasto se non avessi scoperto che ci sarà a breve un film, il che mi fa pensare che fra un anno circ ...(continue)

    Era da un po' che The Giver stazionava nella mia wishlist, in attesa che riuscissi a trovare la versione cartacea - introvabile ormai - e ci sarebbe rimasto se non avessi scoperto che ci sarà a breve un film, il che mi fa pensare che fra un anno circa non sarà più un problema la reperibilità del libro, ma a quel punto si perdeva un po' il senso di quest'attesa, perché mi preparavo già mentalmente ad un libro speciale.
    Quindi mi sono messa all'opera e alla fine sono riuscita a leggere - divorare - The Giver, il donatore. Precisazione linguistica: divorare non è il termine adatto, visto che è veramente breve, ma non è erroneo affermare che è un libro che assorbe.
    The Giver fu pubblicato nel 1993 e fu scoperto in Italia solo due anni dopo, quando la Mondadori lo pubblicò con il titolo "Il mondo di Jonas".
    Di solito non apro mai una recensione con presentazioni del genere, ma è necessaria questa volta per spianare la strada alle mie solite considerazioni.
    Lois Lowry cominciò a scrivere questo libro oltre ventun anni fa, eppure il film esce soltanto nel 2014. Perché?
    The Giver è un romanzo per ragazzi, ma è soprattutto un romanzo distopico. Ormai siamo sommersi dalle distopie, ma la domanda che mi pongo è: perché The giver arriva dopo Divergent, Hunger Games, Delirium e altri se in alcuni punti è palese che questi abbiano preso spunto dalla Società di Jonas?
    Per esempio:
    -Gli Abneganti di Divergent non ricordano solo vagamente la società di Jonas.
    -La Cerimonia di assegnazione delle carriere/del proprio futuro (sempre Divergent) non ricordano affatto quella del mondo di Jonas.
    -Anche l'assenza di specchi, l'abitudine di raccontarsi le proprie emozioni intorno alla tavola e l'allontanamento dalla "famiglia" d'origine vengono ripresi dalla Roth.
    -Le coppie pre-assegnate e l'assenza di amore mi ha ricordato invece Delirium di Lauren Oliver.

    Perché un libro che all'epoca ebbe così tanto successo è stato messo da parte fino a questo momento, creando delle false sensazioni sul libro stesso? Per false sensazioni intendo quelle che potrebbero far pensare che sia un libro poco originale, piuttosto infantile e frettoloso, soprattutto nel finale. E invece è molto di più.
    Nel 1993 Lois Lowry dava ai giovani un libro che facesse riflettere sull'importanza della sofferenza nella vita di ognuno di noi. E l'importanza della scelta. Della diversità. Ci ha mostrato un mondo perfetto, una società in cui non esiste il dolore, né la guerra, né la fame, né la morte. Il dolore fisico viene curato, la guerra non ha ragione di esistere in quanto ogni individuo viene cresciuto come tassello di una società, piuttosto che nella sua individualità, la fame è evitata con il controllo meteorologico e delle nascite, la morte è programmata e viene chiamata "congedo", un termine molto più rassicurante che aggira un qualsiasi turbamento. Una Società che toglie ai propri cittadini il disturbo di decidere del proprio futuro, perché lo fa al posto loro.
    Man mano che si procede nella lettura, però, comincia a smantellare questo mondo, scoprendo ogni volta quello che si cela dietro la bella facciata. Jonas acquisisce vecchi ricordi e insieme al lettore intraprende il sentiero della consapevolezza: bisogna soffrire per poter gioire, bisogna essere diversi per sentirsi liberi, bisogna scegliere per vivere.

    Il finale è aperto e apre la strada ai romanzi successivi, trattandosi di una quadrilogia. Al di là di ciò, resta comunque un epilogo sconcertante, indubbiamente enigmatico, che lascia perplessi, e per un secondo ho creduto di avere una versione ridotta.
    Concludendo, nel caso in cui non si fosse capito, chiarisco: The Giver non è uno young adult, nasce per un pubblico apparentemente preciso - quello giovanile - quando probabilmente non esisteva neanche questo genere, quindi è normale che esca dai canoni a cui ci stiamo abituando. Potrebbe apparire scontato oggi, ma nel '93 probabilmente leggendolo ci si potevano trovare riferimenti a importanti opere della letteratura e rimanerne affascinati da questo aspetto. Purtroppo, temo che proiettandolo sul grande schermo oggi è questa l'impressione che susciterà, se non il film, allora il libro, che verrà rispolverato e quasi sicuramente ripubblicato con una geniale mossa di marketing, vista la portata di diffusione del trailer.
    Ecco perché il momento di farne una versione cinematografica era giunto ormai da tempo.

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    Giusi said on Aug 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Più che un libro sembra il riassunto di qualcos'altro, pare una mera introduzione ad una storia più complessa e complicata, ci si aspetta di ricevere risposte e invece il finale lascia interdetti e perplessi, a chiedersi che cosa diamine si è letto f ...(continue)

    Più che un libro sembra il riassunto di qualcos'altro, pare una mera introduzione ad una storia più complessa e complicata, ci si aspetta di ricevere risposte e invece il finale lascia interdetti e perplessi, a chiedersi che cosa diamine si è letto fino a quel momento. Non so davvero come riusciranno a tirare fuori un film da una storietta del genere. Leggerò prossimamente i volumi seguenti per pura curiosità, sperando che prima o poi si venga a formare un quadro generale in cui tutto rientri, anche se non sono particolarmente fiduciosa. Insomma, vedremo.
    Oh sì, solitamente non ci bado molto, ma le copertine sono davvero brutte.

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    grovigliodiparole said on Aug 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Se tu, consumatore medio, adori Meryl Streep e scopri che la suddetta recita nel film tratto da un libro insignificante, per arrivare al cinema preparato ti ritrovi a leggere il sopracitato libro insignificante.

    Sono onesta, questo primo volume mi h ...(continue)

    Se tu, consumatore medio, adori Meryl Streep e scopri che la suddetta recita nel film tratto da un libro insignificante, per arrivare al cinema preparato ti ritrovi a leggere il sopracitato libro insignificante.

    Sono onesta, questo primo volume mi ha lasciata con un gran punto di domanda in testa. Ora sono al terzo, e gli interrogativi non si sono spenti. Non tanto riguardo le incognite della storia, della trama, al livello di come ha fatto Harry a sopravvivere all'Avada Kedavra?, invece si tratta di una sensazione sottopelle che il lettore percepisce durante la lettura; per me, in sintesi, l'autrice non sa dove diavolo sta andando a parare.
    Oltretutto, se si deve essere proprio fiscali, ultimamente i romanzi distopici sembrano abbondare come i persevativi ad una festa di Playboy e io, avendone letti un discreto numero, posso tranquillamente sostenere che questo è inutile, insignificante, non dice assolutamente nulla.

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    MissCupofCoffe said on Jul 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una piccola perla da avere in libreria, adatto agli amanti della fantascienza e della tematica delle società distopiche. Le esperienze vengono narrate dal punto di vista di un bambino, la cui innocenza e fiducia nel mondo verrano fortemente compromes ...(continue)

    Una piccola perla da avere in libreria, adatto agli amanti della fantascienza e della tematica delle società distopiche. Le esperienze vengono narrate dal punto di vista di un bambino, la cui innocenza e fiducia nel mondo verrano fortemente compromesse dalla scoperta di una verità da sempre negata. Considero magistrale il modo in cui la scrittrice sia riuscita a declinare riga dopo riga l'acquisizione della consapevolezza, ad opera del piccolo Jonas, della profonda ingiustizia della società in cui si sentiva protetto e rassicurato. Ciò che colpisce è la forza d'animo di Jonas nell'impegnarsi, nonostante la giovane età, a rinnegare gli ideali che gli erano stati inculcati, in favore di un mondo più giusto in cui avere il diritto di scegliere anche di sbagliare. Non riesco a comprendere come questo romanzo possa essere stato eclissato in Italia da bestseller, a mio avviso, meno di rilevo. L'unico mio rammarico è non averlo letto prima. Un altro aspetto positivo è la durata del romanzo; la scrittrice riesce a condensare tutte le vicende in un'opera non prolissa che però preserva la sua intensità.

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    Samy said on Jul 5, 2014 | Add your feedback

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    Identificato come uno dei primi esempi di YA anche se uscì quando ancora esisteva solo la "letteratura per ragazzi" (anno 1993), per me "The Giver" è l'ulteriore riprova che mettendo un po' di anni tra se e la giovinezza di questo particolare periodo ...(continue)

    Identificato come uno dei primi esempi di YA anche se uscì quando ancora esisteva solo la "letteratura per ragazzi" (anno 1993), per me "The Giver" è l'ulteriore riprova che mettendo un po' di anni tra se e la giovinezza di questo particolare periodo si scrive ancora meglio.

    Accettando il suo grosso limite - il porre un mondo distopico dai tratti piuttosto marcati senza curarsi minimamente di spiegare come certe imposizioni si siano radicate, quasi fosse avvenuto tutto per magia - la lettura di "The Giver" si rivela davvero potente, capace di approcciare tematiche adulte con la delicatezza che merita il suo giovane pubblico.

    Lois Lowry era quasi sessantenne quando scrisse di questa utopia da incubo in cui vive il suo giovane protagonista; nelle parole del suo maestro si sente tutta la saggezza di chi una vita l'ha vissuta, al di là di certe banali ingenuità che costellano la YA attuale. Se oggi si tende a gettarsi a capofitto su tematiche difficili salvo poi tirarsi indietro "perché è un libro per giovani", "The Giver" non rinuncia ad un'oncia di crudeltà o violenza, mantenendo sempre un tocco lieve e a tratti visionario. Quando però c'è da ghiacciare il sangue nelle vene, lo fa con straordinaria efficenza, vedi la scena del "piccoletto".

    Davvero bello, forse come "Il gioco di Ender" un po' ridimensionato nell'impatto da quanti ci hanno marciato sopra nei decenni successivi.

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    Gardy said on Jun 13, 2014 | Add your feedback

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