The Glass Menagerie

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Publisher: New Directions Publishing Corporation

4.2
(332)

Language: English | Number of Pages: 105 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , French

Isbn-10: 0811214044 | Isbn-13: 9780811214049 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , School & Library Binding , Library Binding , Unbound , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
No play in the modern theatre has so captured the imagination and heart of the American public as Tennessee Williams's The Glass Menagerie. Menagerie was Williams's first popular success and launched the brilliant, if somewhat controversial, career of our pre-eminent lyric playwright. Since its premiere in Chicago in 1944, with the legendary Laurette Taylor in the role of Amanda, the play has been the bravura piece for great actresses from Jessica Tandy to Joanne Woodward, and is studied and performed in classrooms and theatres around the world. The Glass Menagerie (in the reading text the author preferred) is now available only in its New Directions Paperbook edition. A new introduction by prominent Williams scholar Robert Bray, editor of The Tennessee Williams Annual Review, reappraises the play more than half a century after it won the New York Drama Critics Circle Award: "More than fifty years after telling his story of a family whose lives form a triangle of quiet desperation, Williams's mellifluous voice still resonates deeply and universally." This edition of The Glass Menagerie also includes Williams's essay on the impact of sudden fame on a struggling writer, "The Catastrophe of Success," as well as a short section of Williams's own "Production Notes." The cover features the classic line drawing by Alvin Lustig, originally done for the 1949 New Directions edition.
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  • 4

    Tennessee mi ha affondato: un colpo, e poi nell'eco di una corda che vibra in seguito ad esso, un dolore che risuona e risuona, s'addensa e che mi fa dire con poca voce: umano, troppo umano..
    La vera ...continue

    Tennessee mi ha affondato: un colpo, e poi nell'eco di una corda che vibra in seguito ad esso, un dolore che risuona e risuona, s'addensa e che mi fa dire con poca voce: umano, troppo umano..
    La vera ferita di questo testo è il personaggio di Laura. Vive silenziosamente, schiacciata da due voci roboanti e dense di sogno di due uccelli ingabbiati, sua madre e suo fratello. Amanda, la madre, sconfigge un amaro presente, simile a un pugno di mosche, attendendo quel momento in cui il passato lussuoso e romantico, che evoca continuamente, si rimaterializzerà nel futuro della figlia. Tom, il fratello, mi ricorda Extraterrestre di Finardi, anche i suoi sogni fanno un'impennata rispetto a un presente, forse vissuto con ancora più frustrazione, come un pasto magro e ormai scaduto. Ripercorre le orme del padre, vivendo grazie al progetto di partire un giorno, e andare molto lontano, in terre che abbiano invece un sapore d'avventura, che sappiano soddisfare il suo prepotente desiderio di vita. E madre e figlio si affaccendano, apertamente o segretamente (come nel caso di Tom), per inseguire i loro sogni, con un egoismo talmente umano, da non poter che essere perdonabile. Sono talmente impegnati nel prendere la rincorsa verso il traguardo di una felicità conquistata o riconquistata, che Laura, creatura fragile, silenziosa, viene calpestata. E potremmo, anzi, dobbiamo includere in questa rincorsa inciampante anche un quarto personaggio, Jim, ma non voglio svelare la sua identità.
    A volte la vita per una sensibilità fragile, delicatissima può sembrare un ostacolo insormontabile, un'entità ostile e temibile che, al contrario di come la vede Amanda e Tom, non è tanto disposta a cooperare con te, ma solo a schiacciarti al minimo passo falso. La paura di stare al mondo e entrare in esso, muoversi, sopraffa Laura. Lei è una ragazza con una leggera zoppia che vede più i suoi difetti che i suoi pregi, che non parla tanto, né pretende qualcosa, che fa di tutto per non far fracasso, anzi. In questo senso un passaggio del testo è eloquente: da piccola, a causa dell'apparecchio per la gamba, arrivava sempre dopo gli altri a scuola, e ricorda ancora con un brivido, dopo anni, il fracasso che faceva l'apparecchio nel salire le scale, era "come un tuono", ma, sorpresa: si tratta di un suono che gli altri sentivano appena, a cui, in verità, non badavano nemmeno. E così anche affrontare un corso di dattilografia è un'impresa titanica per il suo coraggio. La sua insegnante la ricorda così: “No no, me la ricordo benissimo! Le mani le tremavano tanto che incespicavano sui tasti.... il primo esame di velocità fu un fiasco..... Mi ricordo che la ragazza diede di stomaco e ci toccò accompagnarla fuori! E da allora non si è fatta più vedere”.
    Credo che questo già renda che siamo in presenza di una creatura fragilissima. Laura, più che impennare verso un sogno, si ritrae, costruendo uno "zoo di vetro": tante piccole figure di vetro, costruite con cura, con la stessa dedizione, come se vi si riversasse tutto il desiderio di vivere, seppur deformato. Questa volta non sto facendo una metafora, sto parlando di un'attività concreta, così come si accontenta di una piroetta dell'immaginazione, ascoltando vecchi dischi sul grammofono. Queste due attività diventano la campana sotto cui richiudersi come un guscio: un minimo sballottamento e Laura si aggrapperà ad esse, l'unico porto sicuro, l'unica cosa stabile, controllabile, innocua in un certo senso. I suoi ninnoli di vetro sono bellissimi, delicatissimi come lei, eppure è anche vero che la loro bellezza è per l'appunto di un materiale artificiale, tutto il senso del continuare ad esistere riposto in loro è un rifugio destinato a rompersi in mille pezzi, appena la vita fatta di sangue, carne con il suo passo ben più pesante lo travolgerà. "Io non sono fatto di vetro", si dice ad un certo punto, con una mano che la invita a entrare nella vita, che la fa girare. La cosa più bella è che non è mai stata tanto intensamente viva come quando accoglie l'invito della vita "in carne ed ossa", qualcosa di incomparabile ai piaceri dati dal mondo in cui si era rifugiata, tanto che la loro rottura è accolta quasi con un perdono immediato e ridente, all'improvviso sono ben poca cosa in confronto a cosa ne ha guadagnato. Io però all'inizio di questo sproloquio ho detto che il dolore risuona e risuona, e difatti niente è rose e fiori in Williams. Fa un male cane accennare ad un passo di danza sublime, goffi nella propria inesperienza, ma allo stesso tempo gonfi di un primo assaggio di felicità, di gusto sopraffino; e poi inciampare subito dopo. Se Laura non fosse proprio quell'essere umano da me descritto, lo smacco sarebbe stato riemarginabile, ma il vetro che si rompe in mille pezzi è solo un mucchio di irreparabilità. Come dice McEwan: "un oggetto facile da rompere e difficile da riparare", proprio come i suoi manufatti di vetro, con la differenza che Williams ci lascia solo l'eco di una disfatta destinata a perdurare. Perlomeno è così nel ricordo vagamente colpevole di Tom, nell'involontarietà maldestra della sua distrazione, concentrato com'è solo su se stesso, e che ha provveduto a causare lo schianto della sorella.

    E vorrei dire che il gioco di luci - da rendere più in scena che sul testo, ovviamente - immaginato da Williams sui personaggi, che segue il momento in cui si accendono nei propri sogni, espressi in una forma e nell'altra, e il buio che cala ritmicamente con gli attimi di desolazione, in modo così delicato e allo stesso tempo preciso, fa tanto per Amanda, per Tom, per la nostra Laura.

    E in tutto questo Williams è crudele anche con chi invece i propri sogni li insegue con più temerarietà come Tom, perché, come dice Finardi: "ma dopo un po' di tempo la sua sicurezza
    comincia a dare segni di incertezza / si sente crescere dentro l'amarezza / perché adesso che il suo scopo é stato realizzato / si sente ancora vuoto / si accorge che in lui niente é cambiato / che le sue paure non se ne sono andate / anzi che semmai sono aumentate / dalla solitudine amplificate / e adesso passa la vita a cercare / ancora di comunicare"
    .

    Si tratta della prima opera della mia monografia annuale dedicata a Williams, è la sua prima opera in tutti i sensi, e già si parte con il botto. La maestria con cui fa vivere creature permeate del nucleo più intimo dell'uomo, un condensato di sogno, desiderio, paura, illusione e movimento maldestro in una rete, è il vero chapeau.

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  • 4

    Molto bello

    Delicato e fragile come le statuine di Laura. Lo zoo di vetro è un testo bellissimo da leggere, ancor più, naturalmente, se rappresentato in teatro. Si legge in un'ora e ti lascia dentro un senso di f ...continue

    Delicato e fragile come le statuine di Laura. Lo zoo di vetro è un testo bellissimo da leggere, ancor più, naturalmente, se rappresentato in teatro. Si legge in un'ora e ti lascia dentro un senso di fragilità, ma anche di accortezza nei confronti delle cose fragili e delle persone sensibili.

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  • 4

    Il riflesso di un pezzo di vetro...

    E' un'umanità dolente quella ritratta da Tennessee Williams in questo breve ma intenso testo teatrale. L'autore ci pone di fronte a un'umanità ritirata in se stessa, sconfitta, ripiegata sulla rimembr ...continue

    E' un'umanità dolente quella ritratta da Tennessee Williams in questo breve ma intenso testo teatrale. L'autore ci pone di fronte a un'umanità ritirata in se stessa, sconfitta, ripiegata sulla rimembranza nostalgica di un passato ormai svanito (la madre), sui sogni inquieti di una velleitaria fuga verso un altrove avventuroso ed eccitante (il figlio) o su evanescenti fantasie incarnate dalle esili figurine di vetro che la timidissima e spaurita figlia Laura colleziona con tanta cura e attenzione.

    E appunto lo zoo di vetro – nome attribuito dalla sig.ra Wingfield agli animaletti in vetro collezionati dalla figlia – assurge a metafora di un'umanità fragile, pronta a sgretolarsi al minimo contatto con i contorni del reale, ravvoltolata e segregata in se stessa, incapace di comunicare col mondo esterno, impaurita dal confronto con esso, sconfitta e tradita da una vita che ne ha disatteso le promesse.
    E quando la realtà fa irruzione in questo universo gracile e impalpabile, le creaturine di vetro sembrano per un attimo rianimarsi, riacquistando brevemente il contatto perduto con la vita vera; simbolico, in questo senso, il fatto che l'unicorno di vetro si frantumi proprio tra le mani del giovane ospite che incarna “il mondo di fuori”, perdendo appunto nella fortuita rottura proprio quel corno che lo rende una creatura diversa, magica, fatata, diventando così un semplice cavallino come tutti gli altri. Ma questa metamorfosi dell'unicorno in un animale comune e ordinario è purtroppo breve, illusoria.

    La realtà capace di infondere vita a quel mondo di statuine fragili a un certo punto chiude la porta alle sue spalle e se ne va via, facendo ripiombare di nuovo le statuine in quella tragica immobilità solitaria di sempre. E quell'immobilità esistenziale, quell'incapacità di vivere sembra accompagnare come una condanna tutti i componenti della famiglia Wingfield, come se un incantesimo li avesse intrappolati per l'eternità nelle gabbie trasparenti e fatate di uno zoo di vetro...

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  • 5

    La forza bruta e esaltante della illusione

    Fino a quando non è arrivato Jim Laura non esisteva ... Come quando si guarda per tanto tempo un panorama o un oggetto o una persona senza effettivamente vederla
    L'occhio di qualcun altro te la descri ...continue

    Fino a quando non è arrivato Jim Laura non esisteva ... Come quando si guarda per tanto tempo un panorama o un oggetto o una persona senza effettivamente vederla
    L'occhio di qualcun altro te la descrive e tu scopri la meraviglia )di ciò che ti stava accanto
    La forza della illusione che ti spinge a trasformarti o meglio ad apparire o mostrare quello che effettivamente sei
    La forza brutta della realtà contro cui l'illusione si infrange

    Grazie a Jim Laura inizia ad esistere oppure grazie a Jim io riesco a vederla?
    Forse è grazie a Laura che Jim inizia ad esistere?
    Fino ad allora la sua realtà è stata comunque illusione
    Per un attimo Laura crede di vivere finalmente la realtà ma scopre di essere ancora dentro l'illusione
    Jim forse spera di vivere un'altra illusione ma si scontra con la realtà contingente

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  • 1

    Personaggi più intenti ad evitare la realtà che ad affrontarla. Ho sentito una tristezza infinita. Il cuore mi si stringeva. Laura cammina zoppicando, simbolicamente si trascina il peso di un passato ...continue

    Personaggi più intenti ad evitare la realtà che ad affrontarla. Ho sentito una tristezza infinita. Il cuore mi si stringeva. Laura cammina zoppicando, simbolicamente si trascina il peso di un passato inesistente e custodisce gelosamente i suoi animaletti di vetro, trasparenti e preziosi come quel passato che non ha mai vissuto. La speranza sembra essere lì per riaffiorare e gli stessi personaggi vivono attimi di momentaneo e improvviso splendore ma né reali né duraturi, brevi bagliori, una fioca luce che illumina una stanza buia e che Laura sarà invitata a spegnere: "Spegni le tue candele Laura e addio..." Non c'era modo più crudele per dirlo.

    La mia stellina è inversamente proporzionale alla tristezza che mi ha suscitato.

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  • 5

    Non so se TW è riuscito a farmi capire fino in fondo il personaggio di Amanda, ma Tom e Laura con le loro fragilità e il loro modo di approcciarsi alla vita mi hanno commossa.

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